Introduzione

L’Herpes Simplex Virus (d’ora in poi abbreviato con l’acronimo HSV) è un microrganismo diffusissimo in tutto il mondo: la ricerca degli anticorpi anti-HSV (che sono indicativi di avvenuta infezione) ha rivelato infatti che più del 90% degli adulti è entrato in contatto con questo virus nel corso della sua vita. Questo patogeno infetta solitamente le cellule della cute o delle mucose umane, dando luogo ad un arrossamento della pelle (eritema) su cui si produce un grappolo di vescicole trasparenti. Le lesioni possono poi evolvere in piccole croste e scomparire senza lasciare traccia; il virus, tuttavia, permane in forma latente all’interno dell’organismo, annidandosi all’interno dei neuroni per poi eventualmente riattivarsi qualora si presentino condizioni a lui favorevoli.

L’herpes labiale (o, come viene talvolta chiamato, la “febbre al labbro”) è probabilmente la più conosciuta fra le possibili manifestazioni dell’infezione erpetica. Come si può intuire dal nome, la malattia in questo caso interessa le labbra e gli angoli della bocca, causando la formazione delle già descritte vescicole e una sintomatologia caratterizzata principalmente da dolore o pizzicore.

L’infezione si può trasmettere tramite contatto (ad esempio con il bacio), ma anche per mezzo di oggetti contaminati dalla saliva (come bicchieri, posate o spazzolini). Anche se i sintomi si risolvono solitamente nel giro di qualche settimana, il virus non viene mai completamente debellato e può ripresentarsi quando le difese immunitarie del portatore si riducono.

Di seguito cercheremo di descrivere in modo esaustivo le cause, il quadro clinico e il trattamento dell’herpes labiale. Questo articolo non è comunque da intendersi come un sostituto del parere del medico curante, al quale è consigliabile rivolgersi per qualsiasi dubbio o necessità.

Primo piano di un herpes sul labbro.

iStock.com/CherriesJD

Causa

La causa dell’herpes labiale è l’infezione da parte di HSV, un virus a DNA diffusissimo in tutto il mondo.

Ad oggi conosciamo due sottotipi di questo patogeno, detti HSV di tipo 1 e di tipo 2 (o HSV-1 e HSV-2).

Pur essendo molto simili fra loro, ciascuno di essi predilige alcune localizzazioni:

  • HSV-1 infetta prevalentemente la parte superiore del corpo umano ed è associato soprattutto all’herpes labiale,
  • mentre HSV-2 interessa più spesso la parte inferiore del corpo, e in particolar modo i genitali.

I due sottotipi, pur con diversa frequenza, possono comunque essere responsabili di entrambi i quadri clinici.

Fattori di rischio

Chiamiamo fattore di rischio qualsiasi condizione che aumenti le probabilità di contrarre una malattia. Per quel che riguarda l’herpes labiale, è opportuno distinguere i fattori di rischio per l’infezione iniziale da quelli per l’eventuale riattivazione del virus latente.

Tra i primi ricordiamo:

  • uso condiviso di oggetti che entrano in contatto con la saliva,
  • scarse condizioni igieniche,
  • abitudine al sesso orale,
  • immunodepressione (riduzione delle funzioni del sistema immunitario).

Mentre i fattori di rischio per la riattivazione del virus comprendono:

  • stress psicologico,
  • condizioni fisicamente debilitanti (come infezioni o interventi chirurgici),
  • esposizione prolungata alla luce sole,
  • modificazioni dell’assetto ormonale (ad esempio durante la gravidanza),
  • immunodepressione.

Trasmissione e contagiosità

Una persona affetta da herpes labiale può trasmette l’HSV attraverso il liquido contenuto nelle vescicole o con la saliva.

In genere il contagio avviene per via orale, ad esempio con il bacio o tramite gli oggetti che vengono in contatto con la saliva (ad esempio bicchieri, posate, spazzolini o bottigliette d’acqua). Il virus tuttavia può diffondersi anche per contatto: questo può avvenire, per esempio, se il portatore dell’infezione, dopo essersi portato le mani alla bocca, tocca oggetti o persone senza prima averle lavate.

Particolarmente rischiosa è l’eventualità che in questo modo il virus arrivi all’occhio, dove può causare una cheratite erpetica (vide infra).

Poiché l’HSV è in grado di insidiarsi in tutte le mucose, se il virus entra in contatto con le mucose degli organi genitali può anche causare un’infezione localizzata in tale zona (ed è ugualmente possibile il contrario, ovvero un herpes genitale si trasmetta alle mucose orali).

Inoltre, anche se la contagiosità è massima quando la malattia è sintomatica e in particolar modo quando sono visibili le vescicole, ricordiamo che il virus non viene mai eliminato totalmente dall’organismo. Brevi periodi di riattivazione possono anche decorrere senza che i portatori avvertano alcun disturbo, dunque questi ultimi sono sempre potenzialmente contagiosi.

Sintomi

Il quadro clinico dell’herpes labiale è caratterizzato dalla presenza di vescicole che compaiono in piccoli grappoli in corrispondenza della giunzione fra il labbro e la cute circostante; si presentano trasparenti, lucide, piene di liquido e si formano sulla pelle eritematosa (cioè arrossata), un aspetto peculiare che è stato descritto in maniera molto poetica come “una goccia di rugiada su un petalo di rosa”.

Le vescicole possono crescere raggiungendo dimensioni di circa 5 mm, poi il liquido al loro interno diventa torbido e si trasformano in pustole; a seguito della rottura si forma quindi un’ulcera dolorosa che viene poi ricoperta di croste. L’intero processo può durare una o due settimane, dopodiché la lesione scompare senza lasciare cicatrici.

Oltre a queste manifestazioni cutanee, la prima infezione da parte dell’HSV è generalmente asintomatica, anche se in alcuni pazienti particolarmente fragili (come i bambini o gli immunodepressi) si può accompagnare a febbre, faringite e gengivo-stomatite (infiammazione a carico del cavo orale e delle gengive).

La riattivazione del virus può essere a sua volta asintomatica o caratterizzata da sintomi che precedono lo svilupparsi della lesione:

  • dolore,
  • prurito,
  • pizzicore,
  • bruciore,
  • sensazione di tensione sulla cute.

Diagnosi

La diagnosi di herpes labiale è banale e solitamente può essere formulata grazie alla storia clinica del paziente o riconoscendo le caratteristiche vescicole.

Anche se normalmente non sono necessari, riportiamo comunque l’esistenza di alcuni esami che possono confermare la presenza del virus. Essi comprendono:

  • Test di Tzanck: Questo semplice test si basa sul prelievo del liquido contenuto all’interno delle vescicole, che viene poi sottoposto ad un esame al microscopio. La presenza di cellule anomale (dette cellule acantolitiche) conferma la diagnosi.
  • Ricerca degli anticorpi: Gli anticorpi sono proteine del sistema immunitario che vengono prodotte a seguito di un’infezione per contrastare un determinato microrganismo patogeno. La presenza nel sangue del paziente di anticorpi diretti contro l’HSV è quindi indicativa di avvenuta infezione.

Complicazioni

Come già accennato l’herpes labiale si risolve solitamente nel giro di una o due settimane senza alcuna sequela per il paziente. Ribadiamo comunque che il virus non viene eliminato dall’organismo, ma vi permane in forma latente all’interno delle cellule nervose: questo rende possibile che, negli anni, si verifichino altri episodi di malattia.

Rappresentazione schematica dell'infezione herpetica

iStock.com/viyadaistock

Le complicanze dell’herpes labiale sono invece conseguenza della sua diffusione in altre aree corporee. L’infezione, ad esempio, può interessare:

  • Corpo: Una forma chiamata anche “herpes dei gladiatori”, perché spesso si contrae durante la lotta ed è tipico degli sport in cui vi è contatto fisico, come nel rugby o nel wrestling. Il virus, in questo caso, penetra attraverso lesioni cutanee.
  • Dita: Le lesioni erpetiche sulle dita prendono anche il nome di “patereccio” e sono tipiche dei bambini che si succhiano il pollice o del personale sanitario che si trova in stretto contatto con liquidi biologici di soggetti infetti.
  • Occhi: La cheratite erpetica è un’affezione generalmente monolaterale che, se non trattata adeguatamente, può portare a cicatrici permanenti sulla cornea o addirittura a cecità.

In persone immunocompromesse il virus si può anche diffondere agli organi interni; questa evenienza, fortunatamente rara, può essere causa di quadri clinici anche gravi come esofagite, polmonite, epatite o encefalite erpetica.

Si raccomanda di fare riferimento al medico in caso di comparsa di herpes nel caso di pazienti a rischio:

  • donne incinte,
  • sistema immunitario indebolito (soggetti in chemioterapia, diabete, trapiantati, sieropositivi, …)

e nel caso in cui:

  • le vescicole non avessero iniziato a risolversi dopo 10 giorni,
  • ci sia il sospetto che possa non essere herpes,
  • la manifestazione cutanea sia particolarmente estesa e/o dolorosa,
  • siano presenti numerose vescicole anche in bocca.

Gravidanza

La riattivazione della malattia è frequente in gravidanza, a causa delle alterazioni ormonali che avvengono nella gravida e che sono responsabili di uno stato di immunodepressione.

Fortunatamente la riattivazione non comporta particolari rischi per il feto e può essere trattata con un semplice farmaco antivirale locale.

Diversamente, se la malattia viene contratta per la prima volta in stato di gravidanza, vi è la possibilità che il virus venga trasmesso direttamente al feto; quest’ultima è purtroppo un’eventualità grave che dev’essere scongiurata per mezzo di un trattamento più aggressivo, da effettuarsi sotto stretto controllo medico.

Rimedi e cura

Il trattamento delle infezioni da HSV si basa sull’impiego di farmaci antivirali. A questa categoria appartengono diversi principi attivi (il più noto dei quali è probabilmente l’Aciclovir, nome commerciale Zovirax®) che agiscono bloccando la replicazione del virus.

Pur minimizzando la sintomatologia dell’infezione primaria o delle sue recidive (soprattutto se assunti tempestivamente), questi farmaci purtroppo non eliminano l’agente patogeno, che quindi sopravvive in forma latente all’interno dei neuroni.

Gli antivirali possono essere prescritti

  • per via topica (cioè localmente, con formulazioni da applicare sulle lesioni cutanee)
  • o per via sistemica (in modo che agiscano nell’intero organismo).

Si raccomanda di lavarsi bene le mani prima (per evitare sovrainfezioni batteriche) e dopo (per evitare di contagiare altre persone) l’applicazione della crema, che deve avvenire nella frequenza prevista (5 volte al giorno ad intervalli di circa 4 ore, quindi notte esclusa, nel caso di aciclovir).

Talvolta vengono anche prescritti in via profilattica, in modo da prevenire la comparsa dell’infezione in soggetti immunodepressi o particolarmente a rischio.

Prevenzione

Attualmente non è disponibile alcun vaccino per HSV e dunque la prevenzione dell’infezione si basa principalmente su misure igieniche o comportamentali con lo scopo di ridurre al minimo il contatto con secrezioni di individui infetti.

In individui che hanno già contratto l’infezione è comunque possibile prevenire le riattivazioni virali riducendone i fattori di rischio (già elencati nella sezione a loro dedicata). Se la malattia si ripresenta è utile imparare a riconoscerne i sintomi (dolore, prurito, bruciore e via dicendo) in modo da poter iniziare prontamente il trattamento minimizzando i sintomi e la possibilità di diffondere la malattia.

Il lavaggio frequente delle mani è infine una precauzione chiave, in grado di diminuire sia il rischio di contagio, che le possibilità di trasportare il virus in altri distretti corporei.

Fonti e bibliografia

  • Murray P., Rosenthal K. S., Pfaller M. A. Microbiologia clinica. Milano, Elsevier; 2010.
  • Longo et al. Harrison – Principi di medicina interna. Milano, Casa editrice Ambrosiana; 2016.

A cura del dottor Daniele Busatta.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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