Introduzione

Il colon irritabile è una condizione che interessa circa l’11% della popolazione mondiale, ma le cui cause sono tuttora poco chiare;  si tratta di un disturbo che può manifestarsi attraverso numerosi sintomi, tra cui i più caratteristici sono diarrea e/o stitichezza, spesso esacerbati da particolari condizioni emotive.

La letteratura scientifica è particolarmente ricca di evidenze del fatto che un attento approccio dietetico possa essere utile, spesso decisivo, per trattare i sintomi della sindrome. Sono stati proposti svariati approcci dietetici e, recentemente, uno studio pubblicato sul World Journal of Gastroenterology da alcuni ricercatori romeni (Diet in irritable bowel syndrome: What to recommend, not what to forbid to patients!) ha cercato di fare il punto raccogliendo e sistematizzando i suggerimenti delle varie linee guida a disposizione.

Sono due i principali livelli di intervento:

  1. Il primo approccio consiste nel ridurre o eliminare alcuni cibi che potrebbero causare disturbi, come caffè, prodotti piccanti e cioccolato, selezionando anche la quantità e il tipo di fibre assunte e facendo regolare attività fisica.
  2. Il secondo passaggio consiste nel prescrivere una dieta Low-FODMAPs, ovvero a basso contenuto di alcuni tipi di zuccheri semplici, implicati nella sintomatologia dell’intestino irritabile.

Gli autori discutono anche di lattosio e glutine e infine suggeriscono una piramide alimentare specifica per l’intestino irritabile.

Vediamo nel dettaglio quali sono i suggerimenti.

Primo piano dell'addome di una donna, con sovraimpresso il disegno di un intestino

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Quali cibi limitare e quali eliminare?

Il primo passo consiste nel raffinare la propria alimentazione, in modo da limitare o escludere alcuni cibi che possono essere fonte di problemi.

Una dieta salutare è la prima cosa da assicurare.

Le condotte basilari che possono migliorare la condizione sono:

  • la presenza regolare dei pasti principali (colazione, pranzo e cena) senza saltarne nessuno,
  • un apporto calorico corretto,
  • l’evitamento dei pasti troppo abbondanti,
  • mangiare seduti e masticare bene.

Allo stesso modo, cercare di non mangiare troppo tardi e troppo a ridosso del riposo notturno può essere utile.

Il consumo di alcol dovrebbe essere limitato alle linee guida generali. L’evidenza scientifica non permette di confermare o meno l’influenza dell’alcol sui sintomi dell’intestino irritabile se non ad alte dosi, quindi rimanere nei limiti di un bicchiere di vino al giorno per le donne e due per gli uomini dovrebbe essere sicuro. In caso la persona noti un’associazione tra il sopraggiungere dei sintomi e il consumo di alcol, è meglio sospenderne l’assunzione.

La caffeina è riconosciuta come uno stimolante delle funzioni intestinali, nonostante questo non è chiaro il suo ruolo nella sindrome dell’intestino irritabile. Si consiglia quindi di valutare caso per caso se la sintomatologia è presente dopo il consumo di caffè, tè o altri prodotti (la caffeina è presenta anche nella cioccolata e in alcuni energy drink) ed, eventualmente, dimezzarne l’introito.

Gli alimenti piccanti possono essere una causa dei sintomi per chi soffre di questa sindrome, ma anche in questo caso i dati non permettono una conclusione certa. Il consumo di peperoncino o altri prodotti piccanti (come ad esempio l’aglio) deve essere tenuto sotto controllo ed evitato se si nota l’associazione con la comparsa del disturbo.

Il consumo di grassi è stato spesso associato alla comparsa dei sintomi dell’intestino irritabile, ma non ci sono prove definitive a riguardo. Il consiglio quindi è quello di limitarne l’assunzione se si notano associazioni con il disturbo, anche se alcune ricerche hanno mostrato un effetto benefico con il consumo di grassi polinsaturi (derivati dagli oli vegetali).

Da un punto di vista pratico si consiglia quindi di:

  • Limitare latte intero, formaggi stagionati e semistagionati, carni grasse di maiale e di manzo, pollo con pelle, affettati e salumi.
  • Assumere la quota giornaliera di grassi privilegiando il consumo di olio d’oliva extravergine, frutta secca e, in minor misura perché con effetti non sempre positivi, oli di semi e di mais.

Si consiglia, in ogni caso, di non superare i 40-50 g di grassi al giorno.

Le fibre possono essere un’importante ingrediente nella dieta di chi soffre di intestino irritabile. A seconda del tipo di fibra, infatti, si può avere un miglioramento o un peggioramento della sintomatologia. Il consiglio finale è quello di evitare di aumentare il consumo di cereali integrali, magari addirittura limitarli, e cominciare il consumo di semi di lino, un paio di cucchiaini al giorno, che mostrano degli effetti positivi in 3-6 mesi.

Il latte e i prodotti caseari sono probabilmente implicati, in molti casi, nei sintomi di intestino irritabile: una grossa fetta di popolazione è infatti intollerante al lattosio e il consumo di latte può causare disturbi simili. Inoltre, a volte alcuni componenti del latte, indipendentemente dal lattosio, possono esacerbarne i sintomi. I suggerimenti che vengono dati sono quelli di provare a consumare latte privo di lattosio oppure evitarne il consumo in caso si noti un’associazione con i sintomi, nel secondo caso però bisogna fare attenzione a consumare abbastanza calcio nella dieta da fonti diverse (mandorle, acqua calcica, fichi secchi…).

Il consumo di acqua rimane nelle dosi consigliate (1,5-3 litri al giorno) ed è preferibile evitare l’acqua e le bibite gasate, che possono aumentare i sintomi.

L’attività fisica è uno strumento importante. È stato dimostrato che le persone affette da colon irritabile riescono ad avere meno disturbi se conducono una vita moderatamente attiva. L’importante però è non esagerare: un’attività fisica troppo intensa può avere l’effetto opposto e peggiorare la situazione.

La dieta Low-FODMAPs

Esistono persone in cui l’intestino irritabile diventa un disturbo invalidante, capace di impedire una vita normale e che costringe a evitare sempre più cibo, fino al punto di non riuscire più a capire cosa li fa star male e cosa no. A questo punto, l’approccio dietetico deve essere molto pesante e può essere attuato solo da un professionista, per assicurare un apporto di nutrienti corretto nonostante le numerose privazioni.

La dieta Low-FODMAPs è il protocollo suggerito in caso di difficoltà nel gestire l’intestino irritabile con le indicazioni generiche precedenti. I FODMAPs sono molecole contenute in molti cibi, soprattutto vegetali. La sigla significa Fermentable Oligo- Di- Monosaaccharides And Polyols, ovvero  in italiano

  • oligosaccaridi,
  • disaccaridi,
  • monosaccaridi e polioli fermentabili.

In pratica sono alcuni tipi di zuccheri semplici e molecole dolci (tutte quelle che finiscono in -olo, come ad esempio xilitolo o mannitolo) usate come dolcificanti: questi composti arrivano indigeriti all’intestino, dove vengono fermentati dalla flora batterica causando i sintomi tipici del colon irritabile.

La strategia dietetica si basa sul ridurre il più possibile il consumo di questi composti e, si seguito, vediamo un elenco di alimenti ad alto contenuto di FODMAPs e a basso contenuto di FODMAPs:

FODMAPs Alto contenuto di FODMAPs Basso contenuto di FODMAPs
Oligosaccaridi: fruttani e/o galatto-oligosaccaridi Verdure: carciofi, asparagi, barbabietole rosse, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cavolfiori, finocchi, aglio, porri, scalogno, gombo, cipolle, piselli Verdure: carote, cetrioli, patate, peperoni dolci, melanzane, fagiolini, lattuga, spinaci, erba cipollina, pastinaca, zucca, bietola, parte verde dello scalogno, pomodoro, zucchine, germoglio di bamboo, cavolo cinese
Cereali: grano e segale mangiati in grandi quantità (pane, pasta, crackers) Cereali: prodotti senza frumento o segale (pane, pasta, crackers), spelta, avena, mais, riso, quinoa
Legumi: ceci, lenticchie, fagioli Legumi: ceci in scatola
Frutta: melone, annona, pesche nettarine, kaki
Disaccaridi: lattosio Latte, yogurt, formaggi morbidi, gelati Prodotti senza lattosio, latte di riso, latte di mandorle, formaggi duri, burro, sorbetti e gelati senza latte
Monosaccaridi: fruttosio Frutta: mele, pere, percoche, mango, piselli dolci, cocomero, frutta in scatola, frutta essiccata Frutta: banane, mirtilli, pompelmo, uva, melone verde, kiwi, limone, lime, mandarino, arancia, mapo, lampone, fragola, frutto della passione, melone cantalupo
Miele Sostituti del miele: sciroppo d’acero
Dolcificanti: fruttosio, HFCS Dolcificanti: zucchero, glucosio, dolcificanti artificiali che non finiscono in –olo
Polioli Frutta: mele, albicocche, ciliegie, lichi, nettarine, pere, pesche, prugne, prugne secche, cocomero Frutta: banana, mirtillo, pompelmo, uva, melone verde, kiwi, limone, lime, mandarino, arancia, lampone, frutto della passione, melone cantalupo
Verdure: avocado, cavolfiore, funghi, taccole
Dolcificanti: isomalto, sorbitolo, mannitolo, xilitolo e altri composti che finiscono in -olo Dolcificanti: zucchero, glucosio, dolcificanti artificiali che non finiscono in -olo

Una dieta a basso contenuto di FODMAPs non dovrebbe essere seguita per troppo tempo, in genere tre-quattro settimane sono sufficienti per ripristinare la normalità. Dopo questo periodo, si possono reinserire gli alimenti ad alto contenuto di FODMAPs in maniera graduale.

Se non ci dovessero essere miglioramenti, il consiglio è quello di rivolgersi al medico per tentare approcci diversi al problema e indagare più a fondo.

Consumo di glutine o frumento

Il ruolo del glutine nel IBS è controverso.

Molte persone dicono di stare meglio eliminando il grano e i suoi derivati dalla dieta, ma non è chiaro se questo sia un effetto dato dal glutine o da altri componenti. Il grano (o frumento) è ricco anche di fruttani fermentabili, per questo viene escluso da una dieta low-FODMAPs, inoltre contiene anche altri componenti che, potenzialmente, possono essere coinvolti con i sintomi.

Si parla, in generale, di sensibilità al glutine non celiaca, anche se forse si dovrebbe parlare di intolleranza al grano o sensibilità al grano, visto che i sintomi non si manifestano con altri alimenti contenenti glutine. L’esclusione definitiva del grano e dei suoi derivati dalla dieta, tuttavia, dovrebbe quindi essere inizialmente sconsigliata, perché non è detto che ci sia un reale collegamento e, inoltre, così facendo si esclude una fonte nutritiva molto ricca, si possono avere carenze nutrizionali e si rende più difficile una eventuale diagnosi di celiachia.

Supplementazione di probiotici (fermenti lattici)

I probiotici sono batteri intestinali (tra cui i cosiddetti fermenti lattici o semplicemente fermenti) che possono essere assunti in caso di intestino irritabile. L’effetto di queste supplementazioni però non è chiaro: sembra esserci un miglioramento dei sintomi, ma la dose e il tipo esatto di batterio da utilizzare non sono ancora stati appurati. Si consiglia di provare un tipo di probiotico per volta, per un mese circa, e in caso riesca ad alleviare i sintomi si può continuare indefinitamente, anche se non sono conosciuti gli effetti a lungo termine.

La piramide alimentare per l’intestino irritabile

Sulla base di tutto quanto detto, gli autori dello studio hanno messo a punto uno schema piramidale per l’intestino irritabile, in modo da rendere visivamente più facile seguire le linee guida (clicca qui per vedere l’immagine).

Alla base della piramide troviamo l’attività fisica, sulla quale si poggia tutto il resto perché deve rimanere un caposaldo dello stile di vita salutare. Subito sopra troviamo le sane abitudini alimentari descritte all’inizio dell’articolo che, indipendentemente dalla qualità del cibo, rispecchiano una condotta corretta.

Successivamente, i cibi sono inseriti in ordine di porzioni suggerite: più il tipo di cibo si trova in basso e più è consigliato. A fianco della piramide ci sono le indicazioni per seguire una dieta low-FODMAPs o una dieta priva di glutine o lattosio seguendo comunque lo schema proposto e, sulla sinistra, troviamo dei suggerimenti utili per affrontare il problema dell’intestino irritabile con un po’ di aiuto da parte di un professionista o di supplementi.

In conclusione si può affermare che la dieta è un punto essenziale nella gestione dell’intestino irritabile e, anche se sono necessarie ancora molte ricerche per chiarire i dubbi rimasti, è ormai evidente che un corretto stile alimentare possa migliorare sensibilmente la condizione.

Fonti e bibliografia

a cura del Dott. Giuliano Parpaglioni
Biologo nutrizionista,
Master internazionale di II livello in nutrizione e dietetica
Riceve a Brescia, Montichiari e Toscolano Maderno
340 418.93.93
http://www.nutrizionistabrescia.com
g.parpaglioni@gmail.com
(Data la necessità di un approccio personalizzato, non è possibile offrire consulenze via mail né via telefono)

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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