Cisti al seno: cause, sintomi e quando preoccuparsi

Introduzione

Le cisti al seno, anche note come “cisti mammarie”, sono neoformazioni di natura benigna contenenti liquido e sono la forma di nodulo al seno più frequente in assoluto; possono avere dimensioni ridotte (dell’ordine di alcuni millimetri) o diventare più voluminose (fino a qualche centimetro) e tendono a svilupparsi maggiormente nelle pazienti di età compresa tra i 30 e i 50 anni, per poi presentarsi con minore frequenza nelle donne in post-menopausa (più comuni in caso di terapia ormonale). È possibile rilevare la presenza una singola cisti, oppure due o più formazioni.

Pur essendo particolarmente comuni nel sesso femminile, l’origine non è ancora del tutto chiara.

È possibile riscontrare la presenza di cisti rilevabili al tatto attraverso l’autopalpazione delle mammelle o tramite l’esecuzione di esami di diagnostica per immagini (ecografia, mammografia).

Generalmente, per la loro natura benigna, le cisti mammarie non necessitano di alcun trattamento; in caso di dolore, tuttavia, può essere necessario procedere drenando il liquido contenuto al loro interno mediante l’ausilio di un sottile ago:

  • In caso di sospetta malignità può essere eseguita una ricerca microscopica di eventuali cellule tumorali e, se necessario, le cisti vengono rimosse.
  • Di norma, invece, la paziente viene ricontrollata dopo alcune settimane (di solito 4\8) al solo scopo di valutare che la neoformazione si sia completamente riassorbita dopo drenaggio attraverso agoaspirato.

Cause

Le cisti mammarie sono delle raccolte saccate, a contenuto liquido, dai margini ben definiti e solitamente palpabili al tatto.

Nonostante la natura benigna di queste lesioni, è sempre buona norma monitorarne la crescita rivolgendosi ad un senologo.

Le cause alla base della formazione di cisti al seno non sono ancora del tutto note, ma queste lesioni potrebbero essere attribuite ad:

  • Anomalie nella crescita della componente ghiandolare della mammella e del tessuto fibroso circostante (possono favorire l’ostruzione in corrispondenza di lobuli e dotti, favorendo la formazione delle cisti dovuta a dilatazione di queste strutture e accumulo di fluido);
  • Traumi;
  • Fattori di natura ormonale (principalmente da eccesso di estrogeni);
  • Mastopatia fibrocistica (patologia di natura benigna, caratterizzata da dolore e tensione della mammella, che si avverte specialmente in prossimità del ciclo mestruale o durante la gravidanza).

Classificazione

È possibile suddividere le cisti mammarie in due categorie:

  • Cisti semplici: queste lesioni sono più comuni e appaiono come cavità contenenti liquido, lisce e sottili, di forma regolare;
  • Cisti complesse: possono presentare irregolarità nel profilo delle pareti e nel contenuto (che può assumere anche una consistenza solida), necessitano di ulteriori accertamenti diagnostici.

In base alla dimensione è poi possibile classificarle in:

  • microcisti (spesso troppo piccole per essere avvertite alla palpazione, vengono evidenziate in genere con esami strumentali),
  • macrocisti (2.5-5 cm).

Sintomi

La/e cisti al seno possono essere riscontrate in uno o in entrambi i seni; spesso non sono presenti a altri sintomi tuttavia, soprattutto se di notevoli dimensioni (3-5 cm), possono essere apprezzabili attraverso esame di autopalpazione delle mammelle (sotto forma di piccole escrescenze morbide, ripiene di liquido e discretamente mobili) e causare:

  • Dolore al seno (mastodinia);
  • Alterazione del profilo mammario;
  • Tensione al seno;
  • Fuoriuscita occasionale di secrezioni dal capezzolo (trasparenti o di colorito giallognolo).

Alcune donne rilevano un aumento del volume della cisti prima delle mestruazioni (talvolta sembrano apparire nell’arco della notte) e una successiva riduzione una volta passate.

Le cisti sono causa di tumore al seno?

Quasi tutte le “cisti semplici” sono proprio questo: semplici.

Non sono quasi mai associati a un rischio più elevato di tumore al seno, con l’unica eccezione delle pazienti che presentino numerosi e rilevanti fattori di rischio (familiarità o presenza di un referto sospetto a seguito di esami di imaging).

Fonte: National Breast Cancer (USA)

Diagnosi e quando preoccuparsi

L’eventuale presenza di cisti mammarie può essere riscontrata, in prima istanza, tramite esame di autopalpazione del seno (questo esame può, e dovrebbe, essere eseguito dalla donna a partire dai 20 anni di età, con cadenza mensile, preferibilmente la settimana dopo il ciclo o in qualsiasi momento, se la paziente è in gravidanza o in menopausa).

Per effettuare l’autopalpazione la paziente si posiziona davanti uno specchio, osservando le proprie mammelle, mantenendo le braccia distese lungo i fianchi o contraendole per spingerle contro il bacino (ricercando visivamente eventuali imperfezioni); successivamente si piega il braccio destro dietro la nuca e inizia la palpazione della mammella destra con la mano sinistra, a dita tese, per individuare eventuali anomalie (esegue poi lo stesso procedimento sulla mammella sinistra).

I seguenti riscontri costituiscono un segnale di allarme e impongono quindi la necessità di tempestiva valutazione medica:

  • Nodulo attaccato alla cute o alla parete toracica, non mobile
  • Nodulo di consistenza irregolare
  • Nodulo duro
  • Cute a buccia d’arancia accanto al nodulo
  • Linfonodi delle ascelle aumentati di volume, aderenti ai piani sottostanti
  • Perdita ematica dal capezzolo
  • Cute spessa o arrossata sul seno.

Si raccomanda in ogni caso di indagare con il ginecologo qualsiasi nuovo riscontro di noduli a seguito di autopalpazione.

Cisti al seno ed ecografia per la diagnosi

iStock.com/Alkov

Quando necessario, per meglio caratterizzare la natura del nodulo è possibile ricorrere a

  • Ecografia: tramite l’utilizzo di una sonda ecografica, è possibile osservare il contenuto della lesione ed escludere la presenza di materiale solido o setti;
  • Mammografia: questa metodica diagnostica, che si avvale dell’utilizzo di raggi X, consente di valutare noduli sospetti o calcificazioni.

Nel caso di sospetta malignità possono infine essere richiesti:

  • Agoaspirato: attraverso un prelievo svolto mediante l’utilizzo di un ago sottile, è possibile prelevare un campione della cisti e del suo contenuto, al fine di accertarne la natura; allo stesso tempo, mediante l’applicazione di questa metodica, è possibile drenare il contenuto della lesione, per favorirne un riassorbimento.
  • Agobiopsia mammaria: biopsia di un campione tissutale ottenuto dalla mammella; questa indagine è particolarmente utile per valutare eventuali lesioni solide di maggiore dimensione.

Cura e trattamento

Le cisti mammarie sono formazioni di natura benigna, quindi di norma non richiedono alcun tipo trattamento; in alcuni casi, tuttavia, possono raggiungere volumi notevoli (3-5 cm) e determinare così la comparsa di dolore o senso di pressione in corrispondenza della mammella; in queste pazienti, dopo aver confermato sotto guida ecografica la natura benigna della lesione, può essere utile drenare tramite agoaspirato il contenuto della cisti, in modo da ridurne la dimensione.

Successivamente il seno viene rivalutato, dopo un periodo di circa 4-8 settimane, mediante ecografia, così da osservare l’evoluzione della precedente lesione o l’eventuale comparsa di neoformazioni.

La rimozione chirurgica delle cisti, invece, non è quasi mai necessaria, salvo il caso eccezionale di lesioni in cui la biopsia abbia evidenziato una possibile malignità.

Prevenzione

Non è possibile adottare una strategia di prevenzione specifica per ridurre la comparsa di cisti al seno; l’utilizzo di un reggiseno confortevole, tuttavia, potrebbe risultare utile specialmente in caso di lesioni dolorose o nel contesto di un’aumentata tensione mammaria.

Alcune donne segnalano un sollievo dal fastidio causato dalla presenza di cisti riducendo il consumo di caffeina, anche se ad oggi non disponiamo di una reale letteratura in merito.

In questi casi, infine, previo avallo medico è possibile assumere farmaci antidolorifici (come il paracetamolo) o farmaci antinfiammatori, per diminuire l’entità della sintomatologia riferita dalla paziente.

 

A cura della Dott.ssa Chiara Russo, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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