Coma farmacologico: benefici, rischi e durata

Cos’è il coma farmacologico?

Il coma farmacologico (o coma artificiale) è uno stato di coma indotto attraverso l’uso di dosi controllate di farmaci. Si tratta di una condizione reversibile, che prevede uno stato di totale incoscienza, ma che permette il risveglio del paziente alla sospensione dei farmaci.

Questo tipo di coma permette di ridurre le risposte allo stress dell’organismo e ne diminuisce la sensibilità al dolore, con lo scopo di favorire una ripresa più rapida.

Per indurre il coma farmacologico possono essere usati vari tipi di farmaci, tra i principali si annoverano gli ipnotici-sedativi come barbiturici e benzodiazepine, oppiacei e propofol.

Il coma farmacologico è utilizzato nelle unità di terapia intensiva con lo scopo di proteggere l’encefalo in condizioni di forte stress fisico, come ad esempio dopo un grave trauma, ustioni estese, shock, sepsi e infezioni gravi; l’obiettivo è ridurre al minimo il metabolismo e quindi il consumo di ossigeno da parte dell’encefalo.

Anche l’anestesia generale impiegata durante gli interventi chirurgici è una tipologia di coma farmacologico.

Il coma indotto è una procedura che permette quotidianamente di salvare la vita a moltissimi pazienti che si trovano in condizioni gravi e che necessitano di cure intensive.

Paziente in coma farmacologico, in terapia intensiva

iStock.com/Paolo_Toffanin

Indicazioni

Tra le principali condizioni che necessitano l’induzione di un coma farmacologico in un paziente vi sono:

  • Shock settico (setticemia), una risposta infiammatoria sproporzionata dovuta ad un’infezione
  • Grave epilessia
  • Intossicazioni da farmaci (oppiacei, antidiabetici come la metformina, paracetamolo,…) o sostanze stupefacenti
  • Ustioni gravi
  • Condizioni che hanno portato una carenza di ossigeno al cervello (ictus, arresto cardiaco, annegamento)
  • Traumi cranici importanti
  • Edema cerebrale
  • Interventi di neurochirurgia
  • Interventi di cardiochirurgia
  • Insufficienza respiratoria e ARDS (sindrome da distress respiratorio acuto)

Meccanismo d’azione

L’encefalo consuma quotidianamente una grandissima quota dell’ossigeno e del glucosio disponibile per il mantenimento dell’organismo e, proprio in virtù di quest’esigenza, è l‘organo che più velocemente va incontro a danni in seguito a carenze di ossigeno e nutrienti.

Riducendo al minimo l’attività cerebrale durante una condizione di forte stress, il metabolismo delle cellule dell’encefalo si riduce e con esso anche la probabilità di andare incontro a morte, conseguenza inevitabile in caso di prolungate carenze di ossigeno.

Contemporaneamente il resto dell’organismo beneficia di maggiori risorse in termini di ossigeno e di glucosio, potendo così accelerare i tempi del recupero.

Gestione del paziente

Il paziente in coma farmacologico si trova ricoverato in un reparto di terapia intensiva o semi intensiva.

Tutti i pazienti in coma farmacologico non respirano in modo autonomo per cui, a seconda della durata prevista del coma, la respirazione viene garantita e supportata attraverso:

  • un tubo endotracheale, ovvero un tubicino che tramite la bocca arriva fino alla trachea,
  • una tracheostomia, ovvero un piccolo intervento chirurgico che permette una comunicazione diretta tra il collo e i polmoni.

In entrambi i casi i pazienti sono collegati ad un ventilatore polmonare, un dispositivo che permette di compiere il lavoro di ispirazione ed espirazione sostituendosi ai muscoli respiratori.

Il paziente per tutta la durata del coma è supportato anche dal punto di vista dell’alimentazione, che può avvenire:

  • tramite un sondino naso gastrico,
  • per via endovenosa.

Durante il coma il paziente è monitorato costantemente tramite macchinari che controllano:

Rischi ed effetti collaterali

Nonostante la procedura abbia come obiettivo la salvaguardia della salute del paziente, esistono alcuni rischi associati al coma farmacologico che si sovrappongono alle condizioni già molto instabili di un paziente che necessita tale tipo di trattamento.

Tra i possibili effetti collaterali vi sono:

  • Abbassamento della pressione sanguigna (ipotensione)
  • Disturbi cardiaci come aritmie o bradicardie (rallentamento del battito cardiaco)
  • Infezioni polmonari legate all’uso di macchinari invasivi per la respirazione del paziente
  • Tromboembolie
  • Piaghe da decubito

Cosa sente il paziente in coma farmacologico?

Un ulteriore effetto collaterale del coma farmaco-indotto è il possibile sviluppo di incubi, che si ritiene possano essere il risultato di stimolazioni esterne; poiché alcuni pazienti sono in grado di percepire segnali sensoriali dal mondo esterno mentre si trovano in stato di coma, il cervello potrebbe tentare di dare un senso alla stimolazione e ciò potrebbe spiegare il ricordo di incubi (e talvolta persino allucinazioni) nei pazienti che si risvegliano dal coma.

Questi rischi sono il motivo per cui un monitoraggio costante del paziente in coma farmacologico è fondamentale, ma proprio grazie a tecnologie in costante miglioramento la procedura sta diventando sempre meno rischiosa e, nella maggior parte dei casi, i benefici superano di gran lunga i rischi.

Ipotermia termica indotta

L’ipotermia termica indotta è una riduzione a scopo terapeutico della temperatura corporea del paziente, che viene gradualmente abbassata fino a raggiungere 32°-33°.

È una tecnica utilizzata in associazione al coma farmacologico per rallentare ulteriormente il metabolismo cerebrale e preservare il più possibile il cervello in situazioni di grave rischio di sofferenza.

Risveglio

Durante il coma farmacologico i medicinali utilizzati creano una riduzione delle funzioni del cervello e quindi diminuiscono l’attività cerebrale e il metabolismo.

Il risveglio avviene molto gradualmente alla sospensione dei farmaci, che si attua in modo progressivo:

  1. Inizialmente vengono sospesi per qualche piccola finestra oraria sotto stretto controllo medico, al fine di ottenere risvegli di qualche decina di minuti.
  2. Con il passare dei giorni, a seconda della gravità del quadro clinico e della durata del coma farmacologico, le finestre orarie di risveglio si ampliano.
  3. Una volta che il paziente sia completamente stabilizzato può essere risvegliato in via definitiva, con la totale sospensione dei farmaci sedativi.

Quanto dura il coma farmacologico?

La durata è variabile da paziente a paziente e dipende dalla condizione clinica iniziale e dalla sua evoluzione nel tempo.

Riabilitazione

Il risveglio dal coma farmacologico è una fase iniziale della guarigione vera e propria; il paziente, a seconda della condizione causale del coma, va incontro a un lungo periodo di riabilitazione che avviene a diversi livelli:

  • Motoria: Nella maggior parte dei casi si tratta di pazienti che hanno passato molti giorni allettati e immobili, per cui la fisioterapia è fondamentale per un ripristino delle capacità motorie. Se il paziente ha subito danni a livello cerebrale devono essere associate delle sedute di logopedia atte al recupero del linguaggio.
  • Psicologica: Il paziente in coma ha subito un forte stress psicologico, spesso difficile da accettare. Il ritorno alla vita normale può essere lungo e ricco di ostacoli, per cui è fondamentale un supporto psicologico.
  • Terapia occupazionale: La terapia occupazionale ha lo scopo di reinserire il paziente in un contesto sociale e lavorativo dal quale si è allontanato per un lungo periodo. Il paziente può infatti aver sviluppato disabilità cognitive e/o motorie e l’adattamento alla quotidianità può quindi risultare difficile. La terapia occupazionale è volta anche ad eliminare eventuali barriere ambientali o domestiche per incrementare l’autonomia del paziente.

 

A cura della Dr.ssa Chiara Capuzzo, medico chirurgo

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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