Introduzione

Nell’immaginario collettivo il termine panico viene riferito a molte situazioni diverse. Talvolta ci si può trovare a vivere dei momenti molto stressanti in cui si prova una grande forma di ansia o di angoscia, ma non necessariamente si tratta di un attacco di panico.

Da un punto di vista psichiatrico questo disturbo, che rientra all’interno della categoria dei disturbi d’ansia, ha infatti dei connotati ben specifici. Un singolo attacco di panico si può manifestare all’interno di vari quadri dei disturbi d’ansia, ma se gli attacchi assumono delle manifestazioni particolari per frequenza, intensità e ripercussioni sulla vita della persona, allora possono andare a costituire un disturbo strutturato e ben specifico e cioè il disturbo da attacco di panico (DAP).

Ciò che caratterizza l’attacco di panico è:

  • una sensazione di paura ed ansia che si manifesta in maniera improvvisa e molto intensa,
  • la presenza di sintomi somatici di accompagnamento come
    • palpitazioni,
    • battito cardiaco accelerato,
    • dolore al petto,
    • difficoltà a respirare,
    • sensazione di svenimento,
  • l’apice dell’intensità dei sintomi raggiunto in breve tempo (in genere in 10 minuti o meno) e apparentemente incontrollabile.

Il disturbo compare per la prima volta generalmente in adolescenza o nella prima età adulta e risultano essere colpite maggiormente le donne rispetto agli uomini con un rapporto maschi-femmine di 2 a 1.

I familiari di primo grado di chi soffre di disturbo da attacchi di panico hanno una probabilità maggiore rispetto alla popolazione generale di soffrirne a loro volta.

Il disturbo da attacchi di panico è strettamente correlato all’agorafobia, un’altra condizione che rientra all’interno dei disturbi d’ansia: un terzo delle persone che soffre di attacchi di panico sperimenta infatti anche l’agorafobia.

Cause

Le cause degli attacchi di panico non sono del tutto note ma, come per altre malattie psichiatriche, sembrano essere coinvolti sia fattori fisiologici che psicologici. Gli attacchi di panico, e i disturbi d’ansia in generale, sono considerati dal punto di vista psicologico una risposta a degli eventi stressanti; esistono un’ansia e una paura fisiologiche ma se queste si manifestano in maniera esagerata, continua o senza un reale motivo di fondo si rischia di andare oltre la normalità ed entrare nell’ambito della patologia.

Qualora la condizione persista, infatti, è possibile che compaiano degli schemi di pensiero disfunzionali che provocano il mantenersi della sintomatologia fino ad arrivare all’insorgenza del disturbo conclamato.

Sintomi

Generalmente il primo attacco di panico insorge in maniera improvvisa e può comparire in un momento in cui la persona risulta essere apparentemente rilassata.

Viene avvertita una sensazione di paura intensa, che raggiunge l’apice in pochi minuti e dura di solito all’incirca un’ora.

Durante l’episodio di attacco di panico, oltre all’ansia, possono venire sperimentati dei sintomi somatici anche molto intensi come

  • paura e angoscia,
  • palpitazioni, aumento della frequenza dei battiti cardiaci,
  • tremori, fino anche ad avere delle grandi scosse,
  • sensazione di soffocamento e difficoltà a respirare,
  • dolore o fastidio al petto,
  • nausea e dolori addominali,
  • sensazione di sbandamento, instabilità e svenimento,
  • sudorazione, brividi o vampate di calore,
  • sensazione di torpore o formicolio,
  • sensazione di irrealtà o depersonalizzazione (sentirsi cioè distaccati da sé stessi),
  • paura di perdere il controllo o di impazzire,
  • paura di morire.

I sintomi fisici che accompagnano l’attacco di panico possono essere così intensi da mimare, ad esempio, il dolore di un infarto al miocardio. Capita infatti che durante l’attacco il soggetto si rechi in pronto soccorso per paura di soffrire di una grave patologia che viene avvertita come potenzialmente letale: a seguito della diagnosi, che prevede l’esclusione di disturbi cardiaci, è importante rassicurare chi soffre di questi disturbi riguardo l’assenza di una patologia medica sottostante.

Una volta terminato l’evento acuto possono permanere dei postumi come

  • senso di fiacchezza,
  • incapacità di comprendere ciò che è appena accaduto,
  • senso di vulnerabilità e fragilità.

Spesso chi ha un attacco di panico può sperimentare il desiderio di allontanarsi dal luogo in cui è avvenuto l’attacco, ma non sempre riuscirà a farlo; può manifestarsi infatti il fenomeno del “freezing” o “congelamento” in cui la persona non riesce più a muoversi.

Chi soffre del disturbo da attacchi di panico presenta degli episodi ricorrenti che tendono a verificarsi nei periodi della vita di maggiore stress e tensione; negli intervalli tra un episodio e l’altro la persona in genere non sta bene, ma presenta uno stato di tensione emotiva frequente che si manifesta con la cosiddetta ansia anticipatoria. Si ha cioè il timore del verificarsi di un nuovo attacco e si instaura una paura crescente che non permette di vivere serenamente; la paura del manifestarsi di un nuovo episodio genera un’ansia crescente che esita infine in un nuovo attacco di panico. La paura della paura, cioè, si autoalimenta in un circolo vizioso patologico.

Durante questi periodi intercritici si può avere la messa in atto di comportamenti di difesa o di evitamento: vengono ad esempio evitate situazioni particolarmente stressanti, che si pensa potrebbero provocare un nuovo attacco, o si chiede ad una persona fidata di essere accompagnati quando si esce di casa. Questo disturbo può crescere al punto da compromettere la conduzione di una vita normale con il rischio di alterare le relazioni familiari, sociali, e l’attività lavorativa.

Talvolta l’ansia anticipatoria può diventare così presente da organizzarsi in un disturbo d’ansia generalizzato.

Diagnosi

Per diagnosticare un disturbo da attacco di panico non è sufficiente che si verifichi un solo episodio, ma devono verificarsi attacchi inaspettati e ripetuti seguiti da almeno un mese o più in cui la persona soffre di preoccupazioni correlate all’attacco (ansia anticipatoria) e di conseguenti alterazioni comportamentali significative.

Inoltre è necessario escludere che i sintomi siano dovuti a droghe, farmaci o altre condizioni mediche concomitanti come disturbi cardiovascolari o crisi ipoglicemiche.

Decorso

Quando viene diagnosticato il disturbo da attacchi di panico, e non quindi un solo attacco isolato, il decorso è usualmente cronico e presenta dei periodi di remissione alternati a riacutizzazioni che si verificano soprattutto nei momenti della vita in cui la persona è sottoposta a maggiori tensioni.

Come in altri ambiti medici, più precoce è la diagnosi e migliore sarà la prognosi; una diagnosi precoce permette infatti di iniziare tempestivamente il trattamento adeguato ad avere maggiori possibilità di guarigione.

Trattamento

È importante rassicurare chi soffre di attacchi di panico riguardo l’assenza di malattie fisiche in grado di provocare i sintomi somatici che vengono sperimentati durante l’episodio acuto.

Per contrastare l’iperventilazione che si manifesta durante l’attacco acuto, e che contribuisce ad alimentare la sensazione di svenimento, è possibile provare a

  • trattenere il respiro per una decina di secondi,
  • respirare all’interno di un sacchetto,
  • cercare di mantenere una respirazione lenta e superficiale.

Se il paziente si presenta in pronto soccorso durante o subito dopo l’attacco vengono solitamente somministrate delle benzodiazepine per abbreviare la durata dei sintomi.

Il trattamento a lungo termine che ha dato i migliori risultati consiste nell’associazione di psicoterapia e terapia farmacologica; i farmaci maggiormente utilizzati in questi casi sono gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), ma esistono altre categorie di farmaci disponibili che possono essere preferite nelle diverse situazioni particolari. Anche gli approcci psicoterapeutici esistenti sono molteplici e possono essere eseguite delle sedute individuali, familiari o di gruppo.

Può essere utile eliminare l’alcool dalla dieta insieme al caffè ed altre sostanze eccitanti; alcune persone possono inoltre trarre beneficio dall’utilizzo di tecniche di rilassamento come lo yoga e la meditazione.

A cura della Dott.ssa Giulia Grotto

Fonti principali:

  • Gilberti, Rossi. Manuale di psichiatria. VI ed., Piccin, 2007.
  • American Psychiatric Association. Manuale statistico e diagnostico dei disturbi mentali. V ed., Cortina Raffaello Editore, 2014.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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