Speciale COVID-19

Introduzione

Questa pagina contiene le informazioni essenziali sul nuovo coronavirus e sull’infezione di cui è responsabile (COVID-19), ma soprattutto presenta i collegamenti agli approfondimenti pubblicati sul sito e su siti esterni di comprovata affidabilità e qualità.

Per una disamina più approfondita e dettagliata della malattia si consiglia l’articolo principale.

Ultime informazioni inserite

Incubazione

L’incubazione dell’infezione, ossia il tempo compreso tra il momento del contagio e la comparsa dei sintomi, è variabile tra 2 e 14 giorni.

Ci si può riammalare?

I dati più recenti suggeriscono che sia altamente improbabile che coloro che abbiano preso il COVID-19 e prodotto anticorpi contro il virus si infettino di nuovo, almeno nei mesi immediatamente successivi; nei rari casi in cui questo è successo il paziente non ha mai mostrato alcun segno di malessere. Fonte: CDC

Sintomi

I sintomi e i segni causati dalla COVID-19 spaziano da una completa assenza di disturbi, come capita spesso nei bambini, a manifestazioni tanto gravi da diventare fatali.

Infografica con i sintomi più comuni del nuovo coronavirus

iStock.com/ilyaliren

I possibili sintomi sono numerosi e ogni paziente può manifestarne solo una parte; febbre e tosse secca sono i più comuni, ma possono comparire anche

Fonte: CDC

Per approfondire e scoprire quali sintomi possano effettivamente essere legati a questa infezione si consiglia il seguente articolo: COVID-19, tutti i sintomi possibili, mentre sono pochi i sintomi in grado di consentire la distinzione con l’influenza stagionale.

Sintomi nei bambini

I bambini sono (fortunatamente) spesso asintomatici, ossia non presentano sintomi o disturbi di alcun tipo (pur potendo in linea di principio essere comunque fonte di contagio).

Vaccino

Cosa fare se abbiamo preso il COVID?

(Per un approfondimento sul test del cammino si rimanda al relativo articolo.)


Sono uscite in data 09 dicembre le raccomandazioni AIFA per la gestione dei casi di COVID-19 lievi e domiciliari, ossia senza lo sviluppo di sintomi severi come mancanza di fiato, disidratazione, alterazione dello stato di coscienza, sepsi.

A livello generale l’AIFA consiglia in questi casi di:

  • rimanere in vigile attesa (ossia attenti ad eventuale evoluzione verso complicazioni)
  • ricorrere a trattamenti sintomatici (paracetamolo, antinfiammatori, …)
  • bere e mangiare adeguatamente
  • non modificare in alcun modo eventuali terapie farmacologiche in corso per altre ragioni, se non dietro espresso parere medico
  • evitare il ricorso ad integratori (multivitaminici, lattoferrina, …)
  • evitare il ricorso all’aerosol, che potrebbe favorire la diffusione del virus ai conviventi.

Cortisone ed eparine devono essere usati solo dietro espressa prescrizione medica, che in genere avviene non prima di 72 ore dalla prima diagnosi nel caso dei cortisonici o di pazienti allettati nel caso degli eparinici.

Antibiotici, antivirali e idrossiclorochina nei pazienti domiciliari non sono in genere necessari.

Quando cercare soccorso

Si raccomanda di allertare immediatamente i soccorsi nel caso compaia uno o più dei seguenti sintomi:

È opinione diffusa che tenere monitorata la saturazione dell’ossigeno sia tanto importante quanto misurare la febbre, perché riconoscere tempestivamente una progressiva diminuzione dei valori (pur in assenza di sintomi, condizione definita happy hypoxia, ipossia felice) può cambiare drasticamente la prognosi di un paziente.

Complicazioni

Le complicazioni sono più probabili nella popolazione anziana e nei soggetti affetti da una o più malattie croniche, approfondite nell’articolo dedicato; tra le più comuni ricordiamo:

  • polmonite e difficoltà respiratorie (spesso la causa della necessità della terapia intensiva)
  • insufficienza d’organo (uno o più organi smettono di funzionare correttamente)
  • problemi cardiaci
  • sindrome da distress respiratorio acuto
  • trombosi
  • sovrainfezioni virali e batteriche

Secondo l’OMS il recupero avviene in circa due settimane nei casi lievi, dopo un mese e mezzo nei pazienti più gravi (10-15% dei casi sono gravi e circa il 5% diventa critico).

Sebbene la maggior parte delle persone che vengono infettate mostrino un recupero completo entro poche settimane, alcuni pazienti (a prescindere dalla gravità dei sintomi manifestati) possono continuare a soffrire di alcuni sintomi sul lungo periodo, come ad esempio:

  • affaticamento
  • tosse
  • perdita di gusto/olfatto
  • affanno
  • mal di testa
  • dolori articolari

Clicca qui per approfondire la sindrome da Long-Covid.

In alcuni casi i danni possono essere più severi e coinvolgere organi nobili come cuore, cervello e polmoni, oppure mostrare una pericolosa tendenza alla coagulazione o all’infiammazione dei vasi sanguigni (vasculite).

Mortalità da Coronavirus

Tampone ed altri test

I test disponibili sono sostanzialmente di tue tipi:

  • tampone (o test molecolare)
  • sierologico

Il primo richiede il prelievo di un campione da naso e/o gola che verrà poi analizzato in laboratorio alla ricerca di tracce del virus, è quindi utile ad individuare un soggetto portatore dell’infezione in questo preciso istante, a prescindere da eventuali sintomi che potrebbero esserci o meno (così come potrebbero essere già stati superati o dover ancora comparire).

Il test sierologico viene effettuato sul sangue e cerca invece anticorpi prodotti dall’ospite contro il virus, è quindi utile ad esempio per verificare un eventuale contagio passato, magari passato inosservato perché privo di sintomi.

Articoli ed approfondimenti

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.