Introduzione

Si parla diffusamente di coronavirus da circa 20 anni, da quando nel 2003 si verificò la prima epidemia di casi di una severa forma di polmonite virale; oggi, nel 2020, siamo di fronte al probabile inizio di una nuova epidemia, il cui focolaio si trova nella metropoli cinese di Wuhan, che conta più di 11 milioni di abitanti (in paragone, Roma ne conta meno di tre).

Prima di approfondire alcuni aspetti specifici della malattia, è importante fare chiarezza sui termini:

  • Coronavirus: Il termine indica un genere di virus isolati per la prima volta nel 1960 e noti per essere causa di malattie  di gravità variabile in uccelli e mammiferi, tra cui l’uomo. Generalmente i virus responsabili d’infezione in una specie animale non sono in grado di infettare anche specie diverse, ma come vedremo si sono verificate alcune eccezioni.
  • SARS: SARS è l’acronimo di Severe Acute Respiratory Syndrome, ossia Sindrome Acuta Respiratoria Severa (in medicina il termine “sindrome” indica un insieme di sintomi che possono essere provocati da cause diverse). Normalmente i coronavirus nell’uomo sono causa di sindromi simil-influenzali paragonabili ad un semplice raffreddore (congestione nasale e naso che cola, starnuti, lieve febbre), ma nel 2003 è stato coniato il termine SARS per indicare una polmonite causata da uno specifico coronavirus e associata ad un tasso di mortalità pari al 10-15% circa. Mi piace ricordare che è la patologia è stata per la prima identificata dal Dr. Carlo Urbani, un italiano premio Nobel per la pace, morto dopo aver contratto proprio la SARS.
  • MERS: Un nuovo focolaio epidemico causato da un diverso ceppo di coronavirus si è diffuso nel 2012 in Arabia Saudita, in questo caso il nome che è stato dato alla malattia è MERS (Middle East Respiratory Syndrome, sindrome respiratoria mediorientale).

Sul finire dell’anno 2019, presso la città cinese di Wuhan, sono stati identificati diversi casi di polmonite virale causati da un coronavirus particolarmente affine a quello che provocò la SARS ad inizio secolo.

Cosa aspettarsi

Ad oggi, 23 gennaio 2020, è difficile fare previsioni certe, ma alcune considerazioni possiamo provare a farle:

  • La probabilità di introduzione del virus nell’UE è ufficialmente considerata moderata, diversi ricercatori la considerano semplicemente questione di tempo (in USA è già stato rilevato un primo caso) e generalmente ci si aspetta che i casi aumentino nell’immediato futuro.
  • Con buona probabilità la comparsa del primo caso in Italia è quindi solo questione di tempo.
  • La pericolosità è sicuramente più modesta rispetto alle due epidemie precedenti da coronavirus, ciononostante l’adozione delle comuni norme di igiene e prevenzione permette di ridurre il rischio di contrarre questa e le più comuni malattie da raffreddamento stagionali, permettendo in questo modo un’efficace azione di contrasto alla diffusione di tutti i virus e un’indiretta protezione delle fasce di popolazione a maggior rischio.

Cause

La causa della SARS è un virus appartenente al genere coronavirus, così chiamati in virtù della caratteristica forma apprezzabile al microscopio elettronico e che ricorda una corona dentata (intesa come organo di trasmissione, come per esempio quelle delle biciclette).

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Un virus è un parassita obbligato, ossia una minuscola entità biologica che ha necessariamente bisogno di infettare altre forme di vita (ad esempio le cellule umane) per replicarsi e diffondersi.

L’attuale epidemia di polmonite è causata da un nuovo tipo di coronavirus, chiamato Coronavirus 2019-nCoV, nuovo in quanto mai isolato prima nell’uomo; tipicamente un virus è in grado di attaccare un unica specie (per esempio solo l’uomo, oppure solo i gatti, … ma indagini approfondite svolte in occasione delle precedenti epidemie hanno permesso di scoprire che:

  • in Cina nel 2002 il virus è riuscito ad effettuare il cosiddetto salto di specie ed infettare gli uomini dopo essere stato prerogativa degli zibetti (un simpatico mammifero diffuso nell’Asia sud-orientale),
  • in Arabia Saudita nel 2012, il virus MERS-CoV ha effettuato il salto di specie dai dromedari agli uomini.

Il Ministero ci ricorda che “numerosi coronavirus noti circolano in animali che non hanno ancora infettato esseri umani. Man mano che la sorveglianza migliora in tutto il mondo, è probabile che vengano identificati più coronavirus.”

Quanto successo in Cina a fine 2019 ne è probabilmente un esempio, in questo caso la maggior parte dei primi pazienti erano in qualche modo riconducibili al mercato di Huanan Seafood, nel sud della Cina, un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi. L’attuale sospetto, basato su valutazioni genetiche, verte su un serpente velenoso venduto localmente, il Bungarus multicinctus. Il salto di specie è un evento che in qualche modo stupisce, oltre a spaventare, ma se venisse confermata l’attuale ipotesi la sorpresa potrebbe essere doppia, in quando si teorizza che l’attuale virus fosse in origine diffuso nei pipistrelli, sia poi riuscito a contagiare i serpenti (che si cibano di pipistrelli) per poi compiere un ulteriore salto verso l’uomo. Si noti che i serpenti sono animali a sangue freddo, con caratteristiche biochimiche quindi sensibilmente differenti dai mammiferi.

La progressiva diffusione dell’epidemia, ma soprattutto le modalità con cui si sta verificando, ha infine portato i ricercatori a, ipotizzare prima e confermare poi, un’altra pericolosa caratteristica acquisita dal virus: la capacità di contagio inter-umano, ossia non più solo da animale a uomo, ma la più temibile capacità di trasmissione da uomo a uomo.

Trasmissione

Le modalità di trasmissione del virus 2019-nCoV non sono ancora state chiarite, ma il sospetto fondato sui sintomi che causa non può che puntare sulle goccioline emesse da un paziente infetto attraverso colpi di tosse, starnuti, … come ad esempio per l’influenza e il raffreddore.

Nel caso di virus particolarmente resistenti alle condizioni ambientali è poi possibile anche un contagio indiretto, per esempio attraverso il tocco di oggetti contaminati (maniglie, superfici di lavoro, mezzi pubblici, …) seguiti dal gesto di portare le mani a contatto con la bocca o con altre mucose, ma ad oggi non è ancora dato sapere se e in che misura questo valga anche per il nuovo coronavirus.

Si ritiene comunque che il rischio di trasmissione esista solo a seguito di un contatto stretto e prolungato con il paziente.

Sintomi

L’Imperial College di Londra stima che il periodo d’incubazione sia mediamente pari a 5-6 giorni (tempo dal contagio alla comparsa dei primi sintomi), seguiti in genere da altri 4-5 prima del riconoscimento e successiva ospedalizzazione; fonti cinesi riprese dalll’ECDC ipotizzano una media di 7 giorni, in una forbice compresa tra 2 e 14 giorni.

L’infezione causata dal coronavirus è essenzialmente una polmonite virale, ossia un’infezione dei polmoni.

È ancora presto per delineare un quadro clinico preciso, cioè l’insieme dei possibili sintomi e segni con cui si presenta l’infezione, ma tendenzialmente i pazienti presentano:

Gli esami del sangue effettuati al momento del ricovero in ospedale mostrano una diminuzione di globuli bianchi e in particolare dei linfociti.

In soggetti con sistema immunitario immaturo (nei bambini piccoli) o indebolito (per esempio anziani, soggetti in terapia immunosoppressiva o sieropositivi) è possibile non rilevare febbre.

Sintomi dei coronavirus nell’uomo

I coronavirus umani più comuni in genere causano malattie che interessano il tratto respiratorio superiore in modo lieve, come raffreddore, e per un breve periodo di tempo. I sintomi in questi casi comprendono semplicemente

  • naso che cola,
  • mal di testa,
  • tosse,
  • gola infiammata,
  • febbre,
  • una sensazione generale di malessere.

Nei casi più gravi, tipici di pazienti con sistema immunitario indebolito, l’infezione può interessare le vie aeree inferiori, fino ad un quadro di

  • bronchite,
  • polmonite, caratterizzata da difficoltà respiratoria,
  • sindrome respiratoria acuta grave,
  • insufficienza renale.

È pericolosa?

Ad oggi la SARS causata dal virus 2019-nCoV presenta un tasso di mortalità inferiore alle precedenti epidemie e stimato attorno al 2-3% (la precedente SARS mostrava un tasso pari al 10% circa, la MERS circa un paziente su tre).

Si noti che, tecnicamente, nel caso venisse dimostrata la presenza di un significativo numero di casi di pazienti asintomatici (privi cioè di sintomi) la mortalità sarebbe ancora inferiore.

Cura

La gestione del paziente in cui sia stata riconosciuta la presenza del coronavirus avviene a livello ospedaliero, ma non esiste un trattamento specifico antivirale in grado di attaccare direttamente il virus responsabile della malattia, quindi il trattamento è sostanzialmente volto a dare sollievo ai sintomi e soprattutto supportare i parametri vitali del pazienti in caso di necessità.

Prevenzione

Ad oggi non esiste vaccino, quindi la prevenzione si basa essenzialmente sulle comuni norme valide per tutte le infezioni respiratorie:

  • adeguata igiene delle mani (lavaggio frequente e con l’uso di sapone),
  • adeguata igiene delle vie respiratorie (sono da preferire fazzoletti di carta usa e getta, così come l’acquisizione dell’abitudine di coprire la bocca con il gomito anziché con la mano quando di starnutisce/tossisce),
  • eventuale utilizzo della mascherina,
  • accurato lavaggio e cottura dei cibi,
  • evitare contatti ravvicinati con pazienti che presentino sintomi respiratorio.
Donna cinese con mascherina

iStock.com/baona

Il rischio di contagio in Italia è attualmente pressoché nullo, ma fare proprie queste abitudini significa proteggersi anche dall’influenza stagionale e da altre malattie respiratorie, magari meno temibili ma sicuramente fastidiose.

A livello internazionale sono poi ovviamente stati attivati i previsti sistemi di diagnosi ed isolamento dei pazienti a rischio (per esempio attraverso controlli aeroportuali effettuati sulle tratte a rischio).

Cosa fare in caso di viaggio

Il Ministero e la Farnesina consigliano di:

  • posticipare i viaggi non necessari a Wuhan,
  • in caso contrario:
    • vaccinarsi contro l’influenza almeno due settimane prima del viaggio,
    • evitare la visita di mercati di prodotti alimentari freschi di origine animale e di animali vivi,
    • evitare il contatto con persone che hanno sintomi respiratori.

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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