Alcolismo cronico: sintomi, test e pericoli

Introduzione

Con il termine “alcolismo” ci si riferisce ad una condizione patologica cronica caratterizzata dal consumo continuativo o periodico di quantità eccessive di alcol, in misura tale da determinare nell’organismo la comparsa di una vera e propria dipendenza.

Oltre che causare alterazioni comportamentali, fisiche e psichiche, che possono incidere sfavorevolmente sullo stato di salute del consumatore, l’abuso di alcol può determinare effetti negativi sulla sua vita sociale, lavorativa e relazionale, in quanto l’alcolista:

  • è ossessionato dalla necessità di consumare bevande alcoliche;
  • avverte il bisogno di aumentare progressivamente la dose di alcol assunta, perché l’organismo va incontro ad un fenomeno di assuefazione e tolleranza;
  • in caso di improvvisa interruzione del consumo si manifesta una sindrome da astinenza;
  • perde la lucidità, riducendo la capacità di giudizio, ed esponendo sé stesso o terze persone a pericoli che non è in grado di percepire come tali (ad esempio mettendosi alla guida o assumendo comportamenti promiscui);
  • perde facilmente il controllo, riducendo i propri freni inibitori, lasciandosi andare all’utilizzo di un linguaggio inappropriato, nonché a comportamenti violenti o iracondi.

I danni fisici più rilevanti, invece, coinvolgono cervello e fegato.

Il consumo cronico di alcol in gravidanza, infine, potrebbe causare danni irreversibili nel nascituro.

Bottiglia vuota di un superalcolico

iStock.com/KatarzynaBialasiewicz

Quanto alcol è possibile consumare?

Posto che non esiste una dose sicura né tanto meno benefica per l’organismo (l’alcool è di per sé una sostanza tossica e cancerogena), il consumo di bevande alcoliche dovrebbe essere moderato e consapevole.

È definita moderata una quantità giornaliera di alcol corrispondente a non più di

  • 2-3 unità alcoliche (36 grammi) nell’uomo,
  • 1-2 unità alcoliche nella donna (circa 24 grammi),
  • 1 unità alcolica nelle persone anziane (12 grammi).

Una singola unità alcolica, corrispondente a 12 grammi di etanolo, è contenuta in:

  • un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione;
  • una lattina di birra (330 ml) di media gradazione;
  • una dose da bar (40 ml) di superalcolico.

Cause e fattori di rischio

L’alcolismo tende a presentarsi maggiormente:

  • Negli uomini, rispetto alle donne;
  • In coloro che presentino una storia familiare di alcolismo (uno o entrambi i genitori alcolisti); diversi studi hanno dimostrato una maggiore suscettibilità anche in figli di alcolisti adottati da altre famiglie, a sottolineare l’esistenza di una predisposizione genetica;
  • In coloro che abusano di alcol in età precoce (in quanto vi è un rischio maggiore che avvenga l’espressione di geni che aumentano il rischio di sviluppare dipendenza e possono verificarsi degenerazioni che influiscono sul corretto sviluppo della corteccia cerebrale);
  • Nei pazienti affetti da depressione e altri disturbi mentali, in quanto il consumo di alcol può contribuire ad alleviare la propria sensazione di malessere;
  • In coloro che abbiano subito traumi infantili (in questi pazienti il rischio di sviluppare una dipendenza alcolica si associa all’aumentato rischio di soffrire di un disturbo della personalità);
  • Infine, sono considerate maggiormente a rischio di sviluppare una dipendenza da alcol, anche le persone che frequentano abitualmente alcolisti.

Sintomi

Effetti immediati

Gli effetti immediati sono dovuti ad un elevato assorbimento di alcol, in quantità superiore alla capacità di smaltimento dell’organismo, e si manifestano già a pochi minuti dall’assunzione. I sintomi (e la loro entità) dei sintomi sono variabili in proporzione al quantitativo di alcol consumato, ma possono dipendere anche da fattori quali peso corporeo del soggetto ed abitudine al consumo.

Tra i sintomi più comuni possono comparire (quantità espresse in relazione alla quantità di alcool nel sangue):

  • Da 20 a 50 mg\dl: senso di tranquillità, lieve sonnolenza, alterazione nella coordinazione motoria; è già compromessa la capacità di guida.
  • Da 50 a 100 mg\dl: alterazione nella capacità di giudizio e ulteriore compromissione della coordinazione motoria.
  • Da 100 a 150 mg\dl: difficoltà nell’articolazione del linguaggio, perdita dei freni inibitori, alterata capacità di deambulazione, disturbi nella memoria.
  • Da 150 a 200 mg\dl: comparsa di deliri e possibile letargia.
  • Da 300 a 400 mg\dl: possibile perdita di coscienza.
  • Maggiore o uguale a 400 mg\dl: dose probabilmente fatale; la morte può sopraggiungere, specialmente se il quantitativo di alcol assunto è consumato rapidamente, a causa di aritmie cardiache e difficoltà respiratorie.

Possono inoltre comparire:

Effetti a lungo termine

Sul lungo periodo i sintomi riguardano principalmente i consumatori cronici, con danni a carico del fegato, ma anche di molti altri organi:

  • Epatopatia alcolica: malattia infiammatoria a carico del fegato, causata dall’abuso protratto di alcol nel corso del tempo, che si accompagna spesso ad un accumulo epatico di trigliceridi (steatosi). I soggetti affetti possono incorrere in una vera e propria cicatrizzazione del fegato (cirrosi) e in un maggior rischio di insufficienza renale. Inoltre, essendo ridotta la possibilità da parte del fegato di depurare l’organismo da eventuali sostanze tossiche, può sopraggiungere l’encefalopatia epatica, una condizione d’intossicazione del sistema nervoso centrale, dalle possibili conseguenze fatali.
  • Cirrosi epatica: condizione di sovvertimento dell’architettura interna del fegato; il tessuto epatico normale è sostituito da un tessuto cicatriziale non funzionante. I sintomi, quando presenti, includono: inappetenza, dimagrimento, senso di malessere generale. La presenza di tessuto cicatriziale induce inoltre un aumento della pressione nei vasi sanguigni che circondano il fegato (ipertensione portale), con rigonfiamento dei vasi sanguigni di stomaco ed esofago (varici), che possono rompersi e causare emorragie.
  • Pancreatite: infiammazione del pancreas che può insorgere con dolore addominale acuto e vomito.
  • Neuropatie: i danni ai nervi possono essere responsabili della comparsa di tremori diffusi. Il consumo di alcol può inoltre determinare un danno a carico della guaina mielinica che riveste i nervi cerebrali, causando la malattia di Marchiafava-Bignami (i pazienti affetti si presentano agitati, confusi, con possibili segni di demenza).
  • Danni al cervelletto: il consumo di alcol può causare danni in questa porzione del cervello, deputata al controllo dei movimenti.
  • Carenze vitaminiche: l’alcol può ridurre l’assorbimento della vitamina B1 (tiamina); questa carenza può determinare la comparsa di patologie specifiche, come l’encefalopatia di Wernicke (associata a confusione, mancanza di coordinazione durante la deambulazione e nei movimenti oculari) con conseguenze gravi o letali. È inoltre responsabile di un’alterazione dell’assorbimento dei folati, con possibile comparsa di anemia (riduzione di emoglobina e globuli rossi).
  • Alterazioni comportamentali: una depressione persistente è molto frequente negli alcolisti.
  • Anomalie dello sviluppo fetale: basso peso alla nascita, scarso sviluppo in altezza, circonferenza cranica ridotta rispetto alla norma, danni cardiaci, danni muscolari, disabilità intellettive sono i principali sintomi che un neonato può presentare nel caso in cui la madre abbia consumato alcolici in gravidanza.

Astinenza da alcool

I sintomi d’astinenza sono correlati all’interruzione brusca dell’assunzione di alcol, che può essere legata all’impossibilità temporanea per l’alcolista di procurarsi la sostanza.

Possono comparire:

  • Forme lievi (entro le 6 ore successive alla sospensione dell’assunzione):
    • tremori,
    • cefalea,
    • debolezza,
    • nausea,
    • aumento della sudorazione,
    • talvolta convulsioni.
  • Allucinosi alcolica: Può protrarsi per giorni e beneficiare di un trattamento con farmaci antipsicotici; si manifesta con percezione di voci accusatorie o minacciose, che trasmettono un senso di inquietudine e terrore. .
  • Delirium tremens: si manifesta circa 48-72 ore dopo la sospensione del consumo di alcolici e, se non trattato, può avere conseguenze letali. I pazienti presentano:

Diagnosi e test

Il DSM-5 (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) è uno degli strumenti diagnostici per disturbi mentali maggiormente utilizzato da medici, psichiatri e psicologi di tutto il mondo; per porre diagnosi del disturbo, secondo il DSM-5, il soggetto deve aver presentato almeno 2 dei seguenti sintomi nel corso degli ultimi 12 mesi:

  • Assunzione di alcol in quantità superiori o per periodi di durata maggiore rispetto alle intenzioni del soggetto;
  • Forte desiderio di utilizzo della sostanza e tentativi fallimentari di ridurre l’assunzione dell’alcol;
  • Utilizzo di gran parte del tempo della giornata nel bere, recuperare alcolici o nel gestire i sintomi da intossicazione (come dopo una sbornia);
  • Impellente e non controllabile necessità di bere (craving);
  • Fallimenti nell’adempimento delle proprie responsabilità domestiche, lavorative o scolastiche;
  • Mantenuto utilizzo di alcol, nonostante sia alla base di ricorrenti problematiche sociali;
  • Abbandono di altre importanti attività per disporre di maggior tempo da dedicare al consumo di alcolici;
  • Utilizzo di alcol in situazioni in cui è pericoloso farlo;
  • Utilizzo di alcol nonostante la comparsa di problemi psicologici o sociali attribuibili al consumo alcolico;
  • Sviluppo di tolleranza verso l’alcol (tendenza ad assumere un quantitativo sempre maggiore di alcol per soddisfare il proprio bisogno alcolico);
  • Presenza di sintomi da crisi d’astinenza (tremori, debolezza, cefalea, sudorazione, iperreflessia, sintomi gastrointestinali, allucinazioni senza perdita di coscienza, attacchi d’ansia, confusione, disturbi del sonno) o attuazione di comportamenti volti ad evitare il sopraggiungere della crisi.

Per stabilire l’esistenza di questi sintomi il medico potrà avvalersi, durante il colloquio con il paziente, di questionari di screening e test contenenti domande specifiche.

Segnaliamo inoltre l’esistenza di un test di autovalutazione, che permette di capire se si è un consumatore a rischio.

Dal punto di vista organico sono infine utili i seguenti approfondimenti di laboratorio e strumentali:

  • Esami del sangue: principalmente emocromo, dosaggio dell’alcol nel sangue (indicativo della quantità assunta nelle ultime ore) nonché valutazione degli indici di funzionalità epatica (GGT, AST, ALT); un altro utile marcatore d’abuso cronico di alcol etilico è la trasferrina carente di carboidrati (CDT), dosabile nel siero umano, che aumenta in caso di consumo quotidiano di alcol maggiore di 60 grammi( circa 800 ml di vino a media gradazione), per circa due settimane consecutive.
  • Esame urine: l’EtG ( etilglucoride), un marcatore diretto del consumo di alcol, presente nel sangue a distanza di circa 14 ore dalla sua assunzione, è oggi reperibile anche nelle urine a distanza di 40-60 ore.
  • Esami strumentali: di grande importanza è il ruolo dell’ecografia addominale, in prima istanza, per valutare le condizioni epatiche (può seguire eventualmente una biopsia).

Nel sospetto di cirrosi, l’esecuzione di una esofagogastroduodenoscopia o di una gastroscopia, permette di valutare l’eventuale presenza di varici.

Classificazione

Il disturbo da alcol, secondo quanto esplicitato nel manuale, può riguardare:

  • Il bevitore a rischio (colui che, secondo quanto indicato precedentemente è più predisposto a sviluppare una dipendenza);
  • Il bevitore eccessivo (colui che assume un quantitativo eccessivo di alcol);
  • L’alcoldipendente (colui che avverte la necessità di assumere alcol, in quanto ha già sviluppato una forma di dipendenza).

In ognuna di queste categorie di persone possono svilupparsi alterazioni del benessere fisico e\o dei comportamenti sociali e relazionali, legati al consumo di alcol, tali da influenzare negativamente il decorso della vita quotidiana dell’alcolista.

Bevitore a rischio, bevitore eccessivo e alcoldipendente, potranno infatti presentare il disturbo, in forma:

  • Lieve: nel corso dell’anno sono comparsi 2 o 3 sintomi;
  • Moderata: nel corso dell’anno sono comparsi 4 o 5 sintomi;
  • Grave: nel corso dell’anno sono comparsi 6 o più sintomi.

Sto pensando di ridurre o smettere di bere, cosa devo fare?

Il primo passo è capire se sia necessario solo ridurre il consumo, o se sia preferibile smettere del tutto; per farlo è opportuno parlarne con un medico, valutando le diverse opzioni disponibili. Inizialmente anche aprirsi con un amico o un famigliare può essere d’aiuto.

Dal punto di vista pratico è possibile adottare gradualmente alcuni piccolo accorgimenti, per esempio anche solo 2-3 nell’arco della settimana:

  • tieni traccia di quanto bevi, scrivendolo sull’agenda o magari sullo smartphone,
  • poniti degli obiettivi, per esempio limitando il numero di giorni in cui bere e la quantità consumata,
  • trova alternative per occupare il tempo che normalmente dedicavi al consumo di alcolici (hobby, tempo speso con i famigliari, …); è stato dimostrato che l’attività fisica ad alta intensità è in grado di ridurre i sintomi d’astinenza;
  • evita i fattori scatenanti, come attività, luoghi e frequentazioni che possono aumentare il rischio di bere,
  • rifiuta con gentile fermezza ogni offerta di consumo di alcool in compagnia,
  • nei casi di dipendenza più profonda non aver paura di rivolgerti al medico o allo specialista (tipicamente un neurologo specializzato), che sarà in grado di guidarti con professionalità verso la risoluzione del problema.

Cambiare abitudini (pensiamo al fumo, all’alcool, ma anche al cibo in caso di diete ricche di junk e comfort-food) può richiedere molti sforzi ed è normale che non sempre si riesca a vincere la propria sfida al primo tentativo, ma si tratta di esperienza, non di una sconfitta.

Le battute d’arresto sono comuni, ma ogni sforzo ti avvicina al tuo obiettivo.

Se un approccio non funziona, prova qualcos’altro; sul lungo periodo le probabilità di successo sono dalla tua parte, la ricerca mostra che la maggior parte degli alcolisti alla fine riesce e vincere la propria sfida.

Trattamenti

La cura del paziente alcolista include la partecipazione a terapie di gruppo e a colloqui individuali, con lo scopo di:

  • Motivare il paziente al cambiamento;
  • Facilitare la consapevolezza della propria problematica;
  • Stimolare il controllo emozionale;
  • Fornire al paziente un supporto durante la disintossicazione.

In vari momenti del percorso di disassuefazione potrebbe essere necessario il ricorso ad alcuni farmaci, come in caso di:

  • Crisi di astinenza: possono essere somministrati farmaci ad effetto sedativo, come le benzodiazepine.
  • Altri farmaci quali: naltrexone, disulfiram, acido gamma idrossibutirrico e acamprosato, potrebbero essere utilizzati, su indicazione medica, nel trattamento della dipendenza da alcol, per ridurre il craving (il bisogno impellente di bere), il rischio di ricadute e la sintomatologia correlata all’astinenza.

A cura della Dr.ssa Chiara Russo, medico chirurgo

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

  • Malattie
  • Scheda presente nelle categorie:

Link sponsorizzati

Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


Commenti, segnalazioni e domande

Gentile utente, per garantire maggiormente la tua privacy i tuoi contributi potrebbero essere mostrati sul sito in forma anonima.
Leggi le condizioni d'uso dei commenti.

La sezione commenti è attualmente chiusa.