Introduzione

La gastrite è un’infiammazione della mucosa gastrica, costituita dalle cellule che rivestono l’interno dello stomaco.

Si può presentare come

  • un episodio di breve durata (forma acuta),
  • o perdurare nel tempo (forma cronica)

e normalmente i sintomi comprendono

  • dolore addominale,
  • nausea,
  • vomito
  • e sensazione di gonfiore.

Talvolta, tuttavia, la sintomatologia è più sfumata o addirittura assente e questo rende la diagnosi difficoltosa. Spesso a complicare la diagnosi subentrano infien fattori ansiosi e/o psicosomatici, ma tendenzialmente la maggioranza degli specialisti è concorde sul fatto che non esista la cosiddetta gastrite nervosa, anche se è noto e accettato lo stretto intreccio tra fattori quali ansia e stress e sistema digerente (la relazione è legata al sistema nervoso e da diversi ormoni dello stress).

Nonostante sia una patologia piuttosto comune, che nella maggior parte dei casi guarisce con un trattamento di breve durata, una gastrite trascurata può portare a complicanze anche gravi; è importante quindi imparare a riconoscerla e, quando possibile, prevenirla.

Lo scopo di questo articolo è fornire in modo chiaro e preciso le informazioni essenziali sulla gastrite per rispondere alle domande e ai dubbi più comuni. Non è assolutamente da intendersi come sostituto del parere del medico curante.

Cause

Andiamo ora ad analizzare le principali cause e i fattori di rischio della gastrite, perlopiù legati ad agenti irritanti o dannosi per lo stomaco.

Le due cause più comuni sono le seguenti.

Infezione da Helicobacter pylori

L’Helicobacter pylori è un batterio che si è evoluto per vivere in condizioni di forte acidità e per questo colonizza selettivamente la parete dello stomaco umano.

È un produttore di tossine: sono queste ultime a causare il danno gastrico, che può poi evolvere in

  • gastrite acuta,
  • gastrite cronica,
  • ulcerazioni
  • o addirittura tumori.

Ad oggi l’infezione da Helicobacter pylori è molto comune, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo (dove fino al 90% della popolazione convive con il batterio), ma anche nei paesi industrializzati (con una percentuale poco inferiore al 40%).

Nella maggior parte dei casi, comunque, l’infezione rimane asintomatica e non crea alcun tipo di disturbo.

Assunzione di FANS

I FANS (acronimo di Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei) sono farmaci usati soprattutto per il loro effetto antidolorifico e antifebbrile (fanno parte di questa categoria, ad esempio, l’Aspirina e l’Ibuprofene).

Uno dei più comuni effetti collaterali dei FANS è il danno alla mucosa gastrica che, se protratto nel tempo, può causare una vera e propria gastrite da farmaci; per evitare questa complicanza, è importante assumerli con prudenza, sempre a stomaco pieno e senza eccedere le dosi consigliate.

A discrezione del medico, soprattutto per terapie prolungate o quando coesistano altri fattori di rischio, a questa categoria di farmaci può essere associato un protettore dello stomaco.

Altre cause

Cause meno comuni di gastrite sono invece:

  • malattie autoimmuni,
  • morbo di Chron,
  • reflusso biliare,
  • altri tipi di infezione.

Fattori di rischio

Con “fattore di rischio” si intende una condizione che favorisce l’insorgenza di una malattia, senza esserne direttamente la causa. Sono quindi fattori che ci rendono più vulnerabili e sui quali possiamo agire per cercare di prevenire lo sviluppo di una malattia.

Di seguito sono elencati i fattori di rischio più importanti della gastrite:

  • eccessivo consumo di alcolici,
  • abitudine al fumo,
  • assunzione di caffè,
  • dieta eccessivamente ricca di grassi,
  • stress.

Sintomi

Come già accennato nella sezione introduttiva la gastrite, soprattutto la forma cronica, può essere totalmente asintomatica. Quando presenti, i sintomi comprendono:

  • Dolore addominale: È il sintomo più comune. Si tratta di un dolore sordo o bruciante, normalmente localizzato nella regione epigastrica, cioè quella zona dell’addome superiore che si trova immediatamente al di sotto dello sterno. Una caratteristica importante che può guidare la diagnosi è la tempistica: il dolore infatti insorge o si modifica con l’assunzione di cibo, quando lo stomaco viene impegnato nel processo di digestione. Data la sua sede, talvolta può essere confuso dal paziente per un dolore di tipo cardiaco.
  • Dispepsia: Quando si parla di dispepsia si intende in generale la sensazione di cattiva digestione. Pur variando molto da persona a persona può presentarsi come un fastidio o bruciore dopo i pasti, gonfiore in corrispondenza dello stomaco o la sensazione di essere sazi dopo aver mangiato piccole quantità di cibo.
  • Nausea e vomito: La nausea è un sintomo molto debilitante che può essere o meno seguito da episodi di vomito: in questo caso, il vomito sarà costituito da residui di cibo semi-digeriti che nei casi più gravi possono essere intrisi di sangue. Se la condizione si protrae per lungo tempo si può avere una diminuzione cronica di appetito che porterà alla perdita di peso.
  • Emorragia: L’emorragia (o sanguinamento) deve essere sospettata in caso di vomito rosso vivo o caffeano (vale a dire color caffè, il colore assunto dal sangue una volta digerito) oppure dopo l’emissione di feci nere. Non è un sintomo da sottovalutare in quanto può essere indice di una condizione grave o già in fase avanzata, come un’ulcera peptica o un tumore; pertanto, anche col solo sospetto di un sanguinamento in atto, è consigliabile rivolgersi al più presto al medico curante che potrà disporre ulteriori indagini per verificarne la fondatezza.

Diagnosi

Generalmente una buona anamnesi (l’insieme delle informazioni che il medico ricava dal colloquio con il paziente), unitamente alla storia clinica, è sufficiente ad indirizzare il curante verso il sospetto di gastrite, sospetto che potrebbe diventare diagnosi nel momento in cui il paziente rispondesse bene alla terapia.

Esistono comunque dei test che possono essere utili a confermare la presenza di questa condizione patologica, ma soprattutto per scoprirne la causa e valutare eventuali complicazioni.

Test per Helicobacter pylori

Consistono in una serie di test il cui scopo è quello di dimostrare la presenza di un’infezione da Helicobacter pylori.

Gli esami disponibili comprendono

  • la ricerca degli anticorpi contro il batterio (che si effettua nel sangue),
  • la ricerca di antigeni batterici nelle feci
  • e il test del respiro (o breath test), in cui viene analizzata l’aria espirata dal paziente dopo avergli fatto ingerire una sostanza che reagisce solo se nel suo stomaco è presente l’Helicobacter.

Sangue occulto fecale

Consiste nella ricerca di sangue non necessariamente visibile ad occhio nudo nelle feci del paziente. L’esame si effettua su tre campioni separati e, se positivo, indica un sanguinamento in atto. Può essere utile a evidenziare l’eventuale presenza di ulcera.

Radiografia

La radiografia addominale è un’indagine che utilizza radiazioni ionizzanti (raggi-X) per ottenere un’immagine in negativo degli organi addominali del paziente.

Talvolta viene eseguita dopo aver fatto ingerire un mezzo di contrasto, il solfato di bario, che migliora la qualità delle immagini ottenute.

La radiografia è utile per valutare la pervietà, la forma e la posizione dello stomaco, inoltre può vedere la presenza di eventuali ulcere o neoformazioni. Tuttavia occorre ricordare che le radiazioni utilizzate durante la radiografia, pur in quantità molto ridotte, sono dannose per il paziente ed è pertanto consigliabile ricorrere a questo tipo di esame solo quando davvero necessario.

Gastroscopia

L’EGDS (esofago-gastro-duodenoscopia) è un esame che permette di vedere direttamente le alte vie digestive. Consiste nell’introduzione di una sonda dotata di telecamera all’interno della bocca, che viene poi fatta discendere attraverso l’esofago, lo stomaco e la prima parte dell’intestino.

È un esame che deve essere effettuato da uno specialista, richiede un periodo di digiuno e può essere spiacevole per il paziente (fino a richiedere la sedazione), ma ha il vantaggio di avere un’ottima accuratezza diagnostica.

Attraverso l’endoscopia è possibile ottenere immagini dell’interno dello stomaco, verificando così lo stato delle mucose e l’eventuale presenza di ulcere, polipi o altri tipi di neoformazioni. Inoltre nel corso dell’esame si possono prelevare campioni di tessuto da analizzare.

Complicazioni

La gastrite è una malattia con una buona prognosi: le forme acute si risolvono generalmente dopo un trattamento farmacologico di breve durata e non comportano alcuna sequela per il paziente.

Nel caso delle forme croniche, invece, bisogna tener presente la possibilità (seppur rara) che si instaurino delle complicanze. In questo caso, l’efficacia del trattamento potrebbe essere compromessa.

Le possibili complicanze della gastrite cronica sono:

  • Ulcera peptica: L’ulcera è una lesione profonda della parete dello stomaco che difficilmente cicatrizza se non viene adeguatamente trattata. Le ulcere sono solitamente molto dolorose e tendono a sanguinare facilmente; inoltre nel tempo possono portare a complicanze ancora più gravi, come la perforazione o l’occlusione dello stomaco.
  • Anemia: L’anemia è la carenza di emoglobina nel sangue; può insorgere nel corso di gastrite cronica quando vi sia un sanguinamento (anche di modesta entità) protratto per lungo tempo. I sintomi più caratteristici dell’anemia sono pallore, debolezza e facile affaticamento.
  • Tumori: Si tratta ovviamente della complicanza più grave della gastrite, causata dal protrarsi per lungo tempo di uno stato infiammatorio. Possono essere adenocarcinomi o tumori del tessuto linfatico della mucosa (MALT) a seconda che le cellule tumorali siano quelle della parete gastrica o cellule immunitarie.

Cura e rimedi

I farmaci attualmente impiegati per la cura della gastrite sono i seguenti:

  • Farmaci antiacidi: Sono farmaci sintomatici che neutralizzano l’eccessiva acidità gastrica alleviando così il dolore allo stomaco. Possono essere utilizzati come unico trattamento nelle forme lievi di gastrite, ma più spesso vengono associati ai farmaci sotto descritti.
  • Inibitori di pompa protonica: Gli inibitori di pompa protonica (talvolta abbreviati in IPP) sono farmaci che bloccano la produzione di acido da parte delle cellule dello stomaco e favoriscono la guarigione della mucosa gastrica. Attualmente sono considerati un trattamento di prima scelta grazie alla loro provata efficacia. Pur essendo solitamente ben tollerati il loro uso dovrebbe essere limitato a brevi periodi (non più di tre mesi) onde evitare l’insorgenza di effetti indesiderati come, ad esempio, l’osteoporosi. Appartengono a questa categoria di farmaci l’omeoprazolo e il lansoprazolo.
  • H2 antagonisti: Anche questa categoria di farmaci agisce bloccando la secrezione acida da parte dello stomaco. Sono considerati farmaci di seconda scelta e sono stati ormai soppiantati dagli inibitori di pompa protonica, ma rimangono una valida alternativa qualora il paziente non riuscisse a tollerare questi ultimi. Appartengono agli H2 antagonisti la ranitidina e la cimetidina.
  • Antibiotici: Nel caso di gastriti associate a Helicobacter pylori è indicata l’eradicazione dell’infezione tramite terapia antibiotica. Il protocollo più comunemente usato in questi casi prevede l’associazione di due antibiotici (come amoxicillina e claritromicina) e un inibitore di pompa protonica.

Nel caso di gastrite da farmaci, invece, la prima misura terapeutica consiste ovviamente nel sospendere il farmaco in questione.

Prevenzione

La prevenzione della gastrite consiste principalmente nell’evitare i fattori di rischio; è importante, soprattutto per coloro che tendono a soffrire di questo disturbo, adottare delle sane abitudini alimentari ed evitare agenti irritanti come il fumo, il caffè e le bevande alcoliche.

I farmaci che possono causare un danno alla mucosa gastrica, come ad esempio i FANS, dovrebbero essere assunti con prudenza e sempre dopo aver mangiato, eventualmente associati a un farmaco protettore dello stomaco.

A cura del dottor Daniele Busatta.

Fonti:

Articoli ed approfondimenti

Link sponsorizzati

Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


Commenti, segnalazioni e domande

Gentile utente, per garantire maggiormente la tua privacy i tuoi contributi potrebbero essere mostrati sul sito in forma anonima.
Leggi le condizioni d'uso dei commenti.

La sezione commenti è attualmente chiusa.