Uroflussometria: preparazione, come si fa, valori

Cos’è l’uroflussometria?

L’uroflussometria è un’indagine non invasiva di secondo livello che può essere richiesta in seguito a un’iniziale visita urologica in presenza di disturbi al basso tratto urinario, ovvero a livello di vescica, prostata e uretra.

Permette di misurare alcuni parametri quantitativi e qualitativi della performance minzionale, come il volume di urina emessa e la velocità minzionale, contribuendo alla diagnosi di disturbi urinari e alla pianificazione della terapia ottimale.

Richiami di fisiologia

Nel soggetto sano l’atto di urinare è il risultato del coordinamento tra

  • il muscolo che costituisce la vescica (detrusore),
  • lo sfintere uretrale interno (una sorta di valvola), posto a livello del collo vescicale,
  • e lo sfintere uretrale esterno.

La minzione è un atto riflesso ma coordinato volontariamente, in cui entrano in gioco archi riflessi locali e centri nervosi del tronco encefalico e della corteccia cerebrale.

In una prima fase di accumulo il detrusore è rilassato, mentre gli sfinteri sono contratti per impedire la perdita involontaria di urina. Quando la quantità di urina è sufficiente per distendere la vescica, vengono attivati dei sensori che inviano il segnale al cervello, dove le informazioni vengono integrate tra loro. Se il contesto non è adeguato (ad esempio impossibilità di accedere ad un bagno) viene inibito lo stimolo per la contrazione del detrusore fino a quando il soggetto non decide volontariamente di urinare o la quantità di urina supera la capacità massima della vescica (variabile da 350 a 500 ml).

A cosa serve

L’uroflussometria è particolarmente indicata per i disturbi del basso tratto urinario.

Il medico richiede in genere questo test per studiare il funzionamento della vescica e dello sfintere uretrale in presenza di

  • ostruzione urinaria,
  • minzione lenta o ridotto flusso di urina,
  • altri disturbi della minzione, come
    • sensazione di svuotamento incompleto della vescica,
    • flusso intermittente,
    • incontinenza urinaria,
    • gocciolamento post-minzione.

Le patologie o le condizioni che possono influenzare il normale flusso di urina comprendono tra l’altro:

Ipertrofia prostatica benigna

L’ipertrofia prostatica benigna è una patologia molto comune nell’anziano e si caratterizza da un aumento di volume della ghiandola prostatica, dovuto all’invecchiamento e a cambiamenti ormonali.

La prostata è situata subito sotto la vescica e avvolge l’uretra, per cui il suo ingrossamento può bloccare parzialmente o completamente la fuoriuscita di urina. I sintomi tipici includono difficoltà a iniziare la minzione, minzione intermittente, svuotamento incompleto della vescica, flusso debole e sforzo durante la minzione. Altri sintomi comuni di questa condizione sono l’aumento della frequenza minzionale, la necessità di urinare di notte (nicturia), bruciore urinario e urgenza minzionale.

Tumore alla prostata

Il tumore alla prostata in fase iniziale è in genere asintomatico, ma crescendo causa sintomi urinari quali difficoltà a iniziare la minzione, necessità di urinare frequentemente, disuria (dolore minzionale), sangue nelle urine e nello sperma e sensazione di incompleto svuotamento della vescica.

Incontinenza urinaria

L’incontinenza urinaria si manifesta con la perdita involontaria di urina e quindi la perdita del controllo sulla minzione; tra le forme più comuni figurano:

  • L’incontinenza da sforzo si presenta in seguito ad aumenti della pressione addominale come un colpo di tosse, uno starnuto o uno sforzo che vada ad esercitare pressione sulla vescica.
  • L’incontinenza da urgenza invece si presenta come un bisogno impellente di urinare e impossibilità a controllare lo stimolo, legato in genere a iperreattività del muscolo detrusore.

Calcolosi renale

Si tratta di un disturbo molto frequente nella popolazione che colpisce maggiormente i soggetti di età compresa tra 30 e 50 anni. La sintomatologia è variabile, ma in genere include un dolore acuto di tipo colico al fianco o dietro la schiena dal lato del rene interessato, con irradiazione anteriore verso l’inguine. Lungo il passaggio nell’uretere, il calcolo può causare altri disturbi urinari quali bruciore, necessità di urinare frequentemente, riduzione del flusso di urina, ematuria fino a segni di infezione. Quando il calcolo è di grosse dimensioni potrebbe incastrarsi a livello dell’uretere e causare ostruzione urinaria.

Preparazione all’esame

Prima dell’esame è opportuno informare il medico di tutte le medicine o integratori assunti, in quanto alcuni farmaci potrebbero interferire con le funzioni della vescica. Non è necessario interrompere terapie farmacologiche in corso prima di effettuare questo test, se non espressamente indicato dal medico.

L’uroflussometria richiede la presenza di una vescica piena, per cui il soggetto deve assicurarsi di bere liquidi e non urinare prima del test per avere sufficiente urina durante il suo svolgimento. Non è comunque necessario trattenere eccessivamente lo stimolo fino all’esecuzione dell’esame, in quanto la minzione deve essere quanto più possibile simile a quella abituale.

  • Per volumi limitati di urina (inferiori a 150 mL) l’esito potrebbe non essere rappresentativo,
  • allo stesso modo se il paziente ha trattenuto le urine per lungo tempo, tanto da avvertire uno stimolo impellente, il flusso potrebbe non essere paragonabile a quello abituale.

In entrambi i casi l’esame andrebbe quindi ripetuto.

Come si fa

Disegno schematico dello strumento a imbuto usato per l'uroflussimetria

Shutterstock/Pepermpron

Durante l’esame verrà richiesto al soggetto di urinare in un dispositivo a forma di imbuto o in una toilette apposita, collegata a un uroflussometro elettronico che registra la velocità e la quantità di urina prodotta nell’unità di tempo. La portata è misurata in millilitri (mL) di urina emessa al secondo e viene calcolata sia la portata massima (portata di picco) che la portata media. Lo strumento è collegato a un computer che elabora i dati e produce un referto contenente l’andamento del flusso sotto forma di grafico.

Durante la normale minzione il flusso di urina nel tratto iniziale ha una velocità ridotta, successivamente accelera e infine rallenta di nuovo. L’uroflussometro può registrare eventuali differenze rispetto alla norma per aiutare il medico a fare una diagnosi differenziale.

L’esame ha quindi una durata di pochi secondi, il tempo di una normale minzione completa (è molto importante non fare nulla per manipolare il flusso di urina, che dev’essere quanto più naturale possibile ai fini di una corretta valutazione).

Vale la pena notare che la velocità del flusso urinario nei maschi con iperplasia prostatica benigna è influenzata, anche se solo minimamente, dalla posizione adottata (in piedi o seduti); in posizione seduta si registra in genere un piccolo miglioramento.

Uroflussometria con RPM

Alla fine dell’esame il medico potrebbe eseguire anche un’ecografia dell’addome inferiore per valutare il residuo post-minzionale (RPM), ovvero la quantità di urina rimasta nella vescica al termine della procedura.

Risultati e valori

La portata di picco, insieme all’andamento dello svuotamento della vescica e ai volumi di urina, sono i valori utili a evidenziare l’eventuale gravità del blocco/ostruzione.

In genere, il flusso di urina varia da 10 mL a 21 mL al secondo negli uomini e da 15 mL a 18 mL al secondo nelle donne.

Più in particolare nell’uomo si osservano variazioni legate all’età (valore medio):

Età Uomini Donne
4-7 anni 10 mL/s 10 mL/s
8-13 anni 12 mL/s 15 mL/s
14-45 anni 21 mL/s 18 mL/s
46-65 anni 12 mL/s 18 mL/s
66-80 anni 9 mL/s 18 mL/s
  • Una riduzione del flusso indica la presenza di un’ostruzione al collo della vescica o nell’uretra, una prostata ingrossata o debolezza del detrusore.
  • Un aumento del flusso potrebbe al contrario essere legato a fenomeni di incontinenza o debolezza dello sfintere uretrale che normalmente regola il flusso di urina.

Più in generale l’esame consente di raccogliere i valori di:

  • residuo post-minzionale (RPM mediante ecografia)
  • flusso massimo (Qmax)
  • flusso medio (Qmed)
  • tempo minzionale (durata della minzione) e durata del flusso massimo
  • quantità delle urine escrete
  • grafico che mostra la quantità di urina prodotta nel tempo.

In base all’esito della visita urologica, dell’uroflussometria e di eventuali altri esami svolti, il medico andrà a definire la diagnosi più probabile e imposterà un piano di trattamento sulla base della patologia di base e delle caratteristiche del paziente.

Rischi e controindicazioni

L’uroflussimetria è un esame semplice, non invasivo e assolutamente indolore.

Non ha controindicazioni e non può causare alcun tipo di effetto indesiderato al paziente.

 

A cura del Dr. Marco Cantele, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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