Introduzione

I bronchi sono i canali che trasportano l’aria che respiriamo all’interno dei nostro polmoni. La loro struttura anatomica è molto caratteristica: si dipartono dalla trachea come due soli condotti, ciascuno del diametro di 1-1,5 millimetri, ma una volta raggiunti i polmoni si ramificano numerose volte dividendosi in canali via via più piccoli. L’intera struttura, per ovvie ragioni di somiglianza, viene anche definita albero bronchiale: possiamo figurarcela infatti come un albero rovesciato, le cui fronde si estendono verso il basso, occupando tutto lo spazio dei polmoni, e le cui immaginarie radici risiedono invece in alto, nelle vie respiratorie superiori, da dove giunge l’aria che lo nutre.

Il termine bronchite sta ad indicare un’infiammazione dell’albero bronchiale che può essere, a seconda della sua durata, acuta o cronica. Questo articolo è dedicato esclusivamente alla forma cronica della malattia, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito come “persistenza di tosse produttiva per almeno tre mesi consecutivi all’anno in due anni consecutivi”. Anche se tale definizione è ancora largamente usata nella pratica clinica, la classificazione delle malattie polmonari è in costante evoluzione e molti autori preferiscono trattare la bronchite cronica non come un’entità a sé stante, bensì come un aspetto della Bronco-Pneumopatia Cronica Ostruttiva (meglio conosciuta con l’acronimo BPCO). Si tratta comunque di una distinzione che interessa gli specialisti ed esula dagli scopi di questo articolo; rimandiamo quindi il dibattito in altra sede.

Tornando quindi all’argomento principale, la bronchite cronica è una patologia causata dalla prolungata irritazione della mucosa bronchiale (cioè delle cellule che rivestono l’interno dei bronchi) e i principali fattori che determinano questa irritazione sono il fumo di sigaretta e l’inquinamento ambientale.

Anche se la già citata definizione pone l’accento su un singolo sintomo (ovvero la tosse con escreato), la malattia si può presentare anche con difficoltà nella respirazione. Purtroppo la bronchite cronica è una condizione che normalmente non migliora con il tempo, e tende invece ad aggravarsi; le uniche terapie possibili, quindi, hanno lo scopo di controllare i sintomi e di impedire il peggioramento del quadro clinico.

Cercheremo nel corso dell’articolo di fornire tutte le informazioni essenziali sulla bronchite cronica, pur ricordando che questo scritto non è da intendersi come un sostituto al parere del vostro medico curante.

Donna visitata dal medico di famiglia a causa di una bronchite

iStock.com/Ralf Geithe

Cause

La bronchite cronica si instaura dopo che i bronchi sono stati sottoposti per lunghi periodi a stimoli irritativi. I principali responsabili di questa malattia sono quindi:

  • Fumo: La correlazione fra fumo di sigaretta e bronchite cronica è largamente riconosciuta: non solo questa abitudine viziosa aumenta la possibilità di contrarre la malattia, ma ne aggrava i sintomi. Il rischio, inoltre, viene condiviso da tutti coloro che sono esposti al fumo passivo (soprattutto nel caso dei bambini, nei quali può provocare difetti di sviluppo dell’apparato respiratorio).
  • Inquinanti ambientali: In questa categoria può essere inclusa una vasta gamma di sostanze nocive. Il più importante fra questi inquinanti è sicuramente lo smog, cioè l’insieme delle micro-particelle emesse con i gas di scarico delle automobili: tale affermazione è avvalorata dal fatto che la prevalenza della bronchite cronica è molto maggiore nelle aree urbane rispetto a quelle rurali. Rientrano in questo gruppo anche molte sostanze utilizzate nei processi industriali (soprattutto polveri che possono essere facilmente inalate) e i lavoratori che vi sono esposti devono quindi essere considerati soggetti a rischio.

La bronchite è contagiosa?

La bronchite acuta è una condizione contagiosa quando è di natura infettiva (virale o batterica), mentre quando è dovuta a cause diverse non è trasmissibile da un paziente all’altro. Essendo la forma cronica dovuta essenzialmente a cause esterne come il fumo, di per sé non è contagiosa.

Nonostante questo, infezioni respiratorie (soprattutto di tipo batterico) particolarmente prolungate o con andamento ricorrente potrebbero svolgere un ruolo nella genesi della bronchite cronica.

Sintomi

I sintomi della bronchite cronica sono essenzialmente due:

La tosse, di tipo produttivo (cioè con presenza di catarro), è il sintomo che domina il quadro clinico e può anche essere l’unica manifestazione della malattia, non a caso è il perno su cui poggia la diagnosi. L’infiammazione delle vie aeree stimola infatti il riflesso della tosse, un meccanismo di protezione del nostro organismo che ha lo scopo di espellere le sostanze irritanti. La bronchite è inoltre caratterizzata da una produzione di muco più abbondante del normale e dunque la tosse sarà produttiva (cioè con escreato).

Il termine dispnea viene utilizzato per indicare una generica difficoltà nella respirazione. Come già accennato, la tosse può persistere fino a soddisfare i requisiti diagnostici anche in assenza di una disfunzione della meccanica respiratoria, dunque la dispnea non è un sintomo costante della bronchite. Se la malattia persiste per lungo tempo, comunque, può comportare una riduzione del calibro delle vie aeree, che è dovuta in parte al broncospasmo (cioè alla contrazione della muscolatura bronchiale) e in parte all’eccesso di muco. Questa condizione potrà causare a sua volta sintomi quali il respiro sibilante o, in casi estremamente gravi, l’insufficienza respiratoria.

Diagnosi

Gli elementi necessari per la diagnosi di bronchite cronica sono già contenuti nella definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per questa patologia: “persistenza di tosse produttiva per almeno tre mesi consecutivi all’anno in due anni consecutivi”.

Il curante si potrà dunque avvalere di:

  • Anamnesi ed esame obiettivo: L’anamnesi e l’esame obiettivo sono l’insieme delle informazioni utili che il medico ricava, rispettivamente, dal colloquio con il paziente e dalla visita dello stesso. Conoscendo la definizione della bronchite si capisce come la diagnosi possa avvenire sulla base della sola anamnesi: è sufficiente infatti che il paziente riferisca tosse con escreato per un periodo congruente (ovviamente questo sintomo non dev’essere spiegato da altre cause). L’esame obiettivo potrà invece rilevare la presenza della tosse stessa o di difficoltà respiratorie.
  • Spirometria: Questo esame permette di misurare il volume di aria inspirato ed espirato dal paziente. Si tratta di una metodica di semplice esecuzione: il soggetto deve respirare (seguendo le indicazioni dell’esaminatore) all’interno di un piccolo tubicino collegato ad uno strumento, detto spirometro. I dati ottenuti saranno poi elaborati, risultando in una serie di valori che descrivono la funzionalità respiratoria del paziente e che possono essere sintetizzati da una rappresentazione grafica (detta curva flusso-volume). Poiché nel corso della patologia in questione il calibro dei bronchi può essere ridotto, la spirometria evidenzierà un deficit di tipo ostruttivo (cioè sovrapponibile a quello che si rileva quando i bronchi sono in parte ostruiti).

Complicazioni e decorso

La bronchite cronica è purtroppo una patologia che non regredisce e, anzi, tende a peggiorare nel tempo.

La rimozione dei fattori causali e un trattamento adeguato possono controllare la progressione della malattia, consentendo al paziente di mantenere una buona qualità della vita. In assenza di tali provvedimenti, invece, il quadro è destinato ad aggravarsi fino all’insufficienza respiratoria.

Particolarmente pericolose sono poi le riacutizzazioni della malattia: queste possono verificarsi, ad esempio, dopo un’esposizione particolarmente intensa ad agenti irritanti o per la sovrapposizione di un’infezione respiratoria. Si tratta di condizioni particolarmente gravi in quanto vanno a danneggiare un albero bronchiale già compromesso e possono essere meritevoli di ricovero ospedaliero.

Cura e rimedi

Purtroppo non esiste un trattamento curativo per la bronchite cronica ed il trattamento è finalizzato al controllo della sintomatologia.

Il primo e principale provvedimento dev’essere ovviamente l’eliminazione dei fattori causali, come il fumo di sigaretta o l’esposizione a inquinanti ambientali.

La terapia farmacologica, invece, si basa essenzialmente sui broncodilatatori: l’effetto di questi farmaci, com’è facile intuire, è la dilatazione dei bronchi, che viene conseguita rilassando la muscolatura della loro parete. Attualmente ci si avvale di due categorie di principi attivi, cioè

  • i β2-agonisti (ad esempio il salbutamolo o il salmeterolo)
  • e gli anticolinergici (come l’ipratropio o il tiotropio bromuro).

La loro efficacia è di gran lunga aumentata quando vengono utilizzati contemporaneamente, motivo per cui le formulazioni presenti sul mercato prevedono nella maggior parte dei casi un’associazione di due molecole (un β2-agonista e un anticolinergico).

La differenza fra i vari composti risiede principalmente nella durata d’azione, che può essere più o meno breve a seconda delle necessità. La somministrazione avviene per via inalatoria mediante un erogatore (talvolta dotato anche di un conta-dose che assicura la corretta assunzione del farmaco da parte del paziente).

Ulteriori terapie possono invece rendersi necessarie in situazioni particolarmente gravi o nel caso di riacutizzazioni della malattia. Fra i trattamenti disponibili ricordiamo:

  • Cortisonici: I cortisonici sono farmaci antinfiammatori particolarmente efficaci. Possono essere somministrati per via sistemica (in modo che agiscano in tutto l’organismo) o per via inalatoria: quest’ultima è solitamente preferita in modo da concentrare la loro azione a livello dei bronchi e ridurre l’entità degli effetti collaterali.
  • Mucolitici: A questa categoria appartengono farmaci come la N-acetil-cisteina. Il loro scopo è quello di fluidificare le secrezioni in modo da renderle più facilmente eliminabili e decongestionare le vie aeree.
  • Ossigenoterapia: In situazioni particolarmente gravi, quando la respirazione è talmente compromessa da non riuscire a soddisfare le esigenze dell’organismo, si può anche ricorrere alla somministrazione di ossigeno in concentrazioni più elevate rispetto al normale.

Quando l’antibiotico per la bronchite?

Quando un’infezione delle vie respiratorie va a complicare una situazione già delicata come una bronchite cronica, è giustificata la somministrazione di una terapia antibiotica aggressiva, che dovrebbe essere iniziata tempestivamente.

Prevenzione

Dal momento che conosciamo le cause della bronchite cronica siamo anche in grado di prevenirla.

La strategia più utile in tal senso è sicuramente l’astensione dal fumo (che, ricordiamo, è responsabile anche di molte altre condizioni morbose).

Bisognerebbe inoltre cercare di proteggersi per quanto possibile dagli inquinanti ambientali; per coloro che svolgono un lavoro a rischio è importantissimo l’utilizzo corretto di dispositivi di protezione individuale (mascherine o altro).

Bibliografia

  • Terzano C. Malattie dell’apparato respiratorio. Milano, Springer-Verlag; 2006.
  • Abbas A.K., Aster J.C., Kumar V. Robbins – Fondamenti di Patologia e di Fisiopatologia. Milano, Edra; 2013.
  • AIMS, Concorso Nazionale SSM. Manuale teorico. Milano, Edra; 2015.
  • U.S. National Library of Medicine. Chronic bronchitis. [In rete] https://medlineplus.gov/chronicbronchitis.html (18/09/2017)

A cura del dottor Daniele Busatta

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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