Dita a martello nel piede: come riconoscerle e cosa fare

Introduzione

Le dita a martello rappresentano una deformità molto frequente del piede, caratterizzata da una o più dita della porzione terminale dell’arto inferiore (con più frequenza il secondo, il terzo e il quarto dito) che risultano piegate in una posizione fissa a formare una Z, assumendo cioè un aspetto ricurvo e un atteggiamento che ricorda il martelletto di un tasto del pianoforte (da cui la patologia trae il nome).

Questa condizione risulta essere più frequente nei pazienti che soffrono di alluce valgo, patologia nella quale la deviazione della posizione delle dita e della porzione anteriore del piede, può favorire la formazione di callosità che, determinando dolore, inducono una progressiva retrazione e flessione delle dita con assunzione della tipica deformità a martello.

Disegno delle dita a martello e relativi calli

Shutterstock/Aksanaku

La diagnosi è clinica, basata su un esame del piede e delle articolazioni.

Il trattamento prevede di norma l’adozione di rimedi manuali volti ad alleviare l’irritazione e correggere la flessione delle dita, quando non è complicata dalla presenza di rigidità; nei casi più gravi si può invece valutare il ricorso a una correzione chirurgica.

Cause

Nella maggior parte dei pazienti le cause che portano allo sviluppo di questa patologia sono comunemente legate a problematiche del corretto appoggio del piede che nel tempo, possono determinare l’insorgenza di disturbi quali:

  • Fascite plantare: patologia infiammatoria della fascia che riveste la muscolatura del piede; comporta l’insorgenza di un dolore al tallone, punto dove la fascia stessa si inserisce a livello dell’arto.
  • Alluce valgo: patologia caratterizzata dallo spostamento verso l’esterno della base dell’alluce e dalla deviazione della punta dell’alluce verso le altre dita; oltre a causare dolore, può limitare la capacità di movimento dell’alluce.
  • Metatarsalgie da sovraccarico: sindromi dolorose, di natura infiammatoria, localizzate a livello della pianta del piede e spesso indotte da un’eccessiva sollecitazione meccanica per effetto di un carico sbilanciato sull’avampiede.

Queste condizioni cliniche, specialmente se associate a patologie concomitanti come diabete, artriti, malattie neurologiche o traumatismi, possono favorire la comparsa delle dita a martello.

Tra i fattori di rischio più rilevanti figura inoltre l’utilizzo per lunghi periodi di scarpe non adatte (calzature dalla suola piatta, tacchi molto alti, punte particolarmente strette), abitudine che può contribuire allo sviluppo della patologia, più frequente nel sesso femminile e in età avanzata.

Sintomi

Oltre a rappresentare un fastidioso difetto estetico, la presenza di dita a martello può determinare

  • dolore durante la camminata
  • e limitazione nel movimento delle dita del piede, specialmente in flessione.

Le dita, infatti, tendono ad accavallarsi l’una all’altra all’interno delle calzature rendendo difficoltosi i movimenti.

Inoltre, a causa di un continuo attrito all’interno delle scarpe, si osserva spesso la formazione di calli dorsali e plantari che possono ulcerarsi e rendere impossibile per il paziente anche camminare, interferendo quindi con lo svolgimento delle comuni attività quotidiane e causando un notevole disagio.

Diagnosi

La diagnosi è clinica, basata cioè sulla visita medica, attraverso un esame obiettivo del piede e la valutazione della funzionalità delle articolazioni ad esso connesse.

Cura e rimedi

Nei casi meno gravi, i più comuni, il trattamento è conservativo; si avvale dell’adozione di calzature comode, che prevedano la presenza di più spazio per le dita del piede e dell’applicazione di cuscinetti di silicone da apporre tra le dita per ridurre l’irritazione e l’attrito tra le falangi.

Qualora fosse necessario, inoltre, è necessario provvedere al trattamento di eventuali ulcere e/o irritazioni cutanee associate. Può essere utile, inoltre, effettuare esercizi mirati per rinforzare la muscolatura dei piedi e delle dita.

Quando questi trattamenti non risultano essere efficaci per alleviare il dolore e la disabilità associata alla presenza di una o più dita a martello, è necessario valutare un intervento chirurgico.

Chirurgia

Il trattamento chirurgico, quando possibile, viene svolto attraverso una tecnica percutanea poco invasiva attuata in anestesia locale (o generale, solo se necessario) spesso in regime di day hospital.

Le tecniche chirurgiche attuabili sono diverse e possono comportare, nei casi più lievi (quando non vi sia un importante coinvolgimento articolare) la sola resezione percutanea del tendine estensore coinvolto nel mantenimento dell’atteggiamento patologico; nei casi clinici più complessi, invece, l’articolazione delle dita del piede risulta essere compromessa e può essere necessaria un artrodesi (una sorta di “fusione chirurgica “delle due articolazioni interessate dalla deformità) con correzione del dito a martello che successivamente verrà fissato e stabilizzato attraverso un filo metallico nella nuova posizione corretta.

La correzione della deformità risulta essere immediata e successivamente il paziente può tornare a camminare indossando una scarpa ortopedica che verrà utilizzata per i successivi 30 giorni, ma già nel giro di qualche giorno il paziente può tornare allo svolgimento delle comuni attività quotidiane.

Qualora il medico lo ritenesse necessario, nella fase post-operatoria, potranno essere prescritte delle terapie specifiche (come farmaci antinfiammatori, profilassi anti-tromboembolica, bendaggi) nonché controlli clinici a distanza; generalmente, trascorso un tempo di circa 5 settimane dall’esecuzione dell’intervento, può essere effettuato un RX di controllo del piede, al fine di stabilire la tempistica per la successiva rimozione del filo metallico utilizzato per stabilizzare la posizione del dito sottoposto a correzione chirurgica.

 

A cura della Dott.ssa Chiara Russo, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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