Introduzione

Le afte sono delle lesioni ulcerate, ovvero caratterizzate da una perdita di sostanza, che interessano le superfici mucose (ossia la superficie interna della cavità orale o i genitali).

Tali lesioni, solitamente dolenti, possono essere presenti in numero esiguo (1-2 afte per volta) oppure si possono presentare contemporaneamente numerose afte.

La stomatite è per definizione un processo infiammatorio della superficie interna della cavità orale, quindi della mucosa orale. Si parla di stomatite aftosa o di aftosi orale quando l’infiammazione della mucosa orale è caratterizzata dalla presenza di afte. Varianti dell’aftosi orale sono l’aftosi vulvo-vaginale e l’aftosi dei genitali maschili, condizioni molto meno comuni rispetto alla forma orale. La presenza in uno stesso soggetto di afte orali ed afte genitali si definisce “aftosi bipolare” e richiede particolari approfondimenti medici per identificare una eventuale malattia di Behçet.

La stomatite aftosa è una condizione molto comune, interessa il 20% della popolazione generale, soprattutto il sesso femminile in età giovane (seconda-terza decade di vita).

Fotografia di tre afte sulla parte interna del labbro inferiore

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Cause

Le cause esatte responsabili dell’insorgenza delle afte non sono ancora note, ma negli anni la ricerca ha individuato diversi fattori scatenanti e predisponenti:

  • predisposizione genetica: bambini nati da genitori entrambi affetti da aftosi presentano a loro volta una frequente insorgenza di afte;
  • malattie gastroenterologiche caratterizzate da malassorbimento intestinale:
  • difetti di funzionalità dei neutrofili, cellule che costituiscono una porzione dei nostri globuli bianchi (neutropenia ciclica);
  • carenza di minerali e vitamine:
    • ferro,
    • zinco,
    • vitamina B9 (acido folico),
    • vitamina B12,
    • vitamina D;
  • consumo di alcuni alimenti:
    • cannella,
    • agrumi,
    • fichi,
    • ananas;
  • fattori ormonali: è stata dimostrata l’esacerbazione delle lesioni aftose durante la fase luteale del ciclo mestruale (fase che dura 14 giorni ed è compresa tra l’ovulazione e la mestruazione) e durante la menopausa;
  • traumi locali fisici o chimici, ad esempio legati a procedure dentistiche;
  • infezioni locali che possono scatenare o perpetuare l’aftosi orale sono tuttora oggetto di ricerche scientifiche: è stato discusso il ruolo sia delle infezioni batteriche (Streptococcus oralis, Helicobacter pylori) che virali (virus herpes simplex 1 e 2, citomegalovirus, virus di Epstein Barr, virus dell’immunodeficienza umana [HIV]);
  • stress fisico e/o psicologico.

Trasmissione e contagiosità

In assenza di infezioni in atto, che andrebbero sempre ricercate ed escluse in presenza di stomatite aftosa, le afte orali e quelle genitali non sono contagiose.

Sintomi

L’afta si presenta come una piccola ulcerazione, ovvero una perdita di sostanza, della mucosa orale (specialmente la superficie interna delle guance, delle labbra e la lingua) o della mucosa genitale.

Classicamente l’afta è dolente, di forma ovalare o tondeggiante, con margini netti, circondata da un alone di color rosso acceso e con un fondo giallastro o grigio.

Le afte sono spesso precedute da una sensazione di bruciore e si sviluppano in 24-48 ore.

Clinicamente le afte orali possono presentarsi sotto tre forme:

  • aftosi minore,
  • maggiore
  • ed erpetiforme.

L’aftosi orale minore è la forma più frequente, rappresenta l’80% dei casi e si presenta prevalentemente nei bambini e durante l’adolescenza. È caratterizzata da afte classiche, dolenti, di piccole dimensioni (diametro di 2-4 millimetri) in numero variabile da 1 a 6, localizzate prevalentemente nello spazio compreso tra le guance e le gengive. La durata è di 7-10 giorni e la risoluzione è spontanea, senza lasciare cicatrici.

L’aftosi orale maggiore (10% dei casi) si verifica soprattutto durante l’adolescenza ed è caratterizzata da lesioni aftose dolenti di grandi dimensioni (diametro fino a 10 millimetri e talvolta anche più grandi), in numero fino a 10 e localizzate in tutte le aree possibili della bocca. Possono durare fino ad un mese o anche oltre e si risolvono esitando in piccole cicatrici.

L’aftosi erpetiforme si presenta con lesioni di piccole dimensioni (diametro di circa 2 millimetri), in numero variabile da 10 a 100, che possono confluire a formare ulcere più grandi; le lesioni interessano ogni area della cavità orale ma soprattutto la superficie inferiore della lingua e si risolvono nell’arco di 10-30 giorni. Questo tipo di aftosi si verifica in soggetti adulti soprattutto di sesso femminile.

Diagnosi

La diagnosi di aftosi orale è clinica (ossia visiva), in quanto l’afta classica è ben riconoscibile:

  • forma rotonda o ovale,
  • margine netto,
  • alone color rosso vivo,
  • fondo giallo o grigio,
  • dolore locale.

Bisogna comunque valutare i possibili fattori associati o scatenanti, che tuttavia non sempre sono presenti.

Tramite degli esami del sangue si possono misurare i livelli di ferro, zinco, vitamina B9, vitamina B12, vitamina D e la conta dei neutrofili (la quota dei globuli bianchi che ci protegge dalle infezioni batteriche); l’eventuale intolleranza al glutine che caratterizza la malattia celiaca si può considerare innanzitutto mediante degli esami del sangue specifici (anticorpi anti trans-glutaminasi) da confermare poi con indagini gastroenterologiche mirate; l’associazione con eventuali infezioni locali o sistemiche si potrà valutare mediante esami del sangue (test per l’HIV, ricerca degli anticorpi anti Helicobacter pylori) o mediante specifici tamponi da eseguire sulle lesioni mucose in fase attiva per la ricerca dei virus possibilmente implicati.

In caso di aftosi orale ricorrente, è necessario considerare anche l’eventuale presenza di lesioni aftose genitali, lesioni oculari, lesioni cutanee diverse dalle afte, ed altre manifestazioni come dolori articolari, disturbi gastrointestinali, vascolari e neurologici. Queste manifestazioni, infatti, insieme alle afte orali, caratterizzano la malattia di Behçet, una patologia sistemica cronica, che interessa non solo le mucose, ma anche altri organi e che richiede quindi una diagnosi precisa ed un trattamento antiinfiammatorio mirato e prolungato nel tempo.

Gravidanza

Mentre è stata osservata l’esacerbazione delle lesioni aftose durante la fase luteale del ciclo mestruale (fase che dura 14 giorni ed è compresa tra l’ovulazione e la mestruazione) e durante la menopausa, si ottiene spesso una fase di remissione dell’aftosi durante la gravidanza e nelle donne che assumono contraccettivi orali.

Rimedi

L’aftosi orale nelle sue varie forme cliniche si risolve spontaneamente in tempi variabili da 1 a 6 settimane per ogni episodio. Quando l’aftosi è secondaria ad una malattia sottostante, è necessario innanzitutto trattare la malattia primaria così da trovare beneficio anche sulle afte.

La terapia delle afte deve essere considerata in relazione all’entità dei sintomi ed i farmaci per via sistemica devono essere riservati ai casi eccezionalmente gravi.

L’uso topico di uno steroide (cortisone) in soluzione stomatologica (sciacqui di betametasone, fluticasone propionato in spray) più volte al giorno rappresenta la prima linea di trattamento.

Anche un antibiotico della classe delle tetracicline (ad esempio doxiciclina sospesa in 5 ml di acqua) può svolgere un’azione antiinfiammatoria e disinfettante, così come una soluzione a base di clorexidina da usare più volte al giorno.

Possono alleviare notevolmente i sintomi anche gli anestetici locali in soluzione o gel (ad esempio lidocaina al 2%), da applicare soprattutto prima dei pasti, per migliorare l’alimentazione e lenire il disagio.

Anche una soluzione a base di sucralfato, una molecola composta da uno zucchero (saccarosio) + idrossido di alluminio, formando una barriera fisica sulla superficie dell’ulcera, applicata più volte al giorno, è efficace nel ridurre la durata delle afte e diminuire il dolore.

Solo nelle forme maggiori e di grado severo che hanno un impatto pesante sulla qualità di vita, si può ricorrere all’uso di farmaci antiinfiammatori (colchicina) o immunosoppressori (azatioprina o talidomide) per via orale, naturalmente sotto stretto controllo medico.

 

A cura della Dr.ssa Giulia Ciccarese, medico dermatologo

Fonti e bibliografia

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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