Distorsione della caviglia: cosa fare?

Introduzione

La distorsione di caviglia è un infortunio di interesse ortopedico che può occorrere a soggetti sportivi e non. In ambito sportivo è l’infortunio più frequente e colpisce in particolare atleti che eseguono impegnati in attività che richiedono frequenti cambi di direzione, balzi e atterraggi.

Si tratta di un evento traumatico causato da un rapido movimento in inversione (circa il 90% delle distorsioni) o in eversione (circa il 10% delle distorsioni).

Distorsione alla caviglia, differenza tra eversione e inversione

Shutterstock/Pepermpron

Questo movimento involontario può provocare lo stiramento o la lesione (parziale o completa) del sistema capsulo-legamentoso della caviglia. In particolare i legamenti della caviglia che più spesso vengono coinvolti sono:

  • legamento peroneo astragalico anteriore,
  • peroneo astragalico posteriore (sul versante laterale),
  • legamento deltoideo (sul versante mediale).

Diagnosi

La distorsione alla caviglia necessita di una valutazione clinica e talvolta strumentale con esami specifici per escludere

  • fratture (raggi X)
  • lesioni legamentose (ecografia)
  • lesioni a più strutture anatomiche, ad esempio di tipo osseo, cartilagineo, tendineo e legamentoso, oltre che l’eventuale presenza di edema osseo (risonanza magnetica).

Quando il trauma è avvertito con un tipico rumore articolare, provoca sanguinamento e/o versamento articolare e immediata perdita della funzionalità del movimento: in questo caso è prudente rivolgersi ad un medico specialista o ancor più recarsi in Pronto Soccorso. La valutazione clinica precoce e l’eventuale indagine strumentale, permetteranno di definire la diagnosi e classificare la distorsione in 3 livelli:

  1. Distorsione di 1°: elongazione/stiramento di uno o più legamenti con possibilità al carico e al movimento dell’articolazione. Assenza o lieve gonfiore.
  2. Distorsione di 2°: lesione parziale o totale di un legamento con difficoltà al carico e al movimento completo dell’articolazione. Presenza di gonfiore ed eventuale emartro (emorragia all’interno dell’articolazione).
  3. Distorsione di 3°: lesione totale di uno o più legamenti, impossibilità al carico e al movimento. Presenza di gonfiore ed emartro.

Nei casi più severi è possibile riscontrare la presenza di fratture, tipicamente rilevate nella sede del malleolo peroneale o alla base del 5° metatarso (con distorsione in inversione) o nel malleolo tibiale (con distorsione in eversione).

Il medico che effettuerà la diagnosi potrà procedere all’immobilizzazione con bendaggio compressivo o con cavigliera tipo Air Cast o con apparecchiatura gessata. Se lo riterrà opportuno

  • prescriverà terapie farmacologiche al bisogno di tipo analgesico (antidolorifici),
  • darà le istruzioni alla sospensione del carico attraverso l’uso di stampelle
  • e infine consiglierà una precoce fisioterapia per il corretto recupero.

Protocollo Peace & Love

È importante che a seguito di un trauma distorsivo, si proceda con il protocollo PEACE & LOVE:

La prima fase inizia dal PEACE:

  • P- PROTEZIONE: evitare di aumentare una possibile lesione effettuando carichi e movimenti oltre alla soglia del dolore.
  • E- ELEVAZIONE: per favorire il ritorno venoso e minimizzare il gonfiore post traumatico, è utile tenere la caviglia ad un’altezza superiore rispetto al cuore.
  • A- EVITARE ANTINFIAMMATORI (AVOID ANTI-INFLAMMATORIES): nell’immediato è meglio evitare di assumere farmaci antinfiammatori che contrastano la naturale difesa del nostro organismo.
  • C – COMPRESSIONE: subito dopo una distorsione, effettuare un bendaggio compressivo riduce l’eventuale sanguinamento e ne determina una minor quantità di versamento articolare.
  • E – EDUCAZIONE: Il clinico dovrà rassicurare il paziente spiegando i vantaggi di una precoce fisioterapia con esercizi attivi (inizialmente a carico leggero) e consigliando di evitare terapie fisiche passive o indagini strumentali non necessari.

La seconda fase necessita del LOVE:

  • L – CARICO (LOAD): è fondamentale che, una volta ridotto il dolore e il gonfiore, il paziente torni a dare carico alla caviglia, in modo progressivo e ben dosato. Inizialmente anche con le stampelle.
  • O – OTTIMISMO: ancora una volta il clinico dovrà rassicurare e dare sostegno al recupero del paziente stabilendo gli obiettivi da raggiungere a breve e medio termine, evitando di creare catastrofismo in un’ottica di terapia bio-psico-sociale.
  • V – VASCOLARIZZAZIONE: la pratica di esercizio aerobico in assenza di dolore, può migliorare di gran lunga il recupero specie nell’aspetto della vascolarizzazione ottimale del tessuto lesionato.
  • E – ESERCIZIO: recupero della mobilità, della forza e della propriocezione, sono i principali obiettivi della riabilitazione post distorsione di caviglia che dovranno essere stabiliti personalizzando gli obiettivi specifici di quel paziente.

Quale immobilizzazione scegliere?

È chiaro che la parola immobilizzazione dopo aver letto del protocollo PEACE & LOVE viene difficile da pensare, ma è naturale che in una fase di convalescenza, per facilitare il miglior recupero di una distorsione di 1° 2° o 3° grado, sarà necessario dotarsi di un sistema di supporto per evitare movimenti involontari.

Una caviglia che ha subito un trauma distorsivo, sarà in questa fase meno stabile e, se non è ben protetta, potrebbe più facilmente andare incontro ad una recidiva.

Sono stati valutati scientificamente diversi approcci al sostegno post traumatico di una distorsione di caviglia in tutti e 3 i gradi e, allo stato attuale, sembra essere la cavigliera funzionale la scelta migliore rispetto al semplice bendaggio o al gesso. In particolare il tutore Air Cast permetterebbe alla caviglia e quindi al piede, di muoversi sul piano sagittale bloccando invece i movimenti sul piano frontale e trasversale (tipicamente l’inversione e l’eversione). Questo sistema permette quindi alla muscolatura di mantenersi ad un buon livello di condizionamento e ai recettori della propriocezione di mantenere un buon controllo della coordinazione, elemento necessario per ridurre il rischio di recidiva. Inoltre anche la mobilità dell’articolazione verrebbe preservata attraverso uno stimolo continuo sul sistema capsulo-legamentoso.

Il bendaggio e il gesso invece, sebbene permettano comunque la riparazione del tessuto lesionato, inficerebbero sulla forza e sul recupero completo della mobilità della caviglia, provocando anche un percorso più lungo di recupero e di prevenzione secondaria ad altre recidive.

Il tutore Air Cast inoltre è composto da 2 camere d’aria poste ai lati dei malleoli; questo sistema ha la funzione di eseguire una sorta si spremitura nelle sedi articolari più soggette a versamento.

Il tutore dovrà essere indossato fino al completo ritorno al carico e comunque sotto indicazione clinica di fisioterapista e/o medico.

Fisioterapia

Oltre al tutore adeguato, sarà necessario rivolgersi precocemente ad un fisioterapista che avrà il compito di assegnare gli esercizi attivi specifici.

Non è necessario (e nemmeno vi è significativa prova di efficacia scientifica) effettuare terapie fisiche passive. Sarà invece molto più importante scegliere un percorso di assegnazione di carico attivo progressivo e ben dosato, continuando ad indossare fino al ritorno al carico completo, il tutore Air Cast.

Fonti e bibliografia

 

A cura del Dott. Nicola Faccin – Fisioterapista, PT, Sport Physiotherapist

Articoli ed approfondimenti

Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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