Introduzione

Quella dei virus erpetici è una famiglia numerosa che comprende un gran numero di microrganismi, il più diffuso dei quali è sicuramente l’Herpes Simplex Virus (spesso abbreviato con l’acronimo HSV, che adotteremo da questo punto in poi).

Questo agente patogeno è in grado di infettare la cute e le mucose umane, dando quindi luogo a una moltitudine di manifestazioni. Il quadro più caratteristico e noto è forse quello che colpisce il labbro, cioè l’herpes labiale; in questo articolo, invece, ci concentreremo sull’infezione dei genitali da parte di HSV, o in altre parole dell’herpes genitale.

Il virus si trasmette attraverso il contatto con la pelle o con le secrezioni delle persone infette. Mentre per l’herpes labiale la modalità più comune è il bacio, per l’herpes genitale è ovviamente l’atto sessuale. Si tratta quindi a tutti gli effetti di una malattia sessualmente trasmissibile, anche se il contagio può avvenire anche per altre vie (l’HSV, ad esempio, può infettare il figlio di una madre portatrice al momento del parto).

Una volta contratta la malattia essa si manifesterà con una lesione cutanea caratteristica: una moltitudine di vescicole trasparenti su una zona di pelle eritematosa (cioè arrossata), solitamente preceduta da sintomi quali bruciore e prurito. Anche se tale lesione è destinata a scomparire nell’arco di una o due settimane (soprattutto se sottoposta a trattamento con farmaci antivirali), l’HSV non viene eliminato dall’organismo, ma vi permane in forma latente annidandosi all’interno delle cellule nervose. Se sopraggiungono condizioni particolarmente favorevoli il virus può quindi riattivarsi e portare ad una recidiva di herpes genitale.

Episodi ripetuti di manifestazioni cutanee sono particolarmente comuni soprattutto durante il primo anno a seguito del contagio, mentre con il tempo tendono a diventare meno frequenti e gravi in termini di severità dei sintomi.

Esistono test di laboratorio in grado di diagnosticare l’infezione nei casi dubbi, mentre non esiste cura che consenta l’eradicazione del virus dall’organismo; i farmaci prescritti sono invece volti alla riduzione dei sintomi e della frequenza di comparsa della manifestazione, oltre che a ridurre il rischio di contagio per il partner.

L’uso corretto del preservativo può ridurre, ma non eliminare, il rischio di infezione.

Rappresentazione schematica dell'infezione herpetica

iStock.com/viyadaistock

Vediamo ora tutte le informazioni necessarie per comprendere le cause, i sintomi, la prognosi e il trattamento dell’herpes genitale, soffermandoci inoltre sulle possibili strategie di prevenzione, ma sottolineiamo che il presente articolo non è comunque da intendersi come un sostituto del parere del medico curante, al quale vi consigliamo di rivolgervi in caso di dubbi o per ulteriori informazioni su questa patologia.

Cause

La causa dei tipici sintomi di questa patologia va cercata nell’infezione da parte dell’Herpes Simplex Virus, di cui ne esistono due sottotipi, chiamati rispettivamente

  • HSV-1,
  • HSV-2.

Entrambi sono molto comuni: indagini sierologiche sulla popolazione generale hanno stimato che nel corso della vita il 90% circa degli adulti è entrato in contatto con HSV-1 e il 20% circa con HSV-2 (e, com’è intuibile dai dati, una percentuale di persone ha contratto entrambe le infezioni).

I due patogeni sono molto simili fra loro, ma differiscono per la sede preferenziale d’infezione: mentre HSV-1 predilige la parte superiore dell’organismo, HSV-2 è associato soprattutto a infezioni della parte inferiore. Dunque la maggior parte degli herpes genitali sono causati proprio dal secondo sottotipo (e gli herpes labiali, ovviamente, dal primo), anche se negli ultimi anni questa differenza è andata scemando, probabilmente a causa delle mutate abitudini sessuali (è infatti possibile, come vedremo, che l’herpes genitale si trasmetta alle labbra e viceversa).

Fattori di rischio

In medicina viene chiamato “fattore di rischio” qualcosa che aumenta le probabilità di contrarre una malattia, pur non causandola direttamente. Nel caso dell’herpes genitale si tratta principalmente di abitudini sessuali:

  • rapporti sessuali con partner occasionali,
  • assenza o inadeguatezza di protezioni durante i rapporti,
  • abitudine al sesso orale,
  • immunodepressione (riduzione delle funzioni del sistema immunitario).

Per motivi legati alla conformazione dei genitali femminili, infine, le donne hanno un rischio maggiore di essere contagiate rispetto agli uomini.

Diversi, invece, sono i fattori che predispongono alla riattivazione del virus, cioè alla ricomparsa della malattia dopo un periodo di benessere. Questi comprendono:

  • stress psicologico,
  • condizioni debilitanti per l’organismo (come malattie sistemiche o interventi chirurgici),
  • eccessiva esposizione alla luce sole,
  • modificazioni ormonali (ad esempio nel corso del ciclo mestruale o la gravidanza),
  • immunodepressione.

Trasmissione e contagiosità

L’herpes genitale è una malattia sessualmente trasmissibile e il contagio avviene generalmente durante il rapporto: HSV, infatti, si trasmette attraverso la cute e le mucose genitali quando queste vengono a contatto fra loro e l’intero processo sembra essere favorito dall’ambiente caldo e umido che si viene a creare durante l’atto sessuale. L’uso di metodi contraccettivi a barriera (come ad esempio il preservativo) può essere utile per ridurre il rischio di trasmissione, anche se purtroppo non offre una protezione assoluta.

Esistono tuttavia altre modalità di contagio: il virus infatti è potenzialmente in grado di annidarsi nelle cellule della pelle e in ogni tipo di mucosa, quindi può arrivare ai genitali tramite la bocca, le dita o, seppur più raramente, attraverso oggetti (fomiti). Merita particolare attenzione, infine, la possibilità che il virus si trasmetta dalla madre al feto durante il parto, perché l’infezione neonatale di HSV potrebbe portare a conseguenze permanenti per il bambino.

La contagiosità dell’herpes genitale è massima quando si trova in fase attiva, cioè quando sono presenti le tipiche vescicole e i sintomi. Sappiamo tuttavia che il virus non scompare mai del tutto dall’organismo ospitante; poiché talvolta brevi riattivazioni della malattia sono completamente asintomatiche (ovvero non arrecano alcun disturbo al portatore) la trasmissione deve essere considerata sempre possibile.

Sintomi

Il segno più caratteristico dell’herpes genitale è sicuramente la lesione cutanea, che si localizza (a seconda del sesso del paziente)

  • sulla vulva e nella vagina,
  • sul glande e sull’asta del pene,

ma anche nella regione anale e all’interno delle cosce. In queste aree si riscontreranno le tipiche vescicole di aspetto trasparente e lucido (sono infatti piene di liquido), che compaiono in piccoli grappoli su una zona di pelle eritematosa (cioè arrossata). Date le sue caratteristiche, alcuni autori hanno voluto poeticamente descrivere questa lesione come “una goccia di rugiada su un petalo di rosa”. Le vescicole, quindi, crescono di dimensioni fino a rompersi creando così delle piccole ulcere. Questo è il momento in cui la lesione è più dolorosa, dopodiché le ulcere verranno ricoperte di croste e cominceranno a scomparire. Il processo, dalla comparsa delle vescicole fino alla guarigione, dura solitamente una o due settimane.

Il quadro clinico dell’herpes genitale tuttavia non si limita a questo: sono infatti presenti anche altri sintomi che solitamente precedono di qualche giorno la lesione cutanea. Questi comprendono:

  • dolore, bruciore e prurito nella zona genitale,
  • febbre,
  • malessere generale,
  • mialgia (dolori muscolari),
  • disuria (difficoltà nella minzione),
  • perdite vaginali mucose.

Tali sintomi sono più gravi nel corso dell’infezione primaria, mentre nelle riattivazioni della malattia si presentano solitamente in forma più lieve, sfumata, o possono essere addirittura completamente assenti. La manifestazione più frequente rimane comunque il dolore, che può essere molto fastidioso per il paziente ed è esacerbato dal continuo sfregamento della zona interessata con la biancheria intima (si consiglia infatti, allo scopo di lenire il fastidio, di indossare capi comodi e di evitare le fibre sintetiche).

Prognosi e complicazioni

Le fasi acute della malattia, come già spiegato, hanno una durata limitata a un massimo di una o due settimane, dopodiché le lesioni scompaiono senza lasciare alcuna cicatrice. Anche se il paziente non accusa più alcun sintomo, tuttavia, il virus non viene mai completamente debellato, ma permane all’interno delle cellule nervose per riattivarsi in futuro portando a una recidiva della malattia.

Le complicanze dell’herpes genitale sono legate alla diffusione del virus in altri distretti. Alcune fra le sedi frequentemente interessate dal virus sono:

  • Dita: L’infezione da HSV sulle dita prende anche il nome di “patereccio erpetico” ed è caratterizzata da lesioni simili a quelle descritte nella sezione dei sintomi. Il trasferimento è dovuto a contatti o sfregamenti con la regione genitale.
  • Meningi: La meningite erpetica è una complicanza tipica dell’infezione da HSV di tipo 2, cioè quello principalmente responsabile di herpes genitale. Si tratta fortunatamente di un quadro benigno che nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente e senza sequele.

Segnaliamo inoltre la possibilità, seppur remota, che il virus si diffonda agli organi interni. Questo avviene nel caso di pazienti immunocompromessi, ovvero quelli in cui vengono meno le funzioni del sistema immunitario. Complicanze di questo tipo possono essere gravi e comprendono quadri come esofagite, polmonite o epatite erpetica.

Diagnosi

L’herpes genitale è una patologia dalla presentazione molto tipica e di norma la storia clinica del paziente (unita eventualmente al riconoscimento delle vescicole) è sufficiente per una diagnosi corretta. Esistono comunque alcuni esami che possono confermare l’infezione da HSV, anche se raramente vengono utilizzati nella pratica clinica. Fra questi citiamo:

  • Test su colture cellulari: Le colture cellulari sono cellule (umane o animali) che vengono fatte proliferare in laboratorio allo scopo di condurvi dei test. I loro utilizzi si estendono anche al campo della diagnosi, come ad esempio nel caso dell’HSV. È possibile infatti prelevare il liquido dalle vescicole cutanee del paziente e inocularlo all’interno di una coltura: se l’infezione è causata da un virus erpetico, le cellule andranno incontro ad un processo di degenerazione caratteristico che confermerà il sospetto diagnostico.
  • Indagini sierologiche: Gli anticorpi sono proteine prodotte dal nostro sistema immunitario dopo il contatto con un microrganismo patogeno e che ci proteggono da eventuali future infezioni. Possono essere dosati nel sangue: la presenza di anticorpi specifici diretti contro l’HSV ci dà la certezza che il paziente, nel corso della sua vita, abbia contratto il virus. Se la malattia non è in fase attiva, però, è impossibile stabilire con certezza il sito d’infezione dalle sole indagini sierologiche.

Gravidanza

I rischi correlati all’HSV in gravidanza sono essenzialmente di due tipi:

  1. il primo, più banale, è la riattivazione della malattia a causa dell’importante stress fisico e psicologico a cui è sottoposta la madre e delle modificazioni ormonali che caratterizzano questo periodo;
  2. il secondo e più importante è invece il rischio che il virus si trasmetta al figlio.

Concentriamoci quindi su quest’ultima eventualità, cioè che il feto venga infettato. Si tratta purtroppo di una condizione grave, che può portare a conseguenze permanenti per il bambino o addirittura alla sua morte.

Il rischio di trasmissione al feto è massimo se la madre contrae l’infezione primaria durante la gravidanza e in questo caso può essere indicato il parto cesareo come misura per scongiurare il contagio. Se invece la donna è già portatrice di HSV il feto può comunque contrarre l’infezione durante il passaggio nel canale del parto. Il rischio è in realtà minimo se la malattia non è in fase attiva, ma diventa considerevole in presenza di sintomi o vescicole cutanee (anche in questo caso il parto cesareo può essere una misura utile per prevenire il contagio).

Precisiamo infine che con questo capitolo non vogliamo trasmettere un timore che potrebbe rivelarsi infondato: solo pochi bambini nati da madre portatrici di HSV vengono infettati dal virus. Tale condizione, però, è associata a rischi non indifferenti e pertanto dovrebbe essere adeguatamente segnalata per tempo al medico curante e sottoposta ad adeguato trattamento o alle necessarie misure preventive.

Cura e rimedi

La terapia dell’herpes genitale è basata su farmaci antivirali che bloccano la replicazione di HSV, limitando quindi le sue fasi attive. Questi farmaci sono efficaci nel ridurre l’entità e la durata dei sintomi, soprattutto quando il trattamento è precoce, ma non sono in grado di eliminare completamente il virus. La riattivazione della patologia, dunque, è possibile anche quando l’infezione primaria viene trattata adeguatamente.

A questo gruppo appartengono molti principi attivi fra cui, a titolo di esempio, ricordiamo l’Aciclovir e il Ganciclovir. Solitamente tali farmaci vengono prescritti o in formulazioni topiche (cioè locali, come creme o gel da utilizzare direttamente sulla lesione cutanea) o sistemiche (che agiscono quindi in tutto l’organismo).

Prevenzione

Purtroppo non esiste ancora un vaccino efficace nei confronti dell’HSV e le strategie di prevenzione dell’herpes genitale, di conseguenza, si basano esclusivamente su norme di comportamento, soprattutto nell’ambito sessuale.

La misura più importante è l’astensione dai rapporti nelle fasi attive della malattia, cioè quando siano presenti le vescicole cutanee o anche solo i sintomi dell’herpes genitale. Mezzi di protezione a barriera (come ad esempio il preservativo) si sono dimostrati efficaci nel ridurre il rischio di infezione, ma non possono essere considerati totalmente sicuri.

In ultimo, ricordiamo anche che l’herpes genitale può essere trasmesso a partire da un’infezione sul labbro (herpes labiale) durante pratiche di sesso orale, motivo per cui anche in questo contesto può essere utile l’utilizzo del preservativo.

Fonti e bibliografia

  • Murray P., Rosenthal K. S., Pfaller M. A. Microbiologia clinica. Milano, Elsevier; 2010.
  • Longo et al. Harrison – Principi di medicina interna. Milano, Casa editrice Ambrosiana; 2016.

A cura del dottor Daniele Busatta, medico chirurgo

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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