Distrofia muscolare: sintomi, cause ed evoluzione

Introduzione

Vengono raggruppate nella denominazione di “distrofia muscolare” tutte le malattie a carattere degenerativo che colpiscono il sistema neuro-muscolare e che, conseguentemente, comportano la debilitazione dei muscoli.

Esistono numerose forme di distrofia muscolare e tra le più comuni si annoverano:

  • distrofia muscolare di Becker,
  • distrofia di Duchenne,
  • distrofia di Cingoli,
  • distrofia di Emery-Dreifuss,
  • distrofie muscolari miotoniche,
  • distrofie muscolari congenite (distrofia di Ullrich, distrofie da deficit di merosina, distrofie da deficit di selenoproteina 1),
  • distrofie muscolari distali (miopatia distale di Welander, miopatia di Nonaka, miopatia di Gowers-Laing),
  • distrofia muscolare facio-scapolo-omerale.

La distrofia muscolare di Becker e quella di Duchenne sono le più frequenti, con la seconda che è una forma più grave della precedente ed ha esordio particolarmente precoce, attorno al primo/terzo anno di vita.

Le distrofie muscolari più comuni sono causate da mutazioni genetiche che coinvolgono la produzione della proteina distrofina; essendo proprie del cromosoma X, uno dei due cromosomi sessuali, trattasi di malattie direttamente correlate al sesso (le donne possiedono due cromosomi X, mentre gli uomini possiedono la coppia XY).

Causa

Le distrofie muscolari sono causate da mutazioni del DNA.

Nei casi più comuni, come la distrofia di Duchenne e di Becker, l’alterazione riguarda il gene preposto alla produzione della proteina distrofina, localizzato sul cromosoma X e responsabile del corretto funzionamento muscolare. L’alterazione di questo gene comporta disturbi del normale sviluppo dei muscoli e del loro funzionamento, provocandone una progressiva degenerazione.

La patologia assume nella maggior parte dei casi (2 su 3) un carattere di ereditarietà e viene trasmessa da un genitore o da entrambi (nel 70% dei casi la madre è portatrice sana), oppure, più raramente, le mutazioni possono generarsi spontaneamente durante le prime fasi di sviluppo embrionale.

Trasmissione

Geneticamente si individuano quattro modalità di trasmissione delle malattie genetiche dai genitori ai figli:

  • Ereditarietà autosomica:
    • dominante: La patologia si manifesta anche in presenza di un’unica alterazione, ovvero quando si eredita anche un solo gene malato da uno dei due genitori (il gene alterato domina sull’altro).
    • recessiva: il carattere patologico si manifesta se entrambe le copie del gene trasmesso sono corrotte, ossia sia l’allele materno che l’allele paterno. I soggetti che presentano un solo allele alterato si definiscono portatori sani della patologia.
  • Ereditarietà legata al cromosoma X (uno dei due cromosomi sessuali):
    • dominante: modalità di trasmissione estremamente rara
    • recessiva: La maggior parte delle malattie legate al cromosoma X sono recessive, richiedono cioè che entrambe le copie ereditate siano alterate; poiché gli uomini sono portatori di un cromosoma X ed uno Y, ne consegue che ad essere interessati dalle manifestazioni della malattia saranno solo gli individui di sesso maschile, perché non potranno beneficiare di un gene sano eventualmente presente sull’altro cromosoma sessuale.

L’essere umano possiede una coppia di cromosomi ereditati rispettivamente dalla madre e dal padre e:

  • nei soggetti di sesso maschile è presente una copia del cromosoma X e una del cromosoma Y;
  • nei soggetti di sesso femminile sono invece presenti due cromosomi X.

Poiché nelle forme di distrofia muscolare causate da disfunzioni della produzione di distrofina il gene coinvolto è situato sul cromosoma X e trasmesso in modalità recessiva, l’ereditarietà dell’alterazione genetica colpirà solo i soggetti di sesso maschile, con le donne che saranno invece portatrici sane. Queste ultime avranno un cromosoma X con il difetto in questione che sarà trasmesso al 50% dei figli di sesso maschile, mentre il 50% delle figlie di sesso femminile sarà portatrice sana.

Trasmissione X-recessiva

iStock.com/ttsz

Si conoscono infine forme di distrofia muscolare ove il gene corrotto è autosomico e può quindi essere trasmesso sia in modalità dominante che recessiva.

Si noti infine che alcune mutazioni proprie delle malattie autosomiche dominanti non vengono ereditate dai genitori, ma si verificano de novo, ossia in modo casuale ed inaspettato durante il processo di maturazione della cellula uovo o dello spermatozoo.

Per approfondire i concetti di genetica e trasmissione ereditaria si segnala una pagina dedicata sul sito dell’Ospedale Bambin Gesù.

Sintomi

I sintomi caratteristici delle diverse forme di distrofia muscolare esordiscono nella prima infanzia e sono:

  • Incapacità a camminare
  • Ritardo nello sviluppo legato alla produzione di movimenti volontari
  • Debolezza muscolare
  • Difficoltà nei momenti fini e grossolani
  • Accorciamento di muscoli o tendini
  • Camminata in punta di piedi
  • Impossibilità a effettuare salti
  • Scoliosi
  • Lordosi
  • Problemi respiratori
  • Affaticamento conseguente a esercizi o anche a movimenti anche minimi
  • Problemi cardiaci
  • Andatura goffa, bizzarra con inciampi e cadute (andatura anserina o basculante)
  • Problemi di deglutizione
  • Perdita della funzione muscolare

Nella distrofia muscolare di Duchenne si verifica inoltre un fenomeno indicato come pseudoipertrofia, che comporta un ingrossamento dei polpacci.
Possono presentarsi anche problematiche a livello cognitivo e comportamentale:

  • Deficit nella MBT (memoria a breve termine)
  • ADHD (deficit di attenzione e iperattività)
  • Dislessia

Complicazioni

Le distrofie muscolari sono malattie degenerative, che portano alla progressiva perdita del tessuto muscolare ed una corrispettiva riduzione delle capacità muscolari e delle abilità motorie, a causa dell’ipostenia (indebolimento) e dell’atrofizzazione della muscolatura volontaria.

In genere progrediscono comportando la perdita totale delle capacità deambulatorie e della funzionalità anche degli arti superiori.

Nelle fasi avanzate della malattia vengono inevitabilmente coinvolti anche i muscoli cardiaci e respiratori, portando alle rispettive complicanze che riducono drasticamente l’aspettativa, oltre che la qualità, di vita dei soggetti con questa patologia. Contestualmente può presentarsi anche un deficit cognitivo o un disturbo comportamentale di intensità variabile.

Le complicazioni cardiache costituiscono il problema più grave e necessitano di continui monitoraggi.

Diagnosi

La diagnosi di distrofia muscolare si basa sull’osservazione clinica del quadro sintomatologico descritto:

  • Acquisizione delle capacità deambulatorie oltre i 18 mesi
  • Frequenti cadute
  • Difficoltà a rialzarsi da terra

L’osservazione dev’essere supportata da alcuni esami di laboratorio per validare o disconfermare la diagnosi:

  • Valutazione degli enzimi muscolari (valori di CK superiori fino a 10 volte i valori normali)
  • Transaminasi
  • Mioglobinuria (mioglobina nelle urine)
  • Analisi molecolare (ad esempio Multiplex PCR o Multiplex Ligation Dependent Probe Amplification) per ricercare mutazioni del gene DMD della distrofina sul cromosoma X
  • Biopsia muscolare con analisi immunochimica della distrofina
  • Elettromiografia
  • Esame istologico muscolare
  • Immunoistochimica e analisi delle mutazioni

L’assenza totale della proteina distrofina è propria della distrofia muscolare di Duchenne, mentre l’assenza parziale o la distribuzione irregolare della stessa sono caratteristiche della distrofia di Becker.

 

Trattamento

Non esistono purtroppo ad oggi cure specifiche per le distrofie muscolari, piuttosto viene attuato un trattamento volto al contenimento della sintomatologia:

  • Si contrasta la progressione delle retrazioni muscolari correggendole anche chirurgicamente;
  • Vengono forniti al paziente ausili e tutori per supportare la deambulazione;
  • Viene monitorata l’eventuale insorgenza di patologie cardiache o respiratorie che possono essere causate dalla patologia;
    • Per il trattamento della cardiomiopatia possono essere utilizzati ACE-inibitori e/o beta-bloccanti;
  • Si procede alla somministrazione di trattamenti fisioterapici volti a prolungare il periodo di autonomia nella deambulazione, assicurando la corretta e continuata motilità muscolare;
  • Può essere utilizzato anche un trattamento farmacologico che prevede la somministrazione di corticosteroidi (prednisolone e il deflazacort) per il mantenimento della massa e della forza muscolare del soggetto;

Più di recente è stato introdotto l’utilizzo della manipolazione genetica, in particolare gli oligonucleotidi antisenso che, iniettati sotto cute, sono in grado di inibire l’espressione della proteina alterata. Questa tecnica sembra in grado di correggere il difetto nell’80% di bambini con distrofia di Duchenne.

Fonti e bibliografia

  • Emery, A. E. (2002). The muscular dystrophies. The Lancet, 359(9307), 687-695.
  • Mutani, R., Lopiano, L., Durelli, L., Mauro, A., & Chio, A. (2011). Il Bergamini di neurologia.

 

A cura del Dr. Enrico Varriale, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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