Calo di zuccheri (ipoglicemia reattiva): cause, sintomi e rimedi

Introduzione

Nell’immaginario collettivo le alterazioni significative della glicemia, ossia della quantità di zucchero nel sangue, sono frequentemente associate alla patologia diabetica; nonostante il legame sia sicuramente molto stretto, esistono anche altre condizioni in grado di determinare temporanee ma significative variazioni dei valori, e tra le cause principali del cosiddetto “calo di zuccheri” (riduzione dei valori tale da determinare la comparsa di sintomi), spicca l’ipoglicemia reattiva.

L’ipoglicemia reattiva, anche conosciuta come ipoglicemia post-prandiale, è un fenomeno che si verifica entro le prime quattro ore dal consumo di un pasto (più o meno sostanzioso); differisce in questo senso dall’ipoglicemia digiunale, che invece si verifica come effetto appunto del digiuno (calo di zuccheri dopo la notte, fra un pasto e l’altro o dopo attività fisica).

I sintomi più comuni associati ad un modesto calo di zuccheri sono

  • fame
  • sensazione di testa leggera
  • stanchezza e sonnolenza
  • alterazioni dell’umore e del pensiero (irritabilità e confusione)
  • ansia e tremore
  • sudorazione profusa
  • svenimento (nei casi più severi).

In condizioni fisiologiche uno stato ipoglicemico grave è da considerarsi un evento raro, in quanto il nostro organismo è dotato di meccanismi ormonali e neuroendocrini capaci di controllare i livelli glicemici in maniera adattiva rispetto ai cibi che vengono ingeriti e, allo stesso modo, anche in caso di digiuni prolungati. Ciononostante, i fenomeni di ipoglicemia reattiva non sono del tutto infrequenti anche nella popolazione sana.

Uomo soccorso dopo un episodio di ipoglicemia

iStock.com/JackF

Cause

Ad oggi non è stata riconosciuta una causa esatta dell’ipoglicemia reattiva, tuttavia tale fenomeno sembra essere correlato sia al tipo di cibi che vengono consumati che al tempo necessario alla loro completa digestione.

In particolare, le ipotesi causali dell’ipoglicemia reattiva più accreditate nella comunità scientifica sono:

  • ipersensibilità all’adrenalina, un ormone il cui rilascio è collegato agli stati ipoglicemici e che determina effetti molto simili a quelli dell’ipoglicemia;
  • insufficiente produzione di glucagone, un ormone che normalmente agisce in senso contrario all’insulina correggendone l’effetto ipoglicemizzante;
  • iperinsulinemia, ossia una condizione di aumentata secrezione insulinica da parte del pancreas.

Al di là della causa esatta è importante ricordare che da un punto di vista metabolico è stata accertata l’associazione tra l’alterata tolleranza glucidica (che comprende questi stati di ipoglicemia reattiva) e la patologia diabetica: più precisamente si parla di pre-diabete, uno stato non francamente patologico ma la cui evoluzione in diabete mellito di tipo II è pressoché certa in assenza di un’immediata e sostanziale modifica dello stile di vita e dei fattori di rischio. L’ipoglicemia reattiva, del resto, è uno dei sintomi di esordio del diabete mellito di tipo 2.

Consumo di dolci

Un fenomeno simile, non necessariamente patologico, è quello che si verifica in risposta ad un consumo esagerato di alimenti dolci e zuccherini a stomaco vuoto; l’organismo risponde all’assorbimento abnorme e in un limitato intervallo di tempo (lo zucchero viene captato in modo estremamente rapido a livello intestinale) con una significativa produzione d’insulina per mantenere i livelli di glicemia nella norma, che si traduce in un improvviso crollo dei valori al termine del processo di digestione; questa è la ragione per cui, anche in campo sportivo, non è consigliabile approcciare una gara od un allenamento consumando zuccheri semplici (diverso è il caso di sforzi prolungati, durante i quali lo zucchero viene captato dalle cellule senza la necessità di produrre ulteriori quantità d’insulina).

Classificazione

Secondo una classificazione di Brun et al. si possono distinguere 6 tipi di ipoglicemia post-prandiale:

  1. Ipoglicemia da accelerato svuotamento gastrico (dumping syndrome) — avviene a causa di un passaggio per lo stomaco troppo rapido dopo il pasto, che determina una secrezione esagerata di insulina e che può essere dovuta a:
    • intervento chirurgico di fundoplicatio per malattia da reflusso gastroesofageo cronica;
    • intervento chirurgico di gastrectomia;
    • sindrome da viscere corto;
    • disturbi idiopatici della motilità gastrointestinale.
  2. Stato di pre-diabete — avviene a causa di disfunzioni pancreatiche in un contesto già patologico.
  3. Ipoglicemia da cause ormonali — può avvenire ad esempio in un contesto di ipotiroidismo.
  4. Ipoglicemia in gastrite da Helicobacter pylori — è stata riscontrata da Açbay et al. un’associazione tra ipoglicemia reattiva ed infezione da H. pylori.
  5. Ipoglicemia in deficit enzimatici congeniti — avviene in difetti metabolici quali:
    1. galattosemia;
    2. intolleranza ereditaria al fruttosio;
    3. ipersensibilità alla leucina.
  6. Ipoglicemia reattiva idiopatica — senza causa nota.

Sintomi

I sintomi dell’ipoglicemia reattiva possono comprendere:

  • sensazione di testa leggera,
  • confusione,
  • tremore,
  • ansia,
  • irritabilità,
  • sudorazione profusa,
  • astenia,
  • sensazione di sonnolenza,
  • sensazione di appetito,
  • svenimento.

Caratteristica fondamentale della sintomatologia è la sua completa regressione dopo il consumo di circa 15 grammi di carboidrati semplici (come caramelle o bevande zuccherate).

Diagnosi

Da un punto di vista clinico l’ipoglicemia è definita come una condizione in cui si riscontrano livelli di glucosio nel sangue inferiori a 50 mg/dl. Dal momento che il glucosio è il substrato energetico utilizzato dal cervello per il sostentamento va da sé che un deficit di entità importante può rappresentare un pericolo concreto per la salute dalla popolazione neuronale.

Nella maggior parte dei casi l’ipoglicemia reattiva viene diagnosticata e riconosciuta come tale in maniera completamente clinica, basandosi quindi in maniera esclusiva sulla sintomatologia (è tuttavia importante che la diagnosi venga posta da un medico, perché alcuni sintomi sono sovrapponibili anche ad altre condizioni meno rilevanti da un punto di vista clinico).

Tra gli esami di ausilio per la diagnosi ricordiamo:

  • stick glicemico,
  • test di tolleranza al glucosio (OGTT),
  • test di tolleranza al pasto (MMTT).

Come si effettua il test di tolleranza orale al glucosio?

Il test di tolleranza orale al glucosio è un esame che consente di valutare la risposta del proprio organismo all’assunzione di un carico orale di glucosio, che in qualche modo “simula” l’effetto di un pasto sul sistema neuroendocrino.

Durante l’esame viene somministrata per bocca una soluzione contenente 75 grammi di glucosio, a cui segue una misurazione seriata dei valori della glicemia in intervalli prefissati:

  • (digiuno)
  • 30 minuti
  • 60 minuti
  • 90 minuti
  • 120 minuti
  • 150 minuti
  • 180 minuti
  • 210 minuti
  • 240 minuti
  • 270 minuti
  • 300 minuti

L’esame viene considerato positivo qualora la glicemia, nonostante il carico di glucosio, scenda sotto i 45 mg/dl. La metodica risulta utile anche nella valutazione di un eventuale stato di diabete mellito, per cui essa può essere considerata in tutto e per tutto diagnostica (è utilizzata anche come metodica di screening delle donne in gravidanza che presentino fattori di rischio per lo sviluppo di diabete).

Cura e rimedi

La maggior parte dei casi di ipoglicemia reattiva non richiede un trattamento medico vero e proprio; anche in presenza di fattori di rischio per crisi ipoglicemiche, infatti, un approccio di tipo “nutrizionale” rappresenta solitamente la misura preferita, nonché sufficiente, per correggere la condizione.

La soluzione a breve termine per il “calo di zuccheri” è quindi il consumo di una piccola quantità di zuccheri semplici: solitamente basta assumere l’equivalente di 15 grammi di carboidrati per determinare un miglioramento anche notevole della sintomatologia.

Qualora le crisi ipoglicemiche siano frequenti può risultare necessario effettuare delle modifiche a lungo termine nella propria dieta. Alcuni consigli utili in questo senso includono:

  • consumare pasti più piccoli e più frequenti;
  • privilegiare il consumo di carboidrati da fonti integrali;
  • accompagnare ogni pasto da frutta e verdura, la cui fibra consente di abbassare il carico glicemico del pasto e modulare la risposta insulinica,
  • evitare cibi ricchi in zuccheri, come dolci e frutta essiccata;
  • seguire una dieta bilanciata, che comprenda tutti i macronutrienti essenziali;
  • limitare l’intake di alcol, ed assumere cibo in concomitanza all’assunzione di alcolici;
  • evitare il consumo di caffeina;
  • smettere di fumare.

Sono invece da evitare in ogni caso le cosiddette diete “fai da te”, soprattutto se mirate alla correzione di stati ipoglicemici ripetuti o cronici: non esistono misure universali adatte a tutti i pazienti, ognuno necessita di un approccio mirato e sviluppato da Medici specialisti.

 

A cura del Dr. Marco Cantele

Fonti e bibliografia

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Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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