Fascite plantare: cause, sintomi e rimedi

Introduzione

Per fascite plantare s’intende una condizione infiammatoria che colpisce la pianta del piede e che si manifesta con un tipico dolore al tallone (in medicina il tallone è denominato calcagno e quindi si parlerà più correttamente di dolore calcaneare).

La fascia plantare, o aponeurosi plantare, è uno strato di tessuto connettivale dalla consistenza fibrosa-tendinea che dal calcagno si porta in avanti sino alla radice delle falangi (dita) di ciascun piede.

Anatomia semplificata della fascite plantare

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La sua funzione è quella di permettere la trasmissione delle forze che originano dal muscolo tricipite della gamba (a livello del polpaccio) verso la pianta e le dita del piede, permettendo un normale funzionamento delle attività di marcia, corsa e salto.

La fascia plantare inoltre è una struttura anatomica che funge da sostegno del piede e, quando di dimensione non ottimale, si possono configurare due diverse condizioni:

  • Piede cavo, quando più corta del normale, con l’arco plantare che diviene quindi più pronunciato,
  • Piede piatto, se viceversa la fascia plantare risulti essere troppo lunga.

Un’infiammazione della fascia si presenta più frequentemente nelle persone che praticano attività sportive di atletica leggera (come la corsa, il salto in lungo o il salto in alto), danza, calcio, basket e tennis, ma colpisce anche le donne in gravidanza e i soggetti in sovrappeso od obesi.

La fascite plantare si manifesta con un quadro clinico che prevede sintomi come

  • Dolore al calcagno, che si può irradiare alla pianta del piede e che può essere esacerbato alla palpazione
  • Parestesie e sensazione di bruciore
  • Dolore intenso acuto e improvviso in caso di rottura dell’aponeurosi

La diagnosi è essenzialmente clinica, basata quindi su anamnesi ed esame obiettivo. Dal punto di vista strumentale, si può ricorrere all’utilizzo di indagini radiografiche ed ecografiche.

Il trattamento si basa innanzitutto su una corretta prevenzione, volta ad eliminare o perlomeno a ridurre i fattori di rischio. Per il controllo dei sintomi è possibile utilizzare farmaci antidolorifici e antinfiammatori (in genere si utilizzano paracetamolo o FANS), associati a sedute di fisioterapia e all’utilizzo di plantari ortopedici.

In genere la prognosi rimane buona, con una risoluzione ottimale della sintomatologia e la ripresa della normale attività fisica. In alcuni pazienti tuttavia la qualità di vita può ridursi a causa della persistenza del dolore, che può mantenersi anche per mesi o anni in assenza di un percorso terapeutico adeguato e tempestivo.

Cause

I fattori di rischio, nonché le cause più comuni di tale patologia, possono agire con un meccanismo:

  • Infiammatorio
  • Traumatico
  • Dismetabolico

Tra le principali cause e fattori di rischio si annoverano

  • Età: il rischio aumenta maggiormente dopo i 40 anni
  • Sesso: nelle donne c’è un rischio aumentato
  • Attività sportive: c’è un rischio maggiore negli sport agonistici che prevedono gesti atletici con un elevato scarico delle forze sul tallone (come l’atletica leggera, la danza, il calcio, il basket, il tennis ed altri sport similari)
  • Esercizio fisico: praticare intensa attività fisica senza il dovuto allenamento o su terreni accidentati può favorire l’insorgenza della fascite plantare
  • Occupazioni professionali che costringono a lunghe sessioni in posizione eretta: operai, insegnanti e altre figure professionali che trascorrono la maggior parte delle ore di lavoro camminando o in piedi su superfici dure possono più facilmente danneggiare la fascia plantare
  • Difetti anatomici del piede: l’alterazione della normale biomeccanica del piede, come nelle condizioni di piede piatto, piede cavo o altri difetti di postura, aumentano il rischio di fascite in conseguenza di un eccessivo stress funzionale cui viene sottoposto il piede
  • Obesità: un peso eccessivo sovraccarica la maggior parte delle strutture muscolo-scheletriche, compresa la fascia plantare
  • Diabete: come per le altre malattie dismetaboliche, il diabete favorisce le infiammazioni locali e diminuisce la capacità di recupero delle strutture fascio-muscolo-scheletriche dai microtraumi, portando inoltre ad un “invecchiamento precoce” di queste ultime
  • Patologie infiammatorie croniche delle articolazioni, come l’artrite reumatoide e l’artrite psoriasica, soprattutto perché il loro trattamento prevede infiltrazioni ripetute di cortisone in grado di causare alterazioni degenerative della fascia e delle strutture muscolo-scheletriche.

Sintomi

Il quadro clinico può presentarsi con 2 differenti forme patologiche:

  • Fascite plantare
  • Rottura dell’aponeurosi

La fascite plantare interessa solitamente un piede e si manifesta con sintomi quali:

  • Dolore al calcagno che si irradia alla pianta del piede e che viene ad accentuarsi durante attività come la corsa o il salto. Il dolore, inoltre, viene esacerbato dalla palpazione della pianta e dalla flessione verso l’alto (dorsi-flessione) del piede e della caviglia. In genere si presenta soprattutto al mattino al risveglio, al primo appoggio del piede per terra.
  • Sensazione di bruciore, sintomo tipico di un quadro infiammatorio locale.
  • Arrossamento e gonfiore.
  • Parestesie, ovvero formicolio che si diffonde su tutto il piede.

La rottura dell’aponeurosi plantare è un quadro più grave della semplice fascite e può essere una conseguenza della fascite stessa. Si manifesta con:

  • Dolore, questa volta acuto e violento, di tipo trafittivo o puntorio, a comparsa improvvisa subito dopo uno sforzo importante come uno scatto.
  • Sensazione di strappo con fitte acute di dolore ad intermittenza.
  • Instabilità articolare con sensazione di incertezza nell’appoggio del piede ed impotenza funzionale completa (impossibilità di poggiare il piede a terra e quindi difficoltà nella deambulazione).

Quando rivolgersi al medico

Si raccomanda di rivolgersi al medico in caso di:

  • dolore severo, che impedisce di svolgere le normali attività
  • dolore che non si risolve o che addirittura tende a peggiorare dopo due settimane di automedicazione
  • sensazione di formicolio e/o perdita di sensibilità al piede
  • dolore al tallone e diabete.

Diagnosi

La diagnosi è tendenzialmente clinica, ovvero basata sul riconoscimento dei segni oggettivi della fascite e dei sintomi soggettivi presentati dal paziente.

I dati di laboratorio basati su esami ematochimici di routine, raramente prevedono un innalzamento degli indici infiammatori, quali leucocitosi (aumento dei globuli bianchi), piastrinosi (aumento delle piastrine), aumento della PCR (proteina C-reattiva) e della VES (velocità di sedimentazione dei globuli rossi), poiché il quadro infiammatorio rimane pressoché localizzato senza interessamento sistemico.

Il percorso diagnostico inizia con una dettagliata anamnesi e con un accurato esame obiettivo. L’anamnesi permette di ricostruire la storia clinica del paziente tramite una serie di domande che vengono poste al paziente dal medico. In caso di fascite plantare sarà utile indagare la presenza di:

  • Patologie dismetaboliche come il diabete, sovrappeso od obesità
  • Difetti posturali della colonna e degli arti inferiori (come la scoliosi, cifosi, lordosi, ernia del disco, crollo vertebrale,…)
  • Anomalie anatomiche come il piede piatto o il piede cavo, varismo o valgismo del piede e delle ginocchia.
  • Ipersollecitazione durante attività sportiva agonistica o amatoriale senza adeguato allenamento, soprattutto se praticate su terreni accidentati.
  • Utilizzo di calzature inadeguate come scarpe col tacco troppo alto o con suole troppo sottili.

L’esame obiettivo permette al medico di descrivere la presenza dei sintomi soggettivi del paziente come il dolore, le cui caratteristiche prevedono un quadro clinico con fitte ingravescenti e intermittenti nel tempo, comparsa al mattino e di breve durata (poche ore). I segni oggettivi riconosciuti dal medico prevedono la presenza di rigidità articolare in taluni movimenti, la limitazione funzionale del piede, il dolore evocato alla palpazione della pianta e alla dorsi-flessione del piede e della caviglia.

Dal punto di vista strumentale può risultare utile ricorrere ad una indagine radiologica come l’ecografia, che in caso di fascite plantare può evidenziare la presenza di un ispessimento della fascia o una sua vera e propria rottura nei casi più gravi.

L’esecuzione di una radiografia del piede può inoltre mostrare la presenza di uno “sperone calcaneare”, ovvero una sorta di spina ossea calcificata, anche chiamata osteofita, che si sviluppa nella porzione posteriore ed inferiore del tallone; può dimostrarsi inoltre la presenza di calcificazioni sparse lungo l’estensione della fascia plantare. Queste ultime sono espressione di un quadro infiammatorio cronico locale.

Come indagine di secondo livello si può fare ricorso alla risonanza magnetica, soprattutto nei casi più complessi da inquadrare e trattare adeguatamente.

Diagnosi differenziale

La fascite entra in diagnosi differenziale con altre affezioni muscolo-scheletriche come:

  • Artrite reumatoide
  • Artrite psoriasica
  • Morbo di Ledderhose o fibromatosi plantare
  • Fratture ossee
  • Tumori ossei
  • Artrosi

Rimedi e prevenzione

La fascite plantare è una condizione complessivamente poco grave ma che, se non trattata precocemente ed in maniera efficace, può comportare una notevole riduzione della qualità di vita, perché in grado d’influire negativamente sulla capacità della normale deambulazione e sull’attività sportiva.

Si consiglia di rivolgersi ad un medico specialista ortopedico, che potrà inquadrare correttamente la condizione ed impostare una terapia mirata e risolutiva.

I rimedi più frequentemente utilizzati comprendono:

  • Riposo: riduzione o interruzione temporanea delle attività fisiche che comportano un eccessivo stress meccanico-funzionale sul piede.
  • Crioterapia: l’applicazione di una borsa del ghiaccio o acqua fredda permette di ridurre l’infiammazione e il dolore durante le fasi acute della patologia.
  • Plantari di scarico: prescritti su misura dal medico specialista, permettono di ridistribuire le forze di scarico e quindi evitare le eccessive sollecitazioni sulla pianta
  • Antinfiammatori: si possono utilizzare farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene, ketoprofene, diclofenac, o paracetamolo (Tachipirina)
  • Fisioterapia: esercizi di stretching e di rieducazione muscolare per favorire il recupero funzionale delle strutture fascio-muscolo-scheletriche del piede.
  • Bendaggio decompressivo: utile nelle fasi acute, soprattutto in caso di rottura dell’aponeurosi.
  • Onde d’urto: una terapia innovativa che aumenta la capacità di recupero e riduce il tempo di guarigione.

Per prevenire l’insorgenza della fascite plantare è consigliabile:

  • Perdere peso: mantenere un regime alimentare corretto, evitando il sovrappeso e l’obesità.
  • Evitare l’utilizzo di scarpe con il tacco troppo alto per molte ore durante la giornata.
  • Evitare attività fisiche su terreni con superfici dure o accidentate, preferendo l’utilizzo di scarpe adeguate al tipo di sport.

 

A cura del Dr. Dimonte Ruggiero, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

  • Harrison – Principi Di Medicina Interna Vol. 1 (17 Ed. McGraw Hill).
  • Manuale di ortopedia e traumatologia di AA.VV. Ed. Elsevier.
  • MedScape

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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