COVID-19 e altre condizioni di salute

Introduzione

Nonostante la pandemia ci accompagni ormai da qualche tempo, la sua conoscenza medica è tuttora in grande fermento e non passa quasi giorno senza che venga scoperto o delineato con maggior precisione un qualche aspetto dell’infezione.

In questa pagina verrà fatto il punto, necessariamente parziale e limitato alle attuali conoscenze, delle implicazioni possibili tra il nuovo coronavirus e altre patologie pre-esistenti (tipicamente ad andamento cronico), mentre si rimanda all’articolo dedicato per una trattazione completa dei sintomi da COVID-19.

È importante ricordare che da QUALSIASI condizione si sia affetti, è indispensabile continuare regolarmente l’assunzione dei farmaci prescritti a meno di espresso e diverso parere medico.

Scopo di questa pagina non è ovviamente spaventare, ma contribuire alla consapevolezza dell’intera comunità della necessità di proteggere i soggetti più a rischio; comportamenti come indossare una mascherina, lavarsi spesso le mani e rinunciare ad un contatto ravvicinato con una persona cara può fare la differenza in termini di vite umane. Ridurre la circolazione del virus protegge non solo noi stessi e i nostri cari, ma anche mamme, papà e nonni dei nostri amici e della comunità in genere.

Paziente in ospedale che viene intubato a causa di complicazioni respiratorie

iStock.com/Tempura

Soggetti a rischio

(Si noti che, a seconda delle linee guida consultate, alcuni gruppi di pazienti possono comparire in un gruppo o l’altro, o non comparire affatto, come nel caso dell’età)

Altissimo rischio

  • età oltre i 70 anni, anche in buono stato di salute
  • trapiantati
  • attualmente in chemioterapia
  • radioterapia curativa (o radicale) per tumore al polmone
  • in trattamento per tumore del sangue o del midollo osseo (leucemia, linfoma, mieloma)
  • in trattamento immunoterapico o con terapia mirata per tumore
  • trapianto di staminali o di midollo osseo negli ultimi 6 mesi (o comunque ancora in terapia con immunosoppressori)
  • dialisi
  • fibrosi cistica grave (per esempio in attesa di trapianto)
  • malattie respiratorie con sintomatologia grave (asma, fibrosi polmonare, BPCO, …)
  • malattie che espongono al rischio di infezioni gravi (ad esempio immunodeficienza combinata grave)
  • in terapia con farmaci che sopprimono il sistema immunitario (ad esempio alte dosi di cortisonici)
  • in gravidanza E con una grave condizione cardiaca
  • adulti affetti da sindrome di Down

Alto rischio

  • età superiore ai 60 anni
  • obesità
  • abitudine al fumo
  • patologie polmonari stabili e/o sotto controllo (asma, BPCO, enfisema, bronchite, …)
  • qualsiasi condizione in grado di manifestarsi in forma di difficoltà respiratorie
  • malattie cardiache
  • pressione alta
  • diabete
  • malattia renale cronica
  • malattie epatiche (come l’epatite)
  • tumore
  • fibrosi cistica stabile
  • sistema immunitario indebolito, ad esempio da AIDS, lupus, sclerodermia
  • patologie cerebrovascolari
  • patologie del sistema nervoso (morbo di Parkinson, sclerosi multipla, …)
  • patologie della milza (o soggetti senza più l’organo)
  • terapia cronica a basse dosi di cortisonici (o altri immunosoppressori)
  • disabilità neuromotoria (fonte Ministero)

Gravidanza

Ad oggi non si ritiene che le donne in gravidanza e prive di malattie croniche siano esposte ad un rischio diverso da quello della popolazione generale, così come non sembrano sussistere rischi specifici per embrione/feto/neonato, ma si ricorda come invece l’influenza stagionale rappresenti un rischio non trascurabile.

Obesità

L’obesità è un fattore di rischio noto per numerose malattie metaboliche e circolatorie, ma a prescindere da eventuali complicazioni sembra che rappresenti di per sé un fattore di rischio in caso d’infezione, anche se le cause non sono ancora state chiarite (alcune ipotesi vertono sul fatto che aumenta il rischio di difficoltà respiratorie, a causa del fatto che i polmoni possono contenere meno aria e i muscoli che supportano la respirazione sono più deboli).

Non c’è quindi momento migliore di questo per iniziare un percorso di graduale ma costante perdita di peso, ricordando il fatto che anche piccoli passi possono fare una grande differenza e che le diete improvvise e improvvisate non durano, mentre è necessario adottare una dieta sana, equilibrata e varia e che possa essere mantenuta per sempre. La dieta non è una corsa di velocità, ma un momento di educazione e di apprendimento di uno stile di vita che dovrà poi accompagnarci per il resto della vita.

Cardiopatie e malattie della circolazione

Disponiamo di numerose prove del fatto che una qualsiasi condizione cronica aumenti i rischi di complicazioni legati al contagio da parte del nuovo coronavirus e le malattie cardiache sono tra i gruppi più rilevanti in tal senso; un precedente di cardiopatia ischemica (infarto, coronaropatie e angina) ne rappresenta un esempio emblematico, ma anche malattie cerebrovascolari come una storia di ictus, demenza di Alzheimer e vascolare sono associate ad un aumento del rischio, così come essere stati operati negli ultimi tre mesi (ad esempio per l’inserimento di uno o più stent o a maggior ragione interventi a cuore aperto).

Non sono ad oggi disponibili dati chiari sull’influenza di un’eventuale fibrillazione atriale, ma risulta quantomai importante che sia scrupolosamente sotto controllo (nel qual caso sembra che non rappresenti un fattore di rischio importante).

Per i pazienti portatori di pacemaker la valutazione viene fatta in base alla ragione per cui il dispositivo è stato impiantato, non alla presenza di sé e per sé dello stesso.

In caso di insufficienza cardiaca (inclusa insufficienza cardiaca congestizia) e relativa presenza di sintomi come mancanza di respiro o stanchezza il paziente è considerato ad alto rischio di sviluppare complicazioni severe, soprattutto per i soggetti con più di 60 anni e con manifestazioni in grado di impattare sensibilmente sul quotidiano.

La presenza di una qualsiasi forma di cardiomiopatia (ipertrofica, dilatativa, …) che si manifesti attraverso sintomi di insufficienza cardiaca (come mancanza di respiro o affaticamento) espone al rischio di complicazioni.

La presenza di un soffio innocente NON è considerato un fattore di rischio, al contrario di eventuali soffi cardiaci legati alla presenza di valvulopatie (disturbi alle valvole cardiache), il cui rischio è proporzionale alla gravità dei sintomi che causa.

Le malattie cardiache congenite sono considerate un fattore di rischio la cui gravità varia caso per caso, indicativamente in base a quanto impattano sul quotidiano e agli eventuali altri fattori di rischio presenti.

Non sono attualmente disponibili dati legati all’eventuale presenza di aneurismi (cerebrali, aortici o toracici).

Non sono attualmente disponibili dati relativi ai pazienti affetti da sindrome di Brugada o sindrome del QT lungo.

Pressione alta

La pressione alta è ragionevolmente considerata un fattore di rischio importante, anche se non è semplice studiarne l’impatto reale a causa di alcuni fattori in grado di alterare gli studi (pazienti in terapia antipertensiva, presenza di altre malattie, pazienti non diagnosticati, età).

È ovviamente consigliabile adottare comunque uno stile di vita in grado di contrastarne gli effetti, perché l’ipertensione rappresenta comunque un fattore di rischio certo per condizioni il cui legame con il coronavirus è inconfutabile (ad esempio infarto e ictus), per questo si consiglia di

  • assumere regolarmente i farmaci prescritti (anche se ACE inibitori)
  • ridurre il consumo di alcolici
  • smettere di fumare
  • perdere peso se necessario
  • praticare attività fisica
  • ridurre il consumo di sale e di alimenti salati in genere.

Malattie renali

Nel caso di malattie renali il rischio è spesso proporzionale alla gravità dell’insufficienza renale.

I pazienti in dialisi sono considerati ad elevato rischio di complicazioni, ma a maggior ragione è importante continuare a sottoporvisi regolarmente per evitare un peggioramento delle condizioni di salute dell’organismo; si raccomanda di fare riferimento al personale medico specialistico per ottenere informazioni aggiornate su come proteggersi efficacemente dal rischio di contagio.

La presenza di un solo rene NON rappresenta di per sé un fattore di rischio, a patto che le condizioni di salute generali siano ovviamente buone.

I pazienti affetti da malattia del rene policistico sono a rischio elevato solo nel caso in cui la funzionalità renale sia limitata.

Malattie respiratorie

Malattie croniche polmonari espongono il paziente ad un aumento del rischio di complicazioni, grossolanamente proporzionale alla gravità della patologia e delle sue manifestazioni.

I bambini e gli adulti in terapia con medicinali cronici per il trattamento dell’asma (inibitori leucotrienici, corticosteroidi e/o broncodilatatori) possono e devono continuare regolarmente l’assunzione.

Diabete

Il diabete (sia di tipo 1 che di tipo 2) è in molti casi la condizione preesistente più comune registrata dagli ospedali tra i pazienti deceduti a seguito di infezione da COVID, anche se ovviamente va tenuto conto della sua diffusione nella popolazione; alcuni autori stimano che un valore di glicemia fuori controllo possa raddoppiare il rischio di un esito fatale

Per ridurre il rischio è quindi consigliabile

  • tenere regolarmente sotto controllo i valori di glicemia nel sangue
  • assumere con scrupolo i farmaci prescritti
  • attenersi ad una dieta sana e varia
  • praticare regolarmente attività fisica.

Tiroide

Nel caso di patologie autoimmuni (tiroidite di Hashimoto, morbo di Graves, …) ad oggi non sussistono evidenze di un aumento del rischio (essere affetti da una malattia autoimmune non è di per sé indice di immunodepressione).

I pazienti affetti da tumore alla tiroide, eventualmente in terapia con ormoni tiroidei, non sono di per sé a rischio più della popolazione generale (perché a differenza di altre forme di tumore è raramente trattato con chemioterapia o altre terapia in grado di sopprimere il sistema immunitario).

Le stesse considerazioni vengono generalmente estese anche a pazienti con altre forme di disturbi della tiroide, ma si raccomanda di continuare scrupolosamente con la terapia prescritta e i regolari controlli, perché alcuni autori suggeriscono che un ipotiroidismo/ipertiroidismo non trattato o scarsamente controllato possa esporre ad un più alto tasso di rischio.

Si segnala infine che diversi clinici hanno segnalato un possibile legame tra il contagio da COVID e lo sviluppo di una tiroidite atipica.

Psoriasi

Non esistono ad oggi evidenze che inducano ad ipotizzare un aumento del rischio in caso di pazienti affetti da psoriasi, a meno di assunzione cronica di elevate dosi di farmaci immunosoppressori

Malattie autoimmuni

Le patologie autoimmuni non sono in genere considerate un fattore di rischio di per sé, a meno di un’assunzione cronica di farmaci immunosoppressori (fanno eccezione, almeno secondo alcuni autori, idrossiclorochina e sulfasalazina), ma il consiglio è di non sospendere la terapia in corso senza un espresso parere specialistico (che possa valutare il rapporto rischio/beneficio della scelta).

Malattie infiammatorie intestinali

I pazienti affetti da morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa, … possono in alcuni casi essere considerati ad alto rischio, in particolare:

  • in terapia con immunosoppressori ad alto dosaggio
  • in terapia con immunosoppressori a basso dosaggio, ma che presentano altri fattori di rischio (età, altre patologie, …)
  • pazienti con riacutizzazioni non sufficientemente controllate
  • in terapia con nutrizione parenterale

Segnalo un interessante schema riassuntivo per un’autovalutazione del rischio (purtroppo in inglese).

Epilessia

Ad oggi non sussistono evidenze che leghino l’epilessia ad un aumento del rischio di sviluppo di complicazioni da COVID-19, tuttavia alcuni pazienti epilettici affetti dall’infezione sono più soggetti a manifestare crisi in caso di febbre alta.

Tumori

Alcuni pazienti oncologici potrebbero essere esposti ad un elevato rischio di complicazioni in caso di contagio da COVID-19 se il sistema immunitario fosse indebolito dalla terapia (immunoterapia, terapia mirata, chemioterapia ed alcune forme di radioterapia) o dal tumore stesso (soprattutto in caso di tumore del sangue o del midollo osseo, ma non solo), mentre per i soggetti che abbiano superato la malattia in passato ed abbiano riacquisito una normale funzione immunitaria non sono probabilmente esposte ad un rischio diverso rispetto alla popolazione generale.

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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