Cos’è il sonno?

Il sonno è un processo indispensabile della nostra sopravvivenza e circa un terzo della vita la trascorriamo dormendo.

Sebbene risulti ancora incerto il significato biologico del sonno, ossia le funzioni che esso svolge e per cui risulta necessario, è riconosciuto che un buon riposo notturno si associa a

  • un buon funzionamento dell’organismo (in particolare del cervello, del cuore, del sistema immunitario e delle ghiandole secernenti ormoni),
  • un recupero dell’energie consumate durante il giorno,
  • un migliore tono dell’umore.

In una persona sana il sonno segue le leggi del ritmo circadiano, che suggeriscono al nostro corpo quando dormire e quando stare svegli: una sorta di orologio biologico sito nel cervello (nel nucleo preottico ventrolaterale dell’ipotalamo anteriore) ed influenzato da fattori ambientali esterni (come la quantità di luce o buio), oltre che da fattori organici interni (quali la produzione di ormoni, la temperatura corporea, ecc.).

Mentre dormiamo, in particolare, accade che:

  • la temperatura del corpo si abbassa,
  • si riducono i livelli di adrenalina e corticosteroidi (che aumentano nella fase di veglia)
  • l’epifisi, condizionata dalla poca luce solare, produce più melatonina,
  • quasi tutti i muscoli si rilassano,
  • avviene una redistribuzione dell’energia necessaria durante il sonno, principalmente al cervello, cuore e polmoni.

La durata e la qualità del sonno variano in relazione all’età.

  • In generale i neonati necessitano di più ore di sonno, circa 16-18 ore.
  • I bambini hanno bisogno di circa 9 ore di sonno notturno, associato ad un episodio di sonno più breve diurno, solitamente pomeridiano.
  • Gli adulti dormono in media di 7-8.5 ore per notte.
  • Con l’avanzare dell’età (probabilmente in conseguenza della perdita dei neuroni dell’ipotalamo deputati alla regolazione del ciclo sonno-veglia) le ore di sonno tendono a ridursi ulteriormente e ritornano a frammentarsi: gli anziani dormono poco la notte e tendono di compensare la mancanza di riposo notturno con sonnellini pomeridiani.

In realtà non esiste una durata “normale” del sonno: in base alle caratteristiche individuali, infatti, ci sono persone che hanno bisogno di dormire di più (dormitori lunghi) ed altre di meno (dormitori brevi).

In entrambi i casi, se la qualità ed il tempo passato a dormire sono stati buoni, la persona si sente rigenerata al suo risveglio ed ha un pieno stato di vigilanza durante la giornata.

Di contro, se dopo il riposo notturno ci si sveglia costantemente stanchi, nervosi, sonnolenti oppure durante la notte si hanno più risvegli o si fa frequentemente fatica ad addormentarsi, è possibile che si soffra di un disturbo del sonno.

Un disturbo del sonno può dipendere da varie cause, quali

  • invecchiamento,
  • stili di vita sempre più stressanti,
  • comportamenti inadatti,
  • concomitanza di altre patologie internistiche o di natura psichiatrica come depressione o ansia.

A soffrirne sarebbero circa 13 milioni di italiani, sebbene non sempre ci si rivolga al medico perché si sottovalutano i sintomi e non si è consapevoli di soffrire di una malattia del sonno.

Donna stanca al risveglio nel letto

iStock.com/demaerre

Stadi del sonno

Gli studi sul sonno condotti già a partire dalla metà del XX secolo dalle scuole di neurofisiologia italiana di Moruzzi e francese di Jouvet inoltre, hanno permesso di chiarire che durante il sonno, a differenza di quanto si credeva, il nostro corpo non è del tutto inerme ed estraneo alla realtà e che il nostro cervello non dorme mai, mantenendo anche durante il riposo notturno un’attività elettrica e biochimica attiva.

In particolare oggi sappiamo che non dormiamo per tutta la notte sempre nello stesso modo ma il sonno presenta 2 fasi:

  • fase REM (o sonno paradosso),
  • fase non-REM (o sonno ortodosso),

controllate da più aree del cervello, situate nel tronco cerebrale e nel proencefalo basale e distinguibili da peculiari grafo-elementi (onde beta, alfa, theta e delta, complessi k, fusi del sonno) registrabili con l’elettroencefalogramma (EEG).

Durante la fase REM (dall’inglese rapid eye movements = movimenti oculari rapidi) i nostri occhi si muovono seguendo movimenti ritmici e rapidi ed il cervello possiede un’attività elettrica rapida simile ma meno intensa di quella presente nella fase di veglia (onde alfa e beta), in contrasto con i nostri muscoli che appaiono completamente rilassati ed atonici (a parte cuore e muscoli respiratori). Da questo il nome di “sonno paradosso” dato a questa fase del sonno. Abbiamo circa 4-6 episodi di sonno REM per notte della durata più o meno di 15 minuti: il primo dopo circa un’ora dall’addormentamento, l’ultimo più lungo precede il risveglio.

Durante la fase REM sogniamo molto.

La fase non-REM, invece, quella detta di “sonno ortodosso”, è distinta in 4 stadi con tipici caratteristiche EEG:

  • Stadio 1: in cui rallenta l’attività cerebrale e si registrano ondulazioni regolari ampie (onde theta) e scomparsa delle tipiche onde alfa e beta presenti nello stato di veglia e nel sonno REM
  • Stadio 2: corrisponde al sonno leggero e le ondulazioni cerebrali sono a tratti interrotte da picchi di attività cerebrale (fusi cerebrali e complessi k registrate all’EEG)
  • Stadio 3-4: corrisponde al sonno profondo e le onde cerebrali all’EEG diventano grandi e lente (onde delta), e si mantengono così per circa la metà di tutta la durata del sonno.

Entrambe le fasi del sonno non-REM e REM sono necessarie per il benessere del nostro organismo. Ne consegue che in presenza di una malattia del sonno, si verifica un’alterazione del normale ciclo del sonno in fase REM, non-REM o entrambe.

Classificazione dei disturbi del sonno

I disturbi del sonno secondo la classificazione DSM-IV TR comprendono:

  • Disturbi del sonno primari, cioè:
    • Dissonnie che comprendono:
      • insonnia,
      • ipersonnia,
      • narcolessia,
      • disturbi del sonno correlati a russamento ed apnee del sonno (OSAS),
      • sindrome delle gambe senza riposo,
      • disturbi del ritmo circadiano del sonno (jet lag, fase ritardata/avanzata del sonno, disturbi del sonno dovuti ad orari di lavoro irregolari o notturni);
    • Parasonnie che comprendono:
      • incubi,
      • risvegli in stato confusionale,
      • terrore nel sonno,
      • sonnambulismo,
      • risvegli confusionali,
      • paralisi del sonno,
      • enuresi (incontinenza notturna),
      • bruxismo.
  • Disturbi del sonno secondari:
    • disturbi del sonno correlati ad una malattia mentale (depressione, attacchi di panico, ansia, …),
    • disturbi del sonno dovuti ad una condizione medica generale (ad esempio cancro, dolore cronico, disturbi della tiroide, scompenso cardiaco, …),
    • disturbi del sonno indotti da sostanze (droghe, alcol, farmaci).

Disturbi del sonno più comuni

Insonnia

È il disturbo del sonno più frequente, che interessa maggiormente le donne , soprattutto con l’avanzare dell’età.

Sovente si correla a

  • disturbi psichiatrici (quali depressione, ansia, attacchi di panico),
  • eventi stressanti (lutti, separazioni, preoccupazioni, malattie)
  • o dolori fisici.

Il disturbo può dipendere anche dall’uso di alcuni farmaci o da una cattiva igiene del sonno.

Chi ne soffre lamenta persistente difficoltà ad addormentarsi e restare addormentato durante tutta la notte, con risveglio mattutino precoce. La qualità del sonno è scarsa, caratterizzata da frequenti risvegli notturni ed un sonno leggero e poco ristorativo. Il paziente sa di avere una cattiva qualità del sonno e che ciò ha conseguenze anche durante le ore diurne, perché di giorno si sente:

  • sonnolente,
  • poco capace di mantenere la concentrazione,
  • nervoso,
  • spossato,
  • giù d’umore.

Tutte condizioni che influiscono negativamente nei suoi rapporti sociali, famigliari ed in ambito lavorativo.

La durata dell’insonnia può essere

  • occasionale,
  • transitoria (meno di un mese)
  • o in un 10% delle persone diventare cronica ed in quest’ultimo caso persistere anche per anni.

Per formulare una diagnosi di insonnia persistente, il disturbo deve essere presente per 3 o più notti a settimana, durante le quali il paziente si addormenta con difficoltà (impiegando più di 30 minuti per prendere sonno), si risveglia prima del previsto (anticipo superiore a 30 minuti) e dorme complessivamente per meno di 6 ore e mezza.

L’incapacità a prendere sonno c’è anche quando se ne sente il bisogno, e ciò può portare il paziente ad assumere comportamenti controproducenti quali

  • prestare troppo attenzione alla necessità di dormire,
  • voler dormire a tutti i costi,
  • sviluppo di ansia di non riuscire ad addormentarsi:

tutti atteggiamenti errati che, anzi, creano un circolo vizioso e contribuiscono a peggiorare e far perpetuare l’insonnia nel tempo.

È buona norma in questi casi rivolgersi al medico ed evitare le cure fai da te.

Russamento ed OSAS

Circa la metà degli italiani russa durante il riposo notturno ed 1 su 4 soffre di apnee del sonno, conosciute anche con l’acronimo OSAS (Obstructive Sleep Apnea Syndrome).

La sindrome colpisce circa il 2% delle donne ed il 4% degli uomini, ed è sempre più frequentemente riscontrata nei bambini e negli adolescenti in relazione al numero sempre maggiore di giovani in sovrappeso o francamente obesi.

Chi soffre di questa malattia presenta durante la notte ripetuti episodi di occlusione delle prime vie aeree, ossia del rinofaringe ed orofaringe: ciò crea una difficoltà al passaggio dell’aria durante gli atti del respiro ed è responsabile del russamento e dei risvegli notturni. L’ostruzione della alte vie respiratorie è di tipo anatomico, correlato a varie cause quali deviazione del setto nasale, ipertrofia dei turbinati o della base della lingua, ridondanza del palato molle e dell’ugola.

Il paziente in genere non è consapevole dei risvegli notturni, che sono di breve durata ma numerosi nell’arco di una notte. Ad accorgersene è chi gli dorme accanto, a sua volta disturbato dal russamento del partner intercalato a pause respiratorie (apnee): questo è l’aspetto tipico della OSAS.

In altri casi, se le apnee sono più frequenti, il paziente può risvegliarsi dal sonno con la sensazione di fame d’aria, come se stesse soffocando. Le apnee notturne riducono l’apporto di ossigeno al sangue ed è per questo che andrebbero sempre riferiti al medico, per evitare lo sviluppo di complicanze anche gravi.

I sintomi diurni comprendono:

  • eccessiva sonnolenza,
  • difficoltà a mantenere la concentrazione,
  • cali del tono dell’umore,
  • irritabilità,
  • cefalea mattutina,
  • secchezza della bocca
  • e spossatezza.

Bruxismo

Con il termine bruxismo si indica la tendenza a digrignare o serrare in modo intermittente i denti, ossia di sfregare l’arcata superiore contro l’arcata inferiore ripetutamente ed inconsapevolmente durante il riposo notturno (ed a volte anche di giorno).

Può manifestarsi in qualsiasi stadio del sonno. Ha una maggiore frequenza nei bambini in età prescolare legato alla dolorosa crescita della mandibola o dei denti, e nelle persone che presentano dei fattori predisponenti quali

  • difetti di occlusione dei denti,
  • posture scorrette,
  • uso di antidepressivi,
  • ansia,
  • stress,
  • irritabilità.

Il bruxismo non è solo un disturbo del sonno, può infatti associarsi a sintomi diurni quali:

  • mal di testa,
  • dolore alle orecchie,
  • dolore alla colonna vertebrale,
  • difficoltà della masticazione e della deglutizione.

Per questo motivo è importante parlarne al proprio medico, soprattutto se questa condizione tende a persistere da tempo.

Sindrome delle gambe senza riposo

I pazienti affetti da tale disturbo lamentano una sensazione di

  • bruciore,
  • stiramento muscolare
  • o formicolio alle gambe.

Ciò genera uno stato di irrequietezza motoria, dal momento che un certo sollievo viene ottenuto solo muovendo le gambe stesse oppure ponendole a contatto con superfici fredde o dell’acqua.

Generalmente il disturbo compare nelle ore serali, in condizioni di rilassamento, durante il passaggio dalla veglia al sonno, ostacolando la fase di addormentamento.

La sindrome colpisce generalmente persone d’età superiore ai 50 anni.

Può associarsi a

ma generalmente la sindrome è idiopatica (non è nota la causa scatenante).

Nel 90% dei casi è presenta anche un altro disturbo del sonno, detto disturbo da movimenti periodici degli arti durante il sonno, caratterizzato da mioclono notturno, ossia movimenti ripetitivi ed involontari degli arti inferiori durante la notte (generalmente flessioni delle gambe e dei piedi uni o bilaterali) di cui il paziente non conserva ricordo.

L’unico sintomo è rappresentato dalla sonnolenza diurna.

Sonnambulismo

Il sonnambulismo è un disturbo del sonno che interessa generalmente i bambini, d’età compresa tra 4 e 12 anni, con tendenza alla scomparsa spontanea nella pubertà. Solo in una piccolissima minoranza dei casi può persistere anche da adulti.

Questo particolare disturbo del sonno riconosce una causa genetica: solitamente i bambini sonnambuli hanno un genitore od un famigliare che è stato sonnambulo a sua volta da piccolo. Il sonnambulismo inoltre può essere scatenato da alcune situazioni predisponenti, quali

  • febbre,
  • stress emotivo,
  • deprivazione di sonno,
  • farmaci.

Si tratta di una condizione benigna, che si manifesta durante gli stadi 3 o 4 del sonno non-REM e che porta il paziente a compiere azioni anomale quali

  • sedersi sul letto ad occhi aperti,
  • camminare,
  • vestirsi,
  • lavarsi,
  • accendere la tv o la luce,
  • andare nel letto dei genitori o dei fratelli,
  • parlare od emettere suoni poco comprensibili, …

Il sonnambulo non è consapevole di quello che sta facendo perché in realtà sta dormendo mentre compie queste azioni, ed è per questo motivo che il giorno dopo non ricorderà nulla di quanto accaduto.

Sebbene istintivamente i genitori abbiano la tendenza a toccare il proprio figlio nel tentativo di svegliarlo, ciò non andrebbe fatto perché il bambino potrebbe rispondere al gesto in modo aggressivo. Sarebbe più corretto, quindi, stare attenti che non compia azioni pericolose per se stesso (e solo in questo caso tentare un intervento) e semplicemente aspettare che l’episodio si concluda spontaneamente: al termine infatti, solitamente non oltre 20 minuti, il paziente ritornerà a letto.

È sempre opportuno consultare un medico esperto nei disturbi del sonno, in particolare se il sonnambulismo si presenta più di 2 volte la settimana, o più volte nelle prime ore del sonno o ancora se il bambino tende durante l’episodio ad essere irrequieto o compiere azioni che possono mettere in pericolo la sua incolumità.

Narcolessia

La narcolessia è la malattia del sonno per eccellenza e la forma più frequente di ipersonnia, con una prevalenza nella popolazione generale di circa lo 0,1%.

Nella maggior parte dei casi tale disturbo non ha causa nota , per cui viene classificata come patologia primitiva idiopatica.

Si è riscontrata tuttavia una componente genetica in oltre il 90% dei pazienti, portatori dell’antigene linfocitario umano HLA-DR15: per cui i fratelli dei pazienti affetti avrebbero una probabilità 60 volte maggiore rispetto alla popolazione generale di sviluppare la malattia. In alcuni pazienti con narcolessia sporadica inoltre è stato rilevato che nel liquor cefalo-rachidiano c’è una carenza di ipocretina, un neurotrasmettitore prodotto dall’ipotalamo e che regola il ritmo sonno/veglia.

Si tratta di un disturbo su base neurologica in cui compaiono nella fase di veglia eventi tipici dello stato di sonno REM. In particolare tale disturbo presenta 4 sintomi:

  • eccessiva sonnolenza diurna,
  • cataplessia,
  • allucinazioni,
  • paralisi del sonno.

Il paziente avverte una necessità impellente di dormire frequentemente durante il giorno (ogni 2-3 ore circa) e si addormenta indipendentemente dall’attività che sta svolgendo. Quando gli attacchi di sonno sono preceduti da una sensazione di sonnolenza, il paziente ha la possibilità di cessare l’attività in corso e mettersi comodo per dormire; ma di frequente ciò non accade ed il paziente si addormenta nelle situazioni più svariate: a scuola, a lavoro, mentre conversa con qualcuno, a tavola, alla guida, ecc.

Il secondo sintomo, la cataplessia, consiste in un’improvvisa e transitoria debolezza muscolare delle gambe, spontanea o di solito in concomitanza a forti sensazioni come riso, pianto, collera, sforzo fisico, … La perdita repentina della forza muscolare può causare la perdita di equilibrio del paziente e conseguentemente traumi da caduta.

Le allucinazioni sono visive e/o uditive, il paziente sogna letteralmente “ad occhi aperti” tanto da confondere i sogni con momenti reali ed interagire con essi; i sogni allucinatori possono manifestarsi all’addormentamento (allucinazioni ipnagogiche) o al risveglio (allucinazioni ipnopompiche) e sono generalmente più vividi e spaventosi rispetto ai sogni convenzionali.

Infine il narcolettico può avvertire una sensazione molto sgradevole e per alcuni terrorizzante di paralisi che lo blocca nei movimenti o nell’uso della parola, appena prima di addormentarsi o al risveglio, della durata di pochi secondi o minuti.

Per porre diagnosi di narcolessia devono essere presenti almeno 2 dei 4 sintomi descritti.

Enuresi

Con il termine enuresi si indica la tendenza a far pipì a letto, durante il riposo notturno.

Può manifestarsi sia nel sonno REM che non-REM.

È un disturbo molto frequente nell’infanzia, e in rarissimi casi può persistere anche negli adulti. La causa rimane spesso incerta, sebbene siano stati ipotizzati fattori

  • genetici,
  • comportamentali,
  • psicologici,
  • anomalie vescicali
  • o ritardi dello sviluppo.

Può, in rari casi, rappresentare la sola manifestazione clinica di una crisi epilettica notturna.

Si distingue in primaria o secondaria, a seconda che sia stato raggiunto o meno il pieno controllo della funzione vescicale che solitamente avviene verso il quinto anno di età.

Disturbi del ritmo circadiano sonno-veglia

Chi soffre di questo disturbo del sonno non ha un regolare ciclo sonno-veglia.

Il nostro ritmo sogno-veglia è regolato dal ritmo circadiano (dal latino circa diem, ossia circa un giorno): una sorta di orologio biologico, situato in una regione del cervello chiamata ipotalamo. Questo regola, insieme all’omeostasi sonno/veglia ed agli stimoli provenienti dall’esterno (soprattutto il ciclo luce-buio), il rilascio di neurotrasmettitori e messaggeri chimici che intervengono nei processi del sonno e della veglia.

In alcune persone questo orologio è “sfalsato” di 4-5 ore, rispetto al comune riposare della maggior parte della gente, e ciò può dipendere da vari fattori:

  • cause genetiche, ossia avere un famigliare affetto da tale disturbo sembra aumentare il rischio di soffrirne a sua volta,
  • cause psicologiche, come stress o preoccupazioni,
  • cause ambientali, come viaggi che comportano fusi orari,
  • cause lavorativi, ad esempio i turnisti o le hostess di volo o chi fa lavori notturni (panettieri, medici di guardia, portieri d’albergo, pescatori, conducenti di mezzi pubblici, personale degli autogrill, personale di discoteche e pub, operai dei cantieri stradali, …).

Chi ne soffre tende a

  • addormentarsi presto la sera e svegliarsi presto al mattino (sindrome da anticipata fase del sonno)
  • oppure al contrario non riesce a prender sonno fino alle prime ore del mattino (sindrome da ritardata fase del sonno).

Le conseguenze durante il giorno sono:

  • sonnolenza,
  • stanchezza,
  • mal di testa,
  • difficoltà a mantenere la concentrazione.

Diagnosi e Polisonnografia

Per giungere ad una corretta diagnosi di un disturbo del sonno, il medico:

  1. raccoglie un’anamnesi accurata, ottenuta dal colloquio con il paziente e con il compagno di letto circa presenza di sintomi diurni e notturni indicativi di un cattivo riposo notturno, abitudini legate al dormire e all’ambiente in cui si dorme, malattie, familiarità, assunzione di farmaci od altre sostanze (droghe, alcool, caffeina, the, integratori energizzanti);
  2. chiede al paziente di tenere un diario del sonno, per almeno 2 settimane, in cui annotare l’ora in cui si va a dormire, il tempo impiegato per addormentarsi, la durata del sonno, il numero e la durata di eventuali risvegli notturni, l’ora del risveglio finale.

Se emerge il sospetto di un disturbo respiratorio nel sonno, di movimenti anomali degli arti o di parasonnie oppure per un approfondimento di diagnosi, può essere richiesto un monitoraggio cardio-respiratorio notturno.

L’esame che consente di studiare il sonno ed osservare eventuali disturbi del sonno è chiamato video-polisonnografia. Si tratta di un esame indolore, che può essere svolto solo in ospedale o in un centro del sonno in cui il paziente dovrà fermarsi a dormire.

Una telecamera riprende eventuali comportamenti anomali assunti dal paziente durante il riposo notturno, mentre una serie di elettrodi applicati sulla sua testa e sul corpo consentono di registrare i seguenti parametri :

  • attività cerebrale,
  • movimenti degli occhi,
  • movimenti dei muscoli,
  • respiro attraverso la saturazione dell’ossigeno, il flusso d’aria che passa dalla bocca e dal naso ed i movimenti dei muscoli respiratori del torace e dell’addome,
  • attività cardiaca.

Questi risultati combinati tra loro consentono di valutare la quantità, qualità ed il ritmo del sonno e riscontrare eventuali anomalie.

I disturbi del sonno sono pericolosi?

I disturbi del sonno, quando non diagnosticati e ben trattati, possono avere conseguenze sia fisiche che mentali.

I frequenti risvegli notturni tipici dell’insonnia, ad esempio, possono comportare sbalzi della pressione sanguigna ed aumentare il rischio di malattie cardiovascolari. Inoltre i pazienti che soffrono di insonnia possono sviluppare malattie del metabolismo, del sistema endocrino ed immunitario e presentare maggiore suscettibilità a contrarre infezioni.

Anche la nostra psiche risente di un mancato riposo ristoratore e, non di rado, i disturbi del sonno possono portare a depressione, attacchi di panico ed ansia con ripercussione nella vita quotidiana, di relazione e lavorativa.

  • Chi soffre di apnee del sonno ha un rischio maggiore di ammalarsi di
  • Chi soffre di bruxismo può a lungo andare danneggiare i denti, la mandibola ed i muscoli facciali, con danni funzionali ed estetici. I denti appaiono più deboli a causa dell’usura dello smalto e della retrazione delle gengive, e diventano più sensibili quando si mangiano cibi particolarmente caldi o freddi. Anche i muscoli della masticazione possono con il tempo perdere la loro capacità elastica, irrigidendo la mandibola e rendendo più difficoltosa l’apertura e chiusura della bocca.
  • Il sonnambulismo è un disturbo del sonno che presenta un carattere benigno con tendenza a risolversi spontaneamente dopo la pubertà; può tuttavia in rari casi comportare dei pericoli per chi ne soffre, quali ad esempio cadute o ferite: il piccolo paziente infatti può a volte essere particolarmente agitato durante l’episodio e compiere azioni rischiose per la sua incolumità come scendere le scale od uscire di casa.
  • Anche il paziente che soffre di narcolessia, infine, può ritrovarsi in una situazione di pericolo, infortunarsi o essere causa di incidenti stradali, quando l’attacco di sonno si sviluppa mentre si trova a casa ai fornelli ad esempio o alla guida o al lavoro (se svolge un’attività lavorativa che comporta l’utilizzo di macchinari o altri oggetti che richiedono particolari attenzioni d’uso come forbici, coltelli, forni, …).

Cura e rimedi

Chi soffre di un disturbo del sonno dovrebbe per prima cosa impostare una corretta igiene del sonno, che può essere sintetizzata in 10 regole comportamentali, cioè:

  1. Non rimanere a letto più del necessario, ma dormire quanto basta per sentirsi ristorati ed energici durante il giorno.
  2. Andare a dormire e svegliarsi sempre alla stessa ora.
  3. Evitare di praticare attività fisica intensa nelle ore serali che precedono il riposo (2-3 ore prima).
  4. Rendere la camera da letto confortevole per il riposo notturno (adeguare la temperatura, il buio ed allontanare fonti di rumore quali computer, tv o radio).
  5. Non andare a dormire se si è a digiuno o subito dopo aver consumato una cena abbondante.
  6. Evitare di bere thè, caffè, coca cola, alcool o bibite energizzanti alla sera.
  7. Non concedersi sonnellini pomeridiani.
  8. Limitare il fumo di sigarette.
  9. Se non si riesce a prender sonno, meglio alzarsi e fare qualcosa in attesa che sopraggiunga il sonno.
  10. Evitare di guardare la tv o mangiare a letto.

Eventuali cause o condizioni predisponenti un cattivo riposo, andrebbero sempre riconosciute ed, ove possibile, eliminate.

In alcuni casi può essere richiesta una terapia farmacologica. In particolare:

  • composti benzodiazepinici e i nuovi ipnoinducenti non-benzodiazepinici come le imidazopiridine (zolpidem) ed i ciclopirroloni (zoplicone) per l’insonnia,
  • benzodiazepine e dopaminoagonisti per la sindrome delle gambe senza riposo,
  • modafinil per la narcolessia,
  • desmopressina, per brevi periodi, nel caso di enuresi.

i farmaci antidepressivi triciclici possono essere usati per sfruttare i loro effetti sedativi e miorilassanti, ad esempio in caso di insonnia o sindrome delle gambe senza riposo in cui si ha una difficoltà nella fase di addormentamento, o nei disturbi del sonno associati a disturbi psicologici o connessi ad eventi stressanti.

La melatonina trova indicazione nel caso di disturbi del sonno correlabili ad alterazioni del ritmo circadiano sonno/veglia, nell’insonnia o nella sindrome delle gambe senza riposo.

Le terapie non farmacologiche comprendono tecniche di condizionamento e comportamentali (come training autogeno, terapie del controllo degli stimoli) , ipnosi e/o psicoterapia utili nei disturbi del sonno, come ad esempio insonnia o parasonnie.

Per l’enuresi l’uso di tecniche comportamentali è il miglior modo per trattare il disturbo, mirate ad incoraggiare il piccolo paziente evitando punizioni inutili per aver bagnato il letto. Questa condizione infatti non dipende dalla volontà del bambino e sovente riconosce un’origine psicologica, per cui diventa d’ausilio anche rivolgersi ad uno psicoterapeuta.

Il sonnambulismo in genere non necessita di alcun trattamento, salvo una rassicurazione ai genitori sulla natura benigna e la tendenza a risolversi spontaneamente nel tempo. In alcuni casi è indicata una terapia farmacologica con clonazepam e antidepressivi triciclici, oppure una terapia non farmacologica come la psicoterapia e l’ipnosi.

Appositi dispositivi ortodontici vengono utilizzati durante la notte per correggere l’eventuale malocclusione responsabile del bruxismo, associati a psicoterapia e farmaci ansiolitici se è presente una componente ansiogena.

Nel caso della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (OSAS) la terapia di scelta è l’utilizzo di un ventilatore a pressione positiva continua (CPAP) . Si tratta di una mascherina nasale che eroga un flusso di ossigeno continuo che permette di mantenere pervie le prime vie aeree, evitando l’occlusione responsabile del russamento e delle apnee. E’ utile inoltre ridurre con diete appropriate eventuali problemi di sovrappeso od obesità. L’intervento chirurgico è indicato per correggere alcune ostruzione anatomiche.

 

A cura della Dr.ssa Tiziana Bruno

Fonte principale

  • La Neurologia di Bergamini, Edizioni Libreria Cortina Torino

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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