Introduzione

La labirintite è l’infiammazione della parte più interna del nostro orecchio che, essendo costituita da un complesso sistema di canali scavati nell’osso, prende il nome emblematico di “labirinto”.

Questa struttura contiene due organi ben distinti fra loro,

  • apparato vestibolare,
  • coclea,

che sono coinvolti rispettivamente nel funzionamento dell’equilibrio e in quello dell’udito.

Non sorprende, quindi, che la labirintite comporti principalmente un indebolimento di questi due sensi, con sintomi quali vertigini e disturbi dell’udito.

Tra i sintomi più comuni della labirintite ricordiamo:

  • vertigini,
  • nistagmo (movimento involontario degli occhi),
  • perdita d’udito,
  • riduzione dell’equilibrio,
  • nausea e vomito,
  • ansia
  • acufene (percezione di un sibilo o ronzio).

Prima di addentrarci nella descrizione di questa malattia è necessario fare chiarezza su un comune malinteso causato dall’uso equivoco del termine “labirintite”, che viene talvolta utilizzato come sinonimo di “vertigine”. Questo è un errore perché va a confondere la malattia stessa con il suo sintomo principale. Ci teniamo quindi a sottolineare che il presente scritto tratta dell’infiammazione dell’orecchio interno, cioè il labirinto, che è solo una delle possibili cause di vertigine.

Nella maggior parte dei casi la labirintite è la conseguenza di un’infezione, che può essere virale o batterica a seconda del tipo di microrganismo responsabile. Normalmente un solo orecchio è interessato dalla patologia.

La prognosi, fortunatamente, è buona e la maggior parte dei pazienti si riprende completamente nell’arco di qualche settimana.

Nel presente articolo cercheremo di dare una descrizione sintetica ed efficace di questa malattia, dai fattori di rischio fino alle possibilità di trattamento. Non è comunque da intendersi come un’alternativa all’assistenza del proprio medico curante.

Cause

Come accennato nella sezione introduttiva, ad oggi si ritiene che la maggior parte delle labirintiti sia causata da un’infezione, che può essere sostenuta da:

  • Virus: Sono i microrganismi più frequentemente coinvolti e infatti tale patologia si manifesta spesso dopo un’infezione virale delle vie respiratorie (ad esempio un’influenza o un comune raffreddore) o, più raramente, sistemica (cioè che coinvolge l’intero organismo, come nel caso del morbillo o della mononucleosi).
  • Batteri: Le labirintiti batteriche sono invece rare e colpiscono principalmente i bambini. In questo caso, il quadro è generalmente più grave e l’infezione si propaga al labirinto a partire da un focolaio iniziare nell’orecchio esterno.

La labirintite, inoltre, può essere un effetto collaterale dell’assunzione di alcuni farmaci potenzialmente dannosi per l’orecchio interno; fra questi annoveriamo alcune classi di

  • antibiotici (soprattutto gli amminoglicosidici, come la gentamicina o la tobramicina),
  • diuretici (ad esempio il furosemide),
  • antitumorali (come il cisplatino e il carboplatino).

Perfino l’aspirina, così come altri comuni antidolorifici, può danneggiare il labirinto quando assunta a dosi molto elevate o per periodi di tempo particolarmente lunghi.

Fattori di rischio

Un fattore di rischio è qualcosa che, pur non causando direttamente una malattia, ci rende più vulnerabili ad essa aumentando la possibilità di esserne colpiti. Ad oggi i fattori di rischio conosciuti per lo sviluppo di labirintite sono:

  • infezioni virali ricorrenti;
  • abitudine al fumo di sigaretta;
  • eccessivo consumo di bevande alcoliche;
  • uso incongruo di farmaci ototossici (dannosi per l’orecchio);
  • stress.

Sintomi

I sintomi della labirintite interessano principalmente il senso dell’equilibrio e quello dell’udito e sono causati dalla disfunzione delle due strutture all’interno del labirinto: apparato vestibolare e coclea. La sintomatologia può durare per alcune ore o addirittura giorni e comprende:

  • Vertigine: È il sintomo più tipico della labirintite. Poiché nel linguaggio quotidiano ha un significato leggermente differente, specifichiamo che in medicina il termine “vertigine” indica un’illusoria percezione di movimento del proprio corpo o dell’ambiente circostante, solitamente a carattere rotatorio. A titolo di esempio, la vertigine viene solitamente descritta come la sensazione che la stanza in cui ci troviamo stia girando o che il nostro corpo ruoti all’interno della stanza, pur in condizioni di perfetta immobilità. Nel corso della labirintite può durare anche alcune ore e, nei casi più gravi, è accompagnata da sintomi collaterali come cefalea (mal di testa), nausea e vomito.
  • Perdita di equilibrio: La compromissione dell’equilibrio è drastica, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia, e influisce negativamente sulla capacità di svolgere le attività quotidiane (in alcuni pazienti arriva perfino ad impedire il mantenimento della posizione eretta). Il rischio maggiore correlato alla perdita di equilibrio è quello di cadute accidentali.
  • Perdita di udito: È dovuta al coinvolgimento della coclea, la parte del labirinto deputata alla percezione degli stimoli uditivi. Normalmente è unilaterale e temporanea, con completa ripresa della funzionalità nel giro di poche settimane.
  • Acufene: L’acufene è la sgradevole percezione di un rumore continuo nell’orecchio (come un tintinnio, un fischio o un sibilo) in assenza di un reale stimolo sonoro. Anch’esso è dovuto all’interessamento della coclea e può essere molto debilitante per il paziente, interferendo con le capacità di concentrazione o la qualità del sonno.
  • Nistagmo: Il termine “nistagmo” sta ad indicare un movimento involontario dei bulbi oculari che causa uno spostamento ritmico dello sguardo verso destra e verso sinistra. È un sintomo comune a molti disturbi dell’equilibrio e rende difficoltosa la messa a fuoco di un determinato punto nello spazio.
  • Ansia: Si tratta di una conseguenza degli altri sintomi che, come già accennato, possono incidere significativamente sulla qualità di vita del paziente. La mancanza di equilibrio, inoltre, può rendere pericoloso perfino lo svolgimento delle normali attività quotidiane e, se tale condizione si protrae nel tempo, portare allo sviluppo di una vera e propria sindrome ansiosa.

Diagnosi

La diagnosi di labirintite si effettua solitamente sulla base della storia clinica e dei sintomi riferiti dal paziente ed è confermata dalla remissione dei sintomi nel giro di alcuni giorni o settimane.

Premesso ciò, esistono una serie di esami diagnostici la cui utilità principale è quella di escludere altre possibili cause di vertigine. Fra questi ricordiamo:

  • Anamnesi: L’anamnesi rappresenta l’insieme delle informazioni che il medico ricava dal colloquio con il paziente. Depongono a favore della diagnosi di labirintite l’insorgenza dei sintomi in un periodo relativamente breve e a distanza di poco tempo da un’infezione virale.
  • Test delle funzioni vestibolari: Si tratta di una serie di manovre diagnostiche messe in atto dallo specialista per valutare la funzionalità dell’organo dell’equilibrio. Le più utilizzate sono le prove termiche, che vengono effettuate irrigando separatamente le orecchie prima con acqua calda e poi con acqua fredda: questa semplice procedura è finalizzata all’attivazione dell’apparato vestibolare che scatena quindi una serie di risposte misurabili nell’organismo (ad esempio il nistagmo, il movimento oculare già descritto nella sezione dei sintomi). Valutando la differenza di queste reazioni dopo la stimolazione di entrambi i lati, l’otorinolaringoiatra è in grado di ricavare informazioni utili sulle caratteristiche della vertigine, che gli consentono di discriminarne la probabile origine.
  • Audiometria tonale: L’esame audiologico consente di valutare le capacità uditive di una persona e consiste nel far sentire al paziente, attraverso delle cuffie, suoni di diversa intensità e frequenza: la più bassa intensità percepita rappresenta la sua soglia uditiva. L’esame dev’essere eseguito in un ambiente silenzioso e tranquillo valutando entrambe le orecchie separatamente. Nella labirintite sarà possibile riscontrare una perdita di udito monolaterale che si instaura in un lasso di tempo relativamente breve (giorni) e che va incontro ad una completa ripresa funzionale nell’arco di alcune settimane.
  • Tecniche di radiologia: Sono due le tecniche che ci consentono di ottenere immagini precise delle strutture del cranio (fra cui l’orecchio interno): la Tomografia Computerizzata (TC o TAC) e la Risonanza Magnetica Nucleare (RMN). Anche se presentano alcune differenze, i due strumenti hanno un’efficacia diagnostica molto simile. Nel caso di paziente con vertigine, oltre a verificare l’integrità del labirinto osseo e monitorarne lo stato, sono particolarmente utili per escludere che il disturbo sia causato da un danno neurologico sottostante.

Complicazioni

La labirintite è una patologia a prognosi sostanzialmente benigna e di norma si risolve nel giro di giorni o settimane con il completo recupero della funzionalità dell’orecchio interno, anche in assenza di trattamento.

Esistono tuttavia rarissimi casi in cui il danno all’orecchio interno si rivela irreversibile, portando quindi ad una perdita di udito permanente.

Possibili complicanze di questa condizione sono:

  • traumi da caduta (dovuti alla perdita di equilibrio),
  • disidratazione (se le vertigini si accompagnato a frequenti episodi di vomito).

Cura e rimedi

La labirintite è solitamente considerata una malattia autolimitante, cioè che guarisce anche senza terapia. Esistono, ad ogni modo, una serie di possibili trattamenti volti a migliorare il quadro clinico, che comprendono:

  • Antivertiginosi: Sono farmaci antistaminici, cioè che bloccano l’azione dell’istamina a livello dei suoi recettori. Il meccanismo d’azione è simile a quello dei farmaci utilizzati nella terapia delle allergie, ma questi agiscono specificatamente a livello dell’orecchio interno, andando così ad alleviare le vertigini. Pur migliorando la sintomatologia, comunque, non hanno alcun ruolo nel risolvere le cause della labirintite.
  • Terapia di supporto: La terapia di supporto comprende tutti i trattamenti volti a migliorare i sintomi di presentazione della labirintite. Possono essere utilizzate diverse categorie di farmaci, ad esempio
    • antiemetici (se il paziente lamenta ripetuti episodi di vomito),
    • ansiolitici (se la sintomatologia ansiosa è particolarmente rilevante)
    • o antidolorifici (se è presente intensa cefalea).
  • Terapia antivirale o antibiotica: È l’unica terapia che va effettivamente ad agire sulla causa della labirintite ed è utilizzata quando vi è il fondato sospetto che la malattia sia causata da un’infezione. La scelta fra terapia antivirale o antibiotica spetta ovviamente al curante a seconda delle caratteristiche cliniche del paziente e alla storia recente.

Bibliografia

  • Longo et al. Harrison – Principi di medicina interna. Milano, Casa editrice Ambrosiana; 2016.
  • Gilroy J., Meyer J. S. Neurologia medica. Padova, Piccin Editore; 1978.
  • U. S. National Library of Medicine. Labyrinthitis. [In rete] https://medlineplus.gov/ency/article/001054.htm (27/07/17)

A cura del dottor Daniele Busatta.

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Importante:

Revisione a cura del Dr. Guido Cimurro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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