Introduzione

L’alopecia androgenetica, o calvizie, è un progressivo diradamento dei capelli dovuto ad un processo di miniaturizzazione, ovvero di assottigliamento ed accorciamento del fusto del pelo, con successiva involuzione dei follicoli piliferi.

Può interessare sia il genere maschile sia il genere femminile.

Il decorso è progressivo e la prognosi varia in base al sesso:

  • nell’uomo è difficile prevedere la rapidità dell’evoluzione ed il grado finale dell’alopecia che, specialmente in assenza di trattamento, può arrivare anche alla calvizie;
  • nella donna invece è raro che si arrivi alla calvizie totale; indipendentemente dall’età di insorgenza, l’alopecia generalmente progredisce dopo la menopausa a causa del calo degli estrogeni.

Le opzioni terapeutiche disponibili sono essenzialmente di tipo farmacologico e chirurgico.

Causa

L’alopecia androgenetica è dovuta all’effetto combinato di due fattori:

  • predisposizione ereditaria,
  • eccesso di “ormoni maschili” (o androgeni).

Nei follicoli dei pazienti con alopecia androgenetica sono in particolare i livelli di idrotestosterone ad essere molto maggiori rispetto ai soggetti senza alopecia. Il diidrotestosterone è la forma attiva del testosterone, un ormone maschile prodotto dai testicoli ed in misura minore dalle ovaie e dalla ghiandola surrenalica (in quantità minima quindi questo ormone è prodotto anche dalle donne). L’aumentata quantità di diidrotestosterone nei follicoli dei capelli è conseguente all’incremento di attività di un enzima dal nome 5α-reduttasi di tipo II, una proteina che converte il testosterone della sua forma biologicamente più attiva, il diidrotestosterone.

Quest’ultimo agisce accelerando, e di conseguenza abbreviando, la fase di crescita del capello: la crescita accelerata è quindi incompleta e ne deriva un capello particolarmente sottile e corto (pelo vellus), simile ai peli fisiologicamente presenti sulle guance della donna o del bambino.

In fase avanzata, i peli velli scompaiono e sopraggiungono fenomeni di degenerazione dei follicoli e della cute del cuoio capelluto, che diventa sottile e lucido.

Fattori di rischio

La calvizie è diffusa nella popolazione caucasica più che nelle altre; interessa entrambi i sessi, con una netta predominanza di quello maschile:

si stima che oltre il 50% degli uomini adulti ne sia affetto contro il 30% delle donne.

Per questa condizione esiste una predisposizione familiare: maschi con padre e nonno materno completamente calvi possono arrivare a stadi di calvizie avanzati già nel secondo decennio di vita. Le femmine che hanno un eguale background familiare raggiungono invece un evidente diradamento nel quarto decennio di vita, ma senza arrivare mai allo stadio maschile corrispondente.

Nella maggior parte dei casi, l’alopecia androgenetica deve considerarsi fisiologica e legata all’età, ma nella donna può anche essere la manifestazione di disturbi endocrinologici ovarici o surrenalici. Nella donna in post-menopausa, la cessazione della sintesi ovarica di ormoni estrogeni, gli “ormoni femminili” che coordinano l’attività degli organi riproduttivi e che sono implicati nel ciclo mestruale, gravidanza e menopausa, induce uno aumento relativo degli “ormoni maschili”: questo comporta il diradamento dei capelli per via dell’effetto del diidrotestosterone sulla crescita del fusto del pelo.

I contraccettivi orali contenenti un ormone progestinico ad attività androgenica (nortestosterone) possono determinare diradamento con lo stesso meccanismo che è alla base dell’alopecia androgenetica, così come il ginseng e gli anabolizzanti (danazolo).

Sintomi

Si definiscono due tipi di alopecia androgenetica:

  • il tipo femminile comporta un diradamento progressivo a livello del vertice e delle regioni parietali cioè laterali del cuoio capelluto, evidente soprattutto in corrispondenza della scriminatura; 
  • il tipo maschile comporta un diradamento che inizia nella zona frontale e a livello delle tempie e che, in un periodo di tempo variabile, può progredire portando all’aspetto della “chierica” con persistenza solo di una banda laterale e posteriore di capelli a forma di ferro di cavallo. 

Il tipo maschile può essere presente anche nella donna, ma senza arrivare mai alla calvizie totale, e viceversa il tipo femminile può presentarsi nell’uomo.

Diagnosi

La diagnosi si basa sull’esame clinico del cuoio capelluto.

L’alopecia androgenetica va differenziata da

  • alopecia indotta da farmaci, per esempio da alcuni anticoagulanti ed antiipertensivi, ormoni androgeni, chemioterapici ed altri medicinali,
  • alopecia areata diffusa (una forma di caduta di capelli dovuta a fattori stressanti psicologici o fisici),
  • alopecia in corso di sifilide,
  • alopecie che si verificano in seguito ad importanti anemie da carenza di ferro e tiroiditi.

Cura e rimedi

L’approccio di elezione per il trattamento dell’alopecia androgenetica, sia nell’uomo che nella donna, è essenzialmente farmacologico.

La terapia locale consiste nell’applicazione sul cuoio capelluto di una soluzione a base di minoxidil al 2% o al 5%; si tratta di un farmaco utilizzato inizialmente solo come antiipertensivo per bocca e divenuto in seguito oggetto di ricerca quando ci si accorse che i pazienti che lo assumevano sviluppavano ipertricosi, ovvero un aumento della pelosità. È dimostrato che l’applicazione due volte al giorno di Minoxidil permette, dopo almeno 3 mesi di trattamento, l’inversione del processo di trasformazione del capello in pelo vellus. L’effetto non è però eclatante:

  • si ottiene una ricrescita di capelli normali nel 25% dei casi,
  • un arresto della miniaturizzazione in un altro 25%
  • ed un fallimento nel restante 50% dei casi.

Inoltre, una volta sospesa la terapia, si ottiene la regressione alla situazione pre-terapia.

Il trattamento sistemico prevede la somministrazione di farmaci anti-androgeni come la finasteride, un inibitore dell’enzima 5α-reduttasi di tipo II normalmente usato per l’ipertrofia prostatica benigna, che può essere utilizzato però solo nei maschi e nelle donne in menopausa. Anche questo trattamento, se interrotto, fa ritornare il paziente alla situazione di partenza.

Sono possibili, infine, terapie di tipo chirurgico: la più comune prevede un autotrapianto, procedura che consiste nel prelievo di follicoli dalla zona occipitale del cuoio capelluto (dove i capelli sono più folti) e nel successivo innesto di questi nelle regioni a più bassa densità. Le procedure chirurgiche, se praticate da chirurghi esperti dei capelli, possono risultare efficaci, ma richiedono diversi mesi e risultano dolorose e costose.

Le terapie sopraindicate sono sconsigliate durante gravidanza ed allattamento.

 

A cura della Dr.ssa Giulia Ciccarese, medico chirurgo specialista in Dermatologia e Venereologia

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-
    Hill 4° edizione.
  • Braun-Falco O., Plewing G., Wolff H.H., Burgdorf W.H.C. Dermatologia. Edizione italiana a cura di Carlo Gelmetti. Sprienger – Verlag Italia 2002.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente
    trasmesse. Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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