Introduzione

L’alopecia areata è una caduta acuta di capelli e/o peli che porta alla formazione di aree glabre di forma tondeggiante del cuoio capelluto e/o della barba.

L’evoluzione dell’alopecia areata è variabile e difficilmente prevedibile: nei due/terzi dei pazienti le chiazze vanno incontro a regressione spontanea nell’arco di 6-12 mesi, negli altri casi invece persistono e, anzi, tendono ad allargarsi e a confluire con chiazze vicine costituendo diradamenti più ampi ed estesi.

I casi di alopecia areata con prognosi migliore sono quelli dei soggetti adulti che presentano una singola chiazza.

Fattori prognostici sfavorevoli sono invece:

  • giovane età alla prima manifestazione di malattia,
  • localizzazione nelle regioni nucale e temporale (ofiasi),
  • ampia diffusione dell’alopecia,
  • elevata velocità di progressione,
  • presenza di dermatite atopica o predisposizione familiare ad essa.

Nonostante sia una condizione completamente reversibile, si tratta di un problema incredibilmente stressante per chi ne soffre.

Fotografia della nuca di un uomo colpito da alopecia areata

iStock.com/HeidiFrerichs

Classificazione

L’alopecia areata si definisce

  • totale quando coinvolge tutto il cuoio capelluto,
  • universale quando coinvolge tutti i peli del corpo.

La localizzazione al cuoio capelluto nelle regioni delle tempie e della nuca prende il nome di ofiasi, una variante nota per essere persistente e resistente alle terapie.

La sindrome di Maria Antonietta, descritta come un apparente rapido imbianchimento di tutti i capelli (anche nel corso di una sola notte), consiste in un’alopecia areata acutissima che colpisce solo i capelli pigmentati (colorati), che cadono completamente a differenza di quelli bianchi, che invece rimangono adesi al cuoio capelluto; da notare che non è ancora stata chiarita la ragione alla base di questa resistenza del capello bianco.

Causa

L’alopecia areata interessa soprattutto soggetti giovani, di età inferiore ai 40 anni, senza predilezione di sesso.

La causa non è ancora del tutto nota, ma l’ipotesi maggiormente condivisa prevede che si tratti di un processo autoimmune, ovvero di un’aggressione da parte del sistema immunitario nei confronti delle cellule cutanee (cheratinociti) che si trovano nel bulbo del capello, anche detto matrice pilare/follicolo pilifero: il capello che cresce a partire da un bulbo aggredito è quindi più sottile e fragile del normale e tende a spezzarsi ed a cadere.

Non si conosce a tutt’oggi l’agente scatenante alla base del processo autoimmune, ma si ritiene che i cheratinociti dei follicoli piliferi dei soggetti colpiti siano abnormemente sensibili a specifici stimoli (esterni e/o interni).

I fattori che aumentano la probabilità di sviluppare alopecia areata sono:

  • sindrome di Down (il 10% delle persone con questa sindrome sviluppa alopecia spesso resistente alle terapie),
  • sindrome di Vogt-Koyanagi (rara malattia autoimmune con manifestazioni neurologiche, oculari, otorinolaringoiatriche e cutanee),
  • dermatite atopica
  • malattia autoimmuni come
    • tiroidite di Hashimoto,
    • vitiligine
    • e gastrite atrofica.

Sintomi

La perdita dei capelli tipica dell’alopecia areata comporta la comparsa sul cuoio capelluto di una o più chiazze rotondeggianti, a margini netti, prive di capelli: la superficie di queste chiazze è liscia in assenza di arrossamento e/o desquamazione.

Analoghe manifestazioni possono interessare nell’uomo la zona della barba.

Le caratteristiche della parte periferica della chiazza forniscono utili informazioni sullo stato di attività dell’alopecia:

  • se i capelli/peli della parte periferica possono essere asportati facilmente con una lieve trazione, ci si può aspettare un ulteriore allargamento della chiazza glabra;
  • al contrario, se sono resistenti, ci si attende una remissione.

Nella fase di remissione, inoltre, i nuovi capelli/peli possono crescere di colore più chiaro (leucotrichia) per poi ritornare in un secondo tempo al loro colore naturale.

Quando l’alopecia è in fase di attività, alla periferia della chiazza si possono osservare i cosiddetti “capelli/peli a punto esclamativo” e i “capelli/peli cadaverizzati”:

  • I “capelli/peli a punto esclamativo” sono capelli/peli troncati a qualche millimetro dall’origine, biforcuti nella porzione terminale ed assottigliati in quella iniziale;
  • i “capelli/peli cadaverizzati” sono invece piccoli punti neri che rappresentano tutto ciò che rimane di un capello/pelo troncato allo sbocco dal suo follicolo.

Le sedi iniziali più comuni sono il cuoio capelluto e la barba; le sopracciglia, le ciglia e gli altri peli del corpo sono colpiti meno frequentemente.

Alla perdita dei capelli è comunemente associato un interessamento delle unghie con presenza di depressioni puntiformi (onicopatia puntata).

Diagnosi

La diagnosi si basa sul semplice esame clinico, che può essere completato dall’esame dermatoscopico manuale (l’ingrandimento offerto dallo strumento consente di rilevare facilmente i peli a punto esclamativo e cadaverizzati).

Devono comunque essere vagliate ed escluse altre possibili condizioni che comportano la caduta dei capelli, come

  • infezioni
    • batteriche (sifilide),
    • fungine (tinea capitis).
  • e la tricotillomania, disturbo ossessivo-compulsivo caratterizzato dal bisogno compulsivo di tirare e strappare i capelli.

Esami del sangue specifici possono essere prescritti dallo specialista per approfondire l’eventuale presenza di malattie autoimmuni associate.

Cura

Gli obiettivi terapeutici per la cura dell’alopecia areata sono volti essenzialmente ad accelerare la ricrescita dei capelli; in alcuni pazienti i capelli ricrescono in via definitiva, mentre in altri si osservano periodiche recidive nel corso degli anni. Data la variabilità e l’imprevedibilità della patologia è quindi di fondamentale importanza che si instauri un rapporto di reciproca fiducia tra medico e paziente.

Tutti i farmaci immunosoppressivi sono teoricamente in grado di arrestare il processo (probabilmente autoimmunitario) che porta alla caduta dei capelli e quindi di farli ricrescere.

I farmaci più usati sono i corticosteroidi topici, ovvero sotto forma di creme o lozioni, che non devono essere mai interrotti bruscamente per evitare il fenomeno del “rimbalzo”, ossia un immediato e significativo peggioramento alla sospensione del farmaco.

Solo nelle forme resistenti ed estese si utilizzano invece i cortisonici per bocca.

Possibili alternative alla classica terapia cortisonica sono la fototerapia e la terapia con acido squarico.

In alcuni casi resistenti alle terapie, nell’attesa che la condizione regredisca spontaneamente, si può valutare di indossare una parrucca, soluzione che esclude il problema dei possibili affetti collaterali dei farmaci.

 

A cura della Dr.ssa Giulia Ciccarese, medico dermatologo

Fonti e bibliografia

  • Cainelli T., Giannetti A., Rebora A. Manuale di dermatologia medica e chirurgica. McGraw-
    Hill 4° edizione.
  • Braun-Falco O., Plewing G., Wolff H.H., Burgdorf W.H.C. Dermatologia. Edizione italiana a cura di Carlo Gelmetti. Sprienger – Verlag Italia 2002.
  • Saurat J, Grosshans E., Laugier P, Lachapelle J. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse.
  • Edizione italiana a cura di Girolomoni G. e Giannetti A. Terza edizione 2006. Masson.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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