Introduzione

La candidosi vaginale è un’infezione della vagina determinata da funghi (miceti) del genere Candida, Candida albicans su tutti.

È stato stimato che il 70% delle donne in tutto il mondo sviluppi almeno un episodio di candidosi vaginale nella vita, specialmente durante l’età fertile, e che la metà di esse presenti anche una recidiva.

Questo fungo è normalmente presente i diversi distretti dell’organismo (bocca, gola, intestino e vagina), in perfetto equilibrio con gli altri microrganismi presenti; in alcune condizioni tuttavia la candida prende il sopravvento e inizia a proliferare in modo incontrollato, per esempio a causa di variazioni ormonali, farmaci o diminuzione delle difese immunitarie.

Tra i sintomi più comuni che la presenza di un’infezione vaginale da candida causa troviamo:

  • prurito e fastidio vaginale,
  • dolore durante i rapporti sessuali,
  • bruciore o disagio durante la minzione,
  • perdite vaginali anormali.

Anche se la maggior parte delle candidosi vaginali è lieve, alcune donne possono sviluppare gravi infezioni che comportano la comparsa di rossore, gonfiore e ulcerazioni nella parete della vagina.

L’applicazione di rimedi locali (ovuli, creme e/o lavande) è in genere sufficiente a risolvere l’infezione, ma in alcuni casi si rivela necessario ricorrere a terapia più incisive per via orale.

Rappresentazione grafica della candida albicans

iStock.com/Dr_Microbe

Causa

Fino agli anni ‘70 il principale agente eziologico delle infezioni micotiche vulvo-vaginali era
rappresentato da Candida albicans.

Questa è tuttora la specie di Candida più frequentemente isolata dall’apparato genitale (70-80% dei casi), ma partire dagli anni ‘80 si è assistito ad un progressivo aumento di infezioni da specie non albicans:

  • C. glabrata (isolata nel 10-20% dei casi),
  • C. parapsilosis,
  • C. tropicalis,
  • C. krusei
  • e altre Candide che tutte insieme costituiscono il 5-10% delle forme di Candida non albicans che vengono isolate.

Queste forme di Candida non albicans tendono ad essere più resistenti alla classica terapia antimicotica.

Fattori di rischio

Candida albicans fa parte della comune flora orale, faringea, intestinale e vaginale: sopravvive in pacifica coesistenza all’interno di queste cavità, quindi è un commensale e costituisce, insieme ad altri germi (soprattutto i lattobacilli), il microbiota vaginale.

Normalmente, le difese organiche impediscono la proliferazione della Candida, ma qualsiasi alterazione dell’equilibrio ospite-terreno (ovvero microbiota vaginale-vagina) può provocare l’incontrollata proliferazione dei miceti.

La rottura di tale equilibrio può essere indotta da

  • situazioni patologiche:
    • deficit del sistema immunitario per cause infettive,
    • diabete mellito,
    • malattie infiammatorie croniche,
  • pratiche terapeutiche:
    • antibiotici,
    • corticosteroidi,
    • immunosoppressori,
    • estroprogestinici.

Altri fattori predisponenti sono:

  • fattori genetici (diversi studi hanno suggerito una possibile base genetica che rende suscettibili alla colonizzazione vaginale da parte della Candida);
  • fattori anatomici, in particolare nella donna una breve distanza tra ano e vagina;
  • la gravidanza, durante la quale i più alti livelli di ormoni riproduttivi determinano nel tessuto vaginale un più alto contenuto di glicogeno, uno zucchero che rappresenta una fonte di nutrimento per il fungo;
  • fattori comportamentali, ovvero i rapporti sessuali, anche oro-vaginali, con partner che presenta infezione in fase attiva;
  • impiego di indumenti molto stretti e biancheria in tessuto sintetico.

Trasmissione e contagiosità

Essendo la Candida, specialmente C. albicans ma anche le altre specie, parte del microbiota vaginale e intestinale, la presenza di questo micete diventa responsabile di patologia solo quando prolifera in modo incontrollato e in quantità eccessiva, a causa dei fattori predisponenti sopracitati.

In questa situazione di eccessiva proliferazione, detta appunto candidosi vaginale, il
soggetto è contagioso e la Candida è trasmissibile attraverso i rapporti sessuali, anche oro-vaginali.

È da considerare che non necessariamente la candidosi è una infezione a trasmissione sessuale: l’infezione vaginale infatti può anche essere dovuta ad una eccessiva proliferazione della Candida in sede intestinale, in particolare in sede ano-rettale, e che, soprattutto nelle donne in cui la distanza anatomica tra ano e vagina è breve, i miceti trasmigrino facilmente dall’ano alla vagina, causando infezione in questa sede.

Sintomi

I sintomi principali della candida sono il prurito e le perdite vaginali, tuttavia non specifici di candidosi vaginale.

Le secrezioni vaginali sono biancastre, dense, “a ricotta”, non maleodoranti, spesso accompagnate da sensazione di bruciore e/o prurito, talvolta particolarmente intensi non solo a livello vaginale ma anche vulvare.

I sintomi risultano accentuati durante i rapporti sessuali (dispareunia).

Può essere presente anche bruciore durante la minzione (disuria) come conseguenza dell’irritazione vulvare e di una eventuale irritazione dell’uretra.

L’esame clinico della vulva evidenzia

  • arrossamento cutaneo (eritema),
  • gonfiore (edema) con possibile presenza di lesioni papulose (lesioni cutanee rilevate
    tondeggianti, di colore rossastro delle dimensioni inferiori al millimetro di diametro) o pustolose (analoghe alle lesioni papulose ma a contenuto liquido).

Inoltre in sede vulvare e soprattutto vaginale si possono evidenziare delle placche bianche, solitamente dense e caseose ma a volte anche meno consistenti, quasi acquose, parzialmente aderenti alla mucosa vaginale e al collo dell’utero (evidenziabili in quest’ultimo caso con esame colposcopico).

I sintomi tendono ad accentuarsi una settimana prima dell’inizio della mestruazione e tendono ad esaurirsi con l’arrivo del flusso mestruale.

Nell’uomo, spesso contemporaneamente ad una candidosi nella partner, può comparire una balano-postite: lesioni cutanee sotto forma di chiazze di eritema interessano dapprima il glande ma possono estendersi al prepuzio, che diviene arrossato, cosparso di depositi biancastri, e all’uretra.

I sintomi anche nell’uomo sono costituiti da prurito e dolore durante la minzione.

Diagnosi

La diagnosi è relativamente semplice: si basa sull’anamnesi e sull’esame clinico.

Tuttavia, poiché i sintomi della candidosi vaginale, prurito e secrezioni vaginali, sono poco specifici, per porre una diagnosi certa, è necessario eseguire un’indagine microbiologica.

I metodi più idonei per raccogliere il materiale biologico da analizzare sono il tampone vaginale nella donna e il tampone del solco balano-prepuziale nell’uomo (da eseguirsi ad almeno 7 giorni di distanza da un precedente trattamento antimicotico locale o sistemico).

L’esame microscopico diretto del secreto vaginale permette di identificare le due forme fenotipiche di Candida (blastospora e pesudoifa); tale esame si esegue solitamente aggiungendo al preparato due gocce di idrossido di potassio al 10% che consente la digestione di leucociti, eritrociti, cellule epiteliali e detriti così da evidenziare meglio i
miceti.

L’esame microscopico dopo colorazione di Gram permette di valutare, oltre alla presenza
della Candida, anche la composizione del microbiota vaginale nella donna e la qualità e quantità della flora batterica nell’uomo.

L’esame su terreno di coltura (esame colturale), infine, si esegue nei casi in cui, in presenza di sintomi, l’esame microscopico non è stato conclusivo e per procedere all’identificazione della specie di Candida e ad un trattamento mirato.

Cura e rimedi

Il trattamento è riservato alle donne sintomatiche in cui è stata evidenziata la Candida all’esame microscopico e/o colturale e si basa sull’uso di farmaci antimicotici, specialmente della classe degli azoli, che agiscono interferendo con l’integrità della membrana cellulare fungina.

Gli antimicotici azolici (come clotrimazolo, miconazolo, econazolo) per uso locale sono sicuri e generalmente ben tollerati; esistono in commercio sotto forma di creme vaginali in concentrazioni variabili (dall’1% al 2% il clotrimazolo; dal 2% al 4% il miconazolo) da applicare per periodi di tempo che vanno da 3 giorni (la crema più concentrata) a 7 giorni (la crema con concentrazione inferiore) e sotto forma di ovuli vaginali con vari dosaggi (miconazolo 100, 200 o 1200 mg da applicare per tempi rispettivamente di 7, 3 e 1 giorno).

Non sono dimostrate ad oggi differenze di efficacia tra un tipo di azolico topico ed un altro né tra un tipo di formulazione ed un’altra. Altrettanto efficace, e talvolta preferita per comodità di somministrazione, è la terapia con azolici per bocca, che consiste nell’assunzione di una singola dose di fluconazolo da 150 mg.

In alternativa agli azolici, che sono la terapia di prima linea, esistono altri farmaci con azione antimicotica:

  • acido borico (ovuli),
  • ciclopiroxolamina (crema e ovuli).

In caso di candidosi vaginale ricorrente, definita come almeno 4 episodi nell’arco di un anno, è necessaria una terapia a lungo termine composta da un antimicotico topico ed un antimicotico orale, da assumere ad intervalli regolari e dosaggi progressivamente decrescenti per diversi mesi. In questi casi complessi e di difficile gestione, è opportuno rivolgersi a centri specializzati per le infezioni cutanee e le malattie a trasmissione sessuale.

Gli antimicotici azolici per uso topico possono essere usati in gravidanza, per almeno 7 giorni; invece, riguardo la sicurezza, ovvero la non teratogenicità, degli antimicotici per via orale in gravidanza, i risultati degli studi in merito sono ancora contrastanti.

Il trattamento del partner sessuale asintomatico non è indicato dalle recenti linee guida.

Prevenzione

La prevenzione della candidosi vaginale consiste essenzialmente nell’eliminare o almeno evitare i fattori di rischio predisponenti.

In particolare, la candidosi vaginale post-antibiotico, potrebbe essere prevenuta con l’impiego di probiotici (lattobacilli) da assumere durante la terapia antibiotica.

Nelle donne che hanno sofferto di candidosi vaginali ricorrenti, alcuni autori propongono l’uso profilattico di Fluconazolo 150 mg per bocca all’inizio e alla fine di ogni terapia antibiotica.

Fonti e bibliografia

A cura della Dottoressa Giulia Ciccarese

Articoli ed approfondimenti

Link sponsorizzati

Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


Commenti, segnalazioni e domande

Gentile utente, per garantire maggiormente la tua privacy i tuoi contributi potrebbero essere mostrati sul sito in forma anonima.
Leggi le condizioni d'uso dei commenti.

La sezione commenti è attualmente chiusa.