Ascaridi nell’uomo: contagio, sintomi, pericoli e cura

Introduzione

L’ascaridiasi è la più comune infestazione intestinale da elminti (vermi parassiti) nel mondo.

Il parassita coinvolto è l’Ascaris lumbricoides o, più raramente, l’Ascaris suum; la patologia si sviluppa in seguito ad ingestione di uova del parassita, ovvero secondo il classico meccanismo di trasmissione oro-fecale. Le uova vanno poi incontro a schiusa nel canale digerente con le larve che migrano dapprima nei polmoni e a seguire nuovamente nell’intestino, dove maturano ed iniziano a riprodursi.

Alla luce di questa evoluzione è quindi intuitivo comprendere come i primi sintomi siano prettamente polmonari, con tosse e respiro sibilante, mentre solo nelle fasi più avanzate dell’infestazione il paziente sviluppa disturbi a livello intestinale, dove masse di vermi adulti possono ostruire il canale digerente o singoli parassiti i dotti biliari o pancreatici, causando occasionalmente complicazioni anche molto gravi.

La diagnosi si effettua tramite esame delle feci e la terapia di prima linea è farmacologica; nei casi di infestazione avanzata potrebbe rendersi necessario l’intervento chirurgico.

Cause

Il contagio avviene ingerendo cibi contaminati o, indirettamente, ad esempio attraverso il contatto mano-bocca nel caso di terreni contaminati da feci umani di soggetti infetti (e contenenti quindi uova del verme), il meccanismo di trasmissione è quindi il classico oro-fecale.

L’uomo è l’unico serbatoio dell’Ascaris lumbricoides, mentre l’Ascaris suum ha come serbatoio i maiali e può quindi occasionalmente infettare l’uomo a seguito del consumo di alimenti contaminati da feci suine o mediante l’ingestione delle larve contenute in carni suine crude o poco cotte.

Affinché le uova diventino infettive occorre che vengano a contatto col suolo e che ci restino per un periodo di circa 18 giorni, dopodiché in condizioni ideali sono in grado di rimanere vitali ed infettive anche per svariati anni.

L’infestazione non è quindi trasmissibile da persona a persona mediante uova fresche.

Una volta ingerite le uova si schiudono nel duodeno (primo tratto nell’intestino, all’uscita dallo stomaco) e liberano le larve che, attraversando la parete intestinale, giungono al torrente sanguigno (circolo portale) e poi fegato, cuore e polmoni.

L’infestazione si sviluppa in due tempi:

  1. Fase polmonare: Ingestione delle uova, schiusa e passaggio delle larve dall’intestino agli alveoli polmonari
  2. Fase gastrointestinale: dagli alveoli polmonari le larve tornano nell’intestino per re-ingestione o vengono espulse all’esterno con l’espettorato. Nel piccolo intestino avviene la riproduzione; il verme femmina riesce a produrre fino a 200.000 uova al giorno, che vengono espulse con le feci chiudendo il ciclo.

L’intero ciclo di vita dura circa 3 mesi e i vermi adulti riescono a sopravvivere nell’intestino per 1-2 anni.

Ciclo di vita degli ascaridi

Photo credit: cdc.gov

Il parassita

Il parassita nematode responsabile dell’infestazione è l’ Ascaris lumbricoides, un verme cilindrico di colore bianco. Il parassita femmina è lungo in media 15 cm (ma può arrivare anche a 30 cm) e largo 6 cm, mentre il parassita maschio è sensibilmente più piccolo.

Occasionalmente è possibile infettarsi con l’ Ascaris suum, un nematode fortemente correlato con i suini che si trasmette per ingestione di carni di maiale poco cotte contenenti le larve del parassita o il consumo di verdure e frutta cruda o poco cotta e contaminate con feci di maiale.

Diffusione

L’ascaridiosi è una parassitosi ubiquitaria, anche se certamente più diffusa nelle zone tropicali e subtropicali del pianeta, in particolar modo nei Paesi caratterizzati da precarie condizioni igieniche e socio-sanitarie. L’incidenza maggiore si rileva ovviamente nei bambini, a causa di una minor attenzione alle misure igieniche personali, e si riduce nelle fasce d’età più grandi.

Secondo i dati più recenti nel mondo si stima che ne siano affetti da 0,8 a 1,2 miliardi di persone, dove si rende responsabile della morte di un numero significativo di pazienti, soprattutto bambini, per malnutrizione ed ostruzione intestinale.

Nei Paesi occidentali la maggioranza dei casi si registra in immigrati, rifugiati o viaggiatori in zone in cui il parassita è endemico.

Sintomi

L’infezione decorre spesso in modo asintomatico, mentre dà mostra di sé nelle forme più aggressive e avanzate.

Nelle fasi iniziali della patologia le larve si trovano a livello polmonare, con la conseguente sintomatologia simil polmonitica / asmatica:

Nella seconda fase i parassiti si sviluppano a livello intestinale, potendo causare la comparsa di:

Complicanze

Nelle forme lievi non si hanno complicazioni, più comuni invece nelle infestazioni importanti:

  • Ritardo di crescita nei bambini, in seguito al ridotto ed insufficiente assorbimento degli alimenti digeriti, della perdita di appetito e della competizione per i nutrienti
  • Blocco intestinale: masse di vermi adulti possono meccanicamente bloccare il transito del contenuto intestinale. Si manifesta con nausea, vomito e dolore addominale crampiforme
  • Perforazione intestinale: il blocco può evolvere in perforazione intestinale, condizione che richiede un intervento chirurgico in emergenza
  • Blocco dei dotti: singoli vermi adulti possono ostruire il dotto pancreatico o il dotto biliare con possibili danni permanenti a fegato e pancreas
  • Meningite (se i vermi giungono nel cervello)

Diagnosi

La diagnosi è basata su test di laboratorio:

  • Esame microscopico delle feci, con la ricerca della presenza di uova o larve microscopiche (le uova non compaiono prima di 40 giorni dall’infezione, tempo necessario affinché le prime uova ingerite si schiudano e i vermi adulti inizino a riprodursi).
  • Eosinofilia: risulta spiccata nel momento in cui le larve migrano attraverso i polmoni mentre tende a diminuire una volta che si sono localizzati nell’intestino.

In casi eclatanti è possibile rilevare la presenza di vermi dopo aver tossito o vomitato, oppure in uscita da vari orifizi corporei come bocca, narici e retto; in tali casi la diagnosi è sostanzialmente immediata.

Gli Ascaridi adulti possono essere evidenziati tramite esami strumentali di diagnostica per immagini come radiografie o TC del tratto gastrointestinale o polmonare. La presenza di infiltrati evidenziati all’Rx torace, associata all’eosinofilia, è definita Sindrome di Löffler.

Cura

A prescindere dalla gravità dei sintomi dell’infestazione, è necessario trattare sempre la condizione per prevenire un’evoluzione in forma severa, che può talvolta avvenire in tempi inaspettatamente rapidi; l’approccio terapeutico è farmacologico e basati su principi attivi quali:

  • Albendazolo
  • Mebendazolo
  • Ivermectina (in questo caso è necessario prima escludere coinfezioni con Loa Loa, parassita endemico dell’Africa centrale e dell’India, a causa del potenziale rischio di sviluppo di encefalite).

Per tutti e tre i farmaci è sufficiente, in assenza di complicanze, un’unica dose o al più qualche giorno di trattamento; purtroppo tutti e tre i farmaci nelle donne gravide possono causare danni al feto, pertanto il loro uso va commisurato al rischio di malattia non trattata e se possibile procrastinato al termine della gravidanza.

È possibile ricorrere alla somministrazione di corticosteroidi e broncodilatatori se presente coinvolgimento polmonare.

In caso di complicanze ostruttive può rendersi necessario l’intervento chirurgico a cielo aperto o endoscopico per l’estrazione dei vermi adulti.

Prevenzione

La prevenzione dell’ascaridiasi richiede misure igieniche adeguate, che comprendano ad esempio:

  • Accurato lavaggio delle mani prima di maneggiare cibi e dopo l’uso di bagni e latrine.
  • Accurato lavaggio dei cibi, specie frutta e verdure crude.
  • Adeguata cottura delle carni, soprattutto di maiale, e del pesce, in particolar modo quello di fiume e di lago
  • Massima attenzione durante i viaggi in zone a rischio adottando rigide misure di igiene personale
  • Evitare che i bambini maneggino e portino alla bocca terra che possa essere oggetto di passaggio di animali che potrebbero averla contaminata con le proprie feci. È fondamentale che il bambino venga educato all’importanza di una corretta igiene personale.

Fonti e bibliografia

 

A cura del dr Mirko Fortuna, medico chirurgo

Articoli ed approfondimenti

Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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