Iridociclite: cause, sintomi e cura

Introduzione

Il termine uveite indica in campo medico l’infiammazione dell’uvea, uno degli strati più esterni dell’occhio e che contiene tra l’altro la parte colorata (iride); l’iridociclite, o uveite anteriore, è in particolare l’infiammazione che può coinvolgere

  • solo l’iride (irite),
  • solo la parte anteriore del corpo ciliare (ciclite anteriore)
  • oppure entrambe le strutture (iridociclite).
Anatomia semplificata dell'occhio umano

Anatomia semplificata dell’occhio (iStock.com/solar22)

È la più comune tra le patologie infiammatorie dell’occhio e può essere classificata in:

  • acuta, se insorge improvvisamente e ha una durata limitata (inferiore a 3 mesi)
  • cronica (persistenza oltre i 3 mesi).

Le cause possibili possono essere numerose (infettive, immunologiche, traumatiche, chirurgiche), ma in molti casi, ha origine idiopatica (causa sconosciuta).

I sintomi più comuni sono:

  • occhio arrosato,
  • visione offuscata,
  • sensibilità alla luce,
  • pupilla rimpicciolita (o di forma irregolare).

La diagnosi avviene attraverso

  • anamnesi (raccolta di informazioni sul paziente),
  • esame obiettivo (analisi di segni e sintomi),
  • eventuali esami del sangue ed indagini strumentali.

In genere risponde bene al trattamento, ma se trascurata l’iridociclite può condurre allo sviluppo di possibili complicanze come glaucoma, e cataratta, fino a condurre il paziente alla cecità.

Cause

L’iridociclite è la forma più comune di uveite (75% dei casi), si verifica prevalentemente nei giovani e nelle persone di mezza età, in pazienti altrimenti sani o associata a malattie reumatologiche, cutanee, gastrointestinali, polmonari e infettive.

Quando non sia possibile individuare la causa scatenante si parla invece di iridociclite idiopatica.

In genere interessa un solo occhio, meno comunemente entrambi.

La causa più comune di uveite anteriore è da ricondurre alla presenza di malattie autoimmuni, condizioni caratterizzate da un anomalo attacco del sistema immunitario a strutture dell’organismo stesso, per errore. Tra le patologie associate allo sviluppo di iridociclite ricordiamo ad esempio:

  • spodiloartropatie sieronegative, tra cui la spondilite anchilosante, l’artrite psoriasica, l’artrite enteropatica (associata alle malattie infiammatorie croniche intestinali, come il Morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa) e l’artrite reattiva. È la causa non infettiva più frequente di iridociclite;
  • sarcoidosi, una malattia malattia multisistemica di origine sconosciuta che interessa i tessuti connettivi dell’organismo con formazione di granulomi. Il coinvolgimento oculare si verifica, nella maggior parte dei pazienti, con sviluppo di iridociclite bilaterale, cronica e granulomatosa;
  • malattia di Behçet, una vasculite cronica e recidivante di origine sconosciuta che può coinvolgere diversi organi e apparati, tra cui l’occhio fino al 50% dei casi;
  • sclerosi multipla, si associa a iridociclite in circa il 15% dei pazienti. In questo caso la manifestazione oculare più frequente è la neurite ottica;
  • sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada è una patologia multisistemica rara di natura autoimmune caratterizzata da un’uveite granulomatosa cronica e bilaterale con coinvolgimento cutaneo, neurologico e uditivo legata a una risposta immunitaria mediata dalle cellule T contro i melanociti non solo dell’uvea ma anche della cute, del sistema nervoso centrale e dell’orecchio interno.

L’iridociclite può avere anche origine infettiva, ad esempio in conseguenza di infezioni da:

Tra le ulteriori possibili cause di iridociclite ricordiamo:

  • tumori (l’associazione più frequente è il linfoma),
  • farmaci (in tal caso l’uveite è quasi sempre reversibile e si risolve nel giro di poche settimane dalla sospensione del trattamento),
  • traumi,
  • chirurgica (compare cioè in seguito ad interventi oculari).

Fattori di rischio

Il principale fattore di rischio è genetico, legato alla presenza del gene HLA-B27, che codifica per una proteina presente sulla superficie dei leucociti (globuli bianchi); la sua presenza è associata al possibile sviluppo di patologie autoimmuni.

Sintomi

I possibili sintomi dell’iridociclite sono:

  • dolore oculare,
  • fotofobia, ovvero un’eccessiva sensibilità alla luce,
  • arrossamento,
  • lacrimazione eccessiva,
  • visione offuscata,
  • blefarospasmo, una persistente e involontaria chiusura delle palpebre,
  • miosi, una diminuzione del diametro della pupilla derivante dalla contrazione del muscolo responsabile,
  • miodesopsie, definite anche mosche volanti; si tratta di opacità del corpo vitreo che, disidratandosi, porta alla formazione di fibrille fluttuanti che vengono percepite nel campo visivo come piccole macchie fisse o mobili.

L’iridociclite può presentarsi in forma

  • acuta,
  • cronica
  • o ricorrente
  • e per questo la gravità dei sintomi è variabile.

Il dolore tende ad essere maggiore quando il paziente cerca di mettere a fuoco un oggetto, ma l’intensità è variabile; viene in genere descritto come un dolore sordo localizzato all’occhio, tuttavia può essere anche riferito, irradiandosi su un’area più ampia, a livello della tempia o delle orecchie (nelle zone innervate dal nervo trigemino). Contrariamente ad altre patologie oculari, tra cui sclerite o papillite, non è presente dolore notturno e il fastidio non è accentuato dai movimenti oculari.

La fotofobia è generalmente causata dallo spasmo del muscolo ciliare, ma può anche essere associata al coinvolgimento del muscolo pupillare o all’edema epiteliale corneale.

La lacrimazione deriva dalla conseguenza dell’irritazione del nervo trigemino.

Diagnosi

L’iter diagnostico ha inizio con un’accurata anamnesi, che prenda in considerazione tra l’altro un eventuale passato di disturbi oculistici ed eventuali altre malattie, in particolari quelle potenzialmente associate all’iridociclite.

Il passo successivo consiste nella valutazione della sintomatologia lamentata dal paziente, che è in molti casi sufficiente ad orientare la diagnosi.

Durante la visita oculistica lo specialista può fare ricorso alla lampada a fessura, uno strumento che permette di valutare più approfonditamente il bulbo ed altre strutture oculari, come palpebra, congiuntiva, cornea, sclera, camera anteriore, e cristallino.

Se l’oculista ritiene che alla base dell’iridociclite potrebbe esserci una diversa condizione di base non ancora diagnosticata, potrebbe decidere d’invitare il paziente a fare riferimento ad un altro specialista (per esempio un reumatologo) per approfondimenti

Complicazioni

L’iridociclite è una patologia che può inserirsi all’interno di un contesto di malattie più gravi; la prognosi è buona, soprattutto se viene trattata precocemente, ciononostante se viene trascurata può condurre allo sviluppo di diverse complicanze, tra cui la più grave e temibile è la cecità.

Tra le possibili complicazioni dell’infiammazione ricordiamo:

  • Glaucoma: derivante dall’aumento della pressione intraoculare per un ridotto drenaggio dell’umor acqueo.
  • Cataratta: secondaria ad opacizzazione del cristallino.
  • Edema maculare cistoide: seppur più frequente nell’uveite posteriore, è il maggior responsabile del calo della vista.
  • Distacco di retina: legata al processo infiammatorio in atto.
  • Estensione del processo infiammatorio al segmento posteriore dell’occhio con il rischio che si sviluppi una panuveite, ossia un coinvolgimento di tutta la struttura uveale.

Cura

Quando l’uveite è causata da una malattia a monte, il trattamento si concentrerà su quella specifica condizione, anche se rimane fondamentale la riduzione dell’infiammazione dell’occhio, tipicamente attraverso la somministrazione di cortisone; in prima battuta si opta per un’applicazione topica (colliri) e solo raramente è necessario una terapia per via orale.

Le gocce oculari sono semplici da utilizzare e gli effetti collaterali minimi; la scelta dello steroide topico deve basarsi sulla gravità dell’uveite:

  • nelle forme più aggressive è preferibile il prednisolone acetato,
  • viceversa nelle forme lievi spesso è sufficiente l’utilizzo di colliri a base di betametasone o desametasone.

Nel caso d’infezione sottostante possono essere prescritti farmaci mirati (antibiotici, antivirali, antifungini), anche in questo caso colliri o per via orale, infine è possibile talvolta dover ricorrere a colliri midriatici/ciclopegici, molecole in grado di dilatare la pupilla, ridurre il dolore e impedire la formazione di aderenze (principalmente a base di Atropina, Omatropina o Ciclopentolato).

Nel caso di uveite bilaterale, o poco responsiva ai cortisonici, è possibile ricorrere a farmaci immunosoppressori, particolarmente utili nelle forme più aggressive come nell’iridociclite associata a malattia di Behçet o alcune spondiloartropatie sieronegative. Gli immunosoppressori comunemente usati sono metotrexate o azatioprina, farmaci caratterizzati purtroppo dalla possibile comparsa di  effetti collaterali variabili e numerosi:

Si tratta purtroppo di una patologia recidivante, che può presentarsi più volte e cronicizzare; per questo è indispensabile essere seguiti da uno specialista, così da sottoporsi alle cure più adatte e a regolari visite di controllo.

È raro dover ricorrere alla chirurgia, che peraltro si rende necessaria solo per il trattamento di eventuali complicazioni e non per l’iridociclite in sè.

Fonti e bibliografia

A cura del Dr. Francesco Netto, medico chirurgo

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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