Introduzione

Il gelone, chiamato anche eritema pernio, è una lesione tessutale senza congelamento, in quanto le parti colpite si presentano fredde, ma non congelate. Tali lesioni comprendono anche il subcongelamento e il piede da immersione.

Il nostro organismo viene mantenuto a una temperatura costante di circa 37°C attraverso fini meccanismi di termoregolazione; quando ci si espone al freddo vengono intrapresi alcuni provvedimenti per limitare la perdita di calore, il principale dei quali è la vasocostrizione dei vasi sanguigni della cute, cosicché il sangue possa venire dirottato verso gli organi più nobili e preziosi, come il cuore e il cervello, che hanno bisogno di ossigeno e calore per funzionare.

La conseguenza è che le parti del corpo esposte al freddo,  tipicamente

  • punta del naso,
  • mani,
  • orecchie,
  • guance,
  • piedi (le estremità più lontane dal cuore)

divengono più fredde; inoltre, ricevendo meno sangue e di conseguenza meno ossigeno, queste zone possono andare incontro a danni cellulari e tessutali.

I geloni compaiono quindi in soggetti predisposti in seguito all’esposizione a basse temperature; inizialmente si avverte nella zona colpita una sensazione di fastidio, che in seguito si trasforma in dolore. La cute può presentare macchie rosso-violacee, lisce e tirate, leggermente tumefatte, fredde al tatto, ma possono comparire anche

  • intorpidimento,
  • diminuzione della sensibilità
  • e prurito.

La pelle tende a screpolarsi, dando luogo a fessurazioni e ulcere che possono infettarsi.

I geloni possono essere fastidiosi, ma solo raramente causano danni permanenti; di norma guariscono entro poche settimane, almeno quando è possibile evitare un’ulteriore esposizione al freddo.

Causa

Si tratta di una lesione relativamente comune che si verifica in seguito a reiterate esposizioni alle basse temperature, in genere al di sotto di 0°C e in caso di elevata umidità. Inoltre possono essere causa di geloni:

  • il contatto con superfici fredde,
  • l’umidità o il contatto con un oggetto umido,
  • il contatto con oggetti metallici, che causa perdita di calore per conduzione,
  • la ridotta quantità di ossigeno, come avviene in alta quota,
  • il contatto col ghiaccio.

Il fenomeno si presenta con la comparsa dei primi freddi e dura fino a primavera. In occasione di esacerbazioni di freddo, può verificarsi una recrudescenza delle lesioni.

Quando la pelle è fredda, i vasi sanguigni più superficiali tendono a restringersi per limitare la dispersione di calore; quando la pelle viene nuovamente esposta e temperature più miti gli stessi vasi riprendono la loro normale dimensione, ma quando questo accade troppo rapidamente l’improvviso aumento del flusso sanguigno causa una perdita di sangue nei tessuti circostanti, che innesca la comparsa di gonfiore e prurito.

Il rischio di lesioni da freddo aumenta in caso di fattori predisponenti, quali:

  • disidratazione,
  • alimentazione insufficiente, dal momento che la combustione delle sostanze nutritive da parte delle cellule produce calore,
  • carenze vitaminiche,
  • età estreme (i bambini piccoli e gli anziani sono più inclini a geloni, in quanto i meccanismi di regolazione della temperatura corporea non funzionano prontamente),
  • diabete mellito e altre condizioni che comportano un’alterazione del microcircolo,
  • pazienti affetti da lupus o interessati dal fenomeno di Raynaud,
  • assunzione di alcol, che dilata i vasi sanguigni, provocando la dissipazione del calore corporeo,
  • soggetti fumatori, perché la nicotina costringe i vasi sanguigni, predisponendo a danni tessutali,
  • pazienti che assumono sostanze vasocostrittrici come i beta-bloccanti.

Sintomi

I geloni assumono in genere un carattere ricorrente, scatenato dall’esposizione a basse temperature; si sviluppano diverse ore dopo l’esposizione al freddo, ovviamente durante la stagione fredda, e sulle aree colpite compaiono in un prima fase una sensazione di fastidio e freddo con cute pallida, mentre in seguito:

  • dolore,
  • macchie rosso-violacee, a superficie liscia e tirata, con leggero gonfiore,
  • pelle fredda al tatto,
  • sensazione di avere degli spilli,
  • riduzione della sensibilità tattile,
  • intorpidimento (quando oltre alla pelle la lesione si estende ai tessuti sottostanti),
  • prurito,
  • sensazione di bruciore,
  • arrossamento, o più correttamente eritema,
  • tumefazione,
  • presenza di aree discromiche, cioè con un colore della cute alterato,
  • insorgenza di vescicole,
  • comparsa di fessurazioni, in quanto la pelle frequentemente si screpola,
  • formazione di ulcere,
  • ferite con pus, in caso di sovrainfezione batterica.

I geloni si instaurano su aree localizzate e le zone più colpite sono le estremità, ovvero:

  • gambe (in particolare la regione pretibiale),
  • mani,
  • piedi,
  • naso,
  • labbra,
  • orecchie.

Complicazioni

È una condizione spiacevole che può andare incontro a recidive, ma che in genere non provoca danni permanenti se si instaura un tempestivo trattamento e un’adeguata prevenzione.

I geloni, specie in presenza di ferite aperte quali ulcere e fessurazioni, possono talvolta complicarsi con una sovrainfezione batterica. Vi è, inoltre, un aumentato rischio di contagio da tetano.

Quando l’esposizione al freddo è tale da causare congelamento dei tessuti, il danno può al contrario essere molto più profondo e comportare danni permanenti.

Geloni di terzo grado su un piede

Congelamento di terzo grado (iStock.com/powerofforever)

Diagnosi

La diagnosi si basa essenzialmente sull’esame visivo e su un’anamnesi di esposizione al freddo.

Se i sintomi si manifestano anche in assenza di esposizione al freddo, si rende necessario porre una diagnosi differenziale con il fenomeno di Raynaud.

Cura

Il trattamento migliore consiste ovviamente nell’evitare l’esposizione al freddo, ma quando questo non fosse possibile i provvedimenti che si possono attuare prevedono:

  • porre la parte colpita in acqua tiepida, per scaldarla (si sono rivelati utili anche i massaggi con olio tiepido),
  • il movimento muscolare, dal momento che con la contrazione dei muscoli si produce calore,
  • in caso di lesioni ai piedi, evitare, se possibile, di camminare,
  • avvolgersi in indumenti caldi, come una coperta,
  • non stare vicino a fonti di calore, come fuoco, in quanto ciò potrebbe, invece che essere di giovamento, aggravare le lesioni.

Se si soffre spesso di geloni può essere utile bagnare la parte colpita in acqua ossigenata tre o quattro volte al giorno.

In caso di presenza di tumefazioni rosso-violacee è utile applicare una pomata antinfiammatoria, mentre in caso di ulcere ci si orienterà verso la prescrizione di una pomata a base di antibiotici.

Talvolta per controllare i sintomi può essere utile l’assunzione orale di farmaci:

  • cortisone,
  • nifedipina, un farmaco vasodilatatore,
  • limaprost, altro farmaco vasodilatatore,
  • farmaci simpaticolitici, i quali agiscono impedendo la vasocostrizione.

Prevenzione

Se si ha la tendenza a soffrire di geloni, è necessario adoperarsi per impedire le riacutizzazione attraverso alcuni comportamenti:

  1. Evitare l’esposizione al fumo di sigaretta.
  2. Coprire bene tutte le zone del corpo esposte con guanti, sciarpa, berretto, paraorecchie, scarpe isolanti e impermeabili.
  3. Se possibile, evitare di uscire quando fa molto freddo, specie se c’è anche vento. In particolare, è importante coprire il capo, poiché attraverso la testa viene persa una grande quantità di calore.
  4. Applicare una crema idratante, per prevenire le screpolature e altre lesioni.
  5. Bere liquidi e soprattutto bevande calde, che forniscono direttamente calore ed evitano la disidratazione.
  6. Alimentarsi adeguatamente, evitando di mangiare troppo poco. Il cibo, infatti, fornisce carburante da bruciare, con conseguente produzione di calore.
  7. Evitare il consumo di bevande alcoliche, perchè l’alcol dilata i vasi sanguigni cutanei determinando dispersione del calore, anche se suscita un momentaneo senso di caldo.
  8. Vestirsi a strati (a cipolla), indossando molti strati di vestiti.
  9. Prediligere indumenti di lana, che è un efficace isolante termico (anche da bagnata).

 

A cura della Dott.ssa Giovanna Celia, medico chirurgo

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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