Cos’è l’influenza

L’influenza è una malattia causata da virus influenzali che si presenta con i seguenti sintomi:

  • dolori muscolari e articolari,
  • febbre e brividi,
  • tosse, mal di gola o altri sintomi respiratori,
  • stanchezza,
  • mal di testa.

In genere si verifica un’epidemia annuale periodica che nei pazienti a rischio può essere causa di gravi complicazioni; durante i periodi di epidemia per quasi tutti i pazienti la visita e l’anamnesi sono sufficienti per giungere alla diagnosi, mentre distinguere correttamente i casi sporadici da altre patologie respiratorie non è facile.

Per prevenire il contagio si consiglia:

  • lavaggio frequente delle mani (in assenza di acqua, uso di gel alcolici),
  • scrupolosa igiene respiratoria (coprire bocca e naso quando si starnutisce o tossisce, eliminare i fazzoletti di carta usati e lavarsi le mani),
  • isolamento volontario ed uso di mascherine per soggetti con malattie respiratorie.

Per mantenere efficiente il sistema immunitario si raccomanda inoltre di

  • non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca prima di essersi lavati le mani per evitare di portare il virus a contatto con le mucose,
  • dormire a sufficienza,
  • praticare esercizio fisico,
  • controllare lo stress,
  • consumare una quantità adeguata di liquidi,
  • seguire una dieta sana.

Lo strumento d’elezione per la prevenzione rimane in ogni caso il vaccino antinfluenzale.

Da lunedì 15 ottobre 2018 è iniziato come di consueto la raccolta sistematica delle segnalazioni dei casi di sindrome simil-influenzale da parte di una rappresentanza di medici di famiglia e pediatri diffusi capillarmente sul territorio (protocollo InfluNet); la raccolta e l’analisi dei dati viene condotta dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) al fine di produrre un bollettino settimanale che riassuma la situazione italiana.

Il sesto bollettino della stagione, relativo alla settimana compresa tra il 26 novembre e il 02 dicembre 2018, indica un totale di circa 650000 pazienti colpiti dall’inizio dell’osservazione; ad essere maggiormente interessati dai contagi sono i più piccoli, bambini di età compresa tra gli 0 e i 4 anni, e la diffusione del virus inizia ad essere più consistente, ormai prossima alla soglia epidemica.

Il picco dei contagi è previsto indicativamente per la fine di dicembre, in concomitanza con l’arrivo delle festività natalizie e dei primi ritrovi per i festeggiamenti.

Si raccomanda per queste ragioni di procedere appena possibile alla vaccinazione antinfluenzale, così da trovarsi già coperti con l’arrivo del picco.

A 100 anni esatti da una delle epidemie di influenza più gravi di sempre (pandemia influenzale del 1918, conosciuta anche “influenza spagnola“), le previsioni relative alla prossima stagione influenzale indicano che dovremmo aspettarci un’intensità media, che significa potenzialmente circa 5 milioni di persone costrette a letto (la passata stagione ha contato più di 8 milioni e mezzo di contagi).

Quanto dura l’influenza 2018-2019?

La maggior parte dei pazienti che contrae l’influenza si riprende in pochi giorni, generalmente da 3-4 a una settimana; alcuni sintomi come la tosse possono tuttavia persiste più a lungo.

Donna a letto con l'influenza

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Virus

L’influenza è causata da virus, che tuttavia sono in costante evoluzione con nuovi ceppi che appaiono con regolarità.

Se si ha avuto la malattia in passato il corpo ha prodotto gli anticorpi per combattere quel particolare ceppo del virus e, se in futuro si verrà a contatto con ceppi simili, l’organismo sarà ragionevolmente in grado di difendersi o almeno manifestare i sintomi in modo meno grave.

Per la stagione influenza 2018-2019 l’OMS prevede che saranno in circolazione prevalentemente i seguenti ceppi virali:

  • A/Michigan/45/2015 (H1N1)pdm09-like virus;
  • A/Singapore/INFIMH-16-0019/2016 (H3N2)-like virus;
  • B/Colorado/06/2017-like virus;
  • B/Phuket/3073/2013-like virus.

Fattori di rischio

Tra i principali fattori di rischio e i soggetti più esposti alla possibilità di contagio da influenza ricordiamo:

  • donne incinte in qualsiasi fase della gravidanza,
  • bambini di età inferiore ai 5 anni,
  • persone di età superiore a 65 anni,
  • pazienti affetti da patologie croniche e sistema immunitario indebolito (HIV / AIDS, asma, malattie cardiache e polmonari, diabete, …),
  • soggetti con un maggior rischio di esposizione al virus, come operatori sanitari, maestre d’asilo, …

Trasmissione

La trasmissione avviene principalmente attraverso il contatto con persone malate, che diffondono il virus nell’aria attraverso la saliva e le secrezioni respiratorie (tosse, starnuti od anche solo il parlare); inalando queste minuscole goccioline il virus arriva rapidamente nell’apparato respiratorio dove si preparerà a scatenare i sintomi tipici dell’influenza.

Sebbene in minor misura, è possibile che il contagio avvenga portando il virus a contatto delle mucose (principalmente in bocca e naso) con le mani od altri oggetti, se venuti in contatto con superfici contaminate.

La rapida replicazione del virus ed il ridotto tempo di incubazione spiegano la rapida diffusione che l’influenza dimostra durante le epidemie.

Il paziente smette di essere contagioso dopo circa 2-5 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, ma è bene sottolineare che può già diffondere l’infezione prima ancora di stare male.

Sintomi

Il periodo di incubazione dell’influenza può variare da 18 ore a 3 giorni, ma mediamente è di due giorni; viene superata in genere in 5-7 giorni, ma alcuni sintomi possono persistere più a lungo e richiedere fino a diverse settimane di convalescenza (tosse, per esempio, ma anche stanchezza e malessere nei soggetti anziani).

L’influenza è caratterizzata da un esordio brusco e improvviso di sintomi che coinvolgono tutto il corpo, come

  • mal di testa,
  • febbre,
  • brividi di freddo,
  • perdita d’appetito,
  • sensazione di malessere e stanchezza,
  • dolore diffuso (soprattutto su gambe e braccia),
  • dolore occhi e fotofobia (fastidio alla luce).

Quasi sempre presenti sono poi i sintomi respiratori, che comprendono uno o più fra

L’esordio è così caratteristico che spesso il paziente riesce ad individuare l’esatto orario di comparsa, anche se è bene ricordare che in alcuni casi potrebbe anche non comparire la febbre.

Al di là di questo quadro, che è quello descritto nella maggior parte dei testi, di fatto la malattia può presentarsi in forme molto diverse tra loro per sintomi e gravità:

  • La febbre in genere sale rapidamente entro le prime 24 ore della malattia, raggiungendo valori oltre i 38 °C, e persiste per almeno 2-3 giorni prima di iniziare a diminuire; non è raro tuttavia che duri per una settimana o più.
  • Molto comune e particolarmente fastidiosa per il paziente il mal di testa, percepito soprattutto a livello della fronte.
  • In alcuni casi i sintomi che coinvolgono l’apparato respiratorio compaiono (o peggiorano) in un secondo momento, quando i sintomi descritti fino ad ora iniziano a regredire; possono infine essere riscontrati dolore e bruciore agli occhi, oltre che fastidio alla luce (fotofobia).

Il paziente inizia a sentirsi meglio dopo 5-7 giorni, ma alcuni sintomi come la tosse possono persistere per qualche settimana; non è raro, soprattutto per i pazienti più anziani, avvertire una spiccata stanchezza (astenia) per diverse settimane.

Bambini

I sintomi dell’influenza sono simili anche nei bambini, che tuttavia più spesso degli adulti possono presentare anche uno o più dei seguenti disturbi:

  • dolore all’orecchio,
  • diarrea e altri sintomi gastrointestinali come il vomito o la riduzione dell’appetito e del livello di attività (giocano di meno).

Gravidanza

L’influenza può causare complicazioni nelle donne incinte con maggior probabilità rispetto a donne di pari età non in gravidanza; i cambiamenti che avvengono a livello del sistema immunitario, del cuore e dei polmoni durante i 9 mesi rendono le gestanti più inclini a sviluppare malattie respiratorie che possono portare a ricoveri ospedalieri.

Contrarre l’influenza in gravidanza espone inoltre al rischio di parto prematuro, il vaccino è quindi spesso consigliato come efficace forma di prevenzione.

Si consiglia di contattare immediatamente il ginecologo in caso di sintomi influenzali, o rivolgersi al Pronto Soccorso se compare:

Prognosi e complicazioni

In genere l’influenza guarisce spontaneamente, ma nei soggetti a rischio possono verificarsi complicazioni gravi, talvolta fatali; l’infezione è responsabile annualmente di circa 650000 morti l’anno per conseguenze respiratorie, probabilmente molto di più se consideriamo anche altre forme di complicanze.

Le principali condizioni che determinano un aumento del rischio di esiti gravi o fatali:

  • malattie croniche
    • cardiache,
    • polmonari,
    • diabete mellito,
    • metaboliche,
    • renali,
  • soggetti con sistema immuntario indebolito,
  • età avanzata,
  • bambini di età inferiore ai 4 anni,
  • donne in gravidanza.

La complicazione più frequente è la polmonite, che può essere

  • causata direttamente dall’influenza,
  • favorita da essa (polmonite batterica)
  • o mista;

nel primo caso (meno frequente) si osservano i sintomi descritti che non si risolvono come normalmente succede, ma al contrario peggiorano soprattutto dal punto di vista respiratorio e della febbre.

Nel caso di polmonite batterica si assiste ad un leggero miglioramento, che tuttavia evolve dopo pochi giorni in una ricaduta dei sintomi con la comparsa di quelli tipici batterici (per esempio grave tosse con catarro).

Le polmoniti miste, le più comuni, presentano i tratti di entrambe le forme descritte.

Al di là di queste possibili complicazioni polmonari, l’influenza potrebbe essere causa di sindrome di Reye, soprattutto nei bambini, e negli anziani potrebbe esserci un peggioramento delle funzioni cardiache e renali che possono spiegare alcuni casi fatali.

Altre complicazioni possibili sono:

Quando chiamare il medico

Un adulto deve chiamare il medico se:

  • compaiono difficoltà respiratorie,
  • compare espettorato giallo, verde o marrone,
  • compare un forte dolore al petto ad ogni respiro profondo,
  • si manifesta dolore all’orecchio,
  • la febbre è particolarmente alta (oltre i 39.5 °C),
  • si verificano stordimento o svenimento.

Indispensabile avvertire il medico fin dai primi sintomi per tutti i soggetti considerati a rischio.

In aggiunta ai casi descritti per gli adulti, quando ad essere malato è un bambino si dovrebbe chiamare il pediatra o rivolgersi in Pronto Soccorso nel caso in cui:

  • persista l’assenza di vitalità anche nel caso in cui la febbre scenda,
  • ricompaiano i sintomi influenzali dopo una prima scomparsa,
  • assenza di lacrime durante il pianto e/o pannolini asciutti (disidratazione).

Cura e rimedi

Il recupero da una malattia influenza è nella maggior parte dei casi spontaneo, senza la necessità di intervento medico soprattutto nei pazienti altrimenti sani; si raccomanda tuttavia un volontario isolamento (da lavoro, scuola, luoghi pubblici come gli ambulatori, …) per evitare il rischio di diffusione dell’infezione.

Il rimedio più efficace è riposare, al caldo, e bere molta acqua per evitare il rischio di disidratazione; è opportuno rimanere a riposo finché non sia passata l’infezione (per la maggior parte delle persone è necessaria circa una settimana).

Pur essendo disponibili farmaci antivirali, in genere non è necessario assumerli, mentre più frequente è la necessità di ricorrere a medicinali sintomatici per dare sollievo ai sintomi, come ad esempio paracetamolo o ibuprofene per la febbre e i dolori.

Molto raramente vengono prescritti antibiotici, utili solo nel caso di sovra-infezioni batteriche o necessità di offrire una copertura ai pazienti più fragili.

Vaccino

Il modo migliore per prevenire l’influenza stagionale è quello di sottoporsi ogni anno alla vaccinazione; la somministrazione del vaccino antinfluenzale, la cui composizione cambia da una stagione all’altra, stimola la produzione dei necessari anticorpi nell’arco di due settimane circa. È bene notare che l’organismo sarà così protetto dai soli ceppi virali contenuti nel vaccino, che sono tuttavia quelli per cui si prevede la maggior diffusione stagionale.

I vaccini antinfluenzali tradizionali (chiamati vaccini “trivalenti”) sono progettati per proteggere contro tre virus influenzali, ma negli ultimi anni è possibile optare per la somministrazione di un vaccino quadrivalente, in grado di offrire protezione verso un ceppo virale aggiuntivo.

In Italia i vaccini sono disponibili in genere in forma di iniezione intramuscolare (è autorizzata anche una formulazione intranasale, Fluenz®, ma di difficile reperibilità) e sono offerti gratuitamente alle categorie di pazienti a rischio:

  • Donne che all’inizio della stagione epidemica si trovano nel secondo e terzo trimestre di gravidanza.
  • Soggetti dai 6 mesi ai 65 anni di età affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza.
  • Soggetti di età pari o superiore a 65 anni.
  • Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.
  • Individui di qualunque età ricoverati presso strutture per lungodegenti.
  • Medici e personale sanitario di assistenza in strutture che, attraverso le loro attività, sono in grado di trasmettere l’influenza a chi è ad alto rischio di complicanze influenzali.
  • Familiari e contatti (adulti e bambini) di soggetti ad alto rischio di complicanze
  • Soggetti addetti a servizi pubblici di primario interesse collettivo e categorie di lavoratori (Forze di polizia, Vigili del fuoco, …).
  • Personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione da virus influenzali non umani.
  • Donatori di sangue.

Il periodo migliore per sottoporsi alla vaccinazione è il tardo autunno, indicativamente a cavallo del mese di novembre; anticipare eccessivamente la somministrazione potrebbe lasciare scoperto l’organismo verso l’inizio della primavera, in caso di stagione influenza particolarmente prolungata, mentre tardare eccessivamente potrebbe esporre al rischio di non aver ancora sviluppato immunità con l’arrivo del virus (generalmente verso l’inizio delle festività natalizie).

È bene sottolineare che il vaccino NON può causare la comparsa dell’infezione, mentre potrebbe essere responsabile dei seguenti effetti indesiderati:

  • dolore, arrossamento o gonfiore nel sito d’iniezione,
  • febbre lieve per qualche giorno,
  • mal di testa,
  • senso di spossatezza.

È possibile ammalarsi d’influenza nonostante il vaccino?

Purtroppo sì, è possibile che nonostante la stimolazione del sistema immunitario ad opera del vaccino si possa ugualmente contrarre l’infezione e questo è possibile per le seguenti ragioni:

  • Esposizione al virus prima che l’organismo abbia prodotto la necessaria quantità di anticorpi (sono necessarie due settimane circa).
  • Esposizione ad un virus influenzale non contenuto nel vaccino.
  • Risposta anticorpale insufficiente, situazione comune per esempio negli anziani e in pazienti con malattie croniche (per ridurre questo rischio si preferisce in questi casi ricorrere a una formulazione adiuvata, in grado di stimolare maggiormente il sistema immunitario).

Si noti tuttavia che molto spesso, in caso di malattia nonostante la vaccinazione, i sintomi risultano più attenuati e il rischio di complicazioni abbattuto.

Per approfondire il tema vaccino si rimanda all’articolo dedicato su Farmaco e Cura.

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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