Congelamento: cause, sintomi, pericoli e cura

Introduzione

Il congelamento si verifica quando una parte del corpo viene esposta per un periodo prolungato a freddo estremo (che solitamente viene fatto corrispondere ad una temperatura inferiore a -3,9 gradi Celsius); dev’essere distinto da

  • ipotermia, che prevede l’abbassamento della temperatura corporea di un organismo al di sotto della condizione ideale per vivere,
  • geloni, una reazione infiammatoria dolorosa dei piccoli vasi sanguigni nella pelle che si verifica in risposta all’esposizione ripetuta ad aria fredda, ma non gelida.

Il congelamento consiste in un danno tissutale di una specifica parte del corpo e determina effetti temporanei, nei casi più moderati che non provocano danni a lungo termine, o permanenti, come nei casi in cui l’esposizione persista fino a provocare danni ai muscoli e ai vasi sanguigni.

Le parti del corpo maggiormente soggette a congelamento sono solitamente quelle più esposte, dunque le estremità, quali dita della mano e del piede, naso, orecchie; i soggetti più a rischio sono i clochard e coloro i quali effettuano lunghi viaggi in alta montagna, specialmente nei mesi invernali e durante la notte.

La sintomatologia può variare in base alla gravità del congelamento, provocando la formazione di vescicole, edema o, nei casi peggiori, necrosi (morte del tessuto).

La diagnosi è clinica ed è volta in prima istanza a comprendere lo stadio del congelamento, che può aggravarsi in base alla durata dell’esposizione alle rigide temperature e può manifestarsi nel seguente modo:

  • Congelamento di I grado: quello più lieve, interessa gli strati superficiali come la pelle, non provocando danni permanenti e non colpendo i tessuti più interni;
  • Congelamento di II grado: si estende al derma e all’epidermide. Anche in questo caso le conseguenze non sono permanenti e non vengono lesionati i tessuti più profondi;
  • Congelamento di III e di IV grado: i danni possono essere permanenti, poiché vengono interessati vasi sanguigni, muscoli, nervi e tendini. Tale stadio può necessitare dell’amputazione dell’arto coinvolto.

Il trattamento più tempestivo richiede di condurre il soggetto in un luogo caldo, facendolo entrare in contatto con indumenti riscaldati ma in maniera graduale, per non rischiare di causare lesioni provocate dall’espansione improvvisa dei vasi sanguigni. Successivamente l’arto può essere trattato con alcune specifiche pomate e con la somministrazione di ibuprofene od altri antinfiammatori. Nei casi più estremi è necessario ricorrere all’amputazione.

Sono comportamenti da evitare

  • camminare, se sono coinvolti i piedi o le dita dei piedi,
  • sfregare la zona colpita, premerla o avvicinarla a fonti dirette di calore.

Causa

La causa del congelamento di un arto risiede nell’esposizione prolungata a temperature estremamente rigide e senza adeguata copertura delle zone del corpo maggiormente a rischio; le temperature considerate eccessivamente basse sono quelle sotto lo 0, nello specifico intorno ai -3,9 gradi Celsius o inferiori. A queste temperature i vasi sanguigni iniziano a restringersi per evitare la dispersione del calore corporeo ed il sangue tende a concentrarsi maggiormente agli organi interni, al fine di preservare l’uomo e garantirne la sopravvivenza.
La mancanza di sangue negli arti coinvolti provoca la morte cellulare (necrosi) per mancanza di ossigeno (ipossia).

Fattori di rischio

Rappresentano un fattore di rischio per il congelamento i seguenti fattori:

  • Indossare un abbigliamento inadeguato
  • Indossare vestiti bagnati
  • Rimanere esposti a venti freddi
  • Indossare un equipaggiamento che possa ostacolare la circolazione del sangue
  • Fare uso di alcolici (compromette la reale percezione delle temperature esterne e causa vasodilatazione)
  • Disidratazione
  • Presenza di problemi circolatori
  • Uso di alcuni farmaci (ad esempio i beta-bloccanti)

I soggetti maggiormente a rischio sono coloro che vivono in montagna o si recano ad alte altitudini di notte o in inverno; nonché i clochard durante la stagione invernale.

Sintomi

Gli arti colpiti da congelamento sono quelli maggiormente esposti al freddo:

  • Dita
  • Mani
  • Piedi
  • Naso
  • Orecchie

La sintomatologia del congelamento varia in base alla gravità e al grado dello stesso, ma sono sintomi comuni:

  • Intorpidimento degli arti
  • Bruciore dell’arto
  • Formicolio
  • Perdita di sensibilità
  • Edema (gonfiore)
  • Ecchimosi (livido)
  • Formazione di vescicole
  • Necrosi

Più ne dettaglio, in base al grado di congelamento la sintomatologia può presentarsi come segue:

  • Congelamento di I grado:
    • Prurito
    • Indolenzimento
    • Leggera perdita di sensibilità
    • Colorito della pelle giallastro e/o arrossamento
  • Congelamento di II grado:
    • Pelle di colore blu
    • Formazione di vesciche o bolle dall’aspetto nero e duro che si formano dopo 24/48 ore dal congelamento
    • Prurito
    • Edema
    • Dolore
  • Congelamento di III grado:
    • Pelle dura
    • Impossibilità a muovere l’arto colpito
    • Vesciche di colore violaceo e piene di sangue
    • Perdita di sensibilità
  • Congelamento di IV grado:
    • Necrosi
Congelamento di terzo grado

Congelamento di terzo grado (Getty/powerofforever)

Complicazioni

Il congelamento di III e IV grado può provocare il coinvolgimento di tessuti interni quali muscoli, vasi sanguigni, nervi e tendini, fino ad una compromissione dell’uso dell’arto anche a lungo termine e/o provocando una cancrena che sottoporrà il soggetto alla successiva amputazione e perdita dell’arto stesso.

Diagnosi

Il medico effettua la diagnosi sulla base di un esame obiettivo, dunque l’osservazione dello stato dell’arto potenzialmente coinvolto nel congelamento. La diagnosi è prevalentemente volta al riconoscimento dello stadio della condizione, al fine di riconoscerne la gravità, osservare l’eventuale perdita di tessuto e predisporre l’intervento.

 

Cura e rimedi

Il trattamento del congelamento varia sulla base delle tempistiche dello stesso e della gravità della condizione.

Nell’immediato, prima dell’intervento dei soccorsi, è essenziale condurre il soggetto in un ambiente caldo, fornirgli bevande calde ed un abbigliamento asciutto e riscaldato. È altresì importante, tuttavia, assicurarsi che il contatto con i tessuti e con i materiali caldi avvenga gradualmente, poiché la condizione della pelle del soggetto potrebbe provocare lesioni e dolore al contatto improvviso con il caldo, a causa della repentina espansione dei vasi sanguigni.

Il riscaldamento può essere effettuato tramite:

  • Calore del corpo
  • Utilizzo di coperte
  • Trasporto in ambienti riscaldati
  • Sostituzione di eventuali vestiti bagnati con vestiti asciutti
  • Bagno in acqua calda (37-40°) (può provocare dolore ed è consigliabile che avvenga sotto osservazione medica)

Invece è controindicato:

  • Sfregare la zona colpita
  • Mettere sotto sforzo l’arto coinvolto
  • Consumare alcolici

È infine necessario disinfettare periodicamente eventuali ferite, lesioni o vescicole per evitarne l’infezione.

La cura farmacologica prevede l’utilizzo di:

  • Pomate all’aloe o con altri principi attivi emollienti e lenitivi
  • FANS (come ad esempio ibuprofene)
  • Trombolitici, qualora vi siano segni di infezione

In presenza di segni di infezione o di cancrena irreversibile, si ricorre all’intervento chirurgico di asportazione del tessuto coinvolto nella necrosi o, nei casi estremi, di amputazione dell’arto.

Per prevenire le infezioni è spesso attuata una profilassi streptococcica.

La prognosi è strettamente collegata alla tempestività del primo intervento di riscaldamento e alla gravità del congelamento stesso.

 

A cura del Dr. Enrico Varriale, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

  • Handford, C., Thomas, O., & Imray, C. H. (2017). Frostbite. Emergency Medicine Clinics, 35(2), 281-299.
  • Frostbite

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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