Brufoli sottopelle: cause, sintomi e rimedi

Cos’è un brufolo?

Un follicolo pilifero è una struttura presente nella pelle che si occupa di produrre le cellule che andranno a costituire il pelo.

I brufoli, o più correttamente foruncoli, sono un esempio di piodermite, ossia un’infiammazione coinvolgente proprio il follicolo pilifero ed il tessuto perifollicolare (il tessuto che lo circonda) dovuta ad un’infezione da parte di batteri piogeni (batteri che generano infiammazioni suppurative, ovvero producenti pus, un essudato purulento ricco di granulociti, batteri e detriti cellulari).

Pelle afflitta da numerosi brufoli, superficiali e sottopelle

Pelle afflitta da numerosi brufoli, superficiali e sottopelle (iStock.com/Obencem)

Cos’è un brufolo sottopelle?

È possibile suddividere i brufoli in 2 grandi gruppi:

  • Brufoli classici: sono facili da riconoscere, hanno la classica testa bianca/giallastra che indica una raccolta di pus molto superficiale e separato dall’ambiente esterno da un sottile strato di cellule, tanto che va frequentemente incontro a rottura spontanea o in seguito a traumi anche minimi.
  • Brufoli sottopelle: non hanno la testa bianca nonostante ci sia comunque un ugual deposito di materiale purulento, ma su un piano più profondo rispetto ai brufoli classici e quindi coperto da un tetto più spesso, che non ne consente la visione dall’esterno. La cute appare sopraelevata per via del materiale depositato e arrossata in conseguenza dell’infiammazione.

Il brufolo sottopelle per le sue caratteristiche strutturali è più doloroso, arrossato e grosso del brufolo classico, perché si estende su un piano più profondo.

Spesso è apprezzabile all’esterno come una massa palpabile che appare

  • dura al tatto
  • mobile
  • dolorabile alla palpazione.

Può superare il centimetro di diametro (il brufolo classico è invece di pochi millimetri, perché aumentando il diametro aumenta la tensione a cui è sottoposto il tetto che va quindi a rompersi; ciò non accade nel brufolo profondo perché il tetto è molto più spesso e quindi resistente); il brufolo classico tende inoltre ad una risoluzione spontanea, che avviene in qualche giorno, ed in genere non si ripresenta più. Al contrario il brufolo sottopelle ha una durata maggiore, da una settimana fino anche a mesi, e tende a ripresentarsi anche più volte nello stesso punto.

I brufoli classici in genere si presentano singolarmente e distanziati tra loro, mentre quelli sottopelle non è infrequente ritrovarli in gruppi ravvicinati tra loro, a volte intervallati da brufoli classici.

Cause

Il brufolo è la manifestazione visibile di un processo infiammatorio a carico del follicolo pilifero, dove si accumulano pus, batteri e detriti cellulari; le cause sono numerose ed eterogenee, ma tra le più frequenti troviamo:

  • squilibrio ormonale
  • eccesso di produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee
  • accumulo di batteri
  • uso di alcuni farmaci, come i corticosteroidi
  • uso di cosmetici coprenti
  • stress psicologico
  • disfunzioni epatiche.

Fattori di rischio

Tra i fattori in grado di favorire la comparsa di brufoli sottopelle troviamo:

  • alterazioni ormonali: avvengono in corso di adolescenza, periodo premestruale/mestruale o gravidanza;
  • scarsa igiene della pelle: una cute sporca, non curata, è più incline a sviluppare un’infezione batterica in quanto l’accumulo di impurità può ostruire il follicolo, favorendone l’infiammazione;
  • eccessiva igiene della pelle: è vero anche il discorso opposto al punto precedente, lavarsi troppo spesso è un fattore di rischio per il formarsi di un brufolo perché causa di rimozione delle sostanze protettive superficiali prodotte dalla cute;
  • uso di detergenti non adatti alla propria pelle;
  • eccessivo uso di scrub e peeling;
  • eccessiva produzione di sebo da parte delle ghiandole sebacee;
  • cosmetici di scarsa qualità o conservati male;
  • non rimuovere il trucco prima di andare a dormire;
  • uso promiscuo di asciugamani e altri indumenti intimi;
  • reazioni allergiche a cosmetici, a cibi, farmaci o altre sostanze;
  • disturbi epatici;
  • stile di vita insano e stressante;
  • abbassamento delle difese immunitarie
  • alimentazione squilibrata, ipercalorica e ricca di grassi;
  • familiarità: una predisposizione per cause genetiche;
  • traumi ripetuti sulla cute;
  • disidratazione: è sempre auspicabile consumare almeno 1,5 l di acqua al giorno, così da garantire un’adeguata idratazione anche della pelle;
  • eccessiva esposizione al sole e uso di lettini abbronzanti.

I brufoli sono contagiosi?

Essendo l’infezione batterica una causa eziopatogenetica dei brufoli sottopelle, sicuramente questi possono essere contagiosi, in particolar modo quando perforati e drenati con fuoriuscita di sangue e pus. Si può avere

  • autoinoculazione, ovvero un contagio che riguarda la stessa persona in aree diverse,
  • contagio tra persone diverse, per contatto diretto o per uso promiscuo di oggetti intimi come asciugamani, …

Come ri riconosce un brufolo sottopelle: la diagnosi

La diagnosi è clinica e si basa sull’osservazione del paziente, parallelamente al rilievo di segni e sintomi associati.

I foruncoli sottopelle possono avere dimensioni variabili, fino anche a superare il centimetro. Il disturbo è infiammatorio, quindi caratterizzato dalla presenza di:

  • Arrossamento della cute
  • Dolore spontaneo
  • Dolore alla digitopressione
  • Prurito
  • Gonfiore dell’area in cui è presente il foruncolo sottopelle
  • Pelle secca e desquamata in corrispondenza degli inestetismi

Diagnostica differenziale

Tra le manifestazioni più simili e che entrano in diagnosi differenziale si annoverano:

  • cisti
  • fibromi penduli
  • peli incarniti
  • punti bianchi (grani di miglio)

Complicazioni

La maggior parte dei problemi è di natura estetica legata al dolore, perché non si tratta di una patologia medica grave; soprattutto nelle persone più immunodepresse, tuttavia, non è possibile escludere

  • un’evoluzione cistica,
  • setticemia, se il batterio riesce a replicarsi in grande quantità e raggiungere il circolo sanguigno (è comunque un’evenienza molto rara).

Quando rivolgersi allo specialista

Lo specialista di riferimento è il dermatologo, a cui ci si può rivolgere in tutti i casi in cui si voglia attuare un trattamento, anche per un’acne in fase iniziale e lieve, per essere sicuri di intraprendere la terapia migliore fin dall’inizio e favorire così una prognosi migliore.

Si consiglia in ogni caso di rivolgersi allo specialista se il brufolo sottopelle persiste per più di 10 giorni.

Rimedi

Se il brufolo sottopelle è unico ed il paziente attua norme comportamentali idonee, in genere esso si osserva una completa risoluzione in pochi giorni senza alcun tipo di trattamento.

Per favorire una riduzione del volume (ossia sgonfiare un brufolo sottopelle) può essere utile l’applicazione di un cubetto di ghiaccio che possa indurre un contenimento dell’infiammazione, mentre altri specialisti ritengono più utile il ricorso al calore, in forma di impacchi caldo-umidi (applicando per esempio una garza tiepida) per favorire il drenaggio del pus e dei liquidi accumulati.

 

10 consigli di prevenzione e trattamento

Seguire questi semplici accorgimenti è utile sia per prevenire l’acne che per accelerare la guarigione della malattia in atto:

  1. Pulire la pelle con detergenti delicati e poco aggressivi.
  2. Non detergere la pelle con frequenza elevata: un eccesso di pulizia va a eliminare il sottile strato lipidico naturale che riveste e protegge la pelle, andando a seccare la cute e a renderla più sensibile.
  3. Struccare sempre il viso dopo il trucco e non andare a dormire truccati.
  4. Evitare l’eccessivo uso di scrub e peeling.
  5. Evitare il contatto dei capelli con il viso.
  6. Evitare traumatismi meccanici ai brufoli, che possono residuare cicatrici permanenti.
  7. Evitare l’uso di creme oleose.
  8. Evitare condizione di stress.
  9. Adottare uno stile di vita sano, evitando tra l’altro sedentarietà, alcolici, fumo, droghe.
  10. Non condividere asciugamani e altri oggetti intimi.

Cosa non fare

È fortemente sconsigliato ricorrere ai “rimedi della nonna”, come per esempio l’applicazione di dentifricio sul brufolo sottopelle che non solo non servirebbe ad accelerare la guarigione, ma sarebbe addirittura controproducente: l’applicazione della pasta dentifricia non farebbe altro che irritare ulteriormente un derma già di per se infiammato, quindi più sensibile, aumentando il rischio di complicanze come

  • ulteriore irritazione
  • aumento dell’arrossamento della zona
  • prurito
  • bruciore
  • sviluppo di eritemi

andando quindi a peggiorare il quadro iniziale ed aumentando i tempi di recupero.

È vero che il dentifricio secca la pelle e talvolta contiene blandi antisettici, ma questo non è in alcun modo utile a favorire il processo di guarigione.

È altresì sconsigliato, nonostante sia una pratica frequentissima tra i pazienti, andare a “spremere” i brufoli (drenaggio meccanico) sia per quanto riguarda i classici che ancor di più quelli sottopelle; quest’ultimi, infatti, avendo un tetto spesso difficilmente si riesce a drenarli, mentre al contrario si andrebbe a spingere il materiale purulento verso il basso aggravando l’infiammazione.

Non si ha alcuna velocizzazione del processo di guarigione a fronte di rischi molto più certi come:

  • causare ferite in grado di fungere da terreno fertile per nuove infezioni da parte di microorganismi residenti, che in tal modo trovano un’invitante porta d’accesso,
  • favorire lo sviluppo di cicatrici permanenti,
  • propagare l’infezione in altre zone del proprio corpo (autoinoculazione): facendo fuoriuscire il pus con tutti i microorganismi che contiene si va a far diffondere l’infezione negli spazi circostanti e tramite le mani anche in sedi lontane dal brufolo primitivo,
  • trasmettere l’infezione ad altre persone: anche se è raro si può osservare, in ragione delle mani che fungono da vettore, il passaggio dell’infezione da una persona all’altra.

Questa pratica domestica non deve essere confusa con l’incisione del brufolo sottopelle, manovra utile in certi pazienti, ma che necessita di essere condotta esclusivamente da personale sanitario specializzato (medico) in un contesto di assoluta sterilità, abbattendo così il rischio di complicazioni.

Terapia farmacologica

Quando gli accorgimenti sopra descritti si rivelino inefficaci, può essere necessario instaurare una terapia farmacologica. Le classi di farmaci più utili a questo scopo sono:

  • Antibiotici: Essendo in corso un’infezione batterica, in certi casi è utile andare a somministrare un antibiotico. In genere la somministrazione è topica, con formulazioni da applicare sulla cute, ma nei casi più importanti può essere necessario ricorrere alla somministrazione sistemica per via orale. I principi attivi più utilizzati sono Clindamicina, Eritromicina, Metronidazolo. L’agente eziologico più frequente è il Propionibacterium acnes che in genere è molto sensibile a queste classi di antibiotici.
  • Antimicrobici: spesso usati in alternativa agli antibiotici, è infatti noto che una somministrazione prolungata di antibiotico possa portare al fenomeno della “resistenza farmacologica”, in cui il batterio sviluppa dei meccanismi che lo portano a non subire più gli effetti dell’antibiotico che così perde di efficacia. Quindi in genere si inizia somministrando l’antimicrobico ed in caso di esito negativo si passa all’antibiotico.
    • Benzoile perossido: si inizia a piccole dosi per poi aumentare gradualmente, se in 2 mesi di terapia non si rileva nessun miglioramento occorre cambiare terapia o passare agli antibiotici.
  • Acido azelaico: è un farmaco più “leggero” del precedente, si usa per casi lievi/moderati.
  • Ormoni: questa classe di farmaci è appannaggio del sesso femminile. Si tratta di contraccettivi orali, che devono essere prescritti dal medico dopo un’accurata visita. In genere una combinazione di: etinilestradiolo e ciproterone acetato.
  • Retinoidi: è una classe di farmaci molto usata per il trattamento dell’acne, ma si tratta di farmaci caratterizzati da importanti controindicazioni e che devono quindi essere usati attenendosi scrupolosamente alle indicazione del medico. Vengono accompagnati da qualche effetto collaterale come eritemi, desquamazione della pelle, che tuttavia in genere regrediscono in corso di terapia. I primi effetti terapeutici iniziano a vedersi in seguito alcuni mesi di terapia.
    • Acido retinoico o tretionina: è tra i farmaci più utilizzati in terapia, nelle prima applicazioni tuttavia si può assistere ad un peggioramento della condizione acneica. Favorisce la desquamazione dei cheratinociti e stimola il ricambio cellulare, quindi all’inizio si osserva un’accentuazione dei brufoli che poi svanirà in corso di terapia. È un farmaco teratogeno, che non può quindi essere assunto in corso di gravidanza e che richiede grande cautela in genere nelle donne fertili.
    • Isotretinoina: farmaco molto potente, si usa per combattere l’acne ad eziologia psicologica (in cui gli antibiotici ed antimicrobici non hanno alcun effetto) e per l’acne cistica. Non si può assumere in gravidanza e neanche quando la si progetti entro l’anno, in quanto gravemente teratogena.
    • Adapalene: per la cura dell’acne di lieve entità. È il meno irritante dei retinoidi.

L’ampio ventaglio delle opzioni terapeutiche disponibili ci ricorda come spetti al medico scegliere quale principio attivo adoperare e quale sia la posologia più indicata per il paziente, decisioni che sono prese in conseguenza della visita specialistica e in virtù dell’esperienza maturata.

Rimedi naturali

Sono disponibili in commercio numerose preparazioni fitoterapiche i cui estratti possono contribuire a dare sollievo alla pelle affetta da brufoli, grazie ad effetti blandamente purificanti, igienizzanti, antiinfiammatori e depurativi; tra i più comuni

  • Bardana
  • Aloe vera
  • Betulla
  • Calendula
  • Tarassaco
  • Fumaria
  • Echinacea

 

A cura del dr Mirko Fortuna, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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