Lattoferrina alta, bassa e valori normali

Valori Normali

In soggetti sani, e durante le fasi di remissione dei pazienti affetti da malattie infiammatorie intestinali, l'esito del test è negativo.

(Attenzione, gli intervalli di riferimento possono differire da un laboratorio all'altro, fare quindi riferimento a quelli presenti sul referto in caso di esami del sangue ed urina.)

Descrizione

La lattoferrina (o lattotransferrina) è una proteina dotata di attività antimicrobica, attiva sia verso i batteri che verso i funghi (miceti).

Appartiene alla famiglia delle transferrine e si trova principalmente nel latte vaccino, ma il nostro organismo è in grado di produrla autonomamente; è possibile isolarla in diversi fluidi biologici (latte materno, lacrime, saliva, …) e nell’intestino, dove svolge azione protettiva nei confronti degli agenti esterni.

Nell’organismo la lattoferrina viene depositata nei granulociti neutrofili (una specifica forma di globuli bianchi), che la rilasciano in caso di infiammazione; quando questo processo avviene nell’intestino la proteina può essere quindi ritrovata nelle feci, diventando un utile indice di infiammazione intestinale.

Tra le patologie associate alla presenza della lattoferrina ricordiamo

mentre non è di norma presente in quantità rilevanti in caso di colon irritabile.

Le malattie infiammatorie intestinali sono condizioni croniche caratterizzate da lesioni e danni ai tessuti delle mucose intestinali; chi ne viene sviluppa fasi acute caratterizzate dalla comparsa dei sintomi in forma più o meno grave, a periodi di completa remissione. L’esame può essere utile per controllare l’attività della malattia.

In ultima analisi la lattoferrina è quindi un utile strumento di diagnosi per distinguere le malattie infiammatorie intestinali da quelle non infiammatorie, primo fra tutti il colon irritato.

Ricostruzione grafica dell'anatomia dell'intestino

iStock.com/Ingram Publishing

Interpretazione

La lattoferrina fecale è elevata in pazienti con malattie infiammatorie intestinali in fase attiva, come:

  • colite ulcerosa,
  • morbo di Crohn,

mentre è negativa in caso di sindrome del colon irritabile.

Il primo utilizzo di questo marcatore è quindi volto alla diagnosi differenziale di queste due patologie che, seppure condividendo alcuni sintomi come

richiedono di essere trattate e gestite con approcci profondamente diversi, così come altrettanto differenti sono le prognosi.

Nei pazienti affetti da malattie infiammatorie che alternano periodi attivi e periodi di remissione il valore inizia ad aumentare circa 2-3 settimane prima della comparsa dei sintomi della fase acuta; se la ripetizione dell’esame indica che la lattoferrina è aumentata, la malattia potrebbe essere quindi in via di peggioramento.

Durante la fase di remissione la proteina diminuisce significativamente, quindi l'attività della malattia e l'efficacia del trattamento possono essere monitorati seguendo l'andamento dei livelli di lattoferrina fecale.

Più l’infiammazione è grave, più la concentrazione di lattoferrina è alta.

Aumenti moderati aumenti dei valori possono verificarsi in caso di gastroenteriti batteriche (Shigella, Campylobacter, Clostridium difficile, ...), ma in genere non si raggiungono i risultati numericamente così elevati come nei pazienti affetti da malattie infiammatorie.

Può infine essere positiva anche in caso di tumore al colon.

Un risultato alto indica quindi che probabilmente l’intestino è infiammato, ma purtroppo non permette di identificare

  • né il tratto interessato
  • né la causa specifica dell’infiammazione.

Un risultato negativo in presenza di diarrea e altri sintomi intestinali può infine indicare:

Valori Bassi

  • Colon irritabile
  • Infezioni virali intestinali

Valori Alti

  • Infezioni batteriche intestinali
  • Malattia infiammatoria intestinale
  • Parassitosi intestinale
  • Tumore al colon

(Attenzione, elenco non esaustivo. Si sottolinea inoltre che spesso piccole variazioni dagli intervalli di riferimento possono non avere significato clinico.)

Fattori che influenzano l'esame

Se l’esame viene eseguito su un bambino allattato al seno c’è il rischio di falso positivo, perché la lattoferrina potrebbe essere presente nel latte materno.

Quando viene richiesto l'esame

L’esame può essere prescritto se il paziente presenta sintomi che indicano un’infiammazione intestinale e se il medico vuole capire se la malattia intestinale è di natura infiammatoria.

Le manifestazioni dell’infiammazione intestinale variano a seconda del paziente e del momento in cui viene eseguito l’esame; possono comprendere uno o più dei sintomi seguenti:

L’esame della lattoferrina può essere eseguito quando il medico vuole capire se siano necessari ulteriori approfondimenti endoscopici (colonscopia o sigmoidoscopia).

Se al paziente è stata diagnosticata una malattia infiammatoria intestinale può essere prescritto l’esame quando si sospetta una fase di attività della malattia, sia per confermare che la malattia è attiva che per valutarne la gravità, nonché per monitorarne da vicino l'andamento.

L’esame della lattoferrina è collegato a un altro esame delle feci, quello della calprotectina. Entrambe le sostanze sono rilasciate dai globuli bianchi nelle feci e sono connesse alla presenza di infiammazione intestinale.

L'uso clinico di questi esami è relativamente recente, si tratta di due indagini promettenti e non invasive potenzialmente più sensibili rispetto al dosaggio dei globuli bianchi nelle feci. Questi due esami, tuttavia, non sono ancora disponibili in tutti i laboratori. Dei due la calprotectina è stata studiata in modo più rigoroso ed è prescritta più di frequente rispetto alla lattoferrina.

Di solito ne viene prescritto uno dei due, ma non entrambi.

Preparazione richiesta

Il campione di feci è raccolto in un contenitore pulito fornito dal laboratorio e non deve essere contaminato né dall'urina né dall'acqua.

Per quest’esame non è necessaria nessuna preparazione particolare.

Altre informazioni

L'esame aiuta a distinguere tra malattie infiammatorie e colon irritabile?

Poiché molti sintomi sono in comune, la differenziazione di queste due patologie può rappresentare un grosso ostacolo per il medico ed essere causa di:

  • trattamenti inappropriati,
  • colonscopie inutili.

Questo esame ha dimostrato di essere sufficiente specifico e sensibile per fornire un valido supporto diagnostico.

Vale la pena di eseguire l’esame della lattoferrina insieme a quello della calprotectina?

L'esecuzione di entrambi gli esami non è associato a vantaggi particolari ed in genere l'esame della calprotectina è quello più studiato e prescritto.

Che cosa posso fare per ridurre la quantità di lattoferrina?

Non è possibile intervenire sullo stile di vita per migliorare i valori di lattoferrina, mentre è necessario collaborare con il medico per impostare una terapia adeguata alla causa dell'aumento.

Poiché i valori sono ragionevolmente proporzionali alla gravità della situazione, è possibile che vengano prescritte delle periodiche ripetizioni per monitorare l'efficacia del trattamento (antinfiammatorio, antibatterico o antiparassitario) e la graduale remissione della malattia.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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