Giradito (patereccio sul dito/alluce): cause, rimedi e cura

Introduzione

Patereccio è un termine medico piuttosto generale utilizzato per indicare infezioni che si sviluppano sulla punta delle dita, sia di mani che di piedi, spesso conosciuti con il termine popolare di giradito.

Cause

Ai fini del trattamento è indispensabile riconoscere la natura dell’infezione, che richiede approcci completamente diversi a seconda della natura:

  • batterico, se sostenuto da microrganismi quali ad esempio stafilococchi, streptococchi e/o escherichia coli, che trovano modo di proliferare a seguito di eventi anche solo minimamente traumatici come piccole ferite da traumi o schegge. Quando l’infezione batterica sia localizzata sul margine di contatto tra pelle ed unghia si parla più propriamente paronichia;
  • erpetico, se sostenuto dall’herpes-virus, responsabile anche ad esempio della febbre sul labbro e dell’herpes genitale, e contratto a seguito del contatto con il virus.

Patereccio erpetico

Il patereccio erpetico è causato da un virus chiamato herpes simplex, che è in grado di contagiare anche in assenza di lesioni evidenti (e trova ovviamente terreno fertile in soggetti con un sistema immunitario indebolito, ad esempio in pazienti diabetici o in cura oncologica).

La caratteristica tanto peculiare quando fastidiosa dell’infezione da herpes è che non è possibile guarire definitivamente; a seguito del primo contagio il virus potrà essere controllato in termini di manifestazione cutanea dal sistema immunitario, ma senza possibilità di eradicarlo dall’organismo: una volta contratto è quindi possibile manifestarne periodicamente i sintomi, ad esempio in seguito a piccoli tagli o abrasioni, o anche solo in seguito a cali delle difese immunitarie (da stress o come conseguenza di altre malattie concomitanti), proprio come accade per la febbre sul labbro.

Il patereccio erpetico è molto comune in operatori sanitari che vengono a contatto con il virus durante lo svolgimento della professione (dentisti, igienisti dentali, …), ma anche nei bambini a causa dell’abitudine di portare il dito alla bocca.

Negli adulti la lesione può verificarsi anche a seguito del contatto con genitali infetti da HSV tipo 2 (herpes genitale).

Immagini

Patereccio (batterico)

Giradito

Shutterstock/kckate16

Giradito sull'alluce

Shutterstock/BigPixel Photo

Paronichia ed ascesso

Ascesso conseguente a paronichia (Shutterstock/kckate16)

Patereccio erpetico (virale)

Patereccio erpetico

By Babydog50 – Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=63551741

Patereccio erpetico

Di James Heilman, MD – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9492834

Sintomi

Il patereccio si manifesta in forma di dolorosa infezione (il dolore può essere più severo di quanto appaia ad un osservatore esterno), caratterizzata da arrossamento e gonfiore; il polpastrello sofferente si presenta quindi con aspetto estremamente tumefatto.

Nel caso in cui si tratti di patereccio erpetico la prima manifestazione è in genere la severa, mentre gli episodi successivi possono essere intensità e durata inferiore; si distinguono dalle forme batteriche per la presenza di caratteristiche bollicine che tendono poi ad evolvere in croste.

Complicazioni

Quando di origine batterica si tratta in genere di infezioni locali che non destano particolare preoccupazione, ma in casi particolari (ad esempio in soggetti immunodepressi) se trascurata può condurre allo sviluppo di un ascesso (sacca di pus) in grado di causare necrosi a causa dell’effetto di compressione che può arrivare ad esercitare sui tessuti circostanti.

Nel caso di patereccio erpetico il rischio più rilevante è quello di un autocontagio all’occhio, dove l’infezione è in grado di trovare ampio sfogo con un rischio non trascurabile di sviluppare complicazioni permanenti alla vista. Il rischio di contagio persiste fino alla guarigione della lesione cutanea (crosta), può quindi essere utile il ricorso a guanti o cerotti.

Sono stati descritti anche casi di infezioni severe, in cui il processo infiammatorio arriva a coinvolgere le strutture più interne (articolazione e falange ossea sottostante).

Oltre all’infezione locale possono anche verificarsi febbre e linfoadenopatia (gonfiore dei linfonodi).

Diagnosi

La diagnosi è prettamente clinica, ovvero basata sull’osservazione dei sintomi, ma è di importanza fondamentale una corretta distinzione tra natura batterica e virale.

Cura

La terapia cambia radicalmente in base alla natura dell’infezione:

  • Patereccio batterico: la terapia si basa essenzialmente sull’applicazione di antibiotici. Nel caso di infezioni particolarmente gravi, dove si verifica la formazione di un ascesso, è possibile che si debba ricorrere ad un drenaggio mediante incisione chirurgica e che la somministrazione di antibiotici debba avvenire per via orale (per bocca). In alcuni casi si può valutare l’applicazione di associazioni cortisone/antibiotico (ad esempio Gentalyn Beta®), ma trattasi di una decisione di competenza esclusivamente medica per due importanti ragioni.
    • In caso di diagnosi errata, ovvero di presenza di patereccio erpetico, l’applicazione di antibiotico sarebbe inutile (ritardando peraltro la terapia corretta) e quella del cortisone addirittura controproducente, perché in grado di favorire la proliferazione virale;
    • L’uso di indiscriminato, anche quando non necessario, di antibiotici è all’origine del pericoloso fenomeno dell’aumento delle resistenze batteriche, che sta costituendo una sfida spesso non più affrontabile nemmeno dalla medicina moderna (700000 morti all’anno secondo l’OMS).
  • Patereccio erpetico: la terapia si basa sull’applicazione locale (o mediante somministrazione per bocca) di antivirali, in grado di arrestare la progressione virale. In assenza di trattamento, che tuttavia andrebbe iniziato entro 48 ore dall’inizio dei sintomi, l’infezione è destinata a risolversi spontaneamente in soggetti immunocompetenti nell’arco di 2-4 settimane al massimo. È molto importante che il dito venga coperto, perché l’infezione può essere causa di contagio per altri e per sé stessi (auto-contagio); per questa stessa ragione si raccomanda di non bucare le bollicine eventualmente presenti. Particolare cautela va posta in caso di utilizzo di lenti a contatto, per il possibile (e temibile) coinvolgimento oculare. L’applicazione di antibiotici può trovare un razionale nel caso di rischio di sovrainfezione batterica. L’incisione ed il drenaggio non devono essere eseguiti in quanto non forniscono sollievo sintomatico e possono al contrario favorire la diffusione virale alle altre dita e l’insorgenza di una sovra-infezione batterica.  In alcuni casi selezionati è possibile invece valutare l’escissione del segmento ungueale limitrofo per ottenere una decompressione delle vescicole lungo il letto ungueale, intervento ambulatoriale non banale, ma in grado di garantire un decisivo sollievo dal dolore.

In caso di dolore è possibile ricorrere ad antidolorifici tradizionali (FANS) o paracetamolo.

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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