Introduzione

Nello stomaco e nell’intestino sono normalmente presenti circa 200ml di gas, che possono essere espulsi all’esterno attraverso

  • la bocca (eruttazione),
  • l’ano (flato).

Un eccesso di gas può condurre a:

  • frequenti eruttazioni,
  • meteorismo o distensione addominale, provocando ciò che comunemente viene chiamato gonfiore,
  • aumento delle flatulenze (popolarmente definite peti).

Nel tentativo di eliminare il gas in eccesso che determina meteorismo, si verificano eruttazioni e flatulenza.

L’eruttazione avviene fisiologicamente dopo i pasti e, come condizione psicosomatica, nei momenti di stress.

Esiste una notevole variabilità in termini di frequenza e di volume di flati. Vengono prodotti mediamente dai 14 ai 21 flati al giorno, mentre il volume di gas emesso varia da 0,5 a 2 litri. Il gas può essere più o meno maleodorante (l’odore delle emissione flatulente dipende dalla concentrazione di solfuro di idrogeno).

Cause

L’aria presente all’interno del tubo digerente deriva da:

  • aria ingerita (25%),
  • gas prodotto dalla fermentazione da parte dei batteri che costituiscono la flora intestinale (75%).

La maggior parte dell’aria ingerita viene espulsa con le eruttazioni, una parte viene riassorbita nell’intestino e una minima parte viene espulsa coi flati.

L’aria inghiottita (aerofagia) e i gas diffusi dal sangue al lume intestinale contribuiscono anch’essi alla formazione di flati. I gas possono diffondere dal lume intestinale al sangue a seconda del loro gradiente pressorio. Per esempio in genere l’azoto diffonde dal sangue all’intestino, mentre l’inverso avviene per l’idrogeno.

Eruttazione

Il gas espulso tramite eruttazione proviene prevalentemente da:

  • aria ingerita,
  • bevande gassate.

Mangiando e bevendo, normalmente ingeriamo minime quantità d’aria, quantità che può aumentare (aerofagia) in caso di

  • condizioni emotive (ansia, stress, …),
  • ingurgitamento eccessivamente rapido del cibo o dei liquidi,
  • fumo,
  • eccessiva salivazione, determinata da:

La maggior parte dell’aria deglutita viene in seguito eruttata ed eliminata, mentre il residuo passa dallo stomaco all’intestino, dove viene per lo più assorbita giungendo nel torrente ematico; solo una minima parte perviene infine al retto, dove viene espulsa attraverso i flati.

La posizione supina non favorisce l’eruttazione, in quanto il gas è spinto verso il duodeno e non verso l’esofago, mentre in posizione eretta il gas si trova al di sopra del contenuto gastrico in direzione dell’esofago (questa è una delle ragioni per cui è consigliabile non stendersi subito al termine di un pasto).

Flatulenza

Wikipedia definisce la flatulenza come “la produzione di una miscela di gas (formata da aria ingerita o da gas prodotti dai batteri simbiotici e dai lieviti che vivono nel tratto gastrointestinale), aggiunta a delle particelle aerosolizzate di feci, che viene rilasciata sotto pressione attraverso l’ano. Essa è genericamente associata a un caratteristico suono e a un odore sgradevole.”

L’eliminazione dei gas attraverso questo meccanismo dipende quindi quasi esclusivamente dal gas prodotto dal metabolismo dei batteri dell’intestino e solo in minima parte dall’aria ingerita o dai gas che diffondono dal sangue all’interno dell’intestino.

Il flato è una miscela di gas contenente idrogeno, metano e anidride carbonica derivanti dalla fisiologica fermentazione dei resti alimentari da parte della flora batterica intestinale. Vi può essere un’eccessiva produzione di gas in seguito a:

  • consumo di specifici alimenti,
  • sindromi da malassorbimento (intolleranza al lattosio, celiachia, insufficienza pancreatica),
  • ridotto transito intestinale e stitichezza (tanto più è lento e vi è costipazione, tanto più la flora intestinale fermenta i residui di cibo ingerito, provocando la formazione di gas),
  • altre condizioni gastrointestinali, come ad esempio:

Tra gli alimenti che inducono un’iperproduzione di gas figurano:

  • quelli ricchi di fibra, come ad esempio:
    • fagioli,
    • broccoli,
    • cavolo,
    • cavolfiore,
    • carciofi,
    • uva passa,
    • lenticchie,
    • cipolle,
    • prugne,
    • mele,
    • cavoletti di Bruxelles,
  • alcuni zuccheri come il fruttosio e il sorbitolo (contenuti per esempio in bibite gassate, miele, sciroppo d’acero, …).

Il riso è l’unico alimento contenente amido che non induce la formazione di gas intestinali.

Anche gli alimenti ricchi di grassi, come le carni rosse, i latticini e le salse incrementano la produzione di gas intestinali.

Alcuni soggetti possono presentare alterazioni della flora intestinale, nel senso di un numero maggiore di batteri o nel senso di una differente composizione batterica, in grado di favorire la comparsa di meteorismo e una sproporzionata emissione di gas.

I fastidi che i pazienti lamentano non sono tanto legati alla presenza di gas, ma alla sua anomala distribuzione all’interno dell’apparato digerente: si è visto infatti che un accumulo di gas a livello dell’intestino tenue determini più dolore rispetto al ristagno di gas nel colon.

Vi è quindi una certa suscettibilità individuale, perché diversi studi hanno mostrato che, insufflando la stessa quantità di aria nell’intestino in diversi soggetti, si ottengono differenti sensazioni di gonfiore e di malessere.

Sintomi

Il meteorismo è una condizione benigna, anche se può essere fonte di disagio. È spesso una sensazione “soggettiva” perché a volte le persone si lamentano di essere gonfi, senza che vi sia una reale e oggettiva presenza di timpanismo (ovvero, distensione addominale dovuta all’eccesso di gas intestinale apprezzabile mediante percussione da parte di un medico).

Tuttavia, come abbiamo visto, vi sono soggetti che risultano maggiormente infastiditi dalla presenza di gas, verosimilmente perché il loro intestino è più irritabile a causa di un processo infiammatorio in atto o perché le terminazioni nervose che trasportano le informazioni dall’apparato digerente sono più sensibili.

Il meteorismo è dunque una condizione da non sottovalutare, che richiede un’attenta anamnesi alla ricerca di altri sintomi e segni che possano essere eventualmente associati.I segni che devono destare allarme sono:

  • calo ponderale senza alcuna spiegazione,
  • sangue nelle feci,
  • dolore toracico.

Alcune sindromi e malattie possono essere associate a meteorismo, ricordiamo ad esempio:

  • Sindrome del colon irritabile: presenza di meteorismo cronico o ricorrente, associato ad alternanza di stipsi e diarrea e a dolori addominali crampiformi.
  • Incompleto svuotamento gastrico (gastroparesi) dovuto a diabete, disturbi neurologici, malattie del connettivo o all’uso di farmaci anticolinergici. I sintomi, oltre a meteorismo, sono: senso di sazietà precoce, dolore addominale, nausea e, talvolta, vomito.
  • Stipsi cronica: La stipsi può causare meteorismo perché aumenta il tempo di ristagno dei residui di cibo, incrementandone la fermentazione batterica. È opportuno correggere la stipsi, svolgendo regolare attività fisica e assumendo un’adeguata porzione di fibre (vedi in seguito).
  • Tumore dell’ovaio e del colon-retto: deve destare allarme un meteorismo di nuova insorgenza in soggetti al di sopra dei 50 anni di età. Può essere associato a presenza di sangue nelle feci (visibile a occhio nudo o in forma di sangue occulto).
  • Intolleranza al lattosio: meteorismo, flatulenza, crampi addominali, diarrea in seguito all’assunzione di latti e prodotti caseari. Il lattosio che giunge al colon indigerito può scatenare meteorismo per fermentazione batterica e gli altri sintomo che abbiamo elencato
  • Celiachia: malattia provocata dall’intolleranza al glutine. Causa meteorismo, feci chiare, morbide, voluminose, oleose e maleodoranti. Diarrea con marcato dimagrimento, anemia, associati spesso a sintomi e a condizioni extraintestinali.

Rimedi

Non esistono farmaci che si siano dimostrati risolutivi in tutti i soggetti affetti da meteorismo, ma possiamo individuare alcuni rimedi e raccomandazioni alimentari che possono essere di sollievo.

  • Il carbone attivo può venire utilizzato per favorire l’assorbimento di gas intestinale. È tuttavia importante ricordare che, poiché il carbone attivo è in grado di assorbire varie sostanze, non è indicato per i soggetti in cura farmacologica per via orale, poiché riduce la biodisponibilità dei farmaci, e nei soggetti con carenza vitaminiche.
  • L’assunzione di probiotici (fermenti lattici) può venire consigliata in caso di disbiosi: i probiotici sono microrganismi vivi in grado di correggere le modificazioni della flora batterica intestinale, apportando una quota significativa di batteri “buoni”.

In generale, per prevenire e attenuare il meteorismo è consigliabile:

  1. Mangiare e masticare lentamente. Se si mangia con voracità, infatti, aumenta la quantità di aria ingerita.
  2. Evitare le gomme da masticare, il cui consumo determina aerofagia.
  3. Non fumare.
  4. Fare regolarmente attività fisica, per evitare stitichezza.
  5. Limitare il consumo di carne rossa, che può fermentare nell’intestino.
  6. Consumare non più di due-tre cucchiai di legumi di stagione per pasto. Se i disturbi persistono, i legumi vanno passati, operazione che consente di rimuovere le fibre più grossolane.
  7. La frutta andrebbe assunta lontano dai pasti, dal momento che è in grado di favorire la fermentazione.
  8. Garantire un apporto di fibre pari a 25-30 g al giorno. La fibra facilita la propulsione peristaltica delle feci e costituisce il substrato per la crescita del microbiota intestinale (i batteri “buoni”). La fibra si trova nelle verdure, nella frutta e nei cereali integrali. Le verdure vanno assunte in prevalenza cotte, ed eventualmente passate, per eliminare l’eccesso di fibra.

Fonte principale: Gossman W., Bhimji S., Meteorism (Tympanites), StatPearls Publishing.

A cura della Dottoressa Giovanna Celia

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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