Biopsia prostatica: effetti collaterali e altre domande frequenti

Cos’è la biopsia prostatica?

Una biopsia della prostata è un esame che richiede il prelievo di minuscoli campioni di tessuto (frustoli) dalla ghiandola prostatica per una successiva analisi di laboratorio, alla ricerca di caratteristiche tipiche del tumore alla prostata.

Quando viene prescritta?

La biopsia prostatica consente di confermare il sospetto diagnostico di un tumore alla prostata e rappresenta dunque l’ultimo passaggio di visite ed esami prima della diagnosi.
(Fonte: AIRC)

Oltre a consentire una diagnosi certa, l’analisi di laboratorio permette anche di stadiare il tumore, ovvero valutarne il grado di pericolosità.

Se in passato veniva prescritta anche solo a seguito di un valore di PSA troppo elevato, viene ad oggi suggerita solo a seguito di approfondite valutazioni come

  • valore elevato di PSA nel sangue o presenza di noduli all’esplorazione rettale,
  • risonanza magnetica.

Limiti dell’esame

Sebbene una biopsia sia più affidabile di un test del PSA, è comunque soggetta ad alcuni limiti:

  • falsi negativi: i prelievi di campione potrebbero mancare la zona interessata dal tumore, restituendo quindi un esito negativo pur in presenza di malattia;
  • scoperta di tumori piccoli e a basso rischio, che quindi non necessitano di terapia, ma che
    • possono ugualmente causare ansia,
    • possono indurre la programmazione di un intervento chirurgico o una radioterapia con benefici scarsi o nulli, nonostante i possibili effetti collaterali collegati (come incontinenza e disfunzione erettile);
  • è un esame invasivo e non scevro dalla possibilità di effetti collaterali.

Preparazione

Generalmente 5-7 giorni prima dell’esame vengono fatti sospendere eventuali farmaci antiaggreganti/anticoagulanti in uso, ma si raccomanda di valutarlo con il medico (vengono in genere sostituiti temporaneamente con iniezioni di eparina).

Per prevenire l’insorgenza d’infezioni batteriche viene in genere prescritta una terapia antibiotica di copertura 24 ore prima dell’esame, da proseguire fino a 4-5 giorni dopo l’esame.

Al paziente viene infine richiesta l’esecuzione di un clistere di pulizia del retto da effettuarsi qualche ora prima dell’esame.

Come avviene?

Sintesi della biopsia prostatica

Shutterstock/Pepermpron

Biopsia prostatica ecoguidata

  1. Il paziente viene fatto sdraiare su un fianco, con le ginocchia piegate.
  2. Il medico introduce delicatamente una sonda ecografica (delle dimensioni di un dito) nel retto, attraverso l’ano. Durante questa fase il paziente potrebbe percepire un po’ di disagio o un senso di pressione.
  3. L’ecografia condotta in tempo reale consente al medico di vedere le immagini della prostata proiettate su un monitor e, grazie a questo, verrà iniettato un anestetico attorno alla prostata.
  4. Sempre guidato dalle immagini ecografiche, il medico introdurrà l’ago della biopsia all’interno della ghiandola per prelevare i campioni necessari. Durante questa fase il paziente potrebbe avvertire una breve sensazione di bruciore. A seconda della sede in cui si sospetta la presenza di tumore si possono seguire due strade, l’ago può essere introdotto
    • attraverso l’ano (biopsia trans-rettale),
    • oppure attraverso il perineo (biopsia trans-perineale), il perineo è la zone di pelle che separa lo scroto dall’ano. Questo approccio potrebbe essere condotto a paziente sedato.
  5. Verranno prelevati mediamente dai 10 ai 18 campioni, successivamente inviati in laboratorio per l’analisi (i prelievi vengono distribuiti all’interno della ghiandola prostatica in maniera più o meno casuale, con il rischio di falsi negativi).

L’intera procedura richiederà circa 10 minuti ed è ad oggi l’approccio più comune.

Biopsia prostatica fusion

La biopsia prostatica fusion utilizza, anziché una sola guida ecografica in tempo reale, anche immagini raccolte mediante risonanza magnetica multiparametrica condotta in precedenza, sovrapponendole a quelle prodotte in tempo reale dell’ecografia endorettale.

La risonanza magnetica multiparametrica è un esame di imaging più sofisticato, che permette di studiare numerosi parametri tra cui:

  • forma,
  • vascolarizzazione (vasi sanguigni),
  • densità cellulare,
  • metabolismo

della prostata, permettendo di individuare con maggior precisione lesioni sospette (visualizzate con contorni definiti e soprattutto colori diversi a seconda del sospetto di malignità).

Anche con questo approccio la sonda ecografica viene introdotta attraverso il retto (ano).

La sovrapposizione delle immagini (studio precedente con risonanza e valutazione in tempo reale con ecografia) si ottiene una ricostruzione tridimensionale della ghiandola prostatica che consente al medico di procedere a una raccolta di campioni molto più mirata, con ovvi benefici del paziente (tra cui la necessità di un minor numero di frammenti, circa 2-3).

Permette inoltre di distinguere con buona approssimazione i pazienti candidati per intervento chirurgico (tumore aggressivo) da quelli che potrebbero beneficiare di una vigile attesa (tumore a bassa aggressività).

Biopsia transuretrale

Questo approccio è a oggi meno usato e prevede l’inserimento degli strumenti necessari attraverso l’uretra, il canale che scorre dalla vescica e poi all’interno del pene e da cui fuoriesce l’urina.

Il paziente viene in genere sedato, dopodiché un tubicino flessibile dotato di telecamera all’estremità (cistoscopio) viene inserito attraverso l’apertura dell’uretra sulla punta del pene.

I campioni di tessuto prostatico vengono raccolti dalla prostata attraverso l’endoscopio.

È dolorosa?

L’esame viene sempre condotto in anestesia locale, riducendo il disagio per il paziente; in alcuni casi si opta per una breve sedazione.

Durante la procedura il paziente potrebbe avvertire:

  • lieve fastidio durante l’inserimento della sonda ecografica
  • una breve sensazione di bruciore durante la puntura, quando cioè viene prelevato un campione di tessuto con l’ago da biopsia,

Dopo la procedura si potrebbe invece percepire un leggero dolore al retto.

Quanto dura

Generalmente l’esame ha una durata compresa tra i 10 e i 30 minuti (rispettivamente in caso di anestesia locale o sedazione).

Al termine della procedura il paziente viene tenuto in osservazione circa un’ora, prima di essere dimesso (è preferibile essere accompagnati), durante la quale si attende la ripresa della minzione spontanea (fare pipì).

Controindicazioni

Non esistono controindicazioni assolute, ma negli uomini affetti da malattie della coagulazione del sangue o in terapia con farmaci antiaggreganti/anticoagulanti serve particolare cautela, oltre che un’approfondita valutazione del rapporto rischio/beneficio dell’esame.

Rischi ed effetti collaterali

La biopsia della prostata è una procedura invasiva che può causare alcuni effetti collaterali:

  • nei giorni seguenti è piuttosto comune osservare tracce di sangue nelle feci, nell’urina e/o nello sperma (si consiglia di evitare lunghi viaggi in automobile per almeno due giorni e rapporti sessuali per circa una settimana, almeno due settimane in caso di sesso anale ricettivo);
  • circa un soggetto ogni 50 richiede l’inserimento temporaneo di un catetere vescicale (in caso di ritenzione urinaria) che verrà poi rimosso dopo qualche giorno;
  • più raramente il paziente potrebbe sviluppare infezioni (in genere suggerire dalla comparsa di febbre alta e dolore).
  • Occasionalmente si possono osservare lividi nel sito della biopsia

Effetti collaterali e complicazioni meno comuni, ma più gravi, annoverano:

  • Infezione grave o sepsi (grave infezione del sangue)
  • Reazione allergica ai farmaci.

Quando contattare il medico

I due principali sintomi che dovrebbero spingere a rivolgersi al medico o al Pronto Soccorso per possibili complicazioni sono:

  • incapacità di urinare,
  • febbre alta (superiore a 38°)
  • sanguinamento importante,
  • dolore che aumenta anziché diminuire.

Video di approfondimento

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.