Angio-TAC: benefici, rischi e preparazione

Introduzione

La TAC (acronimo per Tomografia Assiale Computerizzata) è una tecnica che sfrutta i raggi X per ottenere immagini della sezione corporea studiata ed è utile in svariati ambiti della medicina, da quello oncologico a quello ortopedico.

L’angio-TAC (o angio-TC) è un esame diagnostico che combina la tecnica della regolare TAC con l’iniezione di un mezzo di contrasto all’interno dei vasi sanguigni (l’angiologia è la branca della medicina che studia l’anatomia e le patologie che colpiscono i vasi sanguigni e linfatici); più in generale l’utilizzo del mezzo di contrasto è utile quando il medico sospetti una patologia dell’apparato circolatorio, oppure quando l’obiettivo sia studiare la vascolarizzazione di un distretto (ad esempio nell’indagine pre-operatoria).

Rappresenta quindi una delle possibili declinazioni dell’angiografia termine ombrello che racchiude lo studio dei vasi sanguigni mediante diverse tecniche di imaging (radiografia, angio-TAC, angio-RM).

Angio-TC

Shutterstock/ARLOU_ANDREI

Per quali condizioni si richiede un’angio-TAC?

L’angio-TAC rappresenta l’esame di prima scelta quando vi sia il sospetto di varianti anatomiche nei vasi sanguigni di cervello, cuore, reni, polmoni o altre parti del corpo, come nel caso di:

  • Ricerca di un aneurisma cerebrale, una situazione patologica in cui una porzione di vaso sanguigno si dilata eccessivamente con rischio di rottura e conseguente emorragia.
  • Verifica di vasi eccessivamente ristretti dalla presenza di placche aterosclerotiche, costituite da materiale grasso che nel tempo si deposita nella parete creando un restringimento del lume vascolare; spesso questo approccio viene applicato alle carotidi – le arterie che portano il sangue al cervello – o alle coronarie – i vasi che “nutrono” il tessuto del cuore e che, se ostruite, risultano responsabili degli infarti cardiaci.
  • Evidenziare la formazione anomala di vasi nei diversi organi.
  • Individuare coaguli di sangue migrati nei vasi polmonari (embolia polmonare) con origine dagli arti inferiori (trombosi venosa profonda).
  • Valutare la vascolarizzazione di un tumore.

A seconda del distretto analizzato si parla ad esempio di:

  • angio-TAC coronarica per lo studio delle coronarie cardiache,
  • angio-TAC cerebrale per lo studio del cervello,
  • angio-TAC polmonare per lo studio dei polmoni,

Le informazioni ricavate da un’angio-TAC possono anche salvare la vita di un paziente, perché utili alla prevenzione di ictus e infarti cardiaci attraverso la diagnosi precoce di condizioni a rischio, ma rivestono un’utilità fondamentale anche in fase di intervento chirurgico: prima della sua esecuzione è possibile infatti ottenere un’anticipazione puntuale e dettaglia su quella che sarà la distribuzione dei vasi sanguigni della zona da operare, potendo così programmare al meglio le azioni da intraprendere, particolarmente utile ad esempio in caso di trapianto d’organo.

Nell’ambito degli interventi endoscopici, ovvero l’insieme di tecniche atte a risolvere in modo micro-invasivo alcune problematiche chirurgiche, l’angio-TAC si rivela essenziale nella guida dei movimenti dell’operatore.

In seguito, ad intervento finito, tale esame può essere eseguito – subito o dopo alcuni giorni a seconda della situazione – per controllare che l’operazione sia andata a buon fine e che non vi siano più le alterazioni presenti inizialmente, oppure che non se ne siano formate di nuove durante le manovre chirurgiche.

I rischi

Richiedendo l’esposizione a raggi X, questo esame è teoricamente associato al rischio di mutazione del DNA e quindi al potenziale sviluppo di cancro, ma da un punto di vista pratica solo qualora l’esposizione sia prolungata e ripetuta troppo spesso. D’altro canto, in molti casi, i benefici che si possono trarre dall’esecuzione di tale test superano di gran lunga i rischi, soprattutto perché nel singolo esame il quantitativo di radiazioni è ridotto al minimo. Terminata la procedura non rimane invece alcuna traccia di radioattività nel corpo.

Altri rischi sono legati alla somministrazione del mezzo di contrasto, per esempio a causa dello sviluppo di reazioni allergiche. È molto importante quindi riferire al medico se vi siano stati in passato episodi di shock anafilattico di qualunque origine, per intervenire in anticipo somministrando medicinali profilattici che riducano il rischio di reazione durante il test.

Il mezzo di contrasto può anche associarsi ad irritazione della cute o dei nervi sottostanti, motivo per cui è bene comunicare tempestivamente un’eventuale sensazione di dolore o bruciore in corso di iniezione.

Infine, il mezzo di contrasto può rivelarsi dannoso per i reni, il che esclude il suo utilizzo in pazienti affetti da insufficienza renale (con alcune eccezioni).

Angio-TC e maternità

Quando a sottoporsi all’angio-TAC è una donna che allatta, viene in genere consigliato di astenersi dall’allattamento per 24 ore dopo l’esame. In corso di gravidanza, invece, l’esecuzione di questo esame è controindicata, salvo assolute necessità – come uno stato di pericolo di vita per la madre.

Preparazione

Solitamente è prassi fare togliere i propri vestiti al paziente, cui viene fatto indossare un camice adeguato. È sempre richiesto, invece, di rimuovere piercing e gioielli, che possono interferire con i raggi X usati nel corso dell’acquisizione delle immagini.

Vengono quindi effettuate alcune domande sul proprio stato di salute e sulla possibile storia di reazioni allergiche.

Per quanto riguarda l’alimentazione l’utilizzo del mezzo di contrasto esige che non si mangi per almeno tre ore prima di un’angio-TAC, mentre risulta raccomandabile bere molta acqua per favorire una rapida escrezione del mezzo di contrasto. Inoltre, se la regione da esaminare è il torace, viene in genere consigliato di non assumere caffeina né di effettuare esercizio fisico nelle ore che precedono l’appuntamento.

I medicinali possono essere assunti regolarmente, anche se ad alcuni pazienti diabetici – a seconda della terapia assunta – può essere suggerito di non prendere il farmaco nelle 48 ore successive al test.

Come viene eseguito l’esame?

Angio-TAC

Shutterstock/rumruay

Al paziente viene praticato un accesso venoso (inserimento di un ago) per la successiva iniezione del mezzo di contrasto.

Il macchinario per l’angio-TAC è formato da un tubo cilindrico di grandi dimensioni all’interno del quale viene introdotto un lettino mobile su cui il paziente viene fatto sdraiare. Viene quindi iniettato il mezzo di contrasto e poi iniziato il test vero e proprio, durante il quale è necessario rimanere fermi ed eventualmente assumere specifiche dietro indicazione dell’operatore, mentre il lettino può muoversi per consentire di ottenere varie immagini del distretto corporeo di interesse. I

Quanto dura l’angio-TAC?

L’esame dura in genere circa 20 minuti, anche se vi è una certa variabilità.

Fa male?

Al di là del fastidio avvertito durante l’inserimento dell’accesso venoso, paragonabile a quello provato durante un normale esame del sangue, l’esame non causa alcun dolore.

Cosa avviene dopo l’angio-TAC?

Terminata la procedura, l’accesso venoso viene rimosso e il paziente può tornare a casa, non avendo restrizioni particolari alle attività quotidiane. Può essere consigliato di bere molto per favorire l’espulsione totale del mezzo di contrasto, che nella maggior parte dei casi non reca alcun disturbo alla persona.

Le immagini acquisite dal tecnico vengono quindi analizzate dal medico, che fornisce un referto e in alcuni casi una vera e propria diagnosi a seconda della chiarezza delle immagini e del motivo di esecuzione dell’esame.

 

A cura del Dr. Marco Cantele, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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