Arresto cardiaco: cause, sintomi e conseguenze

Cos’è l’arresto cardiaco?

L’arresto cardiaco è l’improvvisa cessazione della funzione di pompa del cuore. La diretta conseguenza dell’arresto cardiaco è la perdita di coscienza e il blocco della respirazione.

L’arresto cardiaco è una condizione potenzialmente reversibile se vengono effettuate le opportune e tempestive manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP); se non adeguatamente e velocemente trattato l’arresto cardiaco porta inevitabilmente alla morte del paziente.

Durante l’arresto cardiaco

  • il cuore è fermo,
  • il sangue non circola più e di conseguenza non viene più ossigenato dai polmoni.

In assenza di ossigeno tutti gli organi del corpo umano vanno incontro a morte, in particolare:

  • Il cervello è il primo organo ad andare in sofferenza e dopo circa 8 minuti senza ossigeno va incontro a morte.
  • Gli organi interni come il fegato muoiono dopo circa 30 minuti.
  • I muscoli scheletrici invece riescono a sopravvivere fino a 2 ore in assenza di ossigenazione.

La causa più comune di arresto cardiaco è l’infarto del miocardio, ma vi sono moltissime altre condizioni che possono causarlo, come per esempio alterazioni degli elettroliti nel sangue (sodio, potassio, calcio), gravi emorragie, problemi cardiaci ereditari.

L’arresto cardiaco non deve quindi essere confuso con l’infarto del miocardio; sebbene spesso siano associati, si tratta di due entità distinte, in cui l’infarto del miocardio conduce ad arresto cardiaco solo in particolari condizioni.

La diagnosi di arresto cardiaco viene effettuata mediante la rilevazione dell’assenza di battito cardiaco e viene confermata da un elettrocardiogramma.

Il trattamento dell’arresto cardiaco prevede una rapida rianimazione cardiopolmonare e, se possibile, l’uso del defibrillatore.

La prognosi dipende principalmente dalla rapidità di intervento: quanto più precoce è la catena del soccorso, tanto più probabile è la ripresa del battito cardiaco.

Donna svenuta in arresto cardiaco, soccorsa da due passanti che applicando la rianimazione cardiopolmonare

iStock.com/Jan-Otto

I numeri dell’arresto cardiaco

Si stima che l’arresto cardiaco provochi in Italia circa 50 000 morti all’anno; di queste circa l’80% è causato dalla cardiopatica ischemica (infarto del miocardio), ma vi sono moltissime altre cause di arresto cardiaco.

In Italia quindi si stima indicativamente 1 caso ogni 1000 abitanti all’anno.

L’arresto cardiaco è la principale causa di morte nei maschi di età compresa tra i 20 e i 60 anni, in particolare causa:

  • 76% dei decessi tra i 20 e i 39 anni
  • 62% dei decessi tra i 40 e i 54 anni
  • 58% dei decessi tra i 55 e i 64 anni
  • 40-50% dei decessi tra i 65 e i 74 anni

La percentuale di sopravvivenza è stimata essere attorno al 2% dei casi, ma è molto variabile in base alla rapidità di intervento:

  • sale al 20-35% in caso di defibrillazione precoce,
  • arriva al 50% in caso di defibrillazione entro 5 minuti.

Arresto cardiaco o infarto? Le differenze

  • L’infarto è una condizione caratterizzata dalla chiusura di una delle arterie coronarie, i vasi sanguigni responsabili del rifornimento di ossigeno e nutrienti al cuore; privato del vitale apporto di sangue, il tessuto cardiaco va gradualmente incontro a morte.
  • L’arresto cardiaco è caratterizzato dall’interruzione del funzionamento di pompa del cuore, che ha come conseguenza il blocco della respirazione e la cessazione del rifornimento di sangue ossigenato al resto del corpo.
  • Possiamo definire l’arresto cardiaco come un problema elettrico, legato cioè ad un malfunzionamento del ritmo del cuore; l’infarto è invece un problema circolatorio, conseguente all’insufficiente approvvigionamento di sangue al cuore stesso.
  • L’arresto cardiaco improvviso può verificarsi dopo un infarto o durante il recupero. Gli attacchi di cuore aumentano il rischio di arresto cardiaco improvviso.
  • Molti arresti cardiaci negli adulti si verificano a causa di un infarto, in quanto situazione capace d’innescare lo sviluppo di un ritmo cardiaco alterato e che può condurre al blocco della funzionalità di pompa.

Cause

Le cause di arresto cardiaco sono molteplici:

  • infarto del miocardio (è la più frequente, ma non tutti i casi di infarto portano ad arresto cardiaco)
  • embolia polmonare
  • emorragia grave
  • aritmie cardiache
  • cardiomiopatia dilatativa
  • cardiomiopatia ipertrofica
  • pneumotorace iperteso
  • anomalie cardiache ereditarie, spesso in questi casi l’arresto cardiaco è la prima manifestazione di tali anomalie (tra le più frequenti si annoverano la sindrome di Brugada e la sindrome del QT lungo)
  • insufficienza respiratoria (è la causa più frequente di arresto cardiaco in neonati e lattanti)
  • intossicazioni da farmaci
  • intossicazione da sostanze stupefacenti
  • alterazioni metaboliche (ipoglicemia, iperglicemia)

Sintomi

I sintomi iniziali dell’arresto cardiaco variano a seconda della condizione causale.

Nel paziente in condizioni terminali l’arresto cardiaco è preceduto da un lento deterioramento clinico, caratterizzato da un particolare ritmo respiratorio chiamato gasping o respiro agonico. Il paziente sviluppa un rallentamento degli atti respiratori che piano piano vanno diminuendo in frequenza; l’ossigenazione diventa presto inadeguata e questo conduce in breve tempo all’arresto cardiaco.

Nel caso di arresto cardiaco improvviso in un paziente apparentemente sano i sintomi premonitori possono essere:

I sintomi sono spesso seguiti molto rapidamente dall’arresto cardiaco: improvvisamente il cuore smette di battere, il paziente cessa di respirare e perde conoscenza.

il cervello è molto sensibile alla mancanza di ossigeno, per cui già dopo pochi secondi in assenza di battito cardiaco il paziente sviene.

Una persona in arresto cardiaco presenta:

  • assenza di polso
  • assenza di respiro spontaneo
  • cianosi (colorazione pallida della cute)
  • midriasi pupillare
  • perdita dei riflessi nervosi

Talvolta può manifestare inoltre

  • convulsioni
  • rigidità o flaccidità muscolare
  • scosse tonico-cloniche

Complicazioni

La sopravvivenza da un arresto cardiaco varia significativamente in base alla precocità del trattamento.

Tra i fattori prognostici favorevoli vi sono:

  • Precoce rianimazione e defibrillazione
  • Arresto cardiaco intraospedaliero, ovvero avvenuto in un paziente già ricoverato
  • Arresto cardiaco in presenza di testimoni che attivino precocemente la macchina dei soccorsi
  • Adeguato trattamento post-arresto
  • Ipotermia controllata per prevenire il danno encefalico

A causa dell’arresto cardiaco i vari distretti corporei non ricevono più sangue e di conseguenza non vengono più ossigenati. Il cervello è l’organo più sensibile alla carenza di ossigeno e già dopo pochissimi minuti subisce danni irreversibili.

Anche il cuore e gli altri organi subiscono un grave danno in assenza di ossigenazione per cui l’arresto cardiaco, se non trattato, porta inevitabilmente alla morte biologica del paziente.

Diagnosi

La diagnosi è prima di tutto clinica e si basa sulla rilevazione di assenza di battito cardiaco, effettuata mediante la palpazione del polso del paziente.

La conferma diagnostica si ottiene attraverso la rilevazione dell’attività elettrica del cuore mediante elettrocardiogramma; nel caso in cui il paziente venga collegato al defibrillatore è lo strumento stesso ad effettuare la diagnosi.

Ritmi cardiaci

L’elettrocardiogramma è uno strumento atto a misurare l’attività elettrica del cuore.

Il cuore batte grazie ad un sistema di cellule capaci di generare impulsi elettrici che permettono la contrazione delle cellule muscolari del tessuto cardiaco.

Per la realizzazione dell’elettrocardiogramma vengono applicati degli elettrodi sul petto del paziente in grado di rilevare l’attività elettrica del cuore; anche il defibrillatore automatico contiene al suo interno elettrodi che permettono di condurre un rapido elettrocardiogramma in emergenza.

L’elettrocardiogramma permette la rilevazione di:

  • frequenza cardiaca (numero di battiti al minuto)
  • ritmi cardiaci (sequenza di eventi elettrici e meccanici che si concludono con il battito)

Il ritmo cardiaco fisiologico è detto anche ritmo sinusale, mentre durante un arresto cardiaco si possono rilevare quattro diversi tipi di attività elettrica:

  • Tachicardia ventricolare senza polso
  • Fibrillazione ventricolare
  • Asistolia (assenza completa di attività elettrica)
  • Attività elettrica senza polso

Il successo delle manovre rianimatorie è strettamente dipendente da quale ritmo viene riscontrato, perché purtroppo solo nei primi due casi il paziente può essere defibrillato; nell’85% dei casi circa il ritmo di presentazione di un arresto cardiaco rientra nei primi due casi.

La defibrillazione è quindi il principale trattamento dell’arresto cardiaco.

Cosa fare? La catena della sopravvivenza

La catena della sopravvivenza, o catena del soccorso, consiste in una serie di manovre studiate per rendere il più facilmente memorizzabile le azioni essenziali che qualsiasi persona dovrebbe svolgere nel caso in cui si trovi di fronte ad un soggetto in arresto cardiaco.

La sopravvivenza nel corso di un arresto cardiaco è infatti strettamente correlata alla rapidità di intervento e alla correttezza di poche semplici manovre salvavita.

La catena del soccorso si articola in 4 fasi:

  1. Allarme precoce
  2. BLS precoce
  3. Defibrillazione precoce
  4. ACLS precoce
Rianimazione cardiopolmonare e defibrillazione

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Più nel dettaglio:

  • Allarme precoce, ovvero è fondamentale una rapida richiesta di aiuto e la chiamata al 118 (o al 112 nelle Regioni in cui sia stato istituito il numero unico delle emergenze).
  • BLS è un acronimo di “Basic life support”; prevede una serie di manovre da effettuare nel paziente in arresto cardiaco. Si tratta di azioni semplici, che non richiedono abilità mediche e che dovrebbero conoscere tutte le persone:
    • Valutazione della scena: il soccorritore laico che si trova davanti ad un soggetto incosciente deve come prima cosa valutare che non sussistano situazioni pericolose per se stesso o per altri (come la presenza di monossido di carbonio, liquidi infiammabili, corrente elettrica).
    • Valutazione dello stato di coscienza: il soccorritore deve accertarsi dello stato di coscienza dell’infortunato attraverso stimoli vocali (chiamata) o tattili.
    • ABC: nel caso di paziente incosciente è importante effettuare una valutazione iniziale di una serie di parametri riassunti dall’acronimo inglese ABC:
      • Airway, ovvero vie aeree: nel paziente incosciente il rischio maggiore è costituito dall’ostruzione delle vie aeree con la lingua. È fondamentale in questo caso effettuare un’estensione del capo sul collo alzando il mento del paziente, in modo che l’aria riesca a raggiungere i polmoni.
      • Breathing, ovvero respirazione. Manovra che permette di valutare se il paziente respira. Questa manovra chiamata GAS prevede di:
        • Guardare se il torace si muova,
        • Ascoltare se vi siano rumori respiratori,
        • Sentire se vi sia flusso d’aria avvicinando la guancia al viso del paziente
      • Circulation, ovvero circolazione. Il soccorritore deve cercare di valutare se vi siano circolazione del sangue; s segni che permettono di identificare la presenza di battito cardiaco sono riassunti dall’acronimo MO.TO.RE.:
        • MO sta per presenza di movimenti spontanei,
        • TO sta per presenza di colpi di tosse,
        • RE sta per presenza di respiro,
        • Si può valutare la presenza di circolazione anche tramite la palpazione del collo o dei polsi.
    • Nel caso il soccoritore non rilevi segni di circolo è fondamentale l’inizio più rapido possibile della RCP, Rianimazione Cardio-Polmonare, una serie di manovre che garantisca la circolazione del sangue nell’organismo, al fine di mantenere in vita gli organi nobili, primo fra tutti il cervello.
      L’RCP prevede l’alternarsi del massaggio cardiaco alla respirazione artificiale. Viene effettuata con cicli di 30 compressioni toraciche alternate a due insufflazioni di aria tramite respirazione artificiale bocca a bocca (in assenza di altri presidi). Le compressioni toraciche vengono effettuate con le mani poste una sopra l’altra al centro del petto del malato, con un ritmo ideale di 120 compressioni al minuto.
      È fondamentale che il soccorritore non interrompa MAI il ciclo di compressioni/respirazione fino all’arrivo dei soccorsi, o comunque fino al proprio completo esaurimento fisico.
  • La defibrillazione è il vero trattamento dell’arresto cardiaco. Il defibrillatore automatico è uno strumento in grado di riconoscere automaticamente il ritmo cardiaco del paziente in arresto e di indicare al soccorritore se il malato è passibile di defibrillazione o meno.
    Il defibrillatore automatico è uno strumento di facile utilizzo, è necessario soltanto un breve corso di formazione per imparare ad usarlo. Su tutto il territorio italiano vengono effettuati corsi gratuiti che istruiscono all’uso del defibrillatore. È sufficiente che il soccorritore applichi gli elettrodi al petto del malato tramite due grandi cerotti e accenda il defibrillatore. Questo poi automaticamente è in grado di fornire le necessarie istruzioni al soccorritore su quando e come agire.
    L’obbiettivo in caso di arresto cardiaco è di erogare la prima scarica elettrica entro 4 minuti, il tempo entro cui si garantisce al paziente la massima probabilità di ripresa.
  • Con ACLS precoce si fa riferimento ad una serie di manovre avanzate eseguite dal personale medico il più rapidamente possibile (ivi compresa una tempestiva ospedalizzazione del paziente).

Terapia post-arresto

Una volta che il paziente viene rianimato è fondamentale il riconoscimento della causa dell’arresto cardiaco, in modo da evitare una ricaduta.

Le cause possono essere riconosciute tramite l’acronimo delle “T e I”:

  • T sta per:
    • Tamponamento cardiaco
    • Tossici, ovvero intossicazione da farmaci o sostanze stupefacenti
    • “Tension” ovvero pneumotorace iperteso
    • Tromboembolismo cardiaco (infarto del miocardio) o polmonare
    • Trauma
  • I sta per:
    • Ipossia (assenza di ossigeno)
    • Ipo/Iperkaliemia (alterazioni del livello di potassio del sangue)
    • Ipotermia
    • Ipoglicemia

Fonti e bibliografia

A cura della Dr.ssa Chiara Capuzzo, medico chirurgo

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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