Introduzione

Quando parliamo di “impetigine” ci riferiamo globalmente ad una patologia dermatologica, ovvero una patologia che interessa lo strato più superficiale della cute.

Nello specifico l’impetigine è un’infezione cutanea dovuta a diversi tipi batteri, spesso normalmente presenti sulla nostra pelle come saprofiti (ovvero abitanti silenti ed asintomatici, ossia innocui). La popolazione maggiormente colpita da questa patologia sono i bambini.

La tipica manifestazione è rappresentata da una pustola (quella che volgarmente potremmo definire una bolla, più o meno grande, ripiena di pus giallastro). Proprio per questo motivo può spesso essere confusa con tanti altri tipi di patologie cutanee, di origine infettiva o meno.

Ad accompagnare la tipica lesione è possibile talvolta apprezzare un certo ingrossamento dei linfonodi.

La diagnosi migliore è quella che si basa sull’analisi del materiale direttamente prelevato dalla vescicola, materiale in cui la concentrazione del batterio risulta essere elevata, così da poter poi stabilire la terapia antibiotica mirata.

L’infezione è facilmente curabile, ma può causare recidive soprattutto nei bambini più piccoli; le lesioni di solito richiedono del tempo per guarire completamente, ma raramente sono causa di cicatrici.

Causa

L’impetigine è solitamente causata da un particolare batterio, lo Stafilococco Aureo (anche se nel 20% dei casi circa possano anche essere riscontrati Streptococchi di gruppo A, da soli o in associazione agli Stafilococchi). Nel bambino lo streptococco, dopo un’impetigine, può localizzare a livello renale e portare ad una glomerulonefrite, ma tale complicanza si verifica abbastanza di rado.

Esso appartiene, così come lo Streptococco, al gruppo dei Cocchi, cioè batteri di forma sferica (pensiamo per ricordarlo ad una noce di cocco!), Gram positivi, ovvero che si colorano intensamente con la metodica di Gram (comune procedura di colorazione utilizzata spesso in microbiologia).

Esistono differenti specie di Stafilococchi, che normalmente possono essere riscontrati nell’organismo umano, seppur con localizzazioni differenti:

  • Lo S. Aureo colonizza spesso le narici anteriori.
  • Lo S. Capitis può essere riscontrato nelle zone in cui abbondano le ghiandole sebacee, come ad esempio la fronte (da cui appunto il nome, “capitis”).
  • Lo S. Hominis si trova in zone in cui abbondano invece le ghiandole sebacee, come ad esempio l’ascella.

Essendo poi ben protetti dalla loro parete batterica possono sopravvivere per molto tempo su superfici esterne, divenendo così in grado di infettare l’uomo.

Nel complesso gli stafilococchi sono capaci di provocare varie patologie, nonostante lo S. Aureo rimanga tra tutti il più virulento del genere. Esso si differenzia da tutti gli altri per alcune caratteristiche particolari:

  • tende ad assumere una “nobile” colorazione gialla, quasi dorata, quando messo in coltura,
  • è l’unico stafilococco che, posto in coltura, produce un particolare enzima grazie al quale è capace di coagulare il sangue umano (detto pertanto “batterio coagulasi positivo”),
  • è il più virulento tra tutti gli appartenenti al genere.

È sicuramente, per tutto questo, il più famoso e studiato al giorno d’oggi!

Le malattie di origine stafilococcica possono essere molteplici:

  • malattie cutanee:
    • impetigine,
    • follicolite,
    • foruncoli,
    • favi;
  • endocardite (infezione delle cavità cardiache, soprattutto in soggetti portatori di protesi valvolari, che possono appunto rappresentare un fertile terreno per la crescita del batterio);
  • polmonite;
  • artite settica;
  • sindromi sistemiche dovute alla sua capacità di produrre specifici tipi di tossine, talune anche a trasmissione alimentare.

Fattori di rischio

Come già accennato gli stafilococchi sono dei batteri normalmente presenti a livello cutaneo…tutti noi abbiamo stafilococchi sulla pelle!

Essi sono però specie diverse dallo S. Aureo, che invece riscontriamo molto più frequentemente a livello delle pieghe umide del nostro corpo, anche se spesso in forma transitoria. Si localizza inoltre a livello del nasofaringe (naso e gola) del 30% degli adulti sani, aumentando tale percentuale in pazienti ospedalizzati ed in caso di personale ospedaliero.

Il principale fattore di rischio che può predisporre all’infezione cutanea (cioè impetigine) da stafilococco è una scarsa igiene personale, per tale motivo la popolazione maggiormente colpita dalle infezioni cutanee sono proprio i bambini.

Lavarsi le mani è la prima buona regola da ricordare per ridurre il rischio di trasmissione!

Anche l’utilizzo cronico di antibiotici potrebbe alterare la normale (ma soprattutto innocua) flora batterica presente nel e sul nostro organismo; in tal caso i batteri patogeni, come ad esempio lo stafilococco, possono trovare terreno fertile e nutrienti per proliferare ed organizzarsi in colonie.

Trasmissione

La trasmissione del batterio avviene solitamente da soggetti asintomatici nei confronti di persone lievemente più suscettibili.

Il contagio (parlando sempre di infezioni cutanee, poiché altri fattori di rischio ed altre modalità possono invece intervenire nel caso delle altre infezioni stafilococciche) tipicamente avviene per contatto diretto tra individui o per contatto con oggetti contaminati, soprattutto indumenti o biancheria domestica, ma anche la sabbia funge spetto da vettore di contagio durante la stagione estiva.

Foto e immagini

Sintomi

La prima manifestazione è solitamente una macula, ossia una manifestazione cutanea che possiamo semplicemente vedere, ossia una macchia di colore variabile (rosso più o meno intenso), ma che non presenta cute rialzata né dura al tatto.

Pian piano la macula tende a rialzarsi e a riempirsi di materiale liquido, con formazione di una vescicola e successivamente di una vera e proprio pustola; la pustola si può riconoscere sia a vista (cute eritematosa e arrossata con al centro una vescicola giallastra ripiena di pus) che al tatto.

Quando la pustola si rompe, in maniera spontanea o a seguito di grattamento, si assiste infine alla formazione della crosta.

Spesso da una singola vescicola si osserva la disseminazione per continuità in zone vicine.

Le lesioni possono colpire qualsiasi punto del corpo, ma generalmente colpiscono viso, collo, mani o piedi; raramente è presente prurito, malessere, febbre o altri sintomi.-

Per questi tipi di batteri difficilmente si parla di “tempi di incubazione”, poiché tendono a manifestare la loro presenza a distanza di sole 5-6 ore dal contagio, molto spesso da parte di individui che custodiscono lo stafilococco come normale abitante del loro naso (ricordiamo che fino al 30% degli adulti sani sono portatori di S. Aureo nel loro nasofaringe anteriore).

Impetigine bollosa

La forma bollosa esordisce con la comparsa di chiazze rosse, ben definite, sulle quali prendono forma vescicole e bolle contenenti siero e pus, liquidi che possono fungere da veicolo di contagio per altre persone.

Nel momento in cui la bolla si rompe si ha la formazione di croste sottili.

La presenza di bolle, la differenza tra la forma bollosa e quella classica, è dovuta alla produzione di una tossina batterica che causa la separazione dello strato superiore della pelle (epidermide) da quello inferiore.

È una forma comune nei neonati ed interessa prevalentemente

  • la regione del pannolino,
  • ascella,
  • collo.

 

Diagnosi

L’elemento fondamentale per la diagnosi è decidere quale tipo di campione utilizzare, poiché la concentrazione di batteri deve essere la più alta possibile. In ordine di concentrazione i campioni che possiamo utilizzare sono:

  1. Tampone con prelievo del materiale alla base della lesione cutanea.
  2. Pus aspirato.
  3. Sangue, ma in questo caso parliamo di pazienti con infezioni da stafilococco ben più estese e che ovviamente non riguardano soltanto la cute.
  4. Tampone nasofaringeo, ma in questo caso non siamo in grado di differenziarlo dai tanti altri batteri normalmente ivi presenti (sempre in forma del tutto asintomatica).

Ottenuto poi il miglior campione possibile, su di esso possiamo applicare tanti test che ci permettono di “riconoscere” lo S. Aureo (che ricordiamo essere una noce di “cocco”, di colorazione dorato “aurea” in coltura, “positivo” alla colorazione di Gram)!

  • Osservazione al microscopio, dopo appunto aver colorato il campione con la metodica di Gram
  • Metodiche che sfruttano l’amplificazione degli acidi nucleici (cioè del DNA batterico)
  • Coltura, la quale altro non fa che porre il materiale prelevato su terreni fertili e con opportune condizioni per “controllare” se lo S. Aureo cresca o meno, formando delle colonie dorate
  • Test della coagulasi (che come detto in precedenza viene elettivamente prodotto soltanto da questa specie di stafilococco)
  • Tecniche di ibridazione fluorescente in situ (sono attualmente le migliori e sfruttando dei frammenti di DNA specifici per identificare il microorganismo).
  • L’ultima prova è la ricerca di anticorpi circolanti, indice del fatto che l’organismo ha attivato in qualche modo una difesa contro il batterio.

Cura e rimedi

Come la maggior parte delle patologie di origine batterica la terapia d’elezione è basata sulla somministrazione di antibiotici.

Nel caso specifico dello S. Aureo (in generale, non riferendoci al caso stretto dell’impetigine) gli antibiotici di prima scelta sarebbero le penicilline, sfortunatamente col passare del tempo sono diventati sempre più numerosi quei ceppi resistenti a questa classe di farmaci, pertanto in caso di infezioni sistemiche l’antibiotico di elezione è ormai la Vancomicina endovenosa o la Clindamicina per via orale.

Parlando però di impetigine in senso stretto, che ricordiamo essere un’infezione localizzata agli strati più superficiali dell’epidermide, il trattamento oggi giorno utilizzato è la Mupirocina topica (in forma cioè di unguento da applicare direttamente nella zona colpita, Bactroban® o Mupiskin®).

Un’alternativa topica di grande efficacia è rappresentata dalla retapamulina (Altargo®).

Nel momento in cui il paziente dovesse rendersi conto di non sortire alcun beneficio, il medico potrà allora optare per una terapia orale, più aggressiva. In tal caso la scelta ricade solitamente sulla Cloxacillina o sull’Eritromicina (rimanendo spesso i macrolidi una grande scelta nelle terapie pediatriche).

Ricordiamoci di intraprendere il trattamento il prima possibile, poiché l’impetigine può facilmente evolvere o addirittura creare il substrato perfetto per la sovra infezione di altri batteri.

Prevenzione

Come spesso accade nel caso delle patologie cutanee, la prima regola da non dover mai dimenticare è l’igiene.

Il lavaggio delle mani aiuta ad evitare la trasmissione da persona a persona.

Un bambino con le mani nel naso può eventualmente attingere da colonie asintomatiche di stafilococchi e disseminarli a livello cutaneo.

Una ferita aperta e non detersa in maniera opportuna può facilmente essere colonizzata dallo S. Aureo, spesso residente in territori vicini come le pieghe cutanee.

Materiali esterni possono rimanere colonizzati anche per lunghi periodi dallo stafilococco.

In linea di massima la contaminazione di una ferita da parte dello stafilococco è spesso inevitabile, ma i batteri necessari per infettarla sono molti! Tale carica necessaria però si abbassa nel momento in cui dentro la ferita rimangono piccoli elementi esterni (la sporcizia appunto) su cui il batterio può facilmente annidarsi e proliferare incontrollato.

Fonti e bibliografia

  • P. Murray, K. S. Rosenthal, M. A. Pfalleri, Microbiologia Medica, sesta edizione, 2010, Elsevier.

A cura della Dottoressa Raffaella Ergasti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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