Leucoplachia orale (macchia bianca sulla lingua)

Introduzione

La leucoplachia è una lesione precancerosa, ovvero un’alterazione tissutale che ha una certa possibilità di divenire una neoplasia maligna (2-5 % dei soggetti che ne sono affetti); si forma più frequentemente all’interno del cavo orale (98% dei casi), manifestandosi come una placca bianca sulla lingua, sulle mucose delle labbra e delle guance e sulla laringe.

In una minoranza dei pazienti l’insorgenza delle placche può riguardare altre zone del ​​tratto gastrointestinale, il tratto urinario o i genitali.

A livello orale la placca è facilmente riconoscibile visivamente dal soggetto alla vista, ma in genere non è dolorosa; si presenta

  • con forma irregolare
  • leggermente rialzata
  • senza poter essere raschiata via (come ad esempio succede invece con il mughetto).

Non è in genere necessario alcun trattamento, le lesioni di grado lieve possono regredire anche spontaneamente, ma è raccomandabile sottoporsi a periodici controlli per monitorarne l’andamento; ai fini della regressione della placca è di grande aiuto

  • smettere di fumare
  • ridurre la quantità di alcolici consumata.

Quando si rilevi un elevato rischio di evoluzione cancerosa è possibile optare per un intervento chirurgico di rimozione, tuttavia le soluzioni terapeutiche non possono in nessun caso prescindere dalla cessazione dei fattori predisponenti, dalla rimozione di eventuali protesi che ne sono state causa e dall’adozione di uno stile di vita salutare.

Si può morire di leucoplachia?

La lesione in sé non è pericolosa, ma è associata ad un certo rischio di evoluzione maligna; una diagnosi precoce, che può evolvere verso un monitoraggio continuo o ad una soluzione chirurgica, consente in genere di garantirsi una prognosi favorevole, soprattutto quando associata ad un miglioramento del proprio stile di vita.

Immagini

Leucoplachia sulla lingua

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Leucoplachia sulla guancia

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Causa

L’esatta causa alla base dell’insorgenza della leucoplachia è tuttora sconosciuta, ma si ritiene che un’irritazione cronica, come quella indotta dal fumo, possa rendere conto della maggior parte dei casi.

Tra le altre possibili fonti di infiammazioni si annoverano gli alcolici, così come l’uso di protesi, ma sono stati talvolta associati anche:

  • Malattie sistemiche (diabete mellito, anemia sideropenica, disfunzioni epatiche o renali)
  • Allergia ad apparecchi per la cura dei denti
  • Infezioni di tipo batterico o irritazioni del cavo orale
  • Cattiva masticazione
  • Traumi lievi ma reiterati (scheggiature, tagli, lesioni)
  • Irritazione meccanica continua locale
  • Età superiore ai 40 anni
  • Virus HIV (le placche, nella forma di leucoplachia villosa, sono spesso tra i primi sintomi della patologia)

Sintomi

La lesione caratteristica della leucoplachia tende a presentarsi principalmente in specifiche zone del cavo orale, quali:

  • Lingua
  • Gengive
  • Pavimento
  • Laringe
  • Mucose delle labbra
  • Mucose delle guance
  • Palato duro e molle.

Generalmente la placca si manifesta

  • di colore bianco o grigiastro
  • di forma irregolare
  • con la superficie liscia od increspata, leggermente sollevata,
  • saldamente adesa alla mucosa, impossibile da rimuovere senza incidere.

In fasi più avanzate (ed a maggior rischio di evoluzione maligna) tende ad assumere un certo rilievo rispetto alla mucosa circostante, virando eventualmente verso un colore rossastro.

Le placche possono risultare asintomatiche nelle forme più lievi, se non per la palese comparsa che al paziente può risultare antiestetica e fonte di fastidio; negli stadi più avanzati della patologia possono tuttavia associarsi

  • Dolore (nelle forme ulcerate)
  • Prurito
  • Difficoltà di masticazione e di deglutizione (disfagia)
  • Alterazione della percezione dei sapori del cibo (disgeusia)
  • Problemi estetici

Classificazione

La lesione può svilupparsi secondo tre diverse forme:

  • Leucoplachia piana omogenea: la placca formata dall’eccesso di cheratina è liscia e omogenea e tende a presentare delle striature rossastre;
  • Leucoplachia verrucosa: la placca, in questo caso, prende una forma simile a quella di una verruca, presentandosi irregolare e increspata;
  • Leucoplachia fissurata non omogenea: la lesione è caratterizzata dalla presenza di noduli alternati a zone ulcerate che appaiono di colore rosso. Rappresenta la forma che ha la maggiore probabilità di degenerazione maligna

Complicazioni

La leucoplachia può degenerare in una lesione neoplastica maligna, capace di generare metastasi generalizzate verso distretti più delicati e in tutto l’organismo, con esiti potenzialmente fatali.

Quando preoccuparsi

La leucoplachia è spesso causata da infiammazioni del cavo orale e, nonostante la progressione tumorale non sia inevitabile, il solo fatto che sia possibile dovrebbe indurre il paziente a rivolgersi al proprio curante in qualsiasi caso dubbio, in particolare in presenza di lesioni sospette che non si risolvano spontaneamente nell’arco di due settimane.

Gli specialisti delle cliniche Mayo suggeriscono inoltre grande cautela in caso di:

  • Altri tipi di cambiamenti persistenti nei tessuti del cavo orale
  • Dolore all’orecchio durante la deglutizione
  • Riduzione progressiva della capacità di aprire la mascella

A chi rivolgersi

Se per un primo consulto è consigliabile fare riferimento al proprio curante, gli specialisti in grado di occuparsi più specificatamente della leucoplachia sono:

  • odontoiatra (dentista)
  • dermatologo.

Diagnosi

La leucoplachia viene diagnosticata dopo un’attenta anamnesi della storia clinica del soggetto e l’ascolto della sintomatologia riportata, nonché l’indagine degli eventuali fattori di rischio legati all’insorgenza. Viene definita una diagnosi di esclusione, perché non esistono esami specifici ed è richiesto allo specialista di escludere con attenzione che la presenza della placca sia meglio spiegata da un’eventuale altra patologia.

L’ispezione visiva non può prescindere dallo studio di:

  • localizzazione delle placche, che in genere si sviluppano in distretti specifici (vide supra)
  • morfologia (presentazione piana-omogenea, verrucosa o fissurata non omogenea)
  • presenza di displasia e la corrispondente classificazione in lieve, moderata o grave
  • estensione della placca, che può essere classificata in base alle sue dimensioni (inferiore a 2 cm, compresa tra 2 e 4 cm, superiore a 4 cm)

Per avere la conferma dell’ipotesi diagnostica si ricorre alla biopsia, metodica che consiste nell’analisi in laboratorio di un piccolo campione della lesione (o dopo l’asportazione chirurgica della placca).

La diagnosi finale potrà essere di:

  • iperortocheratosi,
  • paracheratosi,
  • acantosi,
  • displasia (caso più pericoloso, associato al maggior rischio di franca malignità).

Cura

Il trattamento della leucoplachia richiede l’immediata cessazione dei comportamenti a rischio, associati/associabili alla sua formazione:

  • rimozione delle apparecchiature ortodontiche e/o cessazione dell’utilizzo di prodotti che potrebbero aver provocato l’alterazione;
  • cessazione del consumo di alcolici
  • abbandono del consumo di tabacco in ogni sua forma
  • promozione di comportamenti masticatori efficaci, eventualmente tramite il supporto di una terapia logopedica
  • cura delle eventuali infezioni e infiammazioni con l’utilizzo di antinfiammatori orali.

Qualora la leucoplachia fosse subordinata ad una patologia primaria sistemica, il trattamento viene rivolto prevalentemente alla cura di quest’ultima, ponendo attenzione alle placche in quanto manifestazione sintomatologica, come nel caso dell’HIV.

Nelle forme più lievi della patologia si osserva spesso una regressione spontanea e completa, favorita dall’adozione dei comportamenti elencati. Nei casi più gravi, invece, è necessario ricorrere all’asportazione chirurgica della placca tramite l’utilizzo di bisturi o di apparecchiature al laser, contestualmente alla presa di coscienza ed allontanamento dei fattori di rischio onde evitare la forte possibilità di recidiva.

Prevenzione

La possibilità di prevenzione della leucoplachia risiede nell’attenzione posta ad evitare gli stessi comportamenti che sono stati precedentemente esposti come fattori di rischio.

L’adozione di uno stile di vita sano è fondamentale per prevenire le patologie legate all’insorgenza di neoplasie, oltre ad essere raccomandato a prescindere.

È inoltre consigliabile sottoporsi a periodiche visite di controllo, magari in occasione della pulizia dei denti (detartrasi), al fine di tenere costantemente sotto controllo la complessità del cavo orale ed eventuali insorgenze displastiche; la ricerca attuale, infatti, punta sull’individuazione precoce dei markers cellulari che potrebbero risultare indicatori della progressione neoplastica delle lesioni.

 

A cura del Dr. Enrico Varriale, medico chirurgo

 

Fonti e bibliografia

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Importante

Revisione a cura del Dott. Roberto Gindro (fonti principali utilizzate per le analisi http://labtestsonline.org/ e Manual Of Laboratory And Diagnostic Tests, Ed. McGraw-Hill).

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