Introduzione

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è un ingrossamento non tumorale della ghiandola prostatica.

La prostata è una ghiandola a forma di castagna, la cui funzione è quella di produrre la parte liquida dell’eiaculato. Si trova appena al di sotto della vescica e davanti al retto, con cui è in contatto. Circonda la porzione iniziale dell’uretra, quel condotto che mette in comunicazione la vescica con l’ambiente esterno permettendo l’eliminazione dell’urina.

La ghiandola prostatica si ingrandisce fisiologicamente man mano che avanza l’età e l’ipertrofia prostatica è il risultato

  • sia di un aumento di volume delle cellule prostatiche (ipertrofia),
  • sia di un loro aumento numerico (iperplasia).

Accrescendo di dimensioni, la prostata comprime gradualmente l’uretra, determinando difficoltà a urinare, con conseguente incompleto svuotamento della vescica. Il ristagno dell’urina (ostruzione urinaria) predispone nel lungo periodo a:

Inoltre, l’ostruzione al flusso dell’urina può indebolire la muscolatura vescicale.

Ricostruzione grafica della posizione anatomica della prostata

iStock.com/janulla

Cause

L’ingrossamento della prostata è una patologia la cui incidenza aumenta con l’età. È molto comune dopo i 50 anni, tanto che i disturbi legati alla minzione che tale malattia determina vengono considerati tipici di questa età e quasi fisiologici.

La causa esatta è sconosciuta, ma si ritiene che siano coinvolti i cambiamenti ormonali dovuti all’età, essendo la prostata bersaglio di vari ormoni, in particolare gli androgeni. Alcuni studi sembrano suggerire che l’aumento degli ormoni femminili nel fisiologico processo di invecchiamento maschile stimolerebbe la crescita delle cellule della ghiandola prostatica.

I principali fattori di rischio dell’ipertrofia prostatica benigna sono:

Sintomi

I sintomi di una prostata ingrossata compaiono quando la ghiandola inizia a ostruire il flusso urinario e i più comuni sono:

  • aumento del numero delle minzioni (si urina più spesso), oltre le otto volte al giorno,
  • urgenza minzionale, ovvero l’impossibilità a ritardare la minzione,
  • la minzione può essere incompleta e avvertita come tale,
  • getto urinario debole o interrotto,
  • nicturia, ovvero l’aumento delle minzioni durante la notte, che svegliano il paziente,
  • al contrario, può manifestarsi incontinenza da iperafflusso a causa dell’eccessiva distensione della vescica,
  • dolore durante la minzione o dopo l’eiaculazione,
  • può riscontrarsi sangue nelle urine, poiché la vescica, distendendosi, induce compressione delle piccole vene che scorrono all’interno della sua parete, fino a provocarne la rottura.

Nei casi più gravi di ostruzione urinaria si può avvertire un senso di pienezza e dolore nella parte inferiore dell’addome. Più spesso, tuttavia, la ritenzione non dà sintomi fino a quando non diventa molto grave.

Alcune condizioni possono aggravare una ritenzione urinaria, tra cui:

  • immobilizzazione a letto prolungata,
  • trattenere l’urina,
  • esposizione al freddo (la quale può scatenare una paralisi vescicale da freddo),
  • consumo di alcolici e sostanze d’abuso (anfetatmine e cocaina),
  • assunzione di farmaci quali
    • anestetici,
    • oppioidi,
    • antistaminici,
    • decongestionanti nasali,
    • alcuni antidepressivi.

Complicazioni

Le complicanze più frequenti dell’ipertrofia prostatica benigna sono:

  • ritenzione acuta o cronica di urina,
  • infezioni urinarie,
  • calcolosi vescicale,
  • danni vescicali,
  • danni renali.

Diagnosi

Il sospetto diagnostico si fonda sui sintomi e l’età del paziente (oltre i 50 anni di età).

L’esame fisico consiste nell’esplorazione rettale con un dito rivestito da un guanto e lubrificato. La prostata risulta palpabile sulla parete anteriore del retto. In caso di ipertrofia prostatica benigna, essa appare

  • ingrandita,
  • normalmente liscia,
  • non dolorabile.

Si dovrebbe analizzare un campione di urina per escludere un’infezione delle vie urinarie.

Allorché il medico riscontrasse un aumento di volume della prostata potrebbe essere consigliabile il dosaggio del PSA totale e libero (antigene prostata-specifico) per escludere un tumore prostatico. Elevati livelli di PSA nel sangue, infatti, possono essere suggestivi di tumore, soprattutto se la prostata si presenta dura e nodulare alla palpazione. In tal caso, vanno effettuati accertamenti per giungere a una diagnosi di certezza.

Se il soggetto lamenta un blocco a urinare può essere richiesto un esame specifico, l’uroflussometria, in grado di valutare il volume e la velocità di flusso dell’urina dalla vescica verso l’esterno. Subito dopo tale esame viene svolta un’ecografia della vescica per stimare l’eventuale presenza di un residuo urinario in vescica. Entrambe queste indagini servono a diagnosticare la presenza e l’entità della ritenzione di urina.

Rimedi e cura

Spesso non si rende necessaria alcuna terapia, a meno che non si manifestino sintomi invalidanti o fastidiosi per il paziente, oppure complicanze quali:

  • ritenzione urinaria,
  • presenza di sangue nelle urine,
  • infezioni delle vie urinarie,
  • alterata funzionalità dei reni,
  • calcolosi delle vie urinarie.

Alcuni farmaci, come gli antistaminici e i decongestionanti nasali, possono riducono la capacità della vescica di contrarsi. Dal momento che tali farmaci provocano un’ostruzione al flusso urinario, risultano controindicati nei soggetti affetti da ipertrofia prostatica benigna. Se il paziente è in terapia con uno di questi farmaci, è in genere necessario interromperne l’assunzione il prima possibile.

In caso di ostruzione delle vie urinarie, possono venire utilizzati gli alfa-bloccanti, i quali rilassano la muscolatura liscia della prostata e della vescica, incrementando il flusso urinario e dando così sollievo ai sintomi più comuni avvertiti dal paziente.

Altri farmaci, invece, agiscono bloccando gli ormoni maschili, che sono responsabili dell’aumento di volume della prostata. Tali farmaci possono ritardare o prevenire l’intervento chirurgico.

Queste due classi di farmaci possono essere utilizzati singolarmente o in associazione.

Se la terapia farmacologica si fosse rivelata inefficace si passa all’intervento chirurgico, il quale consente la massima riduzione dei sintomi.

Viene comunemente effettuata la resezione di parte della prostata attraverso l’uretra. Tale intervento prende il nome di TURP (transurethral Resection of the Prostata). Si esegue inserendo nell’uretra un endoscopio collegato a un elettrobisturi che recide una porzione di prostata.

Tra le complicanze della TURP, è bene ricordare:

  • comparsa di sangue nelle urine,
  • infezione delle vie urinarie,
  • incontinenza permanente nel 1-3% dei casi,
  • disfunzione erettile permanente (prevalenza non conosciuta),
  • eiaculazione retrograda: ovvero il liquido seminale finisce in vescica e non in uretra.

Circa il 10% dei pazienti devono ripetere la TURP entro 10 anni, perché la prostata potrebbe continuare a crescere.

In caso in cui la prostata fosse troppo grossa e non fosse possibile ricorrere alla TURP è possibile prendere in considerazione un intervento più invasivo, praticando un’incisione sull’addome.

Rimedi pratici

Il trattamento non farmacologico include:

  1. imparare a ridurre l’introito di liquidi prima di uscire o prima di andare a dormire,
  2. ridurre o evitare le bevande alcoliche o contenenti caffeina,
  3. non assumere o limitare l’assunzione di farmaci decongestionanti nasali, antidepressivi, antistaminici, diuretici,
  4. allenare la vescica a trattenere l’urina,
  5. praticare esercizi che rinforzano la muscolatura pelvica.

Rapporti sessuali, sesso e prostata

Una prostata ingrossata spesso diventa causa di sintomi legati alla minzione, ma a causa della patologia stessa o dei suoi trattamenti i pazienti possono lamentare talvolta anche effetti collaterali sessuali, in grado di incidere in modo rilevante sul benessere psicofisico del soggetto.

Alcuni uomini affetti da ipertrofia prostatica benigna sperimentano una riduzione del desiderio sessuale, anche se non ne sono ancora chiare le cause; la comunità scientifica ha formulato ipotesi su cause psicologiche e fisiche, mentre è certo l’impatto di alcuni farmaci che riportano come possibile effetto collaterale proprio la diminuzione della libido.

Moltissimi pazienti sperimentano poi disturbi dell’eiaculazione, in particolare sotto forma di eiaculazione retrograda (l’espulsione di sperma avviene in vescica, anziché all’esterno, definendo così un quadro di orgasmo asciutto); si tratta di un effetto collaterale molto comune dei farmaci alfa-litici utilizzati nel trattamento della prostata ingrossata.

L’impotenza (disfunzione erettile) è un altro sintomo purtroppo segnalato da circa metà degli uomini con diagnosi di ipertrofia prostatica; anche in questo caso il disturbo è spesso innescato o peggiorato dai farmaci prescritti per la gestione dell’iperplasia.

In questi diventa di grandissima importanza una corretta comunicazione tra paziente e urologo, lo specialista che si occupa dell’ipertrofia prostatica benigna, per trovare un equilibrio e dei compromessi adeguati a salvaguardare il più possibile la qualità di vita del paziente, attraverso tre strategie principali:

  1. modifica dello stile di vita,
  2. eventuale modifica della terapia per la prostata ingrossata e i suoi sintomi,
  3. prescrizione di farmaci in grado di risolvere sintomi ed effetti collaterali impattanti sulla sfera sessuale del paziente.

 

A cura della Dottoressa Giovanna Celia

Fonti

Articoli ed approfondimenti

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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