Introduzione

L’ansia è uno stato emotivo penoso e sgradevole che deriva dall’attesa dolorosa di un pericolo indeterminato ed imminente, che si crede di non riuscire ad affrontare.

Chi soffre di questo disturbo vive in uno stato di tensione emotiva che può avere delle caratteristiche simili alla paura, ma che a differenza di questa non riguarda un pericolo obiettivo, esterno e attuale.

Il disturbo può rappresentare una risposta di comune riscontro in vari momenti della vita: insorge di fronte a situazioni difficili o inusuali e consente l’attivazione di iniziative e comportamenti atti a superare gli ostacoli o a permettere l’adattamento ad una nuova situazione.

Esistono quindi un’ansia e una paura fisiologiche che nascono come uno strumento dell’istinto di conservazione e ci permettono di affrontare al meglio pericoli ed avventi avversi.

Queste condizioni possono però diventare patologiche quando i sintomi assumono particolare

  • tipologia,
  • intensità
  • e durata.

L’ansia fisiologica recede una volta terminato lo stimolo che l’ha causata, mentre quella patologica persiste e tende ad essere sempre presente in maniera più o meno evidente.

Le forme patologiche si manifestano inoltre in assenza di una minaccia esterna reale, viene scatenata da dei conflitti psichici interni e assume caratteristiche tali da interferisce con la normale funzionalità del soggetto intesa come vita familiare, sociale e lavorativa.

L’ansia può essere causa, oltre che di malessere psicologico, anche di numerosi sintomi fisici, tra cui ricordiamo:

  • vertigini,
  • stanchezza,
  • tachicardia e/o palpitazioni,
  • dolori e tensione muscolare,
  • tremori,
  • bocca asciutta,
  • sudorazione eccessiva,
  • mancanza di respiro,
  • mal di stomaco,
  • mal di testa,
  • formicolio,
  • insonnia.

I disturbi d’ansia sono molto diffusi all’interno della popolazione e interessano in prevalenza il sesso femminile (30% delle donne contro il 19% degli uomini). L’età di insorgenza è variabile ma in genere è una problematica che inizia a manifestarsi già negli adolescenti o nei giovani adulti.

Può comparire in forma isolata, oppure far parte di un quadro più complesso in cui rientrano anche altri disturbi, come ad esempio le sindromi depressive. Non è sempre facile operare un distinguo tra ansia e depressione ma una differenza fondamentale tra le due la si ritrova nella visione che il soggetto ha del futuro:

  • nelle forme depressive il futuro è inesistente e troncato, non viene percepito perché la condizione attuale è vissuta come qualcosa di perenne che non potrà cambiare;
  • chi soffre d’ansia invece ha una percezione ben definita del proprio futuro, che però assume delle caratteristiche minacciose e catastrofiche.
Donna in ansia seduta su un letto

iStock.com/NicolasMcComber

Cause e classificazione

Nel DSM-V, l’ultima edizione del manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali, all’interno dei disturbi d’ansia troviamo diverse sottocategorie, le principali comprendono:

  • disturbo d’ansia generalizzato,
  • disturbo da attacchi di panico,
  • agorafobia,
  • fobia specifiche,
  • fobie sociali.

Disturbo d’ansia generalizzato

Il disturbo d’ansia generalizzato (GAD, in base alla terminologia inglese), è una forma che interessa soprattutto il sesso femminile ed relativamente diffuso (le stime parlano di un 3-5% della popolazione); si tratta di un disturbo che viene talvolta sottovalutato, ma che è in grado di impattare significativamente sulla qualità di vita del paziente.

Il nome deriva dall’osservazione che l’ansia non è limitata e/o focalizzata a un determinato contesto e il paziente è in genere in grado di identificare chiaramente il confine tra preoccupazioni razionali e ansiose, ma nonostante tutto non riesce a farvi fronte.

Il disturbo viene definito cronico, con insorgenza precoce (il paziente si descrive come “ansioso da sempre”); è caratterizzato da un’apprensione eccessiva e continua, uno stato d’allarme persistente che si manifesta sotto forma di segni e sintomi fisici e cognitivi.

In molti pazienti si rileva anche la contemporanea presenza di disturbi del sonno, parte di un circolo vizioso che è in grado di auto-alimentarsi.

Disturbo da attacchi di panico

L’attacco di panico ha come caratteristica essenziale l’ansia che si presenta nella sua massima manifestazione. Ha tipicamente esordio improvviso, raggiunge l’apice in pochi minuti e dura all’incirca un’ora; chi ne soffre descrive

  • sensazioni di paura intensa,
  • il pensiero di
    • essere in procinto di morire,
    • perdere il controllo o di impazzire,
    • avere un infarto o un ictus,
    • soffocare.

Spesso si avverte la necessità di allontanarsi dal luogo in cui si è vissuto l’attacco mentre altre volte è presente il fenomeno del “congelamento”, durante il quale la persona non riesce più a muoversi.

Solitamente questa sensazione di panico e angoscia è accompagnata da un corteo di sintomi fisici:

  • palpitazioni,
  • tachicardia,
  • sudorazione,
  • tremori,
  • formicolii,
  • sensazione di soffocamento,
  • dolore al petto,
  • nausea,
  • dolori addominali,
  • sensazione di instabilità,
  • svenimento,
  • derealizzazione (sensazione di irrealtà in cui la persona non percepisce più l’ambiente esterno come qualcosa di familiare),
  • depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi).

Una volta terminato l’evento acuto possono permanere dei postumi come un senso di fiacchezza, incapacità di comprendere ciò che è appena avvenuto, senso di vulnerabilità e fragilità.

Comunemente il paziente si reca in pronto soccorso con il timore che i sintomi avvertiti, soprattutto se respiratori o cardiaci, indichino una condizione di grave patologia che egli avverte come potenzialmente letale.

Abitualmente l’attacco di panico non è innescato da stimoli specifici, è cioè inaspettato ed improvviso e può avvenire anche in situazioni in cui il soggetto sembra apparentemente tranquillo.

Esistono però alcuni casi in cui esso può essere provocato: il paziente riconosce cioè l’esistenza di situazioni che ne favoriscono l’insorgenza, come succede ad esempio ad alcuni pazienti oncologici ogniqualvolta si apprestano a ricevere trattamenti radio o chemioterapici.

Tra un attacco di panico e l’altro la persona presenta generalmente un’ansia anticipatoria: ha cioè timore che si presenti l’attacco successivo e vive in un circolo vizioso in cui la paura della paura si autoalimenta.

L’attacco di panico si può presentare in maniera isolata ma se assume particolari caratteristiche in termini di frequenza e intensità può diventare il sintomo di un disturbo strutturato e specifico che è il disturbo da attacco di panico.

In chi soffre di questo disturbo gli attacchi tendono a ripetersi con una frequenza che può variare nei diversi periodi della vita a seconda dello stato di stress del soggetto. In alcuni casi può diventare un disturbo latente che si manifesta solo nei momenti di maggiore tensione ma solitamente, se non viene trattato, gli episodi tendono a diventare via via più frequenti. È quindi molto importante cercare aiuto e non trascurare la propria condizione in quanto se trattato abbastanza precocemente, sia con psicoterapia che con farmacoterapia, si può andare incontro a guarigione.

Agorafobia

È una condizione caratterizzata dall’ansia relativa al ritrovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi o in cui potrebbe non essere disponibile aiuto nel caso di un attacco di panico, come i posti affollati o i luoghi di trasporto pubblici. Comprende anche la paura di stare negli spazi aperti che non hanno confini ben delineati come piazze, strade e campi anche senza la necessità della presenza di una folla.

La fobia di queste situazioni, apparentemente così diverse tra loro, trova spiegazione nel fatto che sono tutte accomunate dall’evenienza di star male e non poter essere soccorsi oppure di non poter fuggire in caso di pericolo.

L’agorafobia ha andamento cronico, non episodico ed è per questo motivo in genere invalidante; la maggior parte delle persone che ne soffrono presenta anche il disturbo da attacchi di panico.

Fobie specifiche

Per fobia specifica si intende un timore eccessivo e immotivato di situazioni, oggetti o attività normalmente inoffensive. Spesso chi ne soffre è consapevole dell’irragionevolezza della propria paura ma nonostante questo mette in atto una condotta di evitamento al fine non dover mai affrontare l’oggetto che genera la fobia.

Esiste un numero pressoché illimitato di fobie dato che possono essere scatenate dagli oggetti o dalle situazioni più disparati: le forme più comuni sono rivolte contro

  • animali,
  • sangue,
  • altezze,
  • luoghi chiusi,
  • mezzi di locomozione,
  • agenti atmosferici,
  • sporco,
  • morte,
  • malattie.

Sono delle problematiche estremamente comuni e, a differenza degli altri disturbi d’ansia, interessano maggiormente gli uomini.

Fobia sociale

Nella fobia sociale esiste una paura marcata e persistente dell’interazione con le altre persone e delle situazioni sociali o prestazionali.

Tipicamente chi ne soffre presenta ipersensibilità ai giudizi altrui, paura del rifiuto e forte tendenza all’autosvalutazione.

Quando l’ansia anticipatoria correlata interferisce con la vita dell’individuo, impedendo per esempio lo svolgimento della propria professione o compromettendo i rapporti sociali, si parla di disturbo fobico.

Tra i vari quadri che interessano la fobia sociale ci sono il parlare in pubblico (la cosiddetta paura da palcoscenico), interagire persone importanti o con i propri superiori, sostenere esami, partecipare a feste o pranzi, guardare le altre persone negli occhi e lavorare o scrivere mentre si è osservati.

Sintomi

Le manifestazioni dell’ansia presentano una soggettività molto elevata: esistono infatti svariati sintomi e ogni individuo tende a presentarne prevalentemente alcuni piuttosto che altri.

Essi possono interessare la sfera emotiva, fisica o comportamentale.

I sintomi psichici dell’ansia comprendono:

  • tensione psichica,
  • agitazione,
  • senso di paura, comparsa di paure precedentemente inesistenti o di situazioni o cose specifiche (fobie),
  • presenza di ansia anticipatoria: timore di eventi che stanno per accadere e vengono percepiti come pericolosi,
  • sensazione di essere fragili e vulnerabili,
  • aumentata irritabilità,
  • condizione di continua allerta e ipervigilanza,
  • incapacità di rilassarsi,
  • difficoltà di concentrazione, deficit di attenzione,
  • vuoti di memoria.

I sintomi fisici dell’ansia possono essere:

  • insonnia,
  • mal di testa,
  • tensione muscolare,
  • scarsa salivazione,
  • sensazione di nodo alla gola,
  • sintomi gastrointestinali:
  • vertigini, sensazione di sbandamento e instabilità posturale,
  • aumentata frequenza della minzione,
  • sintomi respiratori:
    • difficoltà respiratoria,
    • fame d’aria,
    • sensazione di soffocamento, di peso sul petto o costrizione,
  • sintomi cardiaci:
    • aumento della frequenza cardiaca,
    • palpitazioni,
    • dolore al petto che può portare alla convinzione di avere un infarto,
  • intensa sudorazione,
  • alterazione della percezione di caldo e freddo,
  • stanchezza fisica,
  • sintomi neurologici:
    • parestesie,
    • formicolii,
    • perdita di coscienza,
    • svenimento.

I sintomi comportamentali, infine, possono essere:

  • evitamento delle situazioni che creano ansia con anche ripercussioni sul piano sociale e lavorativo,
  • strategie di rassicurazione, ad esempio chiedere ad una persona fidata di essere accompagnati nei luoghi che generano ansia,
  • compromissione dei normali rapporti interpersonali per l’assunzione di comportamenti anomali.

Cura e rimedi

Nel disturbo d’ansia generalizzato, in cui si evidenziano ansia e preoccupazione croniche ed eccessive nei confronti di parecchie situazioni o attività della vita, possono essere ottenuti buoni risultati con la psicoterapia e la terapia farmacologica.

Le terapie ad orientamento psicoanalitico cercano di identificare la causa dell’angoscia attraverso l’introspezione e la ricerca di conflitti sottostanti, mentre con l’approccio cognitivo-comportamentale si possono ottenere buoni risultati grazie a un orientamento focalizzato prevalentemente sul presente e sulla risoluzione di paure e ansie: al paziente vengono insegnate tecniche per far fronte alle distorsioni di pensiero indotte dalla patologia.

La terapia farmacologica si basa soprattutto su ansiolitici benzodiazepinici, buspirone o farmaci appartenenti alla classe degli SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina).

Disturbo da attacchi di panico e agorafobia

Come per gli altri disturbi d’ansia un primo passo importante consiste nel rassicurare il paziente riguardo al fatto che il suo disturbo è ben conosciuto e curabile.

Alcuni suggerimenti utili consistono nell’eliminazione del caffè e dell’alcool dalla dieta.

Per contrastare l’iperventilazione che si manifesta durante l’attacco di panico può essere consigliato trattenere il respiro per 10-15 secondi o respirare all’interno di un sacchetto. Anche tecniche di rilassamento possono aiutare il paziente ad avere un maggiore autocontrollo durante l’attacco di panico.

Le strategie terapeutiche del disturbo di attacchi di panico si basano sulla psicoterapia da sola o associata a farmaci; le benzodiazepine vengono di solito somministrate durante o subito dopo l’attacco acuto per abbreviare la durata dei sintomi e rappresentano quindi un trattamento temporaneo, gli SSRI vengono invece prescritti come terapia a medio-lungo termine.

Fobie specifiche

La cura delle fobie specifiche si fonda soprattutto sull’intervento psicoterapico, con particolare rilievo dei trattamenti cognitivo-comportamentali, in cui sono usate tecniche come l’esposizione graduale e progressiva agli oggetti e alle situazioni che generano timore per aiutare il paziente ad affrontare le sue fobie e a riconoscerle infine come innocue.

Fobie sociali

Nelle fobie sociali la psicoterapia sembra dare risultati migliori rispetto ai soli farmaci, a cui può peraltro associarsi. Ci si può servire sia di tecniche psicodinamiche che cognitivo-comportamentali.

I farmaci maggiormente impiegati sono gli IMAO (inibitori non selettivi delle monoaminossidasi) e i β-bloccanti che vanno a contrastare i sintomi e a ridurre le manifestazioni periferiche dell’ansia come la tachicardia, la sudorazione e il tremore.

Fonti e bibliografia

  • Gilberti, Rossi. Manuale di psichiatria. VI ed., Piccin, 2007.
  • American Psychiatric Association. Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali. V ed., Cortina Raffaello Editore, 2014.

A cura della Dottoressa Giulia Grotto

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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