Introduzione

Le cisti ovariche sono neoformazioni ripiene di liquido che si sviluppano all’interno dell’ovaio o sulla sua superficie.

Le ovaie sono due organi situati a lato dell’utero, a cui sono collegati mediante le tube. La loro funzione è quella di far giungere a maturazione gli ovuli. Ogni mese viene rilasciato nella tuba un ovulo da una delle ovaie, destinato a venire fecondato da uno spermatozoo. In assenza di fecondazione di assiste alla comparsa delle mestruazioni e il ciclo ricomincia.

Alla nascita una donna possiede già l’intero corredo di ovuli di cui disporrà nell’arco della vita; fino all’età della pubertà i follicoli rimangono quiescenti, ma con lo sviluppo sessuale ad ogni ciclo mestruale (indicativamente di 4 settimane) un follicolo viene portato a completa maturazione, insieme all’ovocita in esso contenuto, che viene poi rilasciato come visto sopra.

In alcuni casi il follicolo non riesce a espellere l’ovulo o il liquido che contiene e questo può dare origine a una cisti funzionale.

La maggior parte delle cisti funzionali ha un diametro inferiore a 1,5 centimetri ed è destinata a venire riassorbita senza necessità di terapia nell’arco di 2-3 cicli mestruali.

Le cisti tumorali sono fortunatamente rare e si riscontrano in genere in età avanzata (dopo i 40 anni e soprattutto a seguito dell’entrata in menopausa).

Il National Institutes of Health stima che dal 5% al 10% delle donne vada incontro ad un intervento chirurgico per rimozione di una cisti ovarica, ma solo una percentuale compresa tra il 13%-21% di queste risulta cancerosa.

Una cisti ovarica richiede con maggiori probabilità di essere operata se:

  • non scompare dopo alcuni cicli mestruali,
  • diventa più grande nel tempo,
  • appare insolita all’ecografia,
  • causa dolore,
  • la paziente è in menopausa.

 

Rappresentazione grafica di un ovaio ingrossato da una cisti ovarica

iStock.com/Scio21

Cause

Un terzo delle donne in età fertile presenta cisti funzionali, la maggioranza è di natura benigna e scompare da sé. Si tratta quindi di lesioni piuttosto comuni, risultato del normale ciclo ormonale della donna.

Le cisti funzionali sono quindi legate al ciclo mestruale e si dividono in:

  • cisti follicolari, che si sviluppano se il follicolo non è in grado di rilasciare l’ovulo,
  • cisti del corpo luteo: Quello che rimane del follicolo una volta che ha rilasciato l’ovulo prende il nome di corpo luteo; si tratta di una ghiandola in grado di produrre progesterone che regredisce se la donna non va incontro a gravidanza. Il corpo luteo può dare origine alla formazione di una cisti, se questo si racchiude su se stesso. Cisti di questo tipo possono raggiungere notevoli dimensioni, fino a determinare la dilatazione o la rottura dell’ovaio. In quest’ultimo caso i liquidi si riversano negli spazi addominali, causando la comparsa di un intenso dolore.

La maggior parte delle cisti ovariche è quindi benigna ma, soprattutto nelle donne con più di 40 anni o in menopausa, è particolarmente importante procedere a un’accurata diagnosi differenziale per escludere la possibilità di trovarsi di fronte a cisti di natura tumorale maligna o borderline.

Fattori di rischio

I fattori di rischio associati alla formazione di cisti funzionali sono:

  • età fertile,
  • stimolazione farmacologica della fertilità,
  • gravidanza (l’ormone della gravidanza, la gonadotropina corionica, può indurre la formazione di cisti soprattutto nel secondo trimestre di gestazione),
  • fumo di sigaretta,
  • endometriosi,
  • infiammazione pelvica,
  • eccessiva magrezza.

I fattori di rischio legati alla possibilità di sviluppo di cisti tumorali sono invece:

  • età avanzata (sono più frequenti dopo i 40 anni),
  • familiarità per tumori ovarici, alla mammella o al colon-retto,
  • prima gravidanza dopo i 35 anni o nessuna gravidanza,
  • uso di farmaci per la fertilità,
  • uso di estrogeni dopo la menopausa (terapia ormonale sostitutiva),
  • obesità.

Agiscono infine come fattori protettivi verso lo sviluppo di cisti tumorali:

  • gravidanza prima dei 26 anni,
  • più di una gravidanza portata a termine,
  • assunzione di pillola anticoncezionale,
  • legatura delle tube,
  • isterectomia.

Sintomi

La maggior parte delle cisti e dei tumori benigni dell’ovaio non è causa di sintomi, ma in alcuni casi possono presentarsi:

  • dolore in regione pelvica e/o addominale, specie durante il coito,
  • sensazione di pesantezza alla pelvi (soprattutto in caso di fibroma o di tumore ovarico, condizioni che provocano la raccolta di liquido nella membrana che riveste gli organi addominali(ascite)),
  • irregolarità del ciclo mestruale,
  • perdite di sangue dalla vagina al di fuori del flusso mestruale (spotting),
  • alterazioni della minzione, come l’aumento di frequenza della necessità di urinare, dovuta al fatto che una cisti di grosse dimensioni può comprimere la vescica,
  • alterazioni della defecazione attraverso un meccanismo simile (compressione del retto),
  • disturbi digestivi,
  • nausea e vomito,
  • stanchezza,
  • aumento di peso.

Una cisti provoca dolore se:

  • è di grandi dimensioni,
  • sanguina,
  • scoppia,
  • viene compressa durante un rapporto sessuale,
  • comprime i vasi sanguigni diretti verso l’ovaio, riducendo l’apporto di sangue di tale organo,
  • causa la torsione dell’ovaio.

Le cisti del corpo luteo che sanguinano causano inoltre dolore nella zona pelvica.

Complicazioni

In caso di cisti funzionali la prognosi è buona, in quanto tendono a riassorbirsi in 1-3 mesi. Il ginecologo potrà verificarne la scomparsa tenendo la cisti sotto controllo ecografico.

Se la cisti compare dopo la menopausa, in genere se ne consiglia invece l’asportazione a titolo preventivo; anche se il cancro ovarico è un’evenienza relativamente rara, è associato a un’aumentata frequenza dopo i 50 anni di età.

Anche se rare, possono occasionalmente verificarsi delle complicanze, come la rottura della cisti ovarica e la torsione dell’ovaio.

Rottura di una cisti ovarica

La rottura di una cisti avviene più facilmente in seguito a traumi, anche di lieve entità, come il normale esercizio fisico o i rapporti sessuali. Il sintomo caratteristico è un dolore acuto e improvviso nel basso addome, che può durare da pochi giorni a qualche settimana; in alcuni casi il dolore può essere del tutto assente.

Generalmente in questi casi è sufficiente una sorveglianza attiva, per scongiurare il rischio di condizioni che richiedono invece immediata assistenza, come ad esempio:

  • shock causato dall’emorragia interna che si presenta con
    • pallore cutaneo, con pelle fredda e sudata,
    • estrema debolezza,
    • respiro frequente e superficiale,
  • peritonite, una condizione caratterizzata da
    • dolore intenso in regione addominale,
    • febbre,
    • nausea e vomito.

Torsione ovarica

Talvolta si può manifestare un dolore intenso e improvviso dovuto a una grossa cisti che provoca la torsione dell’ovaio, evenienza che interrompe il flusso di sangue alla ghiandola, determinando potenzialmente necrosi della stessa in assenza di intervento immediato.

La sintomatologia si caratterizza per la comparsa di un dolore addominale improvviso, eventualmente accompagnato da nausea e vomito.

Fertilità

In genere, la presenza di cisti non compromette la fertilità della donna, fanno eccezione due casi particolari:

  • endometriosi, una condizione in cui la mucosa dell’utero cresce al di fuori del suo organo d’origine causando fra l’altro dolori pelvici, addominali e infertilità,
  • sindrome dell’ovaio policistico, caratterizzata dalla presenza di numerose piccole cisti all’interno di una o di entrambe le ovaie, con sintomatologia varia che può comprendere
    • irregolarità mestruali,
    • acne,
    • irsutismo,
    • riduzione della fertilità.

Quando chiamare il medico

Rivolgetevi a un medico se compaiono:

  • dolore intenso,
  • sanguinamento vaginale anomalo.

Recatevi al pronto soccorso in caso di:

  • dolore addominale o pelvico improvviso,
  • nausea e/o vomito,
  • febbre,
  • sintomi di shock,
  • sintomi di peritonite.

Diagnosi

Dal momento che si tratta in genere di lesioni asintomatiche, le cisti vengono spesso scoperte per caso durante un esame ginecologico di routine o attraverso l’ecografia o un altro esame di diagnostica per immagini eseguito per altri motivi. Più raramente può invece nascere un sospetto diagnostico in base ai sintomi lamentati dalla paziente.

L’iter diagnostico può prevedere un test di gravidanza per escludere questa eventualità, compreso il rischio di una gravidanza extrauterina, successivamente si procede a un’ecografia transvaginale (la sonda viene inserita all’interno della vagina per meglio visualizzare le ovaie). Si noti che è possibile rilevare un valore positivo anche in caso di cisti luteale.

Qualora il ginecologo dovesse rivelare la presenza di una cisti funzionale, in genere l’approccio più comune è la vigile attesa, tenendo la cisti sotto controllo ecografico nelle settimane seguenti fino al suo completo riassorbimento.

Se l’ecografia dovesse essere associata a rilevi dubbi di malignità si può sottoporre la paziente a esami più approfonditi come

  • tomografia computerizzata (TC) o risonanza magnetica,
  • prelievo del sangue per il dosaggio di marcatori tumorali (come ad esempio CA-125, alfafetoproteina e inibina).

Cura e intervento

La maggioranza delle cisti non richiede alcun tipo di terapia, risultando sufficiente la cosiddetta vigile attesa, ovvero controlli periodici dal ginecologo; in alcuni casi può essere necessario il ricorso qualche blando analgesico per il dolore.

Il trattamento è in genere necessario se:

  • la paziente ha più di 50 anni,
  • sono presenti sintomi particolarmente fastidiosi,
  • la cisti è di grosse dimensioni,
  • il tipo di cisti comporta un rischio di degenerazione maligna.

In alcuni casi, si rende necessaria l’asportazione delle cisti, mentre per altre pazienti può essere necessaria l’asportazione dell’ovaio in toto (ovariectomia). A seconda delle dimensioni della cisti o dell’ovaio da asportare, l’intervento può venire effettuato in

  • laparoscopia (sono necessarie solo piccole incisioni sull’addome),
  • laparotomia, la quale richiede un’incisione più estesa.

Molto in generale si procede alla rimozione della sola cisti (cistectomia) in caso di:

  • cisti di diametro superiore ai 10 centimetri che persistono per più di tre cicli mestruali,
  • teratomi di dimensioni inferiori ai 10 centimetri,
  • fibromi e tumori ovarici solidi,
  • cisti del corpo luteo, se sanguina e la donna è incinta.

Si esegue, invece, l’asportazione dell’ovaio nei seguenti casi:

  • fibromi e tumori ovarici solidi,
  • cisti ovariche non asportabili,
  • teratomi di diametro superiore ai 10 centimetri,
  • cisti che non si riescono a separare chirurgicamente dall’ovaio.

Quando possibile, in caso di donne in età riproduttiva, si tende a rimuovere solo la cisti, salvaguardando così l’integrità dell’ovaio e la futura fertilità. Nel caso di asportazione di un ovaio quello rimasto consente comunque di rimanere incinta, anche se potrebbe richiedere del tempo in più.

Fonte principale

  • Knudsen UB1, Tabor A, Mosgaard B, Andersen ES, Kjer JJ, Hahn-Pedersen S, Toftager-Larsen K, Mogensen O, Management of ovarian cysts, Acta Obstet Gynecol Scand. 2004 Nov;83(11):1012-21.

A cura della Dottoressa Giovanna Celia

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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