Leptospirosi: sintomi, contagio, pericoli e cura

Introduzione

La leptospirosi, talvolta indicata come sindrome di Weil nella sua forma più grave, è l’infezione trasmetta dagli animali all’uomo più comune al mondo.

È un’infezione causata da batteri del genere Leptospira e ci si contagia tipicamente attraverso l’esposizione all’urina di animali infetti o per un contatto diretto tra mucose (occhio, naso o bocca, ma anche ferite e lesioni della cute) con suolo o acqua contaminati. La trasmissione può eventualmente avvenire anche per inalazione o attraverso il morso di un animale infetto.

Gli animali che possono trasmettere la malattia all’essere umano includono anche quelli da fattoria (come bovini, maiali e cavalli), ma generalmente l’animale serbatoio è il ratto.

Tra i sintomi più comuni si annoverano

La prognosi è generalmente buona, ma se non rapidamente diagnosticata e trattata in caso di forma grave potrebbe evolvere in complicazioni fatali.

La terapia è essenzialmente antibiotica.

Trasmissione e contagio

La leptospirosi è causata da un’infezione da batterio spirochete del genere Leptospira, di cui ne esistono almeno 10 diversi tipi in grado di causare malattia nell’uomo.

Se in Italia il ratto è sicuramente il serbatoio d’infezione più importante, a livello mondiale sono oltre 160 gli animali che sono stati trovati portatori del batteri, pur in assenza di sintomi o segni, per diversi mesi a seguito di contagio.

Il batterio non è in grado di penetrare le difese di una pelle sana, mentre è in grado di farsi strada attraverso le mucose o ferite aperte.

Il contagio per l’essere umano può avvenire secondo diverse modalità:

  • contatto tra una mucosa (occhi, naso, bocca, genitali, eventualmente polmoni se aspirato) od una ferita e del terreno o acqua dolce contaminata dall’urina infetta;
  • contatto tra mucosa/ferita e la carne di un animale infetto (rischio generalmente limitato ad attività di caccia o nei mattatoi);
  • da madre a figlio in gravidanza (inducendo un aborto spontaneo nei primi due trimestri, morte intrauterina nel terzo);
  • più raramente a seguito di morsi.

Il batterio immesso nell’ambiente attraverso l’urina può sopravvivere in acque dolci fino a 16 giorni e nel suolo per quasi 24 giorni.

È estremamente raro contrarre invece la leptospirosi da animali domestici o altre persone.

Contagio da leptospirosi

Il contagio per animali e uomo avviene in genere per contatto con acque dolci stagnanti contaminate e mucose (Shutterstock/praditkhorn somboonsa)

Sintomi

Il tempo d’incubazione è compreso tra 2 e 30 giorni, ma più spesso circa 1-2 settimane.

La leptospirosi può quindi presentarsi in due distinte sindromi cliniche, con sviluppo di ittero (itterica, ovvero con colorazione giallastra di cute e sclere, la parte bianca degli occhi) o anitterica.

  • La sindrome anitterica è una malattia autolimitante che si presenta con sintomi simil-influenzali; l’esordio è generalmente improvviso e caratterizzato da mal di testa, tosse, eruzioni cutanee non pruriginose, febbre, brividi, dolori muscolari, anoressia e diarrea. I disturbi possono durare diversi giorni prima della risoluzione della febbre. La prognosi è generalmente ottima, solo raramente fatale e rappresenta fortunatamente circa il 90% di tutti i casi documentati. In alcuni pazienti l’insieme dei sintomi potrebbe ricomparire a distanza di giorni ed evolvere in meningite asettica. Anche in questo caso il recupero può essere completo, ma con strascichi in forma di mal di testa cronico e ripetuto nel tempo.
  • La leptospirosi itterica (sindrome di Weil) è un’infezione più grave, i cui sintomi comprendono febbre, insufficienza renale, ittero, emorragie e distress respiratorio; in alcuni pazienti si verifica il coinvolgimento di cuore, sistema nervoso centrale e muscolatura. La prognosi è decisamente meno buona e, in caso di sopravvivenza, la durata dei disturbi può protrarsi per settimane o addirittura mesi.

Prognosi

9 pazienti su 10 sviluppano forme leggere (anitteriche) che guariscono completamente, mentre i casi restanti sono caratterizzati dalla forma itterica che è associata ad una mortalità più significativa (stimata tra 5% e 40%) che si verifica più spesso per insufficienza renale, shock emorragico o raramente per miocardite.

Diagnosi

La diagnosi si pone a seguito di rilievo degli anticorpi nel sangue (mentre il batterio è rilevabile solo in alcune fasi, mediante analisi PCR, in genere sulle urine).

La diagnosi differenziale per la leptospirosi è estremamente ampia, comprendendo infezioni benigne come le forme virali del tratto respiratorio superiore, ad infezioni gravi tipiche di Paesi tropicali (febbre dengue, malaria, hantavirus, altre febbri emorragiche e febbre tifoide).

Alla luce del possibile coinvolgimento di diversi organi possono essere utili test di funzionalità renale ed epatica, studi di coagulazione, emocromo, analisi del liquido cerebrospinale (in caso di sospetta meningite) e radiografia del torace.

Poiché la malattia è ad oggi estremamente sporadica in Italia è di grande rilevanza l’anamnesi, ovvero la raccolta di informazioni direttamente dal paziente che possano indurre a sospettare il contagio da leptospirosi (ad esempio in conseguenza di viaggi in zone endemiche o comportamenti/eventi a rischio).

Cura

Il trattamento della leptospirosi dipende essenzialmente dalla gravità con cui si manifesta; nei casi più lievi potrebbe essere sufficiente un approccio conservativo (infusione di liquidi e dal controllo del dolore e della febbre), mentre in situazioni più severe si ricorre alla terapia antibiotica (a livello ambulatoriale mediante doxiciclina, amoxicillina o ampicillina, oppure penicillina G per via endovenosa, cefalosporine di terza generazione o eritromicina in ambiente ospedaliero).

I pazienti con leptospirosi itterica necessitano in genere di ricovero in unità di terapia intensiva, per una sorveglianza multiorgano ed in caso di necessità per la possibilità di ricorrere a ventilazione meccanica e/o dialisi.

Leptospirosi nei cani

Seppure poco comune, la leptospirosi in Italia coinvolge più il cane domestico rispetto all’uomo. Se i vaccini ad uso umano sono disponibili solo in alcuni Paesi (come la Cina), i vaccini animali figurano tra quelli effettuati con cadenza annuale (ma riguardano soltanto alcuni ceppi).

La leptospirosi nei gatti è estremamente rara e, anche per questo, meno conosciuta.

Contagio

Il cane in genere viene contagiato quando viene a contatto con urina contaminata, ad esempio di ratti o altri roditori, con le stesse modalità dell’uomo (i casi di contagio per consumo di carne infetta od in seguito a morsi possono ovviamente essere più comuni).

L’infezione dell’uomo derivante dal contatto con un animale domestico è estremamente rara, seppure possibile.

Sintomi

Non tutti i cani manifestano disturbi: alcuni, pur infetti, non mostrano alcun segno di malattia, alcuni mostrano un decorso molto lieve e che tendo a risolversi spontaneamente, mentre altri sviluppano una malattia più grave e potenzialmente fatale.

Quando presenti i sintomi della leptospirosi nei cani sono in gran parte sovrapponibili a quelli osservati anche nell’uomo e comprendono:

  • febbre,
  • brividi,
  • dolori muscolari (che si manifesta ad esempio con riluttanza a muoversi),
  • disidratazione ed aumento della sete,
  • cambiamenti nella frequenza o nella quantità di urina prodotta,
  • disturbi gastrointestinali (perdita di appetito, vomito e diarrea),
  • letargia,
  • ittero (che si manifesta come ingiallimento della pelle e delle mucose),
  • grave ritenzione idrica,
  • infiammazione all’interno degli occhi.

La malattia può causare insufficienza renale, con o senza insufficienza epatica, e difficoltà respiratorie anche gravi, eventualmente emorragie (che si manifestano con la presenza di sangue in vomito, urine, feci o saliva o perso dal naso).

Fonti e bibliografia

  • Leptospirosis – Sicong Wang; Megan A. Stobart Gallagher; Noel Dunn.

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

Le informazioni contenute in questo sito non devono in alcun modo sostituire il rapporto medico-paziente; si raccomanda di chiedere il parere del proprio dottore prima di mettere in pratica qualsiasi consiglio od indicazione riportata.


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