Fascite necrotizzante: cause, sintomi trasmissione e cura

Introduzione

La fascite necrotizzante è una rara infezione batterica caratterizzata da una rapida diffusione nell’organismo con esiti potenzialmente fatali; interessa gli strati profondi della pelle e dei tessuti sottocutanei, potendosi espandere anche attraverso una struttura che permea l’intero corpo umano, la cosiddetta “fascia”, una sorta di membrana che racchiude, riveste e separa muscoli, vasi sanguigni, nervi e organi interni, consentendo alle diverse strutture di scivolare l’una sull’altra e diventando responsabile in alcuni casi di forma e funzione.

La fascite necrotizzante è purtroppo nota nella letteratura anglosassone come “mangia carne” (flesh-eating disease) perché, sebbene i batteri interessati non divorino effettivamente i tessuti, rilasciano tossine in grado di danneggiare via via una porzione sempre maggiore di cellule dando l’impressione visiva di un terribile morbo in grado di consumare pelle e muscoli (se fascite è indicativa del tessuto colpito, la fascia, il termine necrotizzante fa invece riferimento al processo di necrosi cui va incontro, ovvero di morte cellulare).

La fascite necrotizzante può essere innescata da una lesione relativamente minore, come un piccolo taglio, ma può rapidamente peggiorare e diventare pericolosa per la vita se non viene riconosciuta e trattata con tempestività; i sintomi iniziali sono i classici disturbi di tutte le infezioni, ovvero rossore, calore, gonfiore e dolore che possono svilupparsi a seguito di un infortunio o dopo un intervento chirurgico.

Antibiotici e chirurgia sono gli approcci di elezione.

Come si prende

La fascite necrotizzante rappresenta in genere la complicazione di una qualsiasi forma di interruzione della continuità della pelle, in grado di spalancare l’accesso a batteri patogeni, come nel caso di

  • Tagli e graffi
  • Ustioni
  • Morsi di insetto
  • Ferite da puntura (comprese quelle dovute all’uso di droghe per via endovenosa o endovenosa)
  • Ferite chirurgiche

È inoltre possibile che si sviluppi anche in seguito a lesioni privi di lacerazioni, come nel caso di forti contusioni.

Si tratta fortunatamente di una condizione relativamente rara.

Il batterio responsabile

Esistono numerosi batteri in grado di innescare e sostenere la fascite necrotizzante, ma è lo streptococco beta emolitico di gruppo A la causa più comune, lo stesso coinvolto anche nei processi di faringite streptococcica e scarlattina (malattia esantematica dell’infanzia).

Meno comunemente vengono isolati anche Vibrio vulnificus, Clostridium perfringens, Bacteroides fragilis.

Fattori di rischio

Per quanto chiunque possa sviluppare la fascite necrotizzante, si tratta fortunatamente di un evento relativamente poco comune e diffuso soprattutto in fasce di popolazione già affetti da altri problemi di salute, tipicamente responsabili di una riduzione delle difese immunitarie, come nel caso di:

 

Sono inoltre noti casi di fascite insorti come complicazioni della varicella.

Trasmissione e contagio

La maggior parte dei casi di fascite necrotizzante si verificano in modo sporadico, perché è eccezionalmente raro il caso in cui un paziente che ne sia affetto contagi altri soggetti.

Immagini

Fascite necrotizzante, sintomi niziali

By Morphx1982 – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=72207766

Fascite necrotizzante

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A causa della natura forte delle immagini, per osservare stadi di infezione più avanzata si può fare riferimento alla pagina dedicata all’argomento su Wikipedia (inglese).

Sintomi

Sintomi iniziali

I primi sintomi della fascite necrotizzante compaiono in forma di

  • rossore, calore, gonfiore chiaramente visibile sulla pelle, che tende ad espandersi rapidamente,
  • dolore, che si estende anche oltre alla cute più chiaramente interessata,
  • febbre ed altri sintomi influenzali.

Il dolore è spesso apparentemente sproporzionato rispetto all’aspetto della cute.

Sintomi avanzati

Con la progressione dell’infezione, a distanza di ore o giorni, possono comparire

  • Formazione di ulcere, vesciche o macchie nere sulla pelle
  • Cambiamenti nel colore della pelle
  • Formazione di pus o comparsa di sangue
  • Sintomi sistemici

Complicazioni

La fascite necrotizzante può portare a complicanze gravissime e fatali, quali

  • sepsi,
  • shock tossico
  • e insufficienza d’organo.

Anche in seguito al trattamento è triste pensare che, secondo le statistiche dei CDC americani, fino ad un caso su tre si risolva con la morte del paziente, ma anche i sopravvissuti sono spesso costretti e convivere per tutta la vita con gravi cicatrici conseguenti alla necessaria rimozione chirurgica del tessuto infetto, quando non addirittura la perdita di un arto.

Quando contattare il medico

Poiché l’infezione spesso si diffonde in modo estremamente rapido, si raccomanda di rivolgersi al medico tutte le volte che si manifestino i sintomi descritti, soprattutto in seguito ad una qualsiasi forma di infortunio, soprattutto nei soggetti considerabili a rischio.

Diagnosi

La fascite necrotizzante entra in diagnosi differenziale con numerose altre infezioni (prima fra tutte la cellulite infettiva), soprattutto nelle fasi iniziali, fatto che può rendere difficile la diagnosi.

Non si può prescindere da un’accurata ispezione visiva della cute, ma a contribuire alla diagnosi concorrono spesso esami di laboratorio e strumentali:

  • Biopsia (prelievo di un campione di tessuto infetto per successiva analisi in laboratorio)
  • Esame del sangue, per stimare l’entità dell’infezione e l’eventuale danno muscolare
  • Esami di imaging (TC, risonanza magnetica, ecografia) dell’area danneggiata.

Vale la pena sottolineare che, quando vi sia il sospetto di fascite necrotizzante, spesso viene iniziato il trattamento antibiotico ancora prima della diagnosi definitiva, così da massimizzare le possibilità di prognosi positiva.

 

Cura

La fascite necrotizzante è una malattia gravissima che richiede necessariamente cure ospedaliere, con gli antibiotici e la chirurgia che rappresentano in genere le prime linee di attacco.

  • La terapia antibiotica viene somministrata per via endovenosa.
  • L’intervento chirurgico viene spesso condotto in regime d’urgenza, per rallentare l’evoluzione dell’infezione e favorire il raggiungimento dell’antibiotico a tutti i tessuti per mezzo della rimozione dei tessuti ormai morti; spesso sono necessari ripetuti interventi e, nei casi più gravi, si deve inevitabilmente ricorrere all’amputazione dell’arto colpito.
  • In condizioni avanzate può infine essere indispensabile il ricorso alla terapia di supporto per garantire una corretta pressione sanguigna ed ossigenazione del sangue.

Il decorso può essere particolarmente lungo e richiedere settimane di cura, di cui buona parte gestite in terapia intensiva.

Prevenzione

Ai fini di prevenzione è utile procedere ad un’attenta pulizia e disinfezione della cute in seguito anche al più piccolo infortunio:

  1. Pulire il tessuto lacerato con acqua e sapone per rimuovere eventuali impurità.
  2. Disinfettare accuratamente.
  3. Coprire con medicazione sterile, cambiandola regolarmente, fino a guarigione.

In caso di traumi importanti e/o soggetti a rischio (ad esempio pazienti diabetici) si raccomanda di consultare il medico per valutare eventuali coperture antibiotiche, non trascurando mai nemmeno condizioni apparentemente più banali come il piede d’atleta.

 

Fonti e bibliografia

Articoli ed approfondimenti

Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.