Tampone vagino-rettale in gravidanza: a cosa serve e preparazione

A cosa serve il tampone vagino-rettale?

Il tampone vagino-rettale è un esame medico che viene tipicamente eseguito durante la gravidanza per rilevare la presenza di batteri Streptococcus agalactiae (Streptococco di gruppo B, o GBS). Questo tipo di batterio può essere normalmente presente nel tratto intestinale o vaginale di alcune donne senza causare sintomi, ma se trasmesso al neonato durante il parto potrebbe innescare infezioni potenzialmente gravi.

Si tratta quindi di un esame che aiuta a evidenziare la presenza di potenziali rischi per il neonato.

Ginecologa visita una donna in gravidanza

Shutterstock/Marius Pirvu

Quando viene eseguito

Durante la gravidanza il tampone vagino-rettale viene solitamente eseguito intorno alla 35ª-37ª settimana di gestazione. Quanto più la coltura viene condotta in prossimità̀ del parto, tanto più è affidabile nel risultato.

È necessario anche in caso di cesareo programmato?

Le donne che prevedono di partorire con un cesareo non hanno bisogno di ricevere antibiotici durante travaglio se questo non è iniziato e il sacco amniotico non si è rotto (rottura delle acque), ma è comunque necessario sottoporsi preventivamente al tampone vagino-rettale perché il travaglio potrebbe iniziare in modo inaspettato.

Preparazione

Per prepararsi al tampone vaginale in gravidanza non occorre alcuna particolare attenzione.

La procedura

Durante l’esame un operatore sanitario (tipicamente un(a) ginecologo/a o ostetrico/a) preleverà un campione di secrezioni vaginali e anali utilizzando un tampone sterile, per poi inviarlo in laboratorio per l’analisi (coltura) e la ricerca della presenza di Streptococco del gruppo B.

Il tampone consiste fisicamente in un bastoncino con del cotone sterile all’estremità, che viene delicatamente strofinato prima sulla vagina e poi sull’ano.

Fa male?

No, il tampone vagino-rettale è un esame indolore e rapido.

Risultato positivo

Se il risultato del tampone è positivo, significa che la donna è portatrice del batterio GBS. In questo caso il ginecologo prenderà precauzioni aggiuntive durante il parto per proteggere il neonato dalla possibile infezione, mediante la somministrazione di antibiotici di copertura durante il travaglio per ridurre il rischio di trasmissione del batterio al bambino (profilassi intrapartum).

Le molecole di prima scelta sono penicilline, ma in caso di allergia materna è possibile optare per altri principi attivi.

Si noti che un tampone positivo non le donne che positive al test per Streptococco beta emolitico di Gruppo B possono allattare al seno

Streptococco di gruppo B

Lo streptococco di gruppo B (GBS) è uno dei tanti batteri che vivono normalmente nell’organismo umano; in genere non è causa di malattia e non è un’infezione a trasmissione sessuale.

Nonostante la somiglianza dei nomi, il GBS è diverso dallo streptococco di gruppo A, responsabile di faringite da streptococco e scarlattina.

Nelle donne è relativamente comune isolare il GBS in vagina e nel retto e questo significa che può essere trasmetto al feto durante il travaglio; sebbene sia un’evenienza rara (accade a 1 o 2 bambini su 100 in assenza di copertura antibiotica) i rischi sono potenzialmente molto gravi, perché un’infezione di questo batterio nei neonati può provocare entro la prima settimana di vita

Altri neonati sviluppano problemi in seguito, da una settimana a qualche mese dopo la nascita. Anche la malattia ad esordio tardivo è grave e può causare meningite, infezione che nei neonati può manifestarsi con segni e sintomi difficili da riconoscere perché poco specifici, tra cui:

  • Mancanza di energia
  • Irritabilità
  • Riduzione dell’appetito
  • Febbre alta.

Tra i fattori di rischio associati all’infezione si trovano:

  • parto pretermine e basso peso alla nascita;
  • travaglio prolungato e rottura prolungata delle membrane (più di 12 ore);
  • gravi variazioni della frequenza cardiaca fetale durante la prima fase del travaglio
  • e diabete gestazionale.

In caso di tampone colturale positivo, la terapia antibiotica (endovena, durante il travaglio) abbatte drasticamente il rischio di complicazioni.

In alcune situazioni la profilassi antibiotica viene consigliata a prescindere dall’esito del tampone:

  • presenza di streptococco beta emolitico di gruppo B nelle urine emersa durante la gravidanza;
  • storia clinica di infezione da streptococco di gruppo B in un parto precedente;
  • assenza di informazioni sulla presenza del GBS (ad esempio se per qualsiasi motivo non sia stato praticato il tampone), soprattutto in caso di:
    • travaglio che inizia prima della 37a settimana di gravidanza (parto pretermine);
    • rottura precoce della membrane;
    • febbre superiore ai 38°C durante il travaglio.

Una revisione Cochrane del 2014 ha tuttavia evidenziato che gli antibiotici possono essere causa di effetti collaterali e il rapporto rischio beneficio della copertura antibiotica resta da provare in via definitiva.

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.