Gastrite cronica atrofica: cause, sintomi e cura

Che cos’è la gastrite atrofica

Per gastrite s’intende una condizione clinica caratterizzata da infiammazione della mucosa che riveste la cavità interna dello stomaco, conseguente ad un danno a carico della mucosa stessa. Con il termine “atrofica” si specifica che a tale danno non segue una riparazione del tessuto (che normalmente avviene con una ri-epitelizzazione, cioè con una proliferazione delle cellule danneggiate) bensì un assottigliamento dell’epitelio mucoso.

Classificazione delle gastriti

Esistono diversi tipi di gastrite che vengono classificati sulla base di sintomi, del processo che le causa e dell’eventuale risultato di un esame istologico:

  • Gastrite acuta: presenta sintomi ad insorgenza nel breve periodo e generalmente dura pochi giorni. Può essere causata da farmaci (come i FANS), sostanze chimiche, batteri (come Helicobacter Pylori).
  • Gastrite cronica: è un processo che si svolge nel lungo periodo e non sempre causa sintomi. All’interno di questa categoria si distinguono:
    • Forme con metaplasia: per metaplasia si intende una modifica del tipo di cellule che compongono l’epitelio mucoso dello stomaco. È un meccanismo di difesa del nostro organismo che, in presenza di un agente nocivo, sostituisce un tipo di tessuto poco resistente con uno più resistente. Non è da confondere con la neoplasia: la metaplasia è reversibile e non è un tessuto tumorale, ma può essere uno dei primi step che condurranno ad una possibile neoplasia. Generalmente, la gastrite cronica metaplastica si associa a vari gradi di atrofia e per questo è conosciuta anche come gastrite atrofica.
      Si distinguono:

      • Metaplasia pseudopilorica
      • Metaplasia intestinale: ne esistono 3 tipi e la più grave, perché pressoché completa, è il tipo 1.
    • Forme senza metaplasia.

Da un punto di vista dell’eziologia cioè della causa scatenante, si distinguono due forme di gastrite cronica:

  • Gastrite cronica metaplastica autoimmune: è causata dalla produzione di auto-anticorpi contro le cellule parietali gastriche o contro il fattore intrinseco. Ciò determina un accumulo di linfociti a livello dello stomaco con conseguente distruzione della mucosa.
    Essendo una malattia autoimmune si associa spesso anche al coinvolgimento di altri organi come la tiroide (Tiroidite di Hashimoto) e la pelle (vitiligine).Le conseguenze saranno principalmente:

    • Incapacità ad assorbire vitamina B12 con sviluppo di anemia perniciosa. Tale condizione si può associare anche a disturbi neurologici riguardanti la sensibilità.
    • Ipocloridia: ridotta produzione di acido gastrico
  • Gastrite cronica metaplastica da causa ambientale: in questo caso spesso si arriva alla diagnosi per esclusione, ossia dopo aver riscontrato l’assenza di auto-anticorpi nel sangue. La causa di questo tipo di gastrite cronica può essere una infezione cronica da Helicobacter Pylori o la presenza di specifici fattori dietetici. Coinvolge la mucosa gastrica in modo multifocale, cioè con tanti punti di attività dell’infiammazione senza che lo stomaco sia coinvolto in modo diffuso.
    Diversi studi hanno indagato quali fattori dietetici possano associarsi a gastrite cronica, ma purtroppo ad oggi sono risultati tutti inconclusivi (fanno eccezione le nitrosammine, molecole in grado di aumentare il rischio di gastrite cronica e cancro gastrico.

Sintomi

Nella maggior parte dei casi di gastrite cronica i sintomi sono solo occasionali e comprendono

  • Epigastralgia cioè senso di bruciore a livello dello stomaco (anche se si è affetti da gastrite cronica, ma si nota un cambiamento nel tipo di dolore, ad esempio in forma di senso di pesantezza o pressione a livello dello stomaco, è bene rivolgersi con urgenza ad un medico).
  • Nausea.
  • Vomito occasionale.

Quando rivolgersi al medico

È necessario contattare il medico nel caso in cui si avvertano:

  • Senso di oppressione a livello dello stomaco con o senza bruciore
  • Dolore ad esordio improvviso a livello dello stomaco
  • Vomito con tracce di sangue o color caffè/nero
  • Dimagrimento eccessivo ed inspiegabile in tempi ridotti
  • Difficoltà a deglutire che aumenta progressivamente nel tempo
  • Feci scure
  • Senso di spossatezza persistente

Complicazioni

Il principale rischio associato alla gastrite atrofica è lo sviluppo di tumore, che può manifestarsi in due diverse forme:

  • Adenocarcinoma gastrico: la presenza di gastrite atrofica con metaplasia di tipo intestinale è un fattore di rischio accertato per lo sviluppo di tumore maligno dello stomaco.
  • Tumore carcinoide dello stomaco: in conseguenza della riduzione della produzione di acidi gastrici, le cellule vengono sempre più stimolate da diverse sostanze ormonali e questo può causare una loro proliferazione con conseguente sviluppo di questo tipo di tumore.

Riguardo alla conseguenza più importante, cioè quello di adenocarcinoma gastrico, sono stati evidenziati altri fattori di rischio:

  • Estensione dell’area di metaplasia intestinale (quindi non solo la presenza è importante, ma anche la quantità di epitelio metaplastico)
  • Displasia: è il passo successivo alla metaplasia (le cellule cominciano ad assumere un aspetto indifferenziato, tipico delle neoplasie) ed è via via può grave tanto più “spesso” è l’epitelio che è coinvolto. Quando viene coinvolto tutto lo spessore dell’epitelio, ma le cellule displastiche non sono andate oltre, si parla di carcinoma in situ. Ancora una volta, displasia non è sinonimo di neoplasia.
  • Storia familiare di gastrite cronica
  • Fattori ambientali: appartenenza ad una etnia a rischio e migrazione in un’area dove è maggiore l’incidenza di cancro gastrico

Diagnosi

Spesso la diagnosi di gastrite cronica viene posta non in seguito al riscontro di tali sintomi, ma come conseguenza di indagini effettuate per altri motivi o in caso di follow-up per malattie autoimmuni; nel sospetto di una gastrite cronica il medico potrà invece prescrivere degli esami del sangue e strumentali per giungere alla diagnosi.

Tra gli esami del sangue più utili sono presenti

  • Esami di routine: emocromo, funzione epatica e renale.
  • Autoanticorpi anti-cellule parietali e/o anti-fattore intrinseco nel caso di sospetto di forme autoimmuni
  • Pepsinogeno sierico: i livelli di questo prodotto di secrezione di alcune ghiandole dello stomaco sono indicativi della presenza di metaplasia e “anticipano” il risultato della gastroscopia che andrà comunque fatta.

Tra gli esami strumentali verranno prescritti:

  • Test non invasivi o invasivi per la ricerca di Helicobacter Pylori: per capire se è questa la causa della gastrite si potrà eseguire un esame già in sede di gastroscopia oppure degli esami non invasivi ma meno specifici e quindi meno accurati.
  • Gastroscopia: è l’esame fondamentale per apprezzare lo stato della mucosa gastrica e per eseguire le biopsie necessarie alla diagnosi. Le linee guida suggeriscono di eseguire da 2 a 5 biopsie in alcune parti dello stomaco per la diagnosi di gastrite cronica autoimmune o da Helicbacter Pylori.
    Si verrà contattati dopo circa 10-14 giorni per ritirare il referto della biopsia ed eventualmente discutere il risultato con il medico che ha eseguito la gastroscopia per pianificare il follow-up.

 

Follow-up

Non esistono ad oggi delle linee guida definitive riguardo alla necessità di eseguire una sorveglianza periodica tramite gastroscopia nei pazienti con gastrite atrofica.

Alcuni esperti raccomandano una gastroscopia ogni 5 anni nei pazienti senza polipi gastrici e senza displasia grave, tuttavia i dati oggi a disposizione dimostrano come non ci sia un consenso unanime e quindi le uniche raccomandazioni delle società internazionali riguardano:

  • Pazienti con storia familiare di cancro gastrico: in questo caso è consigliato impostare una sorveglianza endoscopica
  • Pazienti con displasia grave a rischio di sviluppare adenocarcinoma gastrico: è consigliata una consulenza chirurgica per valutare una resezione endoscopica o una gastrectomia.

Cura

Fermo restando che devono essere seguite le raccomandazioni appena descritte, è necessario evitare di assumere tutte le sostanze note perché capaci di causare un danno alla mucosa gastrica e che potrebbero quindi peggiorare la metaplasia (prima di tutto i FANS, i comuni antinfiammatori, ma anche alcol e caffè).

Alcuni pazienti potrebbero beneficiare di farmaci per ridurre l’acidità gastrica, come gli inibitori di pompa protonica o gli antistaminici anti-H2 (come la ranitidina).

Fonti e bibliografia

 

A cura del Dr Giorgio Saraceno, medico chirurgo

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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