Coronavirus (COVID-19) e tutti i sintomi possibili

La quantità di informazioni che ogni giorno vengono erogate sul nuovo coronavirus è davvero immensa: che si tratti di un servizio televisivo, di un articolo sul web piuttosto che della parola di un amico, mettere in ordine le idee può diventare un compito arduo che inevitabilmente dà luogo a confusione e pericolose miscredenze.

L’ambito in cui è forse più facile si creino dei malintesi è forse quello della sintomatologia, che in un certo senso rappresenta la parte più interessante e fruibile dalla popolazione laica. Nonostante il pensiero critico del Medico rimanga prerogativa fondamentale di una valutazione attendibile dello stato di salute, conoscere la malattia – a tutti i livelli – può contribuire in modo concreto a sconfiggerla.

Vale quindi la pena di analizzare in maniera ordinata e rigorosa ciò che oggi la letteratura afferma su questo “pericolo invisibile”.

Tempo d’incubazione del nuovo coronavirus

Il periodo di incubazione di una malattia infettiva è definito come il periodo temporale che intercorre tra il momento del contagio e la prima manifestazione della sintomatologia.

Secondo i più recenti dati presenti in letteratura, riportati anche dal Centers for Disease Control and Prevention (CDC), il periodo di incubazione del nuovo coronavirus è compreso tra i 2 ed i 14 giorni. Di più: sembra che la stragrande maggioranza dei casi (oltre il 97%) presenti sintomi entro 11.5 giorni dall’esposizione, con un periodo medio di incubazione pari a circa 5 giorni.

Questi dati grezzi, già interessanti di per sé, necessitano di essere letti in chiave pratica: gli studi affermano – in parole povere – che in larga parte i pazienti analizzati manifestano i sintomi della malattia entro 11 giorni dal contatto con il virus e in ogni caso praticamente mai oltre i 14 giorni.

L’apparente variabilità di questi dati è legata principalmente a due fattori:

  • gli studi sono stati effettuati su di un numero di pazienti piuttosto ridotto;
  • i sintomi che si manifestano nelle fasi iniziali di malattia sono spesso leggeri, ed è difficile demarcare in maniera univoca un inizio franco della malattia.

Quanto dura l’infezione da nuovo coronavirus?

I pazienti che sono stati infettati da SARS-CoV-2, una volta terminato il periodo d’incubazione, possono manifestare sintomi di gravità e natura variabile. La loro durata, in particolare, varia a seconda di alcuni fattori che sono ancora oggetto di studio.

I casi più lievi di COVID-19, che rappresentano tra l’altro la maggioranza, tendono ad avere un decorso simil-influenzale con una durata dei sintomi di qualche giorno; dopo una settimana il paziente inizia a sentirsi meglio, mentre può dirsi guarito di solito entro le due settimane.

I casi più severi, invece, sono caratterizzati da una polmonite franca che richiede tempi di risoluzione molto più lunghi, che arrivano anche alle sei settimane dal contagio.

Sul concetto di ‘guarigione’ va comunque ricordato che in questo contesto è da riferirsi al termine dei sintomi, e non alla completa risoluzione dell’infezione con scomparsa dell’RNA virale (che spesso richiede tempi ben più lunghi).

Primi sintomi e decorso: come si manifesta?

Il nuovo coronavirus determina una malattia di scoperta relativamente recente, che di conseguenza è difficile descrivere in maniera assodata ed approfondita; ciononostante, confrontando i dati degli studi effettuate in Paesi diversi, siamo riusciti ad ottenere un quadro piuttosto verosimile delle manifestazioni più caratteristiche.

La malattia da COVID-19 causa una serie di sintomi tipici, tra i quali spiccano per frequenza la febbre e la tosse secca. Ciò non significa che tutti i pazienti li manifestino, né che questi rappresentino necessariamente la sintomatologia di esordio dell’infezione. Ciononostante, secondo alcuni studi epidemiologici sul decorso pazienti malati a Wuhan, sembrerebbe che la malattia sia caratterizzata da un andamento in fasi:

  1. la febbre è spesso la manifestazione iniziale, seguita da una tosse secca (mentre in caso di influenza stagionale l’ordine è spesso invertito);
  2. dopo qualche giorno si può verificare una condizione di polmonite franca, il cui sintomo principale è la difficoltà respiratoria (dispnea);
  3. a seconda della gravità del quadro, poi, può iniziare il percorso di ripresa oppure la situazione può peggiorare e richiedere l’ospedalizzazione.

Ciò che invece sembra non essere significativamente collegato a COVID-19 sono i seguenti sintomi:

  • naso che cola,
  • starnuti,
  • mal di gola,

più spesso collegati a raffreddore, sindromi parainfluenzali e/o allergie stagionali.

Infografica con i sintomi più comuni del nuovo coronavirus

iStock.com/ilyaliren

Sintomi più comuni

  • Tosse secca, di gravità progressivamente crescente
  • Febbricola, di entità progressivamente crescente
  • Senso di affaticamento cronico (astenia)
  • Senso di difficoltà respiratoria (dispnea)

Sintomi meno comuni

  • Brividi
  • Tremore
  • Mal di testa (cefalea)
  • Perdita del gusto (ageusia)
  • Perdita dell’olfatto (anosmia)

Sintomi pericolosi, quando chiamare il medico?

Sintomi lievi, quanto preoccuparsi?

L’infezione da SARS-CoV-2 decorre in maniera asintomatica o paucisintomatica in molti casi; ciò non significa che chi presenta sintomi lievi (di qualsiasi natura) rischi di essere stato contagiato o comunque si debba preoccupare. Le cause per cui può essere opportuno indagare una infezione da coronavirus sono infatti ben definite dalle linee guida ministeriali (fonte ECDC):

  • una persona che vive nella stessa casa di un caso di COVID-19;
  • una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso di COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso di COVID-19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso di COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di durata maggiore a 15 minuti;
  • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso di COVID-19 per almeno 15 minuti, a distanza minore di 2 metri;
  • un operatore sanitario od altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso di COVID19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso di COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
  • una persona che abbia viaggiato seduta in aereo nei due posti adiacenti, in qualsiasi direzione, di un caso di COVID-19, i compagni di viaggio o le persone addette all’assistenza e i membri dell’equipaggio addetti alla sezione dell’aereo dove il caso indice era seduto (qualora il caso indice abbia una sintomatologia grave od abbia effettuato spostamenti all’interno dell’aereo, determinando una maggiore esposizione dei passeggeri, considerare come contatti stretti tutti i passeggeri seduti nella stessa sezione dell’aereo o in tutto l’aereo).

Complicanze del coronavirus

La malattia determinata da SARS-CoV-2, in generale, riguarda la parte superiore dell’albero respiratorio (dalla bocca fino alla trachea esclusa); in tali sedi le manifestazioni gravi sono pressoché assenti, ma esiste la possibilità che il virus possa giungere alle basse vie respiratorie causando quadri clinici molto più preoccupanti quali bronchiti o polmoniti.

L’interessamento polmonare in particolare è particolarmente temibile nei soggetti fragili:

  • anziani (età >65 anni),
  • cardiopatici (malati di cuore),
  • individui immunocompromessi o immunodepressi,
  • individui affetti da malattie oncologiche,
  • individui affetti da patologie respiratorie croniche.

Sintomi della polmonite da coronavirus

La polmonite da COVID-19 presenta i sintomi tipici della famiglia delle polmoniti interstiziali, di cui fa parte. Tra i principali vi sono:

  • difficoltà respiratorie (dispnea),
  • tosse secca,
  • febbre,
  • sensazione di spossatezza (astenia),
  • dolori muscolari (mialgia).

Come capire se ho il coronavirus?

Attraverso la sola valutazione dei sintomi non è in alcun modo possibile una diagnosi certa, anche se la quasi totalità delle organizzazioni/società scientifiche internazionali individua come caso a rischio (e quindi soggetto a quarantena) un paziente che presenti:

  • febbre alta (NHS, Ministero della Salute, CDC)
  • stanchezza (Ministero della Salute)
  • tosse secca (di nuova comparsa, o peggiore rispetto al solito) (NHS, Ministero della Salute, CDC)
  • mancanza di fiato (CDC)
  • riduzione del senso dell’olfatto/gusto (NHS)

Prima di parlare di diagnosi certa, invece, bisogna fare “un passo indietro” e definire cosa si intende con “avere” il coronavirus. Esiste infatti una differenza sostanziale tra una positività sierologica (anticorpale) ed una positività al tampone naso-faringeo.

Nel primo caso (positività sierologica) il paziente si è verosimilmente sottoposto ad un test per la valutazione del titolo anticorpale attraverso un esame del sangue; ne esistono di varia natura, ma la principale distinzione è tra test rapidi e non: mentre i primi vengono analizzati sul momento, i secondi vanno inviati ad un laboratorio analisi per la refertazione. In entrambi i casi la risposta è riferita allo stato sierologico dell’individuo, che può essere:

  • Positivo — significa che c’è stato un contatto tra paziente e virus, e nello specifico:
    • IgA+ → sono le prime a positivizzarsi
    • IgM+ → sono le seconde a positivizzarsi
    • IgG+ → sono le ultime a positivizzarsi
  • Negativo — significa che il paziente non è mai venuto a contatto con il coronavirus.

Nel secondo caso (positività al tampone) al paziente è stato verosimilmente prescritto l’esame sulla base di sintomi sospetti o di contatti a rischio. In questo caso infatti si va a valutare la presenza di RNA virale (quindi tracce di virus) nelle secrezioni delle alte vie espiratorie, dimostrando di fatto una comprovata infezione in corso ed una potenziale contagiosità.

Allo stato attuale il tampone non è in nessun caso effettuabile su base volontaria da parte del paziente, mentre i test sierologici sono disponibili liberamente in diverse Regioni italiane per esigenze personali o lavorative.

L’unico modo per dimostrare se si ha o si ha avuto il coronavirus è quindi l’esecuzione di un test diagnostico, senza altre possibilità di sorta.

Sintomi COVID-19, presunti e reali

(Clicca sul sintomo per andare al paragrafo dedicato)

Sintomo Infezione da COVID-19
Febbre ✔✔✔
Mal di testa
Congiuntivite
Raffreddore
Muco ✔✔
Sangue dal naso
Mal di gola
Faringite
Placche in gola
Gola secca
Alterazioni gusto/olfatto ✔✔
Bocca amara
Tonsillite
Tosse ✔✔
Difficoltà respiratoria
Nausea/vomito /
Mal di pancia
Diarrea
Dissenteria
Dolori muscolari/Stanchezza ✔✔
Dolore al petto
Mal di schiena
Prurito

Legenda (categorizzazione basata principalmente su: COVID‐19 patients’ clinical characteristics, discharge rate, and fatality rate of meta‐analysis):

  • ✔✔✔ Sintomo cardine
  • ✔✔ Sintomo comune
  • ✔ Sintomo possibile

Attenzione, il fatto che possa o meno essere presente in un elevato numero di casi di pazienti positivi al COVID-19 non significa che manifestarlo sia necessariamente prova di contagio; i dolori muscolari, ad esempio, rappresentano un sintomo presente in circa 1 caso su 3, ma in assenza di febbre e/o tosse è fortemente improbabile che siano legati al coronavirus. In caso di dubbi s’invita quindi il lettore a rivolgersi telefonicamente al proprio curante.

Febbre e coronavirus

La febbre, chiamata anche piressia, è un segno clinico caratterizzato da alterazioni del sistema ipotalamico di regolazione della temperatura corporea che aumenta al di sopra della soglia della normalità. Il valore di riferimento in questo senso è pari a 37 °C, con delle piccole variazioni sulla base dell’età (comunque poco pertinenti nel caso del coronavirus vista la casistica).

Le cause che più di frequente sono riconducibili all’insorgenza dello stato febbrile sono quelle infettive, in quanto l’innalzamento della temperatura corporea può essere immaginato come un primordiale sistema di difesa rispetto ai microrganismi invasori. La febbre è infatti in assoluto la manifestazione più comunemente presente nei pazienti COVID-19, rilevata in oltre l’80% dei casi.

Quanto dura la febbre da coronavirus?

La durata della febbre causata da coronavirus non è stata analizzata in letteratura; tuttavia, trattandosi di uno dei sintomi chiave della patologia, la sua durata è spesso sovrapponibile a quella degli altri sintomi.

È possibile avere il coronavirus senza febbre?

Sì, è possibile, anche se in realtà si tratta di un’evenienza piuttosto infrequente: secondo i dati presenti in letteratura, infatti, in una meta-analisi svolta su 1994 pazienti di Wuhan e pubblicata sul Journal of Medical Virology ben 1765 (88.5%) hanno avuto febbre. Tale dato è confermato anche da altri articoli, per cui si può affermare con un buon grado di sicurezza che la febbre è un vero e proprio sintomo-cardine dell’infezione da coronavirus.

Mal di testa

Il mal di testa, o cefalea, è una condizione dolorosa generica che si prova nei distretti di testa o collo. Si tratta di un sintomo di riscontro estremamente frequente, determinato da una moltitudine di diverse cause tra le quali:

Secondo una meta-analisi pubblicata sul Journal of Medical Virology, in particolare, sembra che il mal di testa sia presente nel 12.1% dei pazienti contagiati da SARS-CoV-2; va tuttavia specificato che il dato è accorpato al sintomo della vertigine, pertanto si tratta di una percentuale che per sua natura presenta un certo intrinseco margine di errore.

Possiamo quindi affermare che nel complesso il mal di testa può rappresentare uno dei sintomi di COVID-19, ma non va annoverato tra i sintomi-cardine.

Congiuntivite e/o bruciore agli occhi

La congiuntivite è un’infiammazione dello strato più esterno dell’occhio, che tra le altre cause può avere anche eziologia virale. Nella fattispecie sono presenti degli studi in letteratura, tra cui un articolo del dott. Colavita (Istituto Nazionale Malattie Infettive ‘Lazzaro Spallanzani’), sulla presenza ormai dimostrata dell’RNA virale nelle secrezioni lacrimali.

Nonostante manchino dati epidemiologici sulla frequenza della congiuntivite nei casi COVID-19, rispetto allo studio di Colavita possiamo affermare che la congiuntivite può rappresentare una delle manifestazioni del virus.

Raffreddore, naso chiuso e che cola: può trattarsi di coronavirus?

Considerando che l’infezione da SARS-CoV-2 si concreta nella maggior parte dei casi con sintomi delle alte vie respiratorie una sensazione di naso “tappato”, di continua produzione di muco (rinorrea) e in generale i sintomi del raffreddore (rinite) possono essere scambiati come un principio di COVID-19.

Secondo una meta-analisi pubblicata sul Journal of Medical Virology, tuttavia, sono davvero pochi i casi in cui questo sintomo è stato effettivamente riscontrato nei pazienti positivi. Inoltre, in alcuni dei Centri che sono stati oggetto di studio addirittura non hanno registrato questo tipo di disturbo.

La sintomatologia sopra descritta è quindi più probabilmente ricondursi a cause quali:

Secrezione di muco

Secondo una meta-analisi pubblicata sul Journal of Medical Virology la secrezione di muco, sia nella regione nasale che in quella faringea (gola), è risultata associata alla malattia respiratoria da coronavirus in circa il 28.2% dei casi.

Considerando che la presenza di espettorato può tutto sommato essere considerata di riscontro infrequente tra i positivi, vale la pena di ricordare alcune delle principali cause per cui la produzione di muco aumenta:

Sangue dal naso

L’epistassi, o sangue dal naso, è una emorragia che si origina nelle fosse nasali e che si manifesta con la fuoriuscita di sangue dalle narici oppure dalla faringe.

Secondo i dati presenti in letteratura questa condizione non è risultata associata all’infezione da nuovo coronavirus.

Mal di gola

Il mal di gola (faringodinia) si manifesta come una dolorosa irritazione della zona faringea, spesso caratterizzata da un aggravamento del dolore in fase di deglutizione. Il più delle volte la causa è riconducibile ad infezioni virali di scarso rilievo clinico, ma altri fattori che lo possono scatenare sono:

I dati presenti in letteratura relativamente a questo sintomo sono contrastanti; tuttavia, un attendibile commento di Lovato, Rossettini, de Filippis scioglie alcuni dubbi affermando che il mal di gola non è da considerarsi un sintomo – neanche raro – di COVID-19.

Faringite

La faringite è una condizione di infiammazione della gola, che può avere cause diverse tra cui spicca quella virale. Si rimanda al paragrafo “gola secca”.

Placche in gola

Le cosiddette “placche” della gola sono delle manifestazioni di un’infezione a carico delle alte vie respiratorie. Possono avere eziologia virale o batterica e sono più frequenti nei pazienti pediatrici o immunodepressi.

In letteratura non sono presenti evidenze di correlazione tra le placche della gola e l’infezione da nuovo coronavirus.

Gola secca

La sensazione di gola secca è un reparto clinico in generale piuttosto frequente, soprattutto durante i cambi di stagione, ed è legato da un punto di vista fisiopatologico all’irritazione della mucosa faringea.

Al pari del mal di gola, la percezione di secchezza del cavo orale e/o dell’orofaringe non è considerata suggestiva d’infezione.

Alterazioni del gusto e dell’olfatto

Una parziale o completa perdita dei sensi dell’olfatto e del gusto è un sintomo relativamente comune in caso d’infezione da nuovo coronavirus; riveste una certa importanza in fase diagnostica perché impatto e durata sono in genere superiori alle condizioni in cui il sintomo è legato a fenomeni allergici e malattie da raffreddamento (dove il sintomo è legato alla presenza di naso chiuso).

Secondo un interessante lavoro pubblicato su The Lancet i sintomi sono presenti in percentuale rilevante tra i pazienti positivi:

  • iposmia (riduzione olfatto): 20%
  • ipogeusia (riduzione gusto): 24%
  • iposmia e ipogeusia insieme: 17%

Bocca amara

La sensazione di bocca amara può essere molto fastidiosa, e si riscontra tipicamente al mattino a causa di fenomeni di reflusso gastro-esofageo avvenuti durante il sonno.

Nell’ambito di COVID-19 ad oggi non esistono evidenze di correlazione tra la sensazione di bocca amara e l’infezione (il sintomo NON va confuso con la perdita del gusto, vide supra).

Tonsille e tonsillite

La tonsillite è una generica condizione di natura infettiva che colpisce le tonsille palatine; riguarda in genere l’età pediatrica ed è di origine virale nella maggior parte dei casi, tuttavia nell’ambito di COVID-19 ad oggi non esistono evidenze di correlazione tra la tonsillite e l’infezione da coronavirus.

Tosse (grassa e secca, catarro)

La tosse è un complesso fenomeno che consiste in una inspirazione seguita da una rapida espirazione, con una chiusura della rima glottidea a cui segue una rapida apertura della stessa, l’innalzamento del palato molle e la formazione di un’onda sonora.

La sua funzione principale è legata alla liberazione delle vie aeree dal muco accumulato, ma può essere utile anche a rimuovere un bolo alimentare “finito” in laringe o altre sostanze irritanti.

La tosse è legata a doppio filo con i fenomeni infettivi, infatti essa è un sintomo di frequente riscontro nei pazienti risultati positivi per COVID-19: una meta-analisi pubblicata sul Journal of Medical Virology afferma che il 68.6% dei casi lamenta tosse di tipo secco e di gravità progressivamente crescente con il decorso iniziale della malattia.

Mancanza di fiato e affanno

La sensazione di difficoltà respiratoria, dispnea in termini medici, è considerata un sintomo comune dell’infezione da COVID-19.

Nausea e vomito

Nausea e vomito sono manifestazioni aspecifiche di una serie di condizioni estremamente eterogenea; se presenti in maniera isolata, quindi, non dovrebbero far pensare ad una infezione da coronavirus come prima ipotesi diagnostica.

Inoltre, secondo una meta-analisi pubblicata sul Journal of Medical Virology, nausea e vomito sono sintomi che si sono riscontrati in circa il 3.9% dei pazienti positivi per COVID-19: una percentuale così piccola non rappresenta in alcun modo un sintomo “cardine” della malattia, pertanto nel paziente medio essi dipendono per la maggior parte da altre cause.

A titolo di curiosità segnaliamo che secondo alcuni autori (Modeling the Onset of Symptoms of COVID-19 Joseph R. Larsen,  Margaret R. Martin,  John D. Martin,  Peter Kuhn and  James B. Hicks) possono comparire sintomi del tratto gastrointestinale superiore (nausea e vomito) ed in seguito diarrea (mentre in caso di SARS e MERS l’ordine è invertito).

Mal di pancia

Mal di pancia” è un termine aspecifico utilizzato nella popolazione generale per indicare una serie di condizioni estremamente eterogenea, dal dolore franco fino al senso di nausea.

Considerando il dolore riportato in sede addominale come interpretazione del suddetto termine, esso non sembrerebbe essere un sintomo particolarmente correlato a COVID-19.

Per quanto riguarda le altre interpretazioni, ad esempio riferite al senso di nausea, se questo è presente in maniera isolata non dovrebbe in linea di massima destare preoccupazione nel paziente: i dati presentati in una recente meta-analisi pubblicata sul Journal of Medical Virology, infatti, affermano che solo nel 3.9% dei soggetti positivi sono presenti sintomi quali nausea e vomito: una percentuale appunto molto piccola che non ha particolare rilevanza clinica.

Coronavirus e diarrea

La diarrea è un disturbo della defecazione che si caratterizza per:

  • aumentata quantità di feci scaricate (superiore a 200 g),
  • aumentata frequenza di scarica,
  • diminuita consistenza delle feci.

Il sintomo è stato preso in analisi da uno studio di D’Amico, Baumgart, Danese, Peyrin-Biroulet, che riportano una prevalenza del 10.4% nei casi COVID-19; nello stesso studio viene tra l’altro ipotizzata una possibile via di trasmissione di tipo fecale-orale.

Dissenteria

Il termine “dissenteria” è utilizzato nel linguaggio comune per fare riferimento ad una generica condizione dell’apparato gastrointestinale di natura infettiva, caratterizzata da dolori addominali, nausea, febbre e diarrea. Di solito l’eziologia della dissenteria è legata all’ingestione di cibo contaminato da specie batteriche o virali.

Una meta-analisi pubblicata sul Journal of Medical Virology afferma che sintomi gastrointestinali come vomito e nausea possono essere presenti nei casi COVID-19 in circa il 3.9% dei casi, mentre la diarrea da sola è presente nel 4.8% dei casi.

Si tratta di percentuali molto piccole, che tendenzialmente si possono dire non correlate all’infezione: nonostante siano stati riscontrati in qualche caso, questi sintomi gastrointestinali non dovrebbero destare il sospetto di contagio da nuovo coronavirus.

Alcuni Autori e società scientifiche, come l’OMS, definiscono invece la dissenteria come la presenza di sangue visibile nella diarrea; se valutata in quest’accezione l’importanza del sintomo perde ulteriore significato, trovando riscontro esclusivamente in alcune segnalazioni aneddotiche di casi che abbiamo sviluppato specifiche complicazioni gastrointestinali.

Dolori muscolari

La mialgìa è un dolore localizzato in a livello di un muscolo o di un gruppo di muscoli ed è un reperto clinico di frequente riscontro nelle forme influenzali, oltre che in una serie di situazioni traumatiche o reumatiche.

Una review di Chan, Wong, Wai Tang evidenzia che la mialgia può essere una delle manifestazioni della malattia da SARS-CoV-2, mentre una meta-analisi di Li, Huang, Wang ne quantifica la prevalenza tra i positivi al 35.8% (accorpata all’astenia).

Trattandosi di un sintomo estremamente diffuso per condizioni slegate da COVID-19 possiamo affermare che il suo riscontro isolato non deve costituire un particolare motivo di preoccupazione nel paziente, che comunque dovrebbe indagarne l’origine per adottare misure terapeutiche adeguate.

Dolore al petto

Il dolore al petto è una delle condizioni che più di frequente preoccupa il paziente per la “delicata” vicinanza con il cuore; tuttavia, fortunatamente, nella gran parte dei casi esso è da ricondurre a condizioni assolutamente benigne e di solito prive di conseguenze di rilievo.

Nell’ambito di COVID-19 ad oggi non esistono evidenze di correlazione tra il dolore toracico e l’infezione.

Mal di schiena

Il cosiddetto “mal di schiena” raggruppa una serie di condizioni patologiche della regione del dorso di natura solitamente osteo-muscolare.

Nell’ambito di COVID-19 ad oggi non esistono evidenze di correlazione tra il mal di schiena e l’infezione.

Prurito

Il prurito è un sintomo definito dal desiderio di grattarsi da parte del paziente.

Nell’ambito di COVID-19 ad oggi non esistono evidenze di correlazione tra il prurito e l’infezione, anche se un approfondimento di Stefaniak, Białynicki-Birula, Szepietowski specifica che l’argomento non è stato sufficientemente esplorato nella letteratura corrente.

Sintomi da influenza

L’influenza è una malattia del sistema respiratorio causata dall’omonimo virus, che determina un quadro ben conosciuto e dominato da sintomi quali:

  • Febbre alta
  • Mal di testa (cefalea)
  • Senso di malessere e dolori osteomuscolari
  • Senso di stanchezza cronica (astenia)
  • Senso di naso chiuso
  • Mal di gola (faringodinia)
  • Tosse
  • Riduzione dell’appetito
  • Disturbi gastrointestinali

Alcuni di questi disturbi sono sovrapponibili a quelli causati da COVID-19, che nella maggior parte dei casi ha un decorso appunto simil-influenzale. I pazienti che riscontrano questo tipo di sintomatologia nel corso della pandemia dovrebbero allertare il proprio Medico curante o i Servizi straordinari attivati per il contenimento dell’infezione, in quanto verosimile segnale di infezione.

 

A cura del Dr. Marco Cantele

 

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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