Colite: cause, sintomi e cura

Introduzione

Colite è un termine con cui si indica un generico stato di infiammazione del colon, altrimenti conosciuto come intestino crasso; in realtà le patologie che possono essere caratterizzate da colite sono diverse, ma tutte accomunate da alcuni sintomi distintivi e da un’intensa flogosi della parete intestinale con insorgenza improvvisa e severa (acuta).

Anatomia semplificata del tratto gastrointestinale

iStock.com/ttsz

Le forme più comuni sono:

  • colite ulcerosa
  • colite pseudomembranosa
  • colite ischemica,

ma sono note anche coliti infettive ed altre più rare e di difficile classificazione.

In virtù di questa sostanziale differenza eziopatogenetica, ogni sottotipo di colite presenta diverse sfumature nel suo trattamento che ne rendono fondamentale l’inquadramento da parte di uno Specialista esperto.

E la colite spastica? E la colite nervosa?

Colite spastica (o nervosa) è un termine ad oggi considerato obsoleto ed improprio dal punto di vista medico per indicare la sindrome del colon irritabile, una condizione che causa sintomi solo parzialmente sovrapponibili ad una reale colite, ma che tipicamente sono meno gravi, privi di eventuali complicazioni organiche e soprattutto senza una reale infiammazione della parete intestinale, che quindi non mostra alterazioni significative dal punto di vista di diagnosti strumentale (ad esempio colonscopia) e laboratoristica (esami del sangue e delle feci).

Infografica semplificata su anatomia e sintomi della sindrome del colon irritabile

iStock.com/VectorMine

In altre parole il paziente affetto da sindrome del colon irritabile ha esami del tutto normali e non mostra campanelli d’allarme come:

Per approfondire la sindrome del colon irritabile fare riferimento alla scheda dedicata e all’articolo sulla dieta consigliata.

Classificazione

Colite ulcerosa

La colite ulcerosa è una delle malattie infiammatorie intestinali, altrimenti conosciute come IBDs (inflammatory bowel disease, dall’inglese). Si tratta di una patologia di decorso cronico che determina un’infiammazione intestinale, che a sua volta può determinare la formazione di ulcere sanguinanti.

Da un punto di vista anatomo-patologico l’esordio è tipicamente rettale, ossia nella parte terminale dell’intestino, dove la malattia inizia come proctite e poi progredisce verso l’estremità opposta del colon; in alcuni casi l’infiammazione può raggiungere la porzione terminale dell’intestino tenue e si parla di backwash ileale. Nelle forme più gravi può essere coinvolto anche l’intero intestino (pancolite).

A differenza della malattia di Crohn, sempre appartenente alla macrocategoria delle IBDs, l’infiammazione mucosale è superficiale e non riguarda gli strati parietali più profondi; inoltre, la relativa circoscrizione delle zone infiammate la rende più facilmente trattabile per via chirurgica della suddetta controparte (che invece è caratterizzata da patch d’infiammazione non contigue).

Fattori di rischio

  • Età compresa tra i 15 ed i 30 anni, oppure tra i 60 e gli 80 anni
  • Discendenza caucasica
  • Famigliarità per colte ulcerosa

Colite pseudomembranosa

La colite pseudomembranosa è determinata dalla sovra-crescita di un batterio che prende il nome di Clostridium difficile. Si tratta di un componente della normale flora batterica intestinale, che in condizioni normali non determina alcun tipo di disturbo, ma che in caso di disbiosi (alterazione dell’equilibrio del microbiota) diventa un vero e proprio agente patogeno.

Questa patologia si verifica soprattutto nel corso di alcune terapie antibiotiche, che uccidendo la flora batterica “salutare” causano una rottura nei delicati equilibri del bioma intestinale.

Fattori di rischio

  • Assunzione di antibiotici a lungo termine
  • Ricovero ospedaliero
  • Assunzione di farmaci chemioterapici
  • Assunzione di farmaci immunosoppressori
  • Età avanzata
  • Precedenti episodi di colite pseudomembranosa in anamnesi

Colite ischemica

La colite ischemica è una forma di colite determinata da un evento acuto che causa una riduzione dell’afflusso di sangue all’intestino (ipoperfusione di un segmento intestinale) e quindi la sua morte (necrosi); solitamente si tratta di un quadro ostruttivo trombotico, per cui un piccolo tappo di emazie e fibrina (coagulo) si va ad incuneare in uno dei rami delle arterie mesenteriche bloccando l’afflusso di sangue a valle.

Fattore di rischio principale per la colite ischemica è sicuramente l’aterosclerosi, un processo cronico di deposizione di lipoproteine, acidi grassi e molecole infiammatorie nella parete dei vasi che ne determina da un lato la stenosi (restringimento) e dall’altro aumenta la probabilità di distacco di frammenti trombofilici.

Fasi successive dell'aterosclerosi, dall'alto verso il basso rispettivamente arteria sana, formazione della placca, blocco del flusso sanguigno (credit: iStock.com/Diamond_Images)

iStock.com/Diamond_Images

Altre cause possono essere rappresentate da:

Un’eventualità da non sottovalutare è inoltre l’eziologia iatrogena, per cui l’assunzione di certi farmaci può favorire la formazione di trombosi intestinale e quindi di colite ischemica.

Fattori di rischio

  • Età superiore ai 50 anni
  • Presenza di fattori di rischio cardiovascolari
  • Scompenso cardiaco
  • Stato di ipotensione
  • Recente chirurgia ortopedica o addominale

Segni e sintomi

A seconda del tipo di colite da cui si è affetti possono manifestarsi diversi tipi di sintomi:

Quando contattare il Medico

Considerando che la diarrea è un sintomo comunemente diffuso anche nella popolazione generale sana, essa da sola non va considerata come segno di malattia in senso stretto. Nonostante possa sottendere ad un’infezione, anche banale come una gastroenterite virale (influenza intestinale), vanno infatti valutati altri sintomi accompagnatori prima di allertare il Medico:

  • dolore articolare,
  • rash cutanei (sfoghi) senza causa nota,
  • presenza di sangue nelle feci (anche se in minime tracce),
  • dolore cronico allo stomaco,
  • perdita di peso involontaria o inspiegata,
  • molteplici scariche di diarrea,
  • molteplici episodi di vomito,
  • impossibilità a reintegrare liquidi e sali minerali,
  • sintomi di lunga durata.

La presenza di abbondante sangue nelle feci o di dolori molto forti all’addome è da considerarsi gravi per definizione e quindi degni di attenzione medica urgente.

Rispetto alla sindrome del colon irritabile, in passato indicato impropriamente come colite nervosa/spastica, una malattia infiammatoria intestinale presenta in genere:

  • sanguinamento e conseguente anemia
  • sintomi extraintestinali, come
    • dolori articolari
    • perdita di peso,
    • febbre.

Diagnosi

La diagnosi di colite inizia sempre con un’accurata raccolta anamnestica dei sintomi manifestati e con un esame obiettivo (la “classica” visita medica) addominale. Eventuali approfondimenti strumentali o laboratoristici possono includere:

  • colonscopia (osservazione della parete interna del colon attraverso un sottile tubicino contenente fibre ottiche che viene fatto passare attraverso l’orifizio anale);
  • sigmoidoscopia (procedura simile alla colonscopia, ma limitata al colon discendente ed al retto);
  • risonanza magnetica addominale (RM);
  • tomografia computerizzata addominale (TC);
  • ecografia addominale (US);
  • radiografia addominale con clistere al bario (clisma opaco);
  • analisi di campioni di feci.

Cura

Il tipo di trattamento adottato per la colite varia su almeno tre assi:

  • tipo di colite,
  • età,
  • condizioni fisiche generali.

Riduzione dell’alimentazione

Uno stato di colite particolarmente acuto può beneficiare della sospensione dell’alimentazione per bocca (ovviamente per periodi limitati), soprattutto nelle forme ischemiche; in queste situazioni-limite, che dovrebbero comunque essere seguite in ambiente ospedaliero, anche l’assunzione di liquidi può essere momentaneamente spostata alla via endovenosa e quindi alla fleboclisi.

Farmaci

L’assunzione di farmaci anti-infiammatori specifici per l’intestino può essere di grande aiuto nel trattamento sintomatico dei dolori da colite e del tipico gonfiore addominale ad essa associato. Oltre agli antinfiammatori (come la mesalazina) possono essere associate delle terapie antibiotiche al fine di “resettare” il microbioma intestinale e quindi riequilibrare una flora batterica in prima istanza alterata. Opzioni ancora più generiche ma di grande aiuto nel controllo delle algie possono essere i farmaci antispastici o quelli antidolorifici.

Chirurgia

Una possibilità di trattamento radicale e di ultima linea può essere rappresentata dalla rimozione chirurgica di una parte o di tutto il colon-retto.

 

A cura del Dr. Marco Cantele, Medico Chirurgo

Articoli ed approfondimenti

Link sponsorizzati

Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


La sezione commenti è attualmente chiusa.