Alluce valgo: intervento ed altri trattamenti

Cos’é l’alluce valgo?

L’alluce valgo è una condizione estremamente frequente nella popolazione ed è una importante causa di dolore a livello del piede; ne sono colpiti fino al 40% delle donne e 20% degli uomini.

Viene definita come una deformità sul piano orizzontale del piede: la prima falange dell’alluce non combacia perfettamente con le ossa metatarsali (le ossa che formano la pianta del piede), ma risulta deviata internamente. Anche l’osso metatarsale può essere deviato, più di frequente lateralmente.

Alluce valgo su entrambi i piedi

iStock.com/TanyaLovus

Di fianco alle ossa del piede possono passare nervi, arterie e tendini muscolari: di conseguenza una deformità come l’alluce valgo può causare:

  • Dolore
  • Infiammazione dell’articolazione tra primo metatarso e prima falange
  • Borsite dell’articolazione dell’alluce
  • Artrosi per degenerazione della cartilagine articolare

In caso di comparsa dei sintomi è importante rivolgersi al medico il prima possibile, in modo da poter valutare il ricorso a terapie di tipo conservativo (cioè non chirurgiche) che possano ridurre o risolvere il problema.

Ai fini della diagnosi spesso basterà un esame clinico, ma potrebbe essere richiesta una radiografia del piede per valutare gli angoli di deviazione tra le varie ossa del piede.

Approcci e trattamenti conservativi

Le opzioni terapeutiche vengono in genere valutate e provate per gradi: il primo tentativo consiste in un trattamento tipo conservativo e, se questo non dovesse portare ad un miglioramento significativo (oppure quando il dolore fosse insopportabile), è possibile ricorrere alla chirurgia.

L’obiettivo è ridurre il dolore e il disallineamento delle ossa del piede ed esistono diversi tipi di trattamento conservativo:

  • Tutori: sono dei dispositivi che si applicano al collo del piede con un prolungamento flessibile che circonda l’alluce. In questo modo, anche durante il movimento le ossa del piede rimangono allineate.
  • Separatori delle dita: si tratta di dispositivi in silicone o plastica dura di diversa forma. Possono essere dei semplici separatori che si pongono tra alluce ed indice, oppure dei dispositivi simili al tutore che circondano anche la base dell’alluce. Viene consigliato il suo utilizzo per tutta la notte.
  • Plantari: riducono il carico a livello dell’alluce valgo e quindi riducono il dolore.
Esempio di tutore per l'alluce valgo

iStock.com/SKashkin

Questi primi tre trattamenti devono essere acquistati seguendo i consigli dello specialista ed applicati per il maggior tempo possibile.

Diversi studi dimostrano che questi trattamenti determinano:

  • Riduzione del peggioramento dell’alluce valgo (non consentono una guarigione, ma rallentano la progressione della deformità).
  • Riduzione del dolore (purtroppo in letteratura è riportato che, quasi invariabilmente, dopo 1 anno di applicazione di tutore e/o separatore il dolore può ritornare).

Tra gli altri possibili trattamenti conservativi ricordiamo:

  • Manipolazioni, massaggi, stretching (possono portare solo ad una lieve riduzione del dolore)
  • Farmaci analgesici (come paracetamolo o FANS)

Quando è necessario l’intervento?

In linea generale, se l’alluce valgo non è causa di dolore non è necessario intervenire, nemmeno per prevenire eventuali peggioramento.

L’intervento non è di tipo estetico e non deve essere inteso a questo scopo, mentre in alcuni casi può essere suggerito per ragioni collaterali come ad esempio la necessità di correggere la deriva dell’alluce quando è causa dell’incapacità di piegare e raddrizzare il dito perché sovrapposto a quelli adiacenti.

L’associazione dei chirurghi ortopedici americani sottolinea inoltre quanto sia importante nutrire le giuste aspettative verso l’approccio chirurgico dell’alluce, perché per esempio potrebbe non essere possibile recuperare la possibilità di indossare scarpe di dimensioni inferiori oppure di forma appuntita, dovendo invece limitare la possibilità di scelta per il resto della tua vita.

Intervento per alluce valgo

Esistono molti tipi di intervento chirurgico, ma la principale differenza è tra

  • tecniche a cielo aperto
  • tecniche mini-invasive

Poiché l’alluce valgo può essere ampiamente variabile in termini di forma e dimensioni, la scelta sulla tecnica più adatta prenderà in considerazione anche questi aspetti; da un punto di vista generale si procede in genere alla correzione dell’allineamento dell’osso e alla riparazione dei tessuti molli attorno all’alluce.

Nella maggior parte dei casi, l’intervento è eseguito in regime di day-hospital, quindi senza necessità di ricovero.

Tecniche a cielo aperto

Le tecniche a cielo aperto permettono di visualizzare direttamente l’articolazione, tuttavia necessitano di un’incisione chirurgica che spesso è di dimensioni considerevoli.

  • Artrodesi: significa fondere due articolazioni tra di loro con viti e/o placche in modo tale da riportare il corretto allineamento delle ossa del piede
  • Artroplastica: in questo caso l’articolazione viene rimossa e sostituita con una protesi (in modo simile a quanto avviene, per esempio, per l’intervento di sostituzione della testa del femore)
  • Osteotomia: si rimuove una parte di osso metatarsale e si ottiene il corretto allineamento con la prima falange dell’alluce applicando viti e/o placche piuttosto che fili di metallo che poi verranno tolti in un secondo momento.
  • Tenotomia: si agisce sui tendini attorno all’alluce per raddrizzare i segmenti ossei.
Cicatrice post-intervento alluce valgo

iStock.com/choja

Tecniche mini-invasive

Le tecniche mini-invasive sono di recente introduzione e, invece di richiedere ampie incisioni cutanee, sfruttano piccoli fori creati nella cute per arrivare nell’osso attraverso piccoli strumenti simili a quelli del dentista. Non potendo vedere direttamente l’osso, il chirurgo si avvale di immagini radiografiche eseguite durante l’intervento chirurgico.

Attraverso gli strumenti inseriti vengono rimosse alcune porzioni di osso, in modo da riallineare i segmenti ossei senza tuttavia la necessità di dover applicare viti e/o placche.

Al termine dell’intervento, ancora in sala operatoria, il chirurgo applicherà specifici bendaggi per mantenere allineate le ossa del piede, mentre successivamente verrà consigliata una scarpa post-operatoria.

Preparazione all’intervento

Nelle settimane precedenti l’intervento è possibile che siano richiesti esami del sangue di routine, i cui risultati verranno discussi durante una visita anestesiologica.

È necessario informare il personale sanitario riguardo l’assunzione di farmaci ed integratori, in particolar modo in riferimento ad eventuali terapie anticoagulanti e/o antiaggreganti.

Anestesia

Nella maggior parte dei casi viene effettuata una anestesia locale, loco-regionale (spinale o epidurale).

Durata dell’intervento

La durata dell’intervento è circa 30-40 minuti, variabile in base alla complessità della situazione e della tecnica usata.

Convalescenza

Lo stesso giorno dell’intervento è possibile poggiare i piedi a terra senza l’uso di stampelle, grazie al bendaggio applicato in sala operatoria di tipo imbottito.

In caso di dolore questo verrà trattato in modo efficace e tempestivo con farmaci analgesici.

Una volta a casa è necessario un certo riposo, mantenendo il piede sollevato con l’ausilio di 1 o 2 cuscini per ridurre dolore e gonfiore; eventualmente può essere d’aiuto l’applicazione di impacchi di ghiaccio.

In genere è possibile riprendere a guidare dopo circa una settimana o più, a seconda dei casi; i tacchi andranno evitati per almeno 6 mesi.

Dopo 10-20 giorni verrà effettuata una visita di controllo ortopedica durante la quale:

  • verranno effettuate eventuali medicazioni e/o cambiato il bendaggio
  • verrà sostituita la scarpa post-operatoria con scarpe comode, anche di qualche numero superiore a quello normale.

Dopo 40-50 giorni si eseguirà un controllo radiografico sotto carico.

L’attività fisica non potrà essere svolta prima di almeno 3 mesi, mentre potrebbe essere consigliata l’esecuzione di esercizi di fisioterapia.

Complicanze e rischi dell’intervento

Nel caso di tecniche chirurgiche a cielo aperto, le complicanze sono quelle comuni a tutti gli interventi; oltre ad alcune più specifiche:

  • Infezione della ferita
  • Infezione che coinvolge i mezzi di sintesi
  • Necrosi dell’osso sui cui si interviene
  • Lesione a strutture vascolari e/o nervose del piede
  • Sviluppo di dolore cronico
  • Gonfiore (soprattutto nel caso di tecniche mini-invasive perché in assenza di viti o placche si deve formare autonomamente il callo osseo)
  • Complicanze cardio-polmonari

Purtroppo non è possibile escludere la possibilità di una recidiva.

Quando chiamare il medico

Una volta a casa si raccomanda di contattare il medico in caso di:

  • Febbre
  • Fuoriuscita di materiale sieroso e/o purulento dalla ferita
  • Dolore grave che non passa
  • Gonfiore eccessivo dell’articolazione associato ad articolazione calda e rossa
  • Gonfiore alle gambe e/o alla caviglia

 

A cura del Dr. Giorgio Saraceno, medico chirurgo

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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