Colica biliare: cause, sintomi, pericoli e cura

Introduzione

La colica biliare consiste in un dolore avvertito nella parte superiore dell’addome, di solito sotto il lato destro della gabbia toracica, in forma intermittente o continua (il termine colica si riferisce ad una forma di dolore che “va e viene”). Si verifica in genere dopo un pasto abbondante, soprattutto in termini di grassi.

È la conseguenza di un blocco al normale flusso della bile, un liquido conservato all’interno della cistifellea e riversato nell’intestino durante i pasti, dove si mescola con il cibo parzialmente digerito per favorire l’assorbimento dei grassi.

I calcoli biliari, formazione di varia dimensione simili a sassolini, sono la causa più comune di colica biliare. Se uno o più calcoli sono sufficientemente grandi da ostruire uno dei canali responsabili del trasporto di bile verso l’intestino il fluido non può più essere espulso ed in risposta le cellule muscolari nel dotto biliare si iniziano a contrarsi vigorosamente per provare a spostare il calcolo, ma contemporaneamente causando la comparsa del dolore. Tra le cause meno comuni di colica biliare si annoverano anche una stenosi del dotto biliare, ovvero un suo restringimento, oppure un tumore, che potrebbe impedire il normale deflusso per un effetto di compressione sul vaso.

Il trattamento di questa malattia è principalmente chirurgico, richiedendo la rimozione della cistifellea, in genere utilizzando una tecnica laparoscopica, anche se va detto che in alcuni pazienti è possibile osservare un unico episodio che si risolve con la naturale rimozione del calcolo non richiedendo quindi alcun intervento.

Cause

La cistifellea è un piccolo organo a forma di pera con la funzione di immagazzinare e successivamente, al momento dei pasti, rilasciarla per una corretta digestione; la bile è un fluido prodotto dal fegato che aiuta a digerire i grassi presenti nel cibo. La cistifellea si trova nella parte in alto a destra dell’addome, appena sotto al fegato.

Cistifellea

Shutterstock/Dee-Sign

All’interno della cistifellea possono formarsi calcoli biliari, piccoli formazioni con l’aspetto di sassolini e tipicamente composti da colesterolo o bilirubina. La formazione di calcoli di per sé non causa alcun sintomo, ma qualora prendano la strada del dotto cistico o del dotto biliare possono depositarsi e causare dolore quando durante la contrazione della cistifellea, azione normalmente deputata a fornire la necessaria pressione per sospingere la bile nell’intestino.

Per questa ragione il dolore insorge tipicamente dopo i pasti grassi, quando è richiesta una maggior quantità di bile per un corretto assorbimento.

Dal punto di vista della terminologia si distinguono quindi:

  • Colelitiasi asintomatica, ovvero la semplice presenza di calcoli senza alcuna manifestazione clinica (sintomi); non richiede terapia se non, eventualmente, un periodico controllo.
  • Colelitiasi sintomatica, ovvero la presenza manifesta dei calcoli.
  • Colica biliare, quando il dolore si risolve da solo, in genere per il passaggio del calcolo attraverso il dotto biliare comune e nel duodeno, oppure qualora riesca a compiere il tragitto inverso tornando nella cistifellea.

Più raramente possono verificarsi ostruzione a causa di stenosi dei canali (restringimento del lume interno) o per compressione, ad esempio a causa di tumori.

Fattori di rischio

La colica biliare ha una predominanza femminile, sostenuta dall’influenza degli estrogeni sulla formazione di calcoli biliari.

Anche obesità e valori elevati di colesterolo sono fortemente correlati alla probabilità di sviluppare calcoli e dolori, soprattutto nei Paesi occidentali (dove il materiale di cui sono costituiti è quasi invariabilmente colesterolo). Tra gli altri si annoverano infine:

  • età avanzata
  • gravidanza
  • perdita di peso recente ed eccessivamente rapida.

Sintomi

Il paziente affetto da colica biliare in genere avverte un dolore addominale (in alto a destra) che insorge dopo i pasti e che si manifesta in modo intermittente (si acuisce in corrispondenza delle contrazioni della cistifellea).in genere presentano dolore postprandiale che “va e viene”, da cui il termine colica.

Nei casi più severi è possibile sviluppare anche nausea e/o vomito.

Non è presente febbre né alterazione di altri parametri vitali, osservazione che ne consente la diagnosi differenziale con alcune complicazioni (colecistite acuta o colangite, che possono causare anche tachicardia o addirittura cali della pressione in caso di progressione verso lo shock settico).

Non è presente ittero (colorazione gialla della pelle e delle sclere, la parte bianca degli occhi) se ad essere bloccato è il dotto cistico, mentre è più comune in caso di ostruzione del dotto biliare comune.

Donna con colica biliare

Shutterstock/HENADZI KlLENT

Complicazioni

La presenza di un qualsiasi tipo di calcolo può causare colica biliare, che se trascurata può evolvere in colecistite (infiammazione della colecisti) o colangite (infiammazioni del dotto biliare) in caso  idi ostruzione dei canali.

Quando rivolgersi al medico

Un dolore addominale persistente o ricorrente senza spiegazione va senza dubbio segnalato al medico, ma ancora più importante è il riconoscimento dei sintomi suggestivi delle possibili complicazioni; si raccomanda di rivolgersi in Pronto Soccorso in caso di

  • dolore addominale che persiste per più di alcune ore,
  • che diventa molto più severo,
  • eventualmente accompagnato da febbre.

Diagnosi

La valutazione non può prescindere da un’accurata anamnesi (una sorta di intervista medico-paziente) e soprattutto da un esame obiettivo, volto a meglio evidenziare sintomi e segni presenti.

Possono contribuire ad una definizione della diagnosi anche gli esami di laboratorio, tra cui:

Un aumento significativo degli enzimi e dei valori epatici (bilirubina diretta, transaminasi, GGT) sono suggestivi di un calcolo (o un blocco) nel dotto biliare comune, mentre ostruzioni proprie della cistifellea o del dotto cistico in genere non producono alcuno spostamento dei valori epatici di laboratorio.

L’ecografia addominale è il primo esame radiologico per valutare la sospetta patologia biliare, più raramente è possibile ricorrere ad esami di secondo livello come scansioni HIDA, TC e colangiopancreatografia retrograda endoscopica.

Cura

La gestione della colica biliare è, qualora non si risolvesse o non rimanesse un evento sporadico, essenzialmente chirurgica.

Da un punto di vista medico viene consigliata l’adozione di una dieta a basso contenuto di grassi, con l’eventuale supporto offerto da farmaci antidolorifici (ma il rischio di recidiva è elevato).

L’acido ursodesossicolico orale (Deursil®, Ursacol®, …) viene talvolta prescritto con l’obiettivo con l’obiettivo di provare a dissolvere i calcoli.

L’intervento chirurgico con rimozione della colecisti mediante approccio laparoscopico rimane il gold standard per il trattamento del paziente sintomatico che non risponde ad un trattamento conservativo; nei pazienti che non fossero in grado di affrontare l’intervento è possibile prendere in considerazione la litotrissia extracorporea con onde d’urto, ma il rischio di recidiva è in questo caso piuttosto elevato.

L’intervento chirurgico di colecistectomia non deve venire necessariamente eseguito in regime d’urgenza, salvo eccezioni (come ad esempio calcoli di dimensione superiore al centimetro, più spesso associati a complicazioni), ma può essere programmato ed affiancato nell’attesa dalla prescrizione di antidolorifici e dieta ipolipidica (povera di grassi).

Fonti e bibliografia

  • Biliary Colic – David F. Sigmon; Nalin Dayal; Marcelle Meseeha.

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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