Epatite B: sintomi, vaccino e cura

Introduzione

L’epatite B è un’infezione del fegato causata dal virus omonimo (HBV, Hepatitis B virus) che causa l’infiammazione dell’organo, in alcuni casi così severa da comprometterne il normale funzionamento.

La malattia si trasmette quando il sangue, lo sperma, fluidi vaginali od un liquido corporeo di una persona infetta entra nel corpo di un soggetto suscettibile, ovvero non infetto; questo può avvenire attraverso rapporti sessuali, condivisione di aghi, siringhe o altre apparecchiature per l’iniezione di farmaci ed infine da madre a figlio al momento del parto.

L’andamento dell’infezione da epatite B può manifestarsi in due forme molto diverse:

  • acuto, ovvero a breve termine con successiva guarigione definitiva,
  • cronica, ovvero persistere nel tempo, con un elevato rischio di sviluppare gravi complicazioni come cirrosi, tumore, insufficienza epatica e morte.

Il rischio d’infezione cronica è correlato all’età al momento dell’infezione: circa il 90% dei bambini contagiati s’infetta cronicamente, rispetto al 2-6% degli adulti.

L’epatite B viene diagnosticata con un semplice esame del sangue, che può evidenziare la presenza del virus anche anni prima che si sviluppino i sintomi.

Non esiste purtroppo una cura per l’epatite B, mentre si ricorre a medicinali in grado di rallentare e talvolta arrestare il decorso, ma proprio a causa di questa difficoltà in Italia, come in altri Paesi, si è deciso di includere il vaccino contro l’epatite B tra quelli obbligatori.

Trasmissione e contagio

La trasmissione dell’epatite B si basa sul trasferimento del virus da persone infette a persone non immuni in vari modi, tra cui spiccano per importanza:

  • Trasmissione orizzontale: implica la trasmissione dell’epatite B attraverso rapporti sessuali od altro contatto tra liquidi infetti e la mucosa/sangue di un soggetto suscettibile, ad esempio attraverso:
    • condivisione di aghi (o punture accidentali)
    • tatuaggi praticati con strumenti non sterili
    • contatto con il sangue od altro liquido infetto con ferite aperte o mucose
    • condivisione di rasoi, spazzolini da denti o tagliaunghie.
  • Trasmissione verticale, ovvero il contagio da madre a neonato, particolarmente comune nei Paesi ad alta diffusione della malattia.

Parlando di contatto sessuale sono da ritenere compresi tutti i i tipi di rapporto non protetto (vaginali, orali o anali), perché ad essere a rischio è il contatto tra una mucosa e liquidi biologici infetti (saliva, secrezione vaginale, sperma ed ovviamente sangue). Il virus può sopravvivere sulle superfici per almeno sette giorni, il che significa che può essere trasmesso attraverso oggetti che siano stati contaminati da fluidi corporei infetti anche a distanza di tempo.

Non è invece considerato un contatto a rischio:

  • trovarsi di fronte ad un soggetto malato che tossica o starnutisca
  • consumo di acqua contaminata non bollita (che può tuttavia essere veicolo di altre infezioni) o cibo crudo (la trasmissione oro-fecale è considerata possibile, ma estremamente rara)
  • abbracciare una persona infetta
  • stringere la mano o tenersi per mano ad una persona infetta
  • condividere cucchiai e forchette
  • sedere accanto ad una persona infetta.

Esiste purtroppo il rischio legati ai cosiddetti portatori sani, ovvero soggetti portatori del virus (e quindi in grado di contagiare), ma inconsapevoli di esserlo e privi di sintomi.

Un caso particolare è infine rappresentato dall’allattamento: le madri affette da epatite B possono allattare in sicurezza i loro bambini, a patto che questi ricevano le relative immunoglobuline e siano vaccinati subito dopo il parto.

Fattori di rischio

Alcune fasce di popolazione e specifici comportamenti sono considerati a maggior rischio:

  • rapporti occasionali non protetti
  • consumo di sostanze d’abuso per via endovenosa
  • professioni sanitarie che richiedano il contatto con aghi, strumenti chirurgici e fluidi biologici
  • condivisione dell’abitazione con un soggetto infetto
  • malattie mentali come il disturbo bipolare, la schizofrenia o il disturbo maniacale, che possono favorire comportamenti sessuali rischiosi, durante le fasi maniacali
  • compresenza di HIV o storia clinica di altre malattie sessualmente trasmesse
  • rapporti omosessuali maschili, probabilmente a causa del maggior traumatismo dei rapporti anali
  • diabete
  • epatite C
  • viaggi in Paesi endemici.

Incubazione

Il periodo di incubazione dell’infezione da HBV è in genere compreso tra 30 e 180 giorni e, sebbene il recupero sia comune nei pazienti immunocompetenti.

Sintomi

I pazienti infettati dal virus dell’epatite B potrebbero in alcuni casi rimanere asintomatici (ad esempio quasi tutti i bambini di età inferiore ai 5 anni), ovvero non manifestare alcun disturbo.

I sintomi dell'epatite B

Shutterstock/Olga Bolbot

Quando presenti, i sintomi della fase acuta dell’epatite B potrebbero esordire con:

Questa sindrome di solito scompare con l’inizio dell’ittero, ovvero la colorazione giallastra di pelle e sclere (parte bianca degli occhi), eventualmente in associazione a stanchezza, dolore addominale, nausea e anoressia (calo dell’appetito), urina scura e feci chiare. I sintomi possono durare diverse settimane, in alcuni casi fino a 6 mesi. Di norma l’organismo alla fine riesce ad avere la meglio sul virus, che viene definitivamente sconfitto; quando questo non succede è possibile andare incontro alla ben più temibile infezione cronica da epatite B.

 

È importante notare che l’eventuale progressione verso un’infezione cronica NON presuppone di sviluppare sintomi durante la fase acuta, che potrebbe quindi passare del tutto inosservata.

Complicazioni

La maggior parte degli adulti immunocompetenti (più del 95%) che vengono infettati da HBV è in grado di eliminare l’infezione spontaneamente e definitivamente, senza complicazioni. Circa il 90% dei lattanti sviluppa invece un’infezione cronica, percentuale che scende a circa il 25-50% dei bambinidi età compresa tra 1 e 5 anni.

In rari casi l’epatite B acuta può portare a insufficienza epatica acuta, condizione in cui il fegato perde in brevissimo tempo la capacità di funzionare correttamente, tanto da richiedere un trapianto di fegato d’urgenza.

Esiste un rischio di riattivazione del virus a distanza di anni/decenni dalla prima infezione, ma l’attenzione dei medici è soprattutto sui rischi derivanti dell’infezione cronica, che possono condurre a:

  • Cirrosi epatica, una condizione in cui il tessuto cicatriziale sostituisce progressivamente il tessuto epatico sano, con la conseguenza che l’organo perde gradualmente la capacità di svolgere adeguatamente i proprio compiti. e impedisce al fegato di funzionare normalmente. Il tessuto cicatriziale blocca anche in parte il flusso di sangue attraverso il fegato. Man mano che la cirrosi peggiora, il fegato inizia a peggiorare.
  • Insufficienza epatica, condizione in cui il fegato è gravemente danneggiato e smette del tutto di funzionare, tanto da richiedere un trapianto di fegato; il paziente può sviluppare encefalopatia (il cervello si trova a fare i conti con sostanze di rifiuto che il fegato non è più in grado di smaltire), confusione, coma, ascite (accumulo di liquidi a livello addominale), sanguinamento gastrointestinale, emorragie ed infezioni.
  • Tumore al fegato.

Diagnosi

Poiché non è possibile formulare una diagnosi di epatite sulla base dei soli sintomi, a maggior ragione in ottica di diagnosi differenziale con altre epatiti virali, è necessario ricorrere specifici esami del sangue, in grado di delineare chiaramente la presenza del virus e lo stadio dell’infezione; per i dettagli si può fare riferimento all’articolo dedicato.

Cura

Non esiste un trattamento specifico per l’epatite B acuta, quindi l’eventuale riconoscimento in questo stadio porta esclusivamente a garantire al paziente un adeguato supporto nutrizionale/idrico (cibo e liquidi) e sollievo dai sintomi; a questo proposito è tuttavia importante evitare i farmaci non necessari, in modo da non gravare ulteriormente ed inutilmente sul fegato (va ad esempio evitato il paracetamolo).

L’infezione cronica da epatite B può essere trattata con agenti antivirali orali, che tuttavia possono nella migliore delle ipotesi solo rallentare la progressione della cirrosi, ridurre l’incidenza del cancro al fegato e migliorare la sopravvivenza a lungo termine. La maggior parte dei soggetti che iniziano una terapia di questo tipo dovrà poi continuarla per tutta la vita. In caso di insufficienza epatica potrebbe essere necessario il ricorso al trapianto di fegato, in caso di tumore a terapie quali chirurgia, chemioterapia e radioterapia.

Vaccino contro l’epatite B

È disponibile da anni un efficace vaccino contro l’epatite B, reso obbligatorio in Italia nel 1991 a tutti i nati a partire dal 1979.

Più di un miliardo di dosi di vaccino sono state somministrate a livello mondiale dal 1982 e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ritiene che il vaccino raggiunga tassi di efficacia che raggiungono il 98-100%.

Contiene soltanto una delle proteine del virus ed esiste sia singolo che combinato con il vaccino dell’epatite A (per i viaggiatori, a cui sono richieste 3 dosi, con seconda e terza rispettivamente a 1 e 6 mesi dalla prima, oppure con un protocollo accelerato a 0-1-2 mesi e poi richiamo ad un anno), oppure ancora in formulazioni esavalenti per i lattanti, che prevedono 3 dosi nel primo anno di vita (più una poco dopo il parto). Il vaccino è molto ben tollerato, tanto negli adulti quanto nei bambini, e gli effetti collaterali più comuni sono:

  • febbre
  • mal di testa
  • reazioni locali (dolore nel sito d’iniezione, rossore, gonfiore).

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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